un libro che leggo da solo


Ogni tanto mi è assolutamente necessaria la solitudine. Mi serve proprio la sensazione di sentirmi solo, di non avere nulla da dire a nessuno su ciò che farò, di poter decidere all’ultimo istante.

La libertà di andare dove voglio è l’evocativo titolo di un libro di Reinhold Messner. Prendo in prestito solo questa frase, aldilà dei contenuti del libro, ma sono così tenacemente attaccato a questa sensazione, che quando ne faccio a meno per un po’ mi sento soffocare.

L’andare senza sapere dove, con una meta che prima prende forma e poi cambia, poi torna, e cambia di nuovo.

Il dialogo interiore che ha tutto lo spazio possibile a sua disposizione, nelle pause frequenti proprie del non avere obiettivi da raggiungere né tempi da rispettare.

Sabato notte mi sveglio senza orologio e penso che voglio andare. Preparo le cose, vado in montagna, il tempo non sarà bello, le previsioni davano temporali in arrivo da nord. Non importa, vado lo stesso. Esco da casa poco dopo le 5, il cielo verso nord è illuminato da lampi, senza soluzione di continuità. E’ il temporale che è in anticipo. Speriamo che resti sulla costa tirrenica, io me ne vado sull’altro versante, con gli Appennini a far da baluardo.

L’autostrada di notte, la musica in sottofondo di un cd, i pensieri che si accavallano. Quelli che fanno l’inventario delle cose che mi sono portato; se ho preso tutto, che condizioni troverò… beh vedremo… aspettiamo che arrivi la luce intanto. E quelli della mia vita privata, l’impossibilità di essere normale, qualunque cosa significhi essere normale. L’idiosincrasia per i legami che aumenta con l’età, un passato senza speranze davanti agli occhi.

La sensazione di essere passato, di stare passando, nella mia vita come in un libro che leggo solo io, che mentre vado avanti strappo le pagine lette, e che ora… quanto manca alla fine? Lo vedo davanti a me, questo libro. Oltre la metà. Provo la sensazione che hai quando un romanzo che ti ha preso ormai hai capito come va a finire e vuoi leggere le ultime pagine velocemente.

Mi mette malinconia questo pensiero. Ma cosa cambia? Il tempo non va né più veloce né più lento.


Fosse dipeso da me, non sarei venuto nel Mondo,

e se da me dipendesse l’andarmene, non me ne andrei.

E meglio di tutto stato sarebbe se in questo diroccato Convento

non fossi venuto, né andato, né stato, giammai. (*)

(*)Omar Khayyam

Ma ora, di quel libro, sono su una pagina, e devo scrivere quelle righe di oggi. Lo vedo, quello spazio bianco che devo riempire. Mi racconto a me stesso i miei pensieri ma li dimentico presto e quando arriva la prima luce sono già sulla strada che da Fonte Cerreto porta a Campo imperatore.

Il temporale non lancia più i suoi bagliori da un bel pezzo, forse è rimasto davvero di là. E infatti verso l’adriatico la luce metallica dell’alba rischiara un cielo con ampi spazi di sereno.

campo imperatore IO-ott-09

Ma poi quando arrivo in vista del piazzale degli alberghi vedo nuvole nere gonfie. Di quelle che portano pioggia a breve e anche nebbia fitta, che ti ci perdi dentro.

Allora decido che niente giro in vetta, magari passando per percorsi strani. Meglio starsene bassi e non rischiare. E’ un tempo da starsene a casa, ma se vai…meglio saperlo, che c’è la nebbia in cui ti perdi, e che non puoi seguire canali perchè grandine e pioggia torrenziale, a restare nei canali possono farti brutti scherzi; e non puoi seguire le creste perché ai fulmini piacciono le creste; e che se tagli sui prati ripidi, sull’erba bagnata si scivola;  che la pioggia fa cadere i sassi….

E così in background penso… a che giro vado a fare, a cosa mi porto nello zaino. Poi vado.

La stradina sale dolcemente, Campo Imperatore è immerso in una penombra accentuata dai miei occhiali da sole. Non fa freddo, non c’è vento, ora. E’ attesa. Le nuvole nere sono a 500 metri da me, un 300 metri sopra. Non si muovono.

Ho deciso: seguo la strada fino al passo, voglio vedere che c’è dall’altra parte.

