doping


C’è stato un periodo in cui ero andato in fissa con la palestra.
Oddio è stato un periodo piuttosto lungo. Quasi 8 anni.
Avevo deciso di cambiare vita. Mi stavo facendo sempre più male bevendo e con altra roba.
Fumavo anche troppo.
Allora dissi basta. E per cominciare mi iscrissi in una palestra.

Scelsi quella più vicina al lavoro, in modo da poterci andare all’ora di pranzo, e, come diceva l’amico che mi accompagnava, era bella ignorante. Nel senso che era rozza, senza troppi fronzoli. Sala pesi, macchine, e spogliatoio. Niente altro. I frequentatori erano adeguati all’ambiente. Donne quasi niente.

Il padrone della palestra era un ex culturista. Aveva fatto gare e c’erano delle coppe in esposizione.
Nel body building però ci sono decine di federazioni e prima o poi la gara giusta per portarti a casa qualche coppa la trovi. Ma questo allora non lo sapevo e lui mi sembrava veramente uno tosto. Anche se sarà stato alto poco più di un metro e mezzo, aveva un bel fisico.

Quando si allenava stavamo a guardarlo di sottecchi. I muscoli che guizzavano. Lui lo sapeva che lo guardavamo. ma faceva finta di niente. Assumeva un aria concentrata e assente, indifferente e falsamente inconsapevole.
Anni dopo l’avrei riconosciuta in me, ma allora non lo sapevo.    

Nelle palestre la frequentazione dipende dai periodi dell’anno.
Dopo natale ci sono quelli che vogliono dimagrire. Sono impiegati 30-40 enni. La bilancia è da tempo che gli manda segnali preoccupanti, la cinta dei pantaloni ribadisce il concetto. Hanno posticipato fino a dopo le feste ed eccoli qui. Arrivano in palestra l’8-9 gennaio, con la tuta abbinata, e girano con la scheda in mano come pretini col breviario. Vengono da soli.

Verso marzo invece arrivano in palestra i 20-25 enni. Vogliono andare al mare con i muscoli belli gonfi. Vengono almeno in 2-3. Si fomentano a vicenda. Sono pronti a tutto per guadagnare tempo. Sono quelli che se gli dici di mettersi un cactus su per il culo uno su tre lo fa. Dopo due settimane cercano di usare pesi che non sono in grado di usare, non si riscaldano, cercano di sapere "cosa si può prendere…" Stanno sempre davanti allo specchio anche se non c’è nulla da guardare.

Poi ci sono quelli che si allenano tutto l’anno. I fissi. Si conoscono fra loro. Sanno tutto della palestra, a volte aprono o chiudono. Mostrano familiarità con gli istruttori. Parlano di metodi di allenamento e di alimentazione con grande competenza apparente. Ovviamente usano pesi notevoli. Enormi, relativamente altre due categorie. Parlano solo fra loro. Ignorano o sono molto distaccati con gli occasionali. Al massimo dispensano qualche consiglio, ma solo se sono in vena. L’incipit di solito è: "scusa se non ti offendi, ti posso dire una cosa?"

I fissi non sono nessuno. A parte qualcuno che inizia a far gare, gli altri sono solo gente che si allena da più tempo.
Insomma un po’ più esperti. Però agli occhi degli occasionali sono elite.
Sono invidiati. Ammirati. Sono quelli "forti". Molti sono affetti dalla sindrome televisore sul carrello: grossi sopra e con le gambette fine.
Sono pochi quelli che nel bb si allenano con criterio. Il genere passano almeno tre anni e qualche incidente, prima di arrivare ad allenarsi secondo una logica.

Non mi ricordo quando mi iscrissi. Credo che fosse verso febbraio.
All’inizio rimasi male perché ci stavo mettendo non poco a andare in forma.
Ero abituato, anni prima, a rimettermi in un mese in uno stato accettabile. Invece capii ben presto che quella volta ci avrei messo non poco per tornare ai vecchi livelli. Il mio fisico aveva addosso tutti i segni di quegli ultimi anni.

Un anno dopo ero un’altra persona, rispetto a quello che era arrivato in palestra.
Il mio corpo rispondeva e i muscoli si gonfiavano. Iniziavo ad usare pesi seri. Mi piaceva e continuai.
Nelle palestre c’è poco da fare, quello che conta è quanto sei grosso e che pesi sollevi. Se non fai gare non si cerca l’armonicità, la flessibilità, e nemmeno la precisione né tantomeno l’eleganza del gesto.
Si cerca solo di sollevare più peso possibile e diventare sempre più grossi. Si misurano le braccia, il giro ai pettorali, le coscie. Poi si misura la percentuale di grasso e si guarda la definizione.
Si mangia come animali per mettere su massa.

