Il pianto della scavatrice (primi versi)


Solo l'amare, solo il conoscere
conta, non l'aver amato,
non l'aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato
amore. L'anima non cresce più.

Ecco nel calore incantato

della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,

scheggia ancora di mille vite,
disamore, mistero, e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche
le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione d'esistere.
Annoiato, stanco, rincaso, per neri

piazzali di mercati, tristi
strade intorno al porto fluviale,
tra le baracche e i magazzini misti

agli ultimi prati. Lì mortale
è il silenzio: ma giù, a viale Marconi,
alla stazione di Trastevere, appare

ancora dolce la sera. Ai loro rioni,
alle loro borgate, tornano su motori
leggeri - in tuta o coi calzoni

di lavoro, ma spinti da un festivo ardore
i giovani, coi compagni sui sellini,
ridenti, sporchi. Gli ultimi avventori

chiacchierano in piedi con voci
alte nella notte, qua e là, ai tavolini
dei locali ancora lucenti e semivuoti.

Stupenda e misera città,
che m'hai insegnato ciò che allegri e
feroci
gli uomini imparano bambini,

le piccole cose in cui la grandezza
della vita in pace si scopre, come
andare duri e pronti nella ressa

delle strade, rivolgersi a un altro uomo
senza tremare, non vergognarsi
di guardare il denaro contato

con pigre dita dal fattorino
che suda contro le facciate in corsa
in un colore eterno d'estate;

a difendermi, a offendere, ad avere
il mondo davanti agli occhi e non
soltanto in cuore, a capire

che pochi conoscono le passioni
in cui io sono vissuto:
che non mi sono fraterni, eppure sono

fratelli proprio nell'avere
passioni di uomini
che allegri, inconsci, interi

vivono di esperienze
ignote a me.

Il pianto della scavatrice . Pier Paolo Pasolini - 1956 sono i primi versi, continua qui

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3 thoughts on “Il pianto della scavatrice (primi versi)

  1. Un Pasolini davvero ispiratissimo, come sempre e forse ancora più di sempre. Mi rivedo molto in ciò che scrivi, nei versi che ami, nei pensieri che esprimi. è bello condividere. Ogni cosa acquista più colore.
    Non stancarti mai di andare…

  2. Più tempo è passato dalla sua morte e più ho apprezzato la genialità di Pasolini. La sua enorme sensibilità. E la capacità di tradurre in pensiero, in analisi, le sensazioni della pancia. Non cessa mai di stupirmi.In questi versi c’è roma. La roma delle borgate, la roma della gente, la roma millenaria, caciarona, indisponente, viva, malinconica, dura. E lui che non era romano ha saputo coglierla in un modo incredibile.E poi, l’incipit: le prime cinque righe…  è semplicemente fulminante. Mi fanno piacere le tue parole. Da il senso a quello che scriviamo, condividere.

  3. avevo scritto anch’io i primi versi di questa poesia in un post, diverso tempo fa. ppp sta alla mia generazione come l’aria che si respira, ineliminabile dalla memoria…

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