Quello che abbiamo dimenticato di sognare


Leggo su un blog di resistenza umana, uno dei tanti della citta invisibile… quello di Gianluca Freda, un post, Taci, il nemico ti ascolta.
che condivido nel contenuto e anche, in buona parte, nel tono e che innvito a leggere, seguendo il link sopra. Qui ne riporto una parte:
 
"(…) Il copione è lo stesso di sempre. Berlusconi va a Palazzo Chigi e, all’improvviso, si sente artefice delle gloriose sorti e progressive di questa repubblica di cialtroni. Vuole poter fare a modo suo. Ma si sente limitato. Non tanto dai manovratori finanziari internazionali (per lo più USraeliani) che decidono ogni aspetto della politica italiana in apposite, ristrettissime riunioni di vertice. Contro costoro Berlusconi non assume alcuna iniziativa, anzi si sdilinquisce in profondi inchini e zuccherosi salamelecchi. Sono loro i padroni d’Italia e Berlusconi, da buon maggiordomo italiano, sa bene che ai padroni bisogna sempre portare rispetto. Ciò che gli fa rabbia e paura sono gli altri maggiordomi, quelli della coalizione rivale. I padroni trattano questi ultimi da interlocutori affidabili e privilegiati. Li invitano al Bilderberg. Donano loro posizioni di grande rilievo nelle istituzioni europee. Affidano a loro tutte le leggi e misure di polizia attraverso le quali ridurre l’Italia al silenzio e all’impotenza. Affidano a loro anche il compito di tenere sotto controllo il maggiordomo appena assunto (Berlusconi), che è sì marcio e corrotto fino al midollo (dunque ricattabile e manipolabile), ma anche troppo ricco e imprevedibile per essere considerato leale. Lui, poveraccio, si fa in quattro per guadagnarsi il plauso dei boss: accetta nella sua coalizione giudei sanguinari ed esaltati come Fiamma Nirestein, impone ai suoi organi mediatici una linea rigorosamente filoisraeliana, nomina il sionofilo Franco Frattini agli affari esteri, militarizza le città, favorisce ed esalta la corruzione politica, offre agli imprenditori mafiosi e collusi inceneritori e  discariche senza controlli su un piatto d’argento. Ma niente da fare, i boss continuano a preferire i maggiordomi “rossi”, servi di provata e antica fedeltà al Nuovo Ordine prossimo venturo. Allora Berlusconi – seguendo un copione consolidato – perde le staffe. Ah, non mi apprezzate? Volete fottermi? E io mi faccio una legge per sottrarmi al ricatto dei vostri camerieri! Vediamo chi la vince, vediamo! (…)
 
Mi è venuta in mente un testo di Giorgio Gaber (ancora lui, si sono fissato, ma che ci posso fare se Gaber è stato così incredibilmente lucido e profetico in tanti suoi testi? )
 
Il testo è tratto da
Mi fa male il mondo (testo completo)
da E pensare che c’era il pensiero (1995)
e c’è una frase bellissima in questo testo, non possiamo lasciare ai nostri figli … quello che abbiamo dimenticato di combattere e quello che abbiamo dimenticato di sognare
 
 (…)

Mi fa male qualsiasi tipo di potere, quello conosciuto, ma anche quello sconosciuto, sotterraneo, che poi è il vero potere.
Mi fanno male le oscillazioni e i rovesci misteriosi dell’alta finanza. Più che male mi fanno paura, perché mi sento nel buio, non vedo le facce. Nessuno ne parla, nessuno sa niente: sono gli intoccabili. Facce misteriose che tirano le fila di un meccanismo invisibile, talmente al di sopra di noi da farci sentire legittimamente esclusi. È lì, in chissà quali magici e ovattati saloni che a voce bassa e con modi raffinati si decidono le sorti del nostro mondo: dalle guerre di liberazione, ai grandi monopoli, dalle crisi economiche, alle cadute dei muri, ai massacri più efferati.

