il Professore


Quando ero ragazzino mio nonno mi portava spesso al suo ex lavoro, in fonderia, dalle parti di Fiumicino. Mio nonno era andato in pensione prima del tempo, per invalidità. Gli avevano tolto mezzo polmone pensando che avesse un tumore. Si erano sbagliati, non aveva niente. Ma ormai era fatta. Il mezzo polmone non poteva ridarglielo più nessuno. Così era andato in pensione, e aveva l’affanno a fare una rampa di scale; ma era stato bravo nel suo lavoro, e allora dalla fonderia lo chiamavano spesso, l’avrebbero voluto sempre lì, per dare consulenze quantomeno.
Mio nonno era un fonditore artistico. Quando uno scultore vuole fare un’opera in bronzo lavora con artigiani come mio nonno.
Si chiama fusione a cera persa. Quando c’era un lavoro importante, lo chiamavano in fonderia.
Anche se per il suo problema non poteva più respirare i vapori della fusione, la sua presenza era già una garanzia per seguire le fasi della lavorazione. E poi lui amava il suo lavoro. Se avesse potuto sarebbe stato sempre lì.
Tornerò a parlare di mio nonno, un giorno. Ma oggi volevo scrivere di altro.

Tutte queste cose io non le sapevo.
A me quello che piaceva era andare in macchina di mio nonno, con la sua 600 bianca, e che quando arrivavamo là mi lasciava libero di girare per i prati attorno.
Ero amico con il figlio del proprietario della fonderia e andavamo in giro con le biciclette a volte, o a piedi. I soliti giochi da bambini.

Poco distante da lì, in una specie di baracca, viveva il Professore.
Questo sembra fosse veramente stato un professore di liceo, un pò eccentrico, artista, che per non so quali accidenti nella vita si era ridotto a vivere in quella baracca. Solo, con un cane.
Il Professore me lo ricordo con un impermeabile chiaro, aveva capelli bianchi, un pò lunghi, i tratti del viso marcati, un gran naso, le dita gialle di nicotina perchè fumava nazionali senza filtro, e una voce cavernosa da fumatore.
Parlava con accento siciliano e sapeva disegnare sulla sabbia.
Noi bambini lo temevamo un pò. Se andavamo a giocare a pallone vicino alla sua baracca ci cacciava a male parole. Con quella voce profonda.
Ma qualche volta che era in buona, ci chiamava.
Venite a vedere, ci diceva.
Allora, su un cartone con un carbone o sulla sabbia, anche, con un bastoncino, disegnava figure, città, strane automobili volanti e persone e animali. E rideva.
Quindi cancellava tutto, con i piedi, o strappava il cartone: buono per il fuoco, diceva.

Il suo cane era piccolo, tozzo, dalle zampe corte e la testa grossa. Le orecchie dritte.
Aveva una testa da cane grande su un corpo da bassotto. Era bianco a macchie arancioni quasi.
Aveva un collarino rosso la cui fibbia, quella in cui si ripassa il capo dopo averlo allacciato era rotta. E quindi aveva sempre questo pezzo di collare dritto che a seconda di come si metteva sembrava una specie di antenna o un cravattino.

Era un cane molto serio. Sussieguoso direi.
Abbaiava poco e si disinteressava di noi bambini.
Lui e il professore, più che un cane e il suo padrone, sembravano due amici. Due conviventi utili uno all’altro, in qualche modo Il cane gironzolava intorno al professore, intento nelle sue faccende. Mai legato, eppure sempre vicino all’uomo. Apparentemente autonomo ma attento ad ogni spostamento del socio. Al limite, ogni tanto, il Professore emetteva un quieto "fiiiii" che non era un vero fischio, ma una specie di sibilo sommesso. Così come un uomo può dire ad un altro uomo: andiamo, va, che è ora. E il cane si appressava.

Il professore intorno alla sua baracca aveva cose che trovava in giro. Vecchie biciclette. Strani ingranaggi.
Aveva anche due canotti. Mezzi sgonfi, che avrebbe voluto riparare. Chissà dove li aveva presi.
Poco distante c’era uno dei due rami del tevere, vicino all’estuario, dove ora ci sono solo cantieri navali. Forse voleva andarci in giro sul fiume, o arrivare fino al mare. Non so.

Una notte il Professore morì.
Non so perchè, ero un bambino. La morte era una cosa che non capivo bene.
Io capitai lì due-tre giorni dopo.
Degli uomini stavano portando vie le sue cose, i canotti.

