avatar


Sono andato a vedere avatar. Interessava a mia figlia e anche a me. Senonché non avevo idea della ressa alle casse per vederlo prima possibile. Anzi, meglio, per vederlo entro domenica sera, in modo da poter dire, il lunedi, a scuola o in ufficio: io l’ho visto, con una certa aria di superiorità nei confronti di chi invece, così out, ancora no.
In una multisala me la sono cavata andando in un orario atipico per un film: le 13.50 e deviando su una meno appetibile versione non 3d. 

La prima idea che mi sono fatto è che ci fosse poco da dire.
– storia banale
– personaggi stereotipati
sostanzialmente
un “cartone animato”  (non so come definire, se non con questo nome antico, i lungometraggi computer-graphic based) disney-pixar, impressione rafforzata dal fatto che, non
vorrei sbagliarmi, nel doppiaggio italiano la voce del protagonista (il marine) mi sembra tanto quella del Re Leone e altri personaggi di cui ho fatto in questi anni conoscenza, obtorto collo, spinto da mia figlia.

Nota positiva: il mondo disegnato al computer è bellissimo.

Poi ho riflettuto sul fatto che quando un film diventa un’operazione culturale che tocca miliardi di persone in tutto il mondo, nulla può essere lasciato al caso. Ogni particolare, anche minimo, ha una valenza culturale importante.

Peraltro, la storia degli ultimi decenni ci ha insegnato che Hollywood è in grado sia di recepire i segni dei tempi, sia di anticiparli, sia di influenzarli. E’, che ci piaccia o meno, il respiro di parte dell’umanità. Quella parte occidentale, pari a 1/5 della popolazione mondiale che però consuma i 4/5 delle risorse mondiali. Fino a poco tempo fa almeno era così. Ora con la crisi e la crescita esponenziale di cina e india, non saprei.

Mi sono andato a leggere qualche recensione in rete, ad esempio questa:

Cameron riprende i temi di The Abyss del 1989 (una mastodontica onda
anomala di origine aliena minaccia di abbattersi sulla terraferma per
distruggere una civiltà folle, responsabile di massacri e stragi
militari, cataclismi innaturali, inquinamento irreversibile e
distruzione dell’ecosistema) portando alla luce le più profonde basi
della sua intera produzione cinematografica: l’uomo eccelle nel suo
istinto distruttivo ed autodistruttivo, l’abisso di valori e relazioni
nel quale stiamo sprofondando è esclusivamente frutto dell’azione della
razza umana, disabituata al rispetto e alla fratellanza, educata
all’odio, alla sopraffazione ed al materialismo più sfrenato che venera
il simbolo dell’essere in quanto possidente.


Un vigoroso monito
morale era già stato lanciato da James Cameron nel 1984 con il primo
Terminator (lo spettro del giorno del giudizio simboleggiato dalla
distruzione nucleare, diretta conseguenza dell’illogicità umana
costantemente orientata al breve termine e al profitto, assume le
sembianze del Terminator, partorito dall’uomo a sua immagine e
somiglianza per distruggere e terminare la vita sul nostro pianeta):
Avatar amplia le fila del discorso presentandoci una splendida storia
d’amore, fratellanza e rispetto per se stessi, per i propri simili e
per l’habitat che vive, dona e ospita la vita.


Oltre le
inabissate verità di The Abyss, oltre il vigore protettivo del secondo
Terminator, macchina che impara la forza dei sentimenti, del rispetto e
del sacrificio, oltre l’amore più grande tra Jack e Rose che travalica
l’importanza della vita stessa, Avatar brilla nella sua unicità e
profondità dal ritmo narrativo travolgente: mentre Jake e Neytiri si
conoscono e si innamorano, noi ci innamoriamo di Pandora e della penna
di James Cameron che grida ad un mondo diverso, migliore in quanto
popolato da esseri migliori, educati nel rispetto della vita, della
storia e delle tradizioni.


Avatar non cambia la storia del
grande schermo per i suoi aspetti tecnici rivoluzionari, non scuote
perchè è il primo film interamente girato in 3D stereoscopico ad una
risoluzione 2K a 24 frame al secondo, Avatar segna profondamente la
storia del cinema perchè è un film epico con un proprio cuore pulsante
che ci conquista con una complessa storia d’amore che va oltre i
confini della materia: Avatar è meraviglia, purezza, emozione
indimenticabile. (
http://www.cinemovie.info/Avatar_scheda.htm )

Tutto ciò indubbiamente c’è, nel film.
Però è impossibile, anche,
non vedere un semplicissimo meccanismo semplificativo che rende il film
una favola lontana, quando invece la sopraffazione di una civiltà più
potente su altre è cosa di tutti i giorni sul nostro martoriato
pianeta.

Il punto è si viene portati a parteggiare per la
civiltà aliena, che appare chiaramente migliore della nostra, in base a
valori quali il vivere in armonia con ciò che ci circonda. E i cattivi
che non comprendono quanto gli spilungoni blu siano meglio di noi sotto
tutti i punti di vista, sono così stupidi da non avere alcuna
giustificazione.

Il problema è che il messaggio che passa, in
questo modo, è che il rispetto per il diverso è ammissibile laddove il
diverso si dimostra essere migliore di noi, in una scala di valori che
comunque è fottutamente e pervicacemente nostra.
Resta
esclusa, per convenzione, la possibilità di rispetto per il diverso non
compreso, ovvero i cui valori non siano sovrapponibili ai nostri, sia
pure alternativi a quelli del dominio del profitto.

E così è
difficile identificare nei marines che per conto di società private
stanno lì a derubare un pianeta che contiene un certo minerale di
enorme valore la metafora dei marines che sono in afghanistan o in irak
per prendersi il petrolio.
Perchè quelli, afghani o irakeni, sono terroristi e portatori di una civiltà retrogada, da cui nulla possiamo imparare.

E’
difficile pensare che la semplice resistenza con archi e frecce del
popolo di pandora alla sopraffazione viene disegnata come atti di
terrorismo ingiustificabile ogni giorno sui media.

Insomma… si parla di una favola… ma il film si guarda bene dallo spingere a fondo l’acceleratore sul piano della metafora.
La
gente esce di là convinta che gli esseri umani, genericamente, siano
cattivi, (difficile da negare, anche se pieni di ottimismo) ma che esistano anche i buoni. E i buoni alla fine vincano.
Che i militari siano cattivi, ma siano anche così stupidi che in fondo i loro giochi sono trasparenti e sia facile sconfiggerli.

Per
cui il messaggio è a dir poco edulcorato e Avatar è un’astuta operazione commerciale, che sfrutta il senso di inquietudine che
attanaglia l’occidente in questi tempi di crisi ponendo ben attenzione a non far riflettere su nulla, dandosi una verniciatina di ambientalismo e tolleranza falsi quanto irrealistici.

Eh sì.
Forse qualcosa abbiamo sbagliato. Un tantinello.
E a hollywood piace soffiare sul fuoco dell’inquietudine, tirandoci su soldi.
E niente altro.

I ribelli sono belli e romantici nelle favole. Nella realtà si chiamano terroristi e sono brutti, stupidi, cattivi, immorali e le favole con la realtà non c’entrano niente. Non te lo ha spiegato nessuno?

 

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12 thoughts on “avatar

  1. Ho visto il trailer di Avatar due settimane fa, al cinema. E, chissà perchè…, avevo già deciso di NON VEDERLO. Forse perchè memore dall’essermi lasciata ‘intortare’ per andare a vedere ‘I am the legend’ – che alla fine dà le stesse sensazioni, se non peggiori di quelle di Avatar?Forse perchè non sono una patita di effetti speciali e tecnicismi vari?Forse perchè non credo nei film americani?boh… so che le favole mi piace leggerle sui vecchi libri, oppure nella vita reale. Non aspetto un santone con la bandiera a stelle e strisce che mi faccia il sermone! :-)ps. nulla da eccepire sulla questione commerciale, ma si sa, gli americani sono i campioni del marketing!

  2. Io lo vedrò (tra un pò, con calma, a casa mia… gratis) per curiosità, senza aspettarmi nulla.Non mi piacciono le multisala, sono caotiche, affollate, danno pop-corn vecchi e bibite annacquate costosissime, preferisco il vecchio cinema. Ultimamente ho portato mio figlio a vedere, sul grande schermo, i film di Miyazaki che lo hanno molto colpito: per l’animazione classica, per le storie prive della distinzione netta tra buoni e cattivi, perchè la morale è velata, di libera interpretazione e non taglata a fettine come nei Disney.Avatar è stato presentato come il colossal con l’uso della più avanzata tecnologia 3D e computer grafica… ok, ma mi chiedo se tutti gli altri "ingredienti" che rendono speciale un film (storia, colonna sonora, fotografia) siano altrettanto evidenti; altrimenti si rischia che lo spettatore esigente resti deluso (come per G.I. Joe o Spiderman 3).Ma hollywood incassa e va bene così, quello che non smette di amareggiarmi invece è il cinema italiano che da "esempio nel mondo della settima arte" è diventato zimbello di sè stesso.Scusa se sono stata pesante, ciao.

  3. Mi avete demolito in quattro e quattrotto l’entusiasmo per il film kolossal dell’anno, che ancora non ho