un sogno


Non sono umani. Ho imparato a riconoscerli. Sono alti, si assomigliano tutti fra loro. Hanno dei volti anonimi, ovali, capelli corti chiari un po’ stempiati. Quando arrivano in un posto si guardano attorno e scelgono chi prendere.

Stavo scendendo le scale della metropolitana e c’era la gente che andava e veniva. Ho visto uno di loro avvicinarsi ad un ragazzo. Gli ha parlato per quache istante. Gli ha fatto delle domande. Quello rispondeva. Immagino che gli abbia chiesto cose banali, sui treni o sul tempo. Poi gli ha parlato in un certo modo, la sua voce ha preso quel tono, quella frequenza, mentre lo guardava negli occhi e lo ha preso. Poi se ne è andato. Per prendere un altro.

Sono molti. Ogni giorno ne vedo qualcuno di più in giro.

E sempre di più vedo persone che hanno preso. Sono assenti, gli sguardi fissi, se gli parli non ti capiscono.

 

Volevano prendere anche me qualche giorno fa. Ero in un supermercato. Ancora non mi ero accorto di nulla. Ho visto questo avvicinarmisi sorridente, mi sembrava di conoscerlo. Mi guardava fisso negli occhi mentre parlava, i suoi occhi sembravano pulsare di una luce blu. Poi la sua voce era come un ronzio che sentivo nel collo, sotto la nuca e lui era entrato nella mia testa con i suoi pensieri.

E i suoi pensieri non potevano essere pensati dal mio cervello. Erano troppo per me. Erano un noi che non riesco nemmeno a concepire. Mi risucchiavano in un luogo in cui la mia identità non esisteva più. Ho avuto la netta disperata sensazione di essere preso in un vortice da cui non potevo tornare.

Poi quel suono nella mia testa era come un’onda che risaliva la corrente del vortice. Io potevo seguirla se avessi vibrato con essa. La suoneria del mio cellulare. Mi tirava fuori. Ero fuori. Ero io. I suoi occhi pulsavano senza più darsi la pena di nascondersi. Rimasi a guardarlo fissamente. Se ne andò, era convinto di avermi preso.

 

Non lo sanno ancora che le note di quella musica annullano la frequenza con la quale entrano nella nostra mente.

Ho provato a mandare mms ai miei amici che capivo erano già stati presi. Ascoltano il pezzo e funziona. Si risvegliano ma non ricordano nulla. E allora devo spiegargli, però mi guardano diffidenti. All’inizio non mi credono. E’ snervante, faticoso. Devo portarli in giro, fargli vedere come operano, mentre prendono qualcuno. Poi mi credono, ma è difficile. Per ognuno che ne risveglio loro chissà quanti ne prendono.

 

Ogni giorno che passa aumenta la gente che riconosco che è presa. In metropolitana ho azionato la suoneria, e vicino a me si sono risvegliati in parecchi. Ma era presente uno di loro. Ha capito che era accaduto qualcosa, ha iniziato a cercarmi. Mi sono confuso fra la gente, lo sguardo fisso. Ma sentivo il suo sguardo che voleva incrociare i miei occhi. Li tenevo bassi. Mi è passato vicino ma si è diretto verso una ragazza. L’ha presa in un istante, quella ha avuto come un mancamento.

 

Sono forti e non si nascondono più. Non so cosa vogliono, che intendono fare con noi. Vogliono controllarci questo è certo, ma perchè? Vogliono ridurci a esseri ciechi, senza pensieri propri, oscuri terminali.

Devo fare qualcosa, organizzare una resistenza, smascherarli. Penso di mandare per radio le note che risvegliano. Ma se capiscono e cambiano qualcosa nel loro modo di agire non ho più la minima speranza di poter resistere. La scoperta di questo “antidoto” è stata assolutamente casuale.

Devo essere cauto.

Ma ormai hanno preso quasi tutti. Li vedo girare fra la gente come pastori.

Si, ecco quello che sono: pastori. Si guardano attorno, controllano, si avvicinano a qualcuno e lo prendono.

Inizio a capire. Hanno un progetto e vogliono che lavoriamo per loro.

Ieri ho risvegliato un tipo mentre eravamo alla fermata dell’autobus. Eravamo soli e ho pensato che non avrei rischiato. Ho azionato la suoneria. Lui si è risvegliato terrorizzato. Ricordava qualcosa, ma vagamente. Aveva paura.. Bisogna scavare, diceva. Bisogna scavare sotto, sotto, sotto. Andare giù. “Loro”,  li chiamava. Dove sono "loro"? Se ne è andato correndo.

Ci sono scale che scendono sotto terra. Ascensori.

Siamo diventati una civiltà di formiche controllata da “loro”. Viviamo per lavorare per “loro” che mettono nel nostro cervello i pensieri che vogliono.

Che posso fare?

Nulla. Quando li vedo tengo gli occhi fissi a terra. Mi muovo secondo i flussi di tutti gli altri. Cerco di non farmi notare. Ogni tanto risveglio qualcuno. Poi magari lo riprendono. Ma non sembrano preoccuparsene più di tanto.

Sono libero ma è come se mi avessero preso. Perchè sono costretto ad essere come tutti gli altri che sono stati presi per non farmi riconoscere.

Sono un prigioniero volontario. Fino al giorno in cui la mia suoneria non funzionerà più e mi prenderanno veramente. E forse sarà meglio. Forse è meglio non sapere, da schiavi, che esiste la libertà.

:::::::

è un sogno che ho fatto stanotte. scusate se non è particolarmente originale. non voleva essere una metafora né didascalico. è veramente un sogno da cui mi sono svegliato angosciato. senza nemmeno un numerino da giocarmi al lotto, peraltro.

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7 thoughts on “un sogno

  1. Per un attimo ho pensato che avessi scritto un brano del romanzo di Orwell – 1984 – …poi l’incanto si è spezzato per via della "suoneria"…ma che diavolo di suono c’ha la tua??Complimenti però, io non ce l’avrei fatta a restare addormentata fino alla fine…!!Spero la giornata sia meglio della notte :-))

  2. uhm in fondo è una variazione sul tema di "l’invasione degli ultracorpi" in uno scenario che assomiglia a "matrix" …facile pure vederci risvolti sociologici…ma è uno strano sogno… ovviamente è difficile descrivere le atmosfere di un sogno, le sensazioni che provi, il "sapere" delle cose che non sai dire perché le sai… tradotto in parole diventa una storia così… un racconto di SF come tanti…ma è strano perchè io non sogno mai in questo modo così sceneggiato :-Dper non parlare poi di ricordarsi tutto in questo modo.

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