via la ruggine


Dopo un anno sono tornato a scalare in montagna, sul Gran Sasso.
Che casino: la roba messa a casaccio sull’imbrago, non mi ricordavo più nemmeno i colori dei friends (a ogni colore corrisponde una misura). Ho proprio bisogno di riprendere con calma, su vie facili, per ritrovare concentrazione, ma, soprattutto, organizzazione.
Tutto quello che usi mentre sali, per proteggere la progressione, deve essere a portata di mano, al suo posto, facile da trovare con un semplice colpo d’occhio.
Dopo un anno passato ad arrampicare solo in falesia ho perso molti automatismi. Ho bisogno di togliere la ruggine.

Però è stato un bel fine settimana. Un po’ freddo, ma non molto. Solo il vento ci ha disturbati nell’ultima parte della via. Io poi ero vestito leggerino, ma sopporto il caldo meno che il freddo.

Una foto di ieri

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8 thoughts on “via la ruggine

  1. posso dirtelo? eddai te lo dico, invidia, ecco cosa provo! una amichevolissima invidia. non so che darei per arrampicarmi così! dell’esperienze fatte in montagna questa dell’arrampicate così mi manca, sob!

  2. 🙂 beh credimi… le difficoltà di partenza sono molto sopravvalutate.non c’è bisogno di fare cose estreme per provare l’emozione del contatto con la roccia, per essere a proprio agio (perché in sicurezza) in un ambiente verticale con tanta "aria" sotto i piedi…Il passo più difficile in genere è risolversi di voler iniziare.

  3. Hey! Ben tornato!
    Dai, però è bello ritornare alle passioni dopo tanto, su!
    Riscopri tante cose o meglio scopri che a tante cose ti eri abituato, o no?
    Concordo con Virginia per l’ammirazione, ma io non potrei mai…soffro terribilmente di vertigini!!!!!
    Però grazie alle tue foto posso vedere più da vicino un mondo che altrimente ignorerei completamente.
    A presto!
    Ros

  4. eh eh si. è bello tornare… però considera che sono tornato a "scalare in montagna su vie tradizionali" il che vuol dire che non c’è stato un fine settimana in cui non ho scalato, quest’anno, ma in falesia, su vie sportive.  cioè, senza stare a spiegare la differenza, è una "specializzazione"…
    🙂 dico questo perché chi mi conosce e sa quanto sia fissato per l’arrampicata a sentirmi dire che per un anno non ho arrampicato si fa una grossa risata…

  5. l’esperienza dell’arrampicata in montagna mi manca. mi piacerebbe provare, ma ancora non ho acquisito la pratica necessaria, però in vacanza ci voglio provare. capisco che a vedere la foto venga voglia a chiunque di provare! per quanto riguarda le vertigini anch’io ne soffro, ma le sto vincendo proprio, grazie all’arrampicata! perciò chi ne soffre, non si senta scoraggiato o demotivato! come dice roby tutto sta a fare il primo passo!

  6. Ci sono alcuni aspetti fondamentali che differenziano l’arrampicata in montagna (l’alpinismo) dall’arrampicata sportiva in falesia.Innanzitutto l’ambiente. Gli avvicinamenti alla via e le discese possono essere lunghi, faticosi, pericolosi. Le condizioni meteo, sia stagionali che del giorno specifico, vanno considerate attentamente. La roccia può non essere, tutta o tratti, solida. La via va "cercata" nella parete, con logica, a volte entrando proprio nella testa dei primi salitori, per come scalavano negli anni in cui l’hanno salita. Mentre nell’arrampicata sportiva praticamente viaggi da una protezione all’altra, nell’alpinismo guardi un ampio tratto di parete sopra di te e decidi dove andare a passare, ti sposti di lato, saggi la roccia, la guardi in base alle possibilità di protezione che offre… e molte altre cose, che magari a dirsi sembrano minimali, ma che al momento possono fare la differenza. Insomma è una questione di ampiezza di prospettive: mentre nell’arrampicata sportiva devi considerare una strategia in base a venti metri di via (ma la maggior parte della gente in realtà non pensa oltre ai due metri successivi del passaggio che deve affrontare); nell’alpinismo devi avere una visione di assieme che comprende il passaggio, ma anche tutto quello che sta attorno, sia in termini spaziali (tutto lo spazio che hai attorno) sia temporali (da quando parti a quando torni alla macchina).Il senso dell’ambiente te lo da solo l’andare in montagna.

  7. Leggo e apprendo con grande interesse…"La via va "cercata" nella parete, con logica, a volte entrando proprio nella testa dei primi salitori, per come scalavano negli anni in cui l’hanno salita" …è un po’ una metafora della vita!
    Bello…si proprio bello…deve essere.
    Bacio!
    Ros
     

  8. eh sisenza memoria non c’è cultura (anche alpinistica) e senza cultura non c’è conoscenza.leggere le storie di grandi alpinisti del passato, i loro racconti, non è solo una questione di curiosità personale, ma anche sapere che strumenti usassero e quindi immaginare, in talune circostanze, tu al loro posto, con quegli strumenti, cosa avresti fatto?oggi si scala con delle scarpette strette con sotto della gomma liscia molto aderente sulla roccia; una volta si scalava con gli scarponi o con le pedule di feltro;dove noi oggi passiamo appoggiando il piede su una superficie senza rilievo, solo per aderenza, loro erano impossibilitati, quindi avrebbero scelto di passare dove potevano incastrare lo scarpone;è solo un esempio… ma è indicativo…le pareti, viste da lontano sono leggibili, ad un occhi esperto, ma quando ci sei dentro cambia tutto. non riconosci nulla. la via te la devi cercare passo passo.come nella vita: le cose da lontano sono chiare; quando sei coinvolto non vedi l’uscita, anche se è a un passo da te.ne esci, anche, con l’esperienza degli altri (la cultura).

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