Mi fa male quando mi portano il certificato elettorale.
Mi fa male la democrazia, questa democrazia che è l’unica che io conosco.
Mi fa male la prima repubblica, la seconda, la terza, la quarta.
Mi fanno male i partiti, più che altro… tutti. Mi fanno male i politici, sempre più viscidi, sempre più brutti. Mi fanno male i loro modi accomodanti, imbecilli, ruffiani. E come sono vicini a noi elettori, come ci ringraziano, come ci amano. Ma sì, io vorrei anche dei bacini, dei morsi sul collo… per capire bene che lo sto prendendo nel culo. Tutti, tutti, l’abbiamo sempre preso nel culo… da quelli di prima, da quelli di ora, da tutti quelli che fanno il mestiere della politica.
Che ogni giorno sono lì a farsi vedere. Ma certo, hanno bisogno di noi che li dobbiamo appoggiare, preferire, li dobbiamo votare, in questo ignobile carosello, in questo grande e libero mercato delle facce… facce, facce, facce che lasciano intendere di sapere tutto e non dicono niente. Facce che non sanno niente e dicono… di tutto!
Facce suadenti e cordiali, col sorriso di plastica.
Facce esperte e competenti che crollano al primo congiuntivo.
Facce compiaciute, vanitose, che si auto incensano come vecchie baldracche.
Facce da galera, che non sopportano la galera e si danno malati.
Facce che dietro le belle frasi hanno un passatio vergognoso da nascondere.
Facce da bar che ti aggrediscono con un delirio di sputi e di idiozie.
Facce megalomani, da ducetti dilettanti.
Facce ciniche da scuola di partito, allenate ai sotterfugi e ai colpi bassi.
Facce che hanno sempre la risposta pronta e non trovi mai il tempo di mandarle a fare in culo!
Facce che straboccano solidarietà.
Facce da mafiosi, che combattono la mafia.
Facce da servi intellettuali, da servi gallonati, facce da servi e basta.
Facce scolpite nella pietra che con grande autorevolezza sparano cazzate!
Non c’è neanche una faccia, neanche una che abbia dentro il segno di qualsiasi ideale. Una faccia che ricordi il coraggio, il rigore, l’esilio, la galera. No, c’è solo l’egoismo incontrollato, la smania di affermarsi, il potere, il denaro, l’avidità più schifosa, dentro a queste facce impotenti e assetate di potere.
Facce che ogni giorno assaltano la mia faccia in balia di tutti questi nessuno.

E voi credete ancora che contino le idee? Ma quali idee…
La cosa che mi fa più male è vedere le nostre facce con dentro le ferite di tutte le battaglie che non abbiamo fatto.

E mi fa ancora più male vedere le facce dei nostri figli con la stanchezza anticipata di ciò che non troveranno.

Sì, abbiamo lasciato in eredità forse un normale benessere, ma non abbiamo potuto lasciare quello che abbiamo dimenticato di combattere e quello che abbiamo dimenticato di sognare.

Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri meschini egoismi e cercare un nuovo slancio collettivo magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dai disagi quotidiani, dalle insofferenza comuni, dal nostro rifiuto! Perché un uomo solo che grida il suo no, è un pazzo.
Milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo.

 
 
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6 thoughts on “Quello che abbiamo dimenticato di sognare

  1. Buongiorno Robi!
    Ho letto il tuo commento all’articolo che ci hai proposto. Hai centrato un argomento non da poco. Nella mia ossessione di capire le cose toccandole con mano ho capito che dovevo entrarci e come una turista che si avvia ad effettuare un tour ho risposto al richiamo di una politica che spesso ha bisogno facce e menti sane da esporre come manifesti. Facce che poi finiscono nel trita carne…nella bolgia, nella fogna con le altre nel momento in cui si accingono a dar vose ai pensieri. E’ dura. Se non si ha una forte personalità sostenuta da una coscienza, si rischia di vedere trasformare il tour in un viaggio senza ritorno. Perchè questa premessa? Perchè i miei insegnanti di storia mi hanno insegnato che alla base di una teoria deve assolutamente esserci una fonte che gli dia scientificità. Il concetto è estremo se rapportato alla mia intenzione, visto che si parla di un’esperienza soggettiva…ma è un po’ come sostenere che "ho le proe di quello che sostengo"…ecco.
    Vengo al dunque.
    La mia riflessione, come probabilmente la tua (non so…) sta ormai andando oltre le ideologie, le "parti"…e si è concentrata su quanto questo finto scontro tra fantomatiche parti, in realtà sostenga tutto il teatrino e i burattini. L’esempio del conflitto di interessi di Berlusconi avrebbe dovuto far riflettere, ma le menti sono tutte nella scia…
    Quando in altri commenti sottolineavo il fatto che non siamo "vittime" del sistema, lo dicevo in virtù di anni passati ad osservare, da un lato, i comportamenti sociali nei confronti della politica e, dall’altro, gli stessi nei confronti di riflessioni lungimiranti e responsabili. Non ce n’è…
    I cittadini, spesso, nel loro piccolo sopravvivono con gli stessi mezzi ed adottando gli stessi meccanismi dei "potenti", combattuti nello schizzofrenico status di invidia-ammirazione. E forse hai proprio ragione quando descrivi l’uomo come uno dei tanti esseri destinati a lottare per la propria sopravvivenza…ma mi chiedo, possibile che nel "velo di Maya" oltre alle sensazioni ed ai sentimenti, siamo costretti a metterci anche l’intelligenza e la coscienza?
    A presto!
    Ros