Per questo ci si allena in modo sempre più pesante. Si comincia con un’ora tre giorni a settimana, poi si passa a cinque giorni, poi a due ore, o ad allenamenti frazionati due volte al giorno.

Due anni dopo arrivai al punto di scappare dal lavoro alle dieci di mattina, venire in palestra per fare cinque serie di bicipiti, e tornare al lavoro. Tornarci alle 2 per l’allenamento principale, tornarci la sera per la sessione di aerobica.
dodici-quindici sessioni di allenamento settimanale.
Mi segnavo tutto, programmavo microcicli e macrocicli, periodi di carico e scarico, periodi per l’accrescimento della massa, quelli per la forza, quelli per la definizione.
Mangiavo quantità industriali di tonno senz’olio e di petti di pollo ai ferri. Compravo litri di bianchi d’uovo per farci delle frittate o per i frullati. Pesavo 75 chili e ingurgitavo 250-300 grammi di proteine al giorno.
I pesi sollevati aumentavano. Gli addominali erano a tartaruga, i dorsali avevano le dita.
Sentivo gli occhi addosso degli "stagionali" quando usavo per le alzate laterali manubri da 40 kg o per le distensioni su panca 130-140.

Chi lo nega dice cazzate. Ti alleni per farti guardare. Sapere che ti stanno guardando ti dà la carica. Ti fa fare due ripetizioni in più, altre serie sempre più dure.
Tu arrivi in palestra e saluti con una certa studiata indifferenza, molto concentrato sui tuoi tempi. Dai un’occhiata alla scheda che conosci e memoria, controlli l’orologio e inizi. Non guardi nessuno. Ma sai che ti stanno seguendo ogni cosa che fai, sai che qualcuno in quella stanza pagherebbe per allenarsi con te.
Ti riscaldi coscienziosamente.
La differenza vera fra uno serio, uno che si crede una specie di professionista, o si comporta come tale, e gli altri, non è nell’allenamento, ma nel riscaldamento, nell’alimentazione, nella vita che conduce. Nel tempo che dedica all’allenamento anche mentre non si allena.
Mi riscaldo con cura maniacale. Poi una o due serie in crescendo e quindi una a esaurimento, con carichi vicino al massimale. Chiedo anche una mano se ci sono delle serie con negative o aiutate, alle ultime ripetizioni.
Spingo al massimo, emetto suoni gutturali, i muscoli e le vene gonfie.

Dopo tre anni ero pronto per le gare. Ero arrivato a 95 kg.
Sono alto 183, se scendevo a 83 kg potevo fare le gare "natural" che mettendo un limite di peso corporeo cercano di evitare il ricorso al doping. Fino a quel momento non avevo preso niente.
Mi dissero che se volevo fare le gare era inevitabile prendere qualcosa.
Un amico mi disse che non c’era bisogno, essendo uno che tendeva a mettere su muscoli abbastanza naturalmente, di prendere steroidi, a quel tempo prendevano tutti il Dianabol, o il Decadurabolin…  mi bastava il testosterone.
Il Gh, il famigerato ormone della crescita costava troppo, era pericoloso, e insomma era roba per veri professinionisti, ma il testosterone potevo prenderlo tranquillamente.
Rimediai delle ricette e comprai delle confezioni di Testovis, in compresse. Iniziai cautamente.
5 milligrammi i primi 3 giorni, 10 gli altri tre, quindi 15, 20, 25, 30… eccetera. Non arrivai a 20 che iniziarono a venirmi foruncoli in faccia e addosso. Ero in uno stato di erezione quasi permamente. Ero incazzato continuamente. Mi veniva da digrignare i denti. La sensazione di un chiodo infilato nel cervello.
Mi dissero che mi faceva male al fegato, se preso via orale.
Allora presi delle fiale di testoviron depot: 100 mg. Ti fai un intramuscolo e per un mese il testosterone viene rilasciato continuamente. Il mio amico mi disse che 100 mg non erano niente. Che lui nel periodo in cui spiengeva per le gare del campionato mondiale Nabba faceva 1000 mg al giorno. Ma lui pesava 130 kg off season e arrivava ai 110 circa in gara, con il grasso al 4-5%
Quando ti fai di testosterone sei maschio all’ennesima potenza. E lo dico in senso negativo sia chiaro.
Sei un concentrato di aggressività.
Sei seduto ad un tavolo e pensi di alzarti e di tirarlo addosso alla parete, urlando e battendoti i pugni sul petto.
Non scherzo. Ti senti una bestia. Arrivi in palestra e quando prendi i pesi e inizi a spingere provi una specie di orgasmo. Lo provi nei muscoli, nelle braccia, nelle coscie, nel petto. Ti senti gonfiare, esplodere.
Le donne le guardi come un animale da preda. Ti viene sul serio da prenderle per i capelli e trascinartele da qualche parte.
Sei completamente concentrato su te stesso. Sulle sensazioni del tuo corpo.

