Viaggio nel ricordo e in un sogno


Avevo undici anni ed ero in campeggio al mare, vicino Sperlonga, con mia madre e mia zia.
C’erano dei barconi che ogni giorno si avvicinavano alla spiaggia e per qualche centinaio di lire portavano i turisti a fare un giro al largo.
Mia madre non sapeva nuotare e mai sarebbe salita su una barca. Mia zia era come lei ma si fece convincere ad accompagnarmi.
<< Non ti preoccupare zia >> le dissi convinto, << se la barca affonda ti salvo io che so nuotare >>.

Il motore diesel batteva regolare la barca navigava tranquilla nel mare calmo a poche centinaia di metri dalla costa.
Le spiagge si susseguivano agli scogli, ma io più che alla costa ero interessato a quel blu così scuro dell’acqua e alla schiuma bianca che la barca sollevava solcando le onde appena accennate.
Mi tenevo forte e indossavo il salvagente.

Ogni tanto la musica, che si sentiva forte a sovrastare il rumore del motore, s’interrompeva e il "capobarca" ci diceva qualcosa.
Non mi ricordo nulla di prima, ma, ad un certo punto…

<<Guardate che spettacolo ! Guardate ….
chista è ‘a famosa muntagna spaccata…
…  quanno moritte a gesucristo… che venne nu grandissimo terramuoto e la montagnà si spaccò accussì.
.. su nu sasso incastrato ci facittero la chiesa, lassù in cima. >>

Le parole terremoto, gesucristo, la montagna che si spacca… attirarono la mia attenzione.

Da un megafono il capobarca sciorinava la sua storia:
<< Li nella grotta c’è la mano do turco…. No turco che un ci credette ao terramuoto e rideva, rideva…
S’appoggiò alla roccia e la mano s’affonnette into a essa.
Stà ancora li o segno. Tutti o possono vedere. >>

Storia impressionantissima alle orecchie di un bambino, di terremoti ed eventi soprannaturali.

E impressionante la scogliera lo era davvero.
Enorme.
Un muro giallastro che saliva dal mare.

Mura altissime con su in alto, della stessa roccia, il santuario, distinguibile solo per la fila ordinata delle finestrelle, unico segno umano nel caos di linee e macchie di colore della bastionata.
Ancora più grande dei suoi 120 metri, agli occhi spalancati di un bambino.

Passano gli anni.
Il ricordo non svanisce. Sedimenta.
Quando sento parlare della Montagna Spaccata esso riaffiora. Sorrido dentro di me. Rivedo quei colori, sento l’odore del mare e il vento, il battito profondo del motore diesel del barcone, la voce stentorea dal megafono, e rivedo quel muro!

Eventi storici, la morte di cristo, confusi con eventi geologici di qualche era precedente… che importa? le leggende sono favole a cui la gente crede perchè vuole credere… e io credevo, nel mio ricordo, ad un muro di cui non riuscivo a vedere la fine, diretto dal mare al cielo.

E quando comincio a parlare di montagna, di alpinismo e arrampicata qualcuno mi dice che li, proprio su quella parete, qualcuno si arrampica.
Penso che siano dei pazzi!
E come fanno ad arrivarci? e soprattutto come è possibile salire quel muro esposto al vento e agli spruzzi del mare, contendendolo ai gabbiani.
Come fanno a stare attaccati li?

Passano ancora gli anni.
Comincio ad arrampicare. Si parla di Gaeta e la sua montagna spaccata.

E i miei miti personali si accavallano…a quelli degli arrampicatori.

"La calata in doppia è impressionante, 110 metri ! " ….. "Se non gliela fai non c’è ritorno… a nuoto o chiami una barca !"… "L’esposizione è totale, il vuoto ti rivolta lo stomaco ! " …
"Anche a gente brava ed esperta Gaeta fa impressione. Sarà perchè c’è il mare sotto…? Tanti non hanno il coraggio di scendere…"

Cose sentite… frammenti presi al volo.

Quella parete che sorge dalla mia infanzia, gialla grigiastra, enorme e repulsiva, mi affascina moltissimo.

Mi ammalia e mi spaventa.

E come molte cose della mia vita, ciò che mi spaventa inesorabilmente mi attira. E inizio l’assedio.

La razionalizzo.
Studio le vie, sulla carta e scopro che i gradi di alcune di esse sono alla mia portata.
Lo so. Pareti apparentemente inviolabili nascondono sulla loro superficie percorsi navigabili.

Come nella vita, è con piccoli passi che si percorrono lunghi cammini. Quei cento metri di parete sono fatti di sequenze di appigli e di appoggi di protezioni e di soste, di tiri di corda. Un "cammino che si fa camminando"…

Il mito si addolcisce. Non è più il muro ciclopico e inavvicinabile della mia infanzia.
Diventa più accogliente e… affrontabile.

Prima o poi…
…….

Luigi mi dice: "Andiamo a Gaeta, domani?"
Cavolo. Certo che ci vengo!    Si che voglio venirci!

Non me ne accorgo, non ci penso, ma entro nel mio piccolo personale sogno.
Penso di essere nella realtà, ma è un sogno che continua invece.

Quando è arrivato il momento di andare a fare una cosa che progetto da tempo, la sera prima, inevitabilmente ci penso. Mi preparo facendo mente locale sulla lista delle cose da portare.
Per vedere se sto dimenticando qualcosa cerco di immaginare quello che sarà il giorno dopo.

A volte tutto si ingarbuglia nella testa. Non riesco a concentrarmi. Non *visualizzo* quello che devo fare. Quasi certamente allora la cosa non andrà a buon fine.
Per il tempo o per altri inconvenienti, il giorno che viene non sarà quello giusto.

