Pachamama


Ero solo con i miei pensieri. Quanta calma in questo luogo, lontano dal frastuono della città. Tutto era pace, quiete e silenzio.
Per alcune ore proseguii lungo un pendio dal quale potevo vedere la pianura e la montagna. Dopo diverse ore di cammino, ero riuscito a percorrrerne una buona parte, nonostante i miei passi non conducessero verso la cima. In questa solitudine sentii che andavo incontro a me stesso: lontano dalle ambizioni, dalla passione e dai desideri di tutto ciò che corrompe il corpo, il cuore e la mente.
A queste altitudini mi sentivo libero da tutto, mi sentivo fluttuare in un ambiente di pace e quiete. L’unico suono che percepivo era il sova scricchiolio della neve sotto i miei piedi.
 
Il silenzio era solenne. Da qui si potevano vedere i confini del mondo: montagna nere, lontane e vicine. Alla mia sinistra, a una certa distanza, si vedeva un precipizio solcato da una cascata che, come un filo d’argento, tracciava un sentiero. In alto, un condor maestoso volava, meglio, planava immobile sospeso nell’aria. Era così lontano da sembrare una rondine. Più avanti c’erano nubi bianche e nera che si sollevavano in alto dal suolo o corpivano i picchi; alcune cime erano coperte di neve, altre ne erano sgombre, come picchi ombrosi. In questo deserto immane mi sentivo come un’insignificante formica. Chi ero io di fronte a questa immensità? Cos’è un uomo di fronte all agrandezza della terra? Non è niente, è più piccolo di un niente. Nonostante ciò, l’uomo, che è un microbo di fronte all’immensità, si crede il signore e padrone della terra. Siamo davvero i proprietari della terra?
 
Avevo lasciato la città e con essa tutto quello che chiamiamo civiltà: luoghi saturi di fumo, chiasso, sirene, campane, fischi, ruggiti di motori. Il frastuono di un’umanità che odia il silenzio, o meglio lo teme, ed è per questo che riempie tutto con i rumori. Normalmente si vive in mezzo a dubbi, panico, scetticismo, sempre schiavi del tempo, correndo per guadagnare tempo, per non perdere tempo, vivendo quotidianeamente in stato di stress.
"Sacrifichiamo tutto per un pò di denaro" pensai.
Ma qui mi sentivo libero, riuscivo a vedere chiaramente, nulla si sottraeva al mio sguardo.
Tornai a prende contatto con la natura, a comprendere la grandezza e la bellezza della terra; mi chiesi se la città non fosse altro che una prigione per uomini oppure un oceano di umanità naufragata, costretta a vivere un’esistenza in solitudine. Che cosa importava qui, se non potevo pagare la bolletta del telefono, o l’affitto della casa in cui abitavo, o le spese di tutti i giorni? Che perdita sarebbe stata per il mondo se fossi morto qui? Avevo vissuto interamente la mia vita o mi ero fatto travolgere dalla routine quotidiana?
 
La solitudine, il silenzio e la quiete invitavano a meditare. Per prima cosa, pensai a me stesso come ad un essere vivente. Cosa stavo facendo della mia vita? La stavo usando bene o male? Che senso aveva lavorare come un matto tentando di guadagnare denaro? Pensai a me stesso pensai agli altri.
Tutto sembrava illusorio, puerile, a quel punto molte preoccupazioni cominciarono ad allontanarsi.
Avevo lottato per costruire il mio futuro, che per me si traduceva nel riuscire ad essere un professionista e avere risultati concreti. Avevo pensato ai beni materiali senza badare al fatto che l’autentica ricchezza dell’uomo risiede nella sua serenità interiore.  
Ricordai ciò che disse mio padre, quando gli chiesi perchè non volesse vivere in città: <<Diventerai un materialista. Sarai obbligato ad avere molte cose che, invece, è molto meglio lasciar perdere>>.
Aveva ragione ; il possesso materiale genera il panico: più cose possiedi, più crescono i motivi per aver paura e si finisce per vivere solo per ciò che si ha.
 
da "Negli occhi dello sciamano" di Hernan Huarache Mamami

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One thought on “Pachamama

  1. Quando le persone…hanno la necessità di tornare dentro se stessi… di fermarsi e di riflettere… di sottrarre del tempo alla corsa…
    di solito scelgono i luoghi più solitari…ma in realtà cercano la compagnia dell’universo…

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