Dopo un mese mi fu chiaro che se avessi continuato non avrei più smesso.
Sapevo che ci si fa male. Avevo conosciuto gente con ginecomastie. In cura da andrologi. Operati. Grassi come capponi.
Ora capivo perchè.
Il testosterone ti da una dipendenza psicologica che è peggio della cocaina. Se lo usi non riesci più a farne a meno.
Tornare a guardare il mondo in bianco e nero dopo averlo visto a colori è dura. Ti resta sempre la nostalgia di quando eri un dio.

I prof quando lo smettevano facevano cicli di gonadotropine, per stimolare la produzione naturale.

Smisi, non continuai il ciclo. Venne l’estate. Non andai a fare le gare. Non feci diuretici per eliminare liquidi prima delle gare. Non bevevo acqua distillata. Guardavo gli altri che continuavano, gli occhi gialli degli anabolizzanti. La pupilla fissa. I crampi dolorosissimi che li facevano urlare contorcendosi a terra.

Due mesi così mi sono bastati. Avevo ripreso a fare sport per smettere di maltrattare il mio corpo e c’ero ricascato di nuovo. Il motivo di fondo non era quello di vincere, o di essere il migliore in qualche ambito, anche ristretto. Era che volevo sentirmi io, sempre più forte, sempre più determinato, più duro, più concentrato, più rabbioso, più cattivo, più veloce, più grosso, più, più, più… io volevo essere come dio.
Chi è che voleva essere come dio? Lucifero… la vanità.
Ed è precipato all’inferno.
Bella metafora.

E’ così che va. Con tutte le droghe credo. Ma il motivo è quello.
Non si fa per i soldi, e nemmeno per vincere, all’inizio. Lo fai per te. Per essere migliore.Di te.
E’ una spinta talmente umana… lo facciamo perchè siamo uomini.
E’ la stessa molla che ci spinge oltre i confini geografici del conosciuto, sulle cime o nelle profondità degli abissi.
Non lo facciamo per l’umanità, lo facciamo per noi stessi. Per superare i nostri limiti.
E magari capita che ogni tanto qualcuno, spostando i propri limiti sposti quelli dell’umanità. Ma è casuale.

Come tante altre cose che si fanno, ci si può far male facendole.
Poi, se si sopravvive, lo si capisce. E se no… sei un tentativo andato male. Un ramo secco nell’evoluzione della specie.

E’stata un’avventura. Io ho sempre cercato le avventure. Non potevo, non posso vivere senza quelle emozioni.
Ma se hai buon senso capisci quando l’avventura è un buco nero che ti ammazza prima o poi. E se ci tieni alla pelle una volta che hai capito come funziona molli.
Devi essere tu che governi il gioco, e non il gioco che governa te.

Certo. Se a quel punto inizi a farci soldi non so. Forse diventa diverso.
Ma a me i soldi non hanno mai interessato. Non lo so come avrei reagito. Probabilmente avrei mollato lo stesso.
E nemmeno mi interessa vincere. Non sono uno che vuole vincere. Mi basta vedere che si prova a competere.
Per questo è stato sempre facile per me, smettere ogni gioco pericoloso, anche se mi piaceva.

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12 thoughts on “doping

  1. Ma proprio tu hai fatto tutto questo? Accidenti!!! L’ho sempre detto che sei forte! 🙂
    Sai? credo che le persone veramente intelligenti sono spinte in modo irresistibile ad arrivare al ciglio del precipizio, ma non cadono mai!!!
    Sanno bene quando fermarsi.
    Lì si vede l’intelligenza della persona. E’ vero che senza emozioni la vita è insipida e vuota, ma anche nel fare cose pericolose bisogna capire quando è il momento di mollare. E c’è sempre il momento giusto per mollare.
    Bravo Roberto!
    Buona notte e sogni d’oro.