Chi vuoi che se li prenda, dicevano. Non c’è niente di buono qui.
E il cane?
Boh …se la caverà.

Ma il cane rimaneva lì, seduto davanti all’entrata della baracca. Guardando verso il fiume e aspettando.
Accettava le carezze con una sorta di indifferenza, continuando a guardare verso un punto che sapeva lui.
Come una sentinella, era fermo. Attento. Ma indifferente a tutto.
Gli mettemmo la ciotola con l’acqua e gli portai da mangiare. Le guardò, come a dire: mettile lì.
Una donna disse: eh aspetta il padrone, povera bestia.

Due giorni dopo era ancora lì, nello stesso punto, davanti alla baracca, accucciato, la grossa testa fra le zampe, come se riposasse. Ma era morto. Di crepacuore, alcuni dissero.

Altri che forse,  il Professore, era tornato a prenderlo.

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8 thoughts on “il Professore

  1. In "famiglia" abbiamo sempre avuto cani. Da piccolissima quello di mio nonno, poi crescendo ne abbiamo adottati 3. L’ultimo ci ha accompagnato per 14 anni fino a fine giugno scorso. Tutte le volte che leggo storie come quella che tu hai raccontato, di questo tipo di fedeltà assoluta, ti confesso che mi vengono gli occhi lucidi…

  2. è bellissima roby……..mi hai commosso…..tu l’hai scritta con il cuore……e questo è un bel messaggio d’amore per tutti noi……l’amicizia ,la compagnia, l’assoluta fusione di due esseri……..a me fa riflettere su tante cose……..proprio tante………il sentimento ha tanti volti…….la vita a volte ci nega ciò che abbiamo a portata di mano ……solo perchè non appreziamo mai quello che già possediamo……..è un discorso lungo………….lo lascio qui………Volevo dirti che anche io mi trovo totalmente spaesata con questo aggeggio …….dov’è il mio caro vecchio angolino in cui mi connettevo e capivo tutto…….adesso devo girar come una trottola……..e poi ….mika mi piace sta cosa di vedere tutti i vostri movimenti in dettaglio…..un pò di privacy!!!!!!!! cmq ho ricevuto una tua mail……mi invitavi….ma non l’avevi già fatto?…….boh!!!!! devo aspettare un pò…..e prenderci la mano….come dice quella santa donna della lory….(che donna!)…………..un abbraccio…e scrivi sempre….sempre …..sempre………………………………………….sei un amore! ivana

  3. è possibile dalla pagina principale, sotto la lista di "novità dalla rete" cliccare su opzioni e scegliere cosa vedere e cosa far vedere dei vari movimenti io traffico e faccio casino… per questo ti ho riaggiunta, perchè ti avevo persa, mi sa.

  4. Bello come sempre ciò che scrivi….Proprio stamani ho fatto visita a un mio zio in ospedale, è molto malato, mi sono commossa e oggi mi sento strana.Strano anche che sia tu che io oggi abbiamo parlato e scritto di istanti che volano via…Buon pomeriggio….un abbraccio….

  5. Come primo brano letto sul tuo BLOG, devo dire che mi è piaciuto molto. Non sò quando potro curiosare nel tuo space…con questa nuova versione, mi stà uscendo una forma "allergica" che si manifesta con macchie e inalzamento della temperatura, e alla fine mi esce anche fumo dalle orecchie, insomma era per dire che la stò prendendo male e non so se ci passerò il tempo che passavo prima.Intanto accetto il tuo invito…perchè il tuo era un invito vero?? (Dio mio non si capisce nemmeno quando una persona vuol invitarti…uff!!!) e spero di tornare presto. Buona giornata e…buona vita!!

  6. questa versione sembra non piaccia a nessuno… d’altro canto, se volevamo facebook saremmo stati lì, anziché qui.emilia, si era un invito … 🙂 casuale ma che si motivato da solo dopo aver dato un’occhiata al tuo blog… 🙂

  7. ….ho visto altre scene cosi’in vita mia …tante…ricordo un cavallo da trotto che appena liberato correva ogni volta a prendere i finimenti per l’attacco…e nitriva per chiamare la padrona che non era piu’…si e’lasciato morire di fame…tutto il paese sentivaogni giorno quel suo gridare…invano…io ragazzina mi si stringeva il cuore……quando e’morto mio nonno il suo cane da caccia scappava appena poteva ed andava ad accucciarsi sulla tomba……e ringhiava a chiunque si avvicinasse…mah…gli animali hanno qualcosa di molto piu’umano di molti …di noi.

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