  2. Le ideologie sono idee mummificate, ros. Sono idee che hanno smesso di crescere. Io credo alle idee e agli ideali. Credo che qualcosa di buono nell’uomo esista. Perché se esiste in me, se esiste in altri come me, deve esistere anche in molti che non conosco. Io non voglio smettere di sognare che esista, per quanto più comprenda, più studi, più rifletta, più colleghi, più capisca e più mi sento meno di una formica. Impotente. Una pagliuzza trascinata nella corrente di un grande fiume.Una pagliuzza con l’arroganza della consapevolezza, con la presunzione di voler capire dove va il fiume. Il senso è solo questo: potete uccidermi, ma non potrete insultare la mia intelligenza. E’ tutto quello che ho e continuerò ad usarla.

  3. Sono pienamente solidale. Il commento sul post di Virginia poi e’ profondamente condiviso da tutte nopi Poppins.
    Ti leggo e mi viene quasi da piangere.
    Scusa, errata corrige, Piango.
     

  4. Viviamo chiusi in delle parentesi, saltiamo da una all’altra, momenti non comunicanti se non nella nostra consapevolezza.Ma ci si può portare dietro il male del mondo mentre stai con una persona a cui vuoi bene?No, cerchi di essere sereno, di dimenticare. Ci si può ricordare della brutta gente che s’incontra: stupida, meschina, arrogante, vuota e guardare tutti con quel filtro davanti agli occhi?No, cerchi di avere fiducia, di sperare.E così ci chiudiamo in delle parentesi positive. Specie di bolle di ossigeno in cui respiriamo.Anche questa rete di persone simili, il trovarsi, il comunicare, anche se sai che è poco, è una piccola parentesi che ti serve per vivere. Un respiro profondo. Un sorso di acqua fresca (che in queste giornate ci vuole).Grazie a te. 🙂

  5. Non posso che essere d’accordo su tutto, ad iniziare da quel profeta di Gaber e per finire al tuo e mio, se permetti, credere nelle idee e negli ideali, e non nelle ideologie. Credere – purtroppo a torto da quel che vedo – nell’UOMO, nel suo essere cartesiano. Ergo… sognare.  Mi capita spesso di entrare in un locale, un ristorante, di trovarmi in mezzo alla gente e sorprendermi a domandarmi quanti di loro siano come me e quanti siano solo esseri come quelli che hai descritto: disonesti approfittatori politici o ruffiani, quanto possano tenersi stretto il portafoglio con il biglietto da visita con dott ing ecc. quanto conti per loro l’essere. Zero. Meno di zero. E sono proprio quelli in prima linea ad applaudire per una nuova iniziativa sociale, mentre prendono mazzette per fornire carne agli asili. Tutto è corrotto e colluso.
     
    Solo in una cosa non ho più la forza di credere: trovare milioni di uomini che siano capaci di gridare all’unisono.
     
    A presto
    Ross

  6. Certo, è difficile crederlo. E non sono nemmeno di quelli ottimisti ad oltranza. Forse prima l’umanità dovrà avere una severa lezione.

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