Ancora Gaber


Nel 1978, in Polli d’allevamento, Gaber cantava questo testo, "Quando è moda, è moda" e se la prendeva con chi dell’essere di sinistra e delle tematiche di cambiamento della sinistra aveva fatto una moda. Prendeva le distanze da questo modo di essere, intravedendone il pericolo: lo svuotamento, l’appiattimento, l’omologazione. Il vuoto reiterarsi di gesti e di parole, senza consapevolezza, ma solo per imitazione, li priva di ogni carica rivoluzionaria e li rende inautentici.
In questo e allora, è nata la crisi della sinistra. I nani e le ballerine. Dieci anni prima della caduta del muro. Quando gli automi s’impadronirono della maschera e la iniziarono ad usare, tutti i giorni, perchè tutto cambiasse ma tutto rimanesse come prima.
 

Quando è moda, è moda

 
Mi ricordo la mia meraviglia e forse l’allegria
di guardare a quei pochi che rifiutavano tutto
mi ricordo certi atteggiamenti e certe facce giuste
che si univano come un’ondata che rifiuta e che resiste.
Ora il mondo è pieno di queste facce, è veramente troppo pieno
e questo scambio di emozioni, di barbe, di baffi e di kimoni
non fa più male a nessuno.

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.
Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

Non so che cosa è successo a queste facce, a questa gente
se sia solo un fatto estetico o qualche cosa di più importante
se sia mio ripensamento o la mia mancanza di entusiasmo
ma mi sembrano già facce da rotocalchi o da ente del turismo.

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

E visti alla distanza non siete poi tanto diversi
dai piccolo borghesi che offrono champagne e fanno i generosi
che sanno divertirsi e fanno la fortuna e la vergogna
dei litorali più sperduti e delle grandi spiagge della Sardegna.

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

E anche se è diverso il vostro grado di coscienza
quando è moda è moda, non c’è nessuna differenza
tra quella del playboy più sorpassato e più reazionario
a quella sublimata di fare "la comune" o un consultorio.

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.
Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

Io per me, se c’avessi la forza e l’arroganza
direi che sono diverso e quasi certamente solo
direi che non riesco a sopportare le vecchie assurde istituzioni
e le vostre manie creative, le vostre innovazioni.

Io sono diverso, io cambio poco, cambio molto lentamente
non riesco a digerire i “corsi accelerati” da Lenin a l’Oriente
e anche nell’amore non riesco a conquistare la vostra leggerezza
non riesco neanche a improvvisare o fare un po’ l’omosessuale tanto per cambiare.

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.
Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

E siete anche originali, basta ascoltare qualche vostra frase
piena di nuove parole, sempre più acculturate, sempre più disgustose
che per uno normale, per uno di onesti sentimenti
quando ve le sente in bocca avrebbe una gran voglia che vi saltassero i denti.

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.
Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

Io per me, se c’avessi la forza e l’arroganza
direi che non è più tempo di fare mischiamenti
che è il momento di prender le distanze, che non voglio inventarmi più amori
che non voglio più avervi come amici, come interlocutori.

Sono diverso e certamente solo.
Sono diverso perché non sopporto il buon senso comune
ma neanche la retorica del pazzo
non ho nessuna voglia di assurde compressioni
ma nemmeno di liberarmi a cazzo
non voglio velleitarie mescolanze con nessuno
nemmeno più con voi
ma non sopporto neanche la legge dilagante del "fatti i cazzi tuoi!"

Sono diverso, sono polemico e violento
non ho nessun rispetto per la democrazia
e parlo molto male di prostitute e detenuti
da quanto mi fa schifo chi ne fa dei miti
di quelli che mi diranno che sono qualunquista, non me ne frega niente
non sono più compagno, né femministaiolo militante
mi fanno schifo le vostre animazioni, le ricerche popolari e le altre cazzate
e, finalmente, non sopporto le vostre donne liberate
con cui voi discutete democraticamente
sono diverso perché quando è merda è merda
non ha importanza la specificazione…

autisti di piazza, studenti, barbieri, santoni, artisti, operai, gramsciani
cattolici, nani, datori di luci, baristi, troie, ruffiani, paracadutisti, ufologi…

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2 thoughts on “Ancora Gaber

  1. Una frase ancora, tratteada "anni affollati": (il presente)"tra l’avere la sensazione che il mondo sia una cosa poco seria e il
    muovercisi dentro perfettamente a proprio agio esiste la stessa
    differenza che c’è tra l’avere il senso del comico e essere ridicoli"Questa mattina stavo rileggendo "io se fossi dio" sempre da "anni affollati" 1980. Non la posto, ma metto il link: http://www.giorgiogaber.org/testi/veditesto.php?codTesto=102E non c’è quasi bisogno di commentare la lucidità e il coraggio, a dire in quegli anni, certe cose. E l’onestà intellettuale.E poi la bellissima "Gildo"http://www.giorgiogaber.org/testi/veditesto.php?codTesto=108di un uomo in un ospedale. Pochi hanno avuto la sensibilità di saper parlare di un argomento che si rimuove: quello del dolore, della sofferenza, della perdita di dignità del malato.

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