Altre volte invece, seguo una linea magica. Tutto è semplice. Ogni piccolo particolare va a posto con facilità. Allora so che è il giorno giusto, e che tutto sarà perfetto.

Questa volta è così.

Il mattino dopo il tempo è bellissimo. C’è il sole, ma l’aria è fresca e limpida.
Da Gaeta si staglia sull’orizzonte, simile ad un isola, la grande rupe del Circeo.

Poi, loro si perse nel mare, le isole Pontine, distanti buoni 50 chilometri.
Palmarola, Ponza, Zannone, più giù verso sud, Ventotene, e ancora, lontana, la grande sagoma di Ischia e la linea del golfo di Napoli, il Vesuvio.
Il mare è calmo, di un blu intenso.

Lasciamo la macchina a 100 metri dal santuario. Ci prepariamo e saliamo verso la sommità della scogliera.

Luigi prepara per la discesa. Ha una corda statica da 100 metri, che lascerà attaccata. Ci eviterà il tempo perso per attrezzare le tre doppie da 35 metri necessarie alla calata.
Temo un pò la mia reazione al momento di affacciarmi.
Razionalizzo, mi calmo…

Sparisce Luigi oltre l’orlo. Attendiamo, io e Antonio, il suo comando di corda libera,
che arriva dopo minuti, lontanissimo e quasi inavvertibile. Parte Antonio.
Resto solo.

Controllo la chiusura dell’imbrago. Scelgo il cordino per il nodo autobloccante. La piastrina, la ghiera, il moschettone. La macchina fotografica. Meglio far passare il moschettone dietro la corda.

La corda si è allentata. Monto il freno, il nodo e vado. Guardo sotto. Vedo il pozzo blu del mare. E’ lontano. Mi concentro nella discesa.
Venti, trenta metri, la parete si allontana dal filo a piombo della corda.
Sono appeso a 4 metri dalla parete, a 60-70 metri dalla linea leggera di schiuma delle piccole onde che si infrangono sugli scogli.

Faccio bloccare il nodo e mi fermo, comincio a ruotare, pian piano.
Prendo la macchinetta fotografica e scatto. E’ bellissimo!

Un attimo, il dubbio… E se la corda si spezza? e se l’anello dell’imbrago si stacca?
Un pazzo che da sopra taglia la corda?
Alcuni secondi, il volo, l’impatto con la roccia. Chissà a che pensi in quel momento?

Ma dai! … figurati. Non si rompe nulla. Non può.
E non c’era nessuno, sopra. E Luigi ha fatto fare un’asola alla corda alcuni metri sotto il bordo e noi ci stiamo calando su questa. Il pazzo dovrebbe prima calarsi fino all’asola per poter tagliare…

Ecco, i fantasmi se ne vanno.
I tarli sono venuti allo scoperto e li ho cacciati. In alcuni istanti.

Continuo a scendere piano, godendomi la roccia, l’aria fresca, l’odore del mare.

Arrivo in fondo, alla fine, ad alcuni metri dal mare.
Luigi è già partito per il primo tiro della via dello spigolo. Mi lego e aspetto.

Sento il respiro del mare, i gabbiani, infilo le mani sudate nel sacchetto della magnesite.

Luigi è arrivato in sosta. Possiamo andare. Ok, salgo da terzo, recupero il materiale.

I muscoli sono ancora intorpiditi e l’impatto con questa roccia nuova, piena di appigli ma, specie lì in basso, arrotondati dal vento e dal mare, viscidi per la  salsedine, mi crea un momento di difficoltà.
Supero un traverso un pò titubante. Poi la via diventa più facile e arrivo alla prima sosta. Respiro.
Va da primo Antonio, arriviamo alla seconda sosta.

Mi sono sciolto. La roccia mi piace. La via è entusiasmante. Verticale, esposta, ma sempre ben appigliata e ben protetta.
Il sole è caldo ma l’aria è fresca e si sta bene.
I compagni vanno su sicuri. Non penso nemmeno ad andare da primo, sono preso dai miei pensieri, mi godo la salita.
Siamo a metà parete e dalla sosta guardo il mare.

Uno spettacolo incredibile !  Sono in spaccata in un camino, guardo in basso, attraverso le mie gambe e vedo il mare, scuro.
Sotto di me, il sole si riverbera in mille brillantissime luci, come stelle, nel blu scuro dell’acqua.
"Guarda…" dico a Luigi…

E’ di una bellezza da restare in silenzio.

Arriva una barca, si ferma più o meno sotto di noi.
Uno cerca di farci vedere dall’altro, che non riesce a scorgerci.

"Li vedi .." dice al suo compagno, "vicino a quella roccia grigia ce n’è uno, e altri due più sotto…" .
E l’altro non riesce a vederci.

Eppure noi li sentiamo e vediamo benissimo. Mi viene da salutarli.

Provo a guardarmi coi suoi occhi e miei occhi allora sono quelli di un bambino di undici anni che guarda la parete e mi vedo perso in essa.

E’ un attimo.
Sogno e realtà si sovrappongono. E’ pura magia.  Sono attore e spettatore nello stesso istante. Provo insieme l’emozione dell’adesso e quella di tanti anni prima.

Gli istanti di felicità sono come le piccole stelline luccicanti che si formano per il riverbero sulla superficie del mare scuro. Difficili da cogliere e da fermare. Ma la sensazione resta impressa dentro per sempre.

Annunci

One thought on “Viaggio nel ricordo e in un sogno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...