La vita in fondo non è un continuo cercare di vedere cosa c’è dall’altra parte? Anche quando lo sai, basta poco, un piccola cambio di prospettiva ed è tutto diverso. E dietro ogni curva del sentiero, oltre ogni cresta, quando pensi di essere arrivato e che finalmente vedrai, invece scopri che no, ancora no. C’è un’altra curva, c’è un altro dosso da salire. E poi, un punto di vista migliore, e poi un altro. E continui.

Vado avanti, scendo, risalgo. Silenzio e solitudine. Gli alberi che guardo da sopra sono già rossi di un autunno che aspetta la neve, le foglie il vento che le porterà via.

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La montagna con le nuvole che le corrono attorno, cercando di risalirla e di coprirla, attende la neve. Il ghiaccio.

Io salgo e cadono delle gocce. Anche se a sprazzi arriva qualche raggio di sole a illuminare la parete che si staglia ponderosa, davanti a me.

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Sono poche e rade, continuo. Lascio il sentiero e salgo per canalini, terrazze erbose. Sempre a cercare quel punto di vista diverso, quel particolare che prima non c’era. Mi fanno compagnia solo i gracchi, lontani. E sopra, forse, un’aquila. La pioggia aumenta, metto la giacca e continuo. Il vento aumenta e pulisce la montagna.

1500 metri di parete davanti a me, che guardo nei particolari, immagino i sentieri percorsi, e laddove invece non sono mai andato penso con desiderio che mi piacerebbe andare. Riconosco i piccoli segni, quasi invisibili ad occhio nudo, che indicano punti noti. I tratti così insignificanti in questo sguardo che pure mi ricordo di averci passato ore e ore per attraversarli, in salita, in discesa, in traverso.

est corno grande I0 ott 09

La pioggia aumenta e io continuo. Sono su un terreno tranquillo. D’estate è un posto in cui portarci i bambini, una passeggiata insomma. Ma ora mi prendo dei riferimenti con la bussola. La conosco questa montagna.

E all’improvviso il vento aumenta di intensità, le nuvole nere si gonfiano su se stesse e come una marea che monta ingoiano ogni cosa davanti a me, superano le crestine che le tenevano a bada, le discendono e risalgono ancora, come mani si aggrappano al crinale, lo superano e sono oltre, e io ci sono dentro. Non vedo ad un metro e piove forte.

Me lo aspettavo e cambio direzione, salgo, arrivo in cresta e qui mi attende un vento che pare spostarmi, pioggia e grandine orizzontali, violente. Devo restare in cresta però, la cresta mi porta al sentiero più facilmente. Non è aria da fulmini. E’ solo vento e freddo. La grandine pizzica sulla pelle del viso, quando mi volto a cercare segni. Il vento vuole spostarmi. Il vento, la nebbia. la cresta… una cosa che scrissi qualche anno fa, ma non era così. Non c’era memoria in quelle sensazioni. E’ diverso.

Ho i guanti ma non li metto. Voglio sentire le mani intirizzite. Voglio non sentirle più. Gonfie e insensibili. Che mi ricordino l’inverno che sta arrivando. Amo il vento che mi soffia addosso, ma abbandono la cresta, arrivo al sentiero e il vento non lo sento più, lo lascio a soffiare in alto, anche lui come me, a fare, inutilmente, senza lasciar traccia altra oltre il rumore del momento.

Non ho messo i sovrapantaloni impermeabili. Voglio sentire la pioggia addosso. Portami via. Penso vedendo un rigagnolo formarsi e scendere scavando la terra smossa. Entrami dentro, vento. Scavami. Svuotami. Pioggia. Odore di terra.

Cammino, un passo dietro l’altro, arrivo alla macchina. Per la prima volta guardo l’ora: sono le 10,30

Avrei potuto stare ancora a letto a dormire. Chi avrebbe notato la differenza, se non io, nel mio libro che leggo solo io?

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3 thoughts on “un libro che leggo da solo

  1. chi avrebbe notato la differenza, già… hai fatto delle scelte precise, roberto, a tempo debito e con tutto quello che ne è derivato. penso che la solitudine sia qualcosa di duro e periglioso da guadagnare, come una cresta che non conosci. in un rapporto, l’allontanamento, la scelta radicale, è forse qualcosa di più fattibile per un uomo, legato solo in parte ai figli, al senso di responsabilità che viene dal farli diventare grandi. a volte immagino che il tirarsi fuori dalle passioni sia la cosa più giusta da fare, ma ci vuole coraggio – lo stesso che tu utilizzi nella scelta di scalare comunque.allora mi dedico le prime ore della giornata, quando la mia colazione solitaria sembra un lusso.:-D

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