  2. eh… la mia vita non è propriamente uno specchio di virtù…

    questa tendenza ad andare verso i limiti, costi quel che costi, mi ha portato sempre ad essere border line… in tutto.
    L’istinto di conversazione, piuttosto pronunciato, mi ha permesso di poterle raccontare.
    Questa dell’allenamento "hard" è una cosa abbastanza minima… rispetto ad altro…

    😀

  3. che strano. gli uomini vanno in palestra per aumentare, e le donne per calare. gli uomini vogliono essere visti, le donne si nascondono più che possono.

    comunque hai tutta la mia stima, per quel che vale scritta su un blog. smettere certe sostanze è difficile, bisogna avere oltre al fisico anche un grosso cervello. e per quello non c’è sostanza che funzioni, ce lo devi avere proprio incorporato.
    ciao ghepardo! 🙂
     

  4. Complimenti per questo post scritto con grande cura.Sei riuscito a trasmettere molto bene e nei dettagli,questa tua esperienza.Sai ho visto molta’ onesta’ nel contenuto!Non sto dandoti un voto come a scuola,voglio ringraziarti…perche’ mi ha trasmesso coraggio.Non e’ sempre facile aprirsi a 360 gradi…specie attraverso questo mezzo di comunicazione chiamato BLOG…essere fraintesi e’ molto facile! Grazie davvero!

  5. Sinceramente, rispetto a chi realmente ha fatto uso di sostanze dopanti, mi considero uno che le ha sfiorate e basta. Questo non per nascodermi, non me ne fregherebbe niente… quanto perché due mesi e un totale di 130-150 mg di testosterone in tutto sono proprio niente. E’ come essersi fatto tre canne e parlare della droga.

    Solo che proprio per esperienze pregresse con altri tipi di roba ho riconosciuto i meccanismi e ho tagliato subito.

  6. Io credo che una vita veramente virtuosa sia quella in cui all’inizio non lo è perniente e poi … nel momento in cui ci si rimette in riga diventa virtuosa.
    Mi spiego meglio.
    E’ facile per una persona che non ha mai "osato" condurre una vita "virtuosa".
    Chi invece ha dovuto faticare non poco … allora si, che si può dire che sia riuscito a condurre una vita "virtuosa".
    Non so se mi sono spiegata.
    Insomma, la vera virtù è quella di riuscire a conquistarla passando prima per le vie tortuose …
    Sento che non ho reso l’idea … Roby !! Dimmi che hai capito!!
    Mi viene in mente San Francesco.
    All’inizio della sua vita era un gran paravento, che le combinava di tutti i colori, che si gustava tutti i vizi possibili ed immaginabile e, poi, qualcosa gli ha fatto cambiare direzione … anche lui non era un esempio di virtù, ma poi, guarda che ti ha combinato!!!
    Non voglio dire che sei come San Francesco 🙂  ma anche lui … 😀

  7. Sono d’accordo con te Eva, sicuramente si scopre d’essere virtuosi nel momento in cui si riesce a vincere sè stessi. Piuttosto continua a colpirmi, nel caso particolare di te Roberto, questa voglia di cercare di sfidare te stesso, la vita, questo porti spesso di fronte a sfide notevoli…non fraintendermi eh! Non è una critica atta a  giudicarti, assolutamente…semplicemente non comprendo…

  8. Ma io non voglio essere virtuoso. Cioè non mi interessa esserlo o non esserlo. A me interessa vivere. Sono curioso e voglio sapere cosa c’è dietro l’angolo, dentro di me, dentro altre persone… io voglio sapere. Provare. Conoscere.

  9. Ma ill mio concetto dell’essere virtuoso consiste nel voler bene a se stessi.
    E’ ovvio che vuoi sempre vedere cosa c’è dietro l’angolo, dimostra che sei un uomo intelligente che vuole "capire", ma se questo guardare dietro l’angolo ti porta a farti del male, allora ti fermi. Questo significa essere virtuosi secondo me. Non significa "evitare", ma "superare" senza distruggere se stessi.
    Un uomo che non rischia non è assolutamente "virtuoso" ma "fifone". E tu non sei un bambagione precisino che si è fatto l’idea della realtà come gli hanno insegnato i suoi genitori. Tu sei uno che vive davvero la sua vita e le opinioni che ti sei fatto sono dettate dalla tua diretta esperienza … che te pensi che non l’ho capito subito?
    E poi sai riflettere. Ed è una cosa stupenda!
    A uomo ragno!! Ma non dovevi partire per le vacanze??? Sono contenta, però ti trovarti ancora a chiacchierare con noi!! :-))

  10. sono partito.
    sono in vacanza vicino roma però e ho una connessione, anche se a tozzi e bocconi.
    sto un po’ di giorni con mia figlia… poi vado a scalare da qualche parte.

  11. E’ meglio aver vissuto delle esperienze che aver fatto della propria vita una vita … ‘virtuosa’…

  12. Non so, quello che scrivi non mi appartiene, però mi sfiora lateralmente. Come una tangente.
    Ed è bello, penso, che a toglierti per un attimo il fiato sia la volontà di vita di qualcun altro.
    E’ bello anche arrivare all’ultima parola, e sentire di aver premuto lo stand-by quasi senza accorgersene.
    Molti saluti.
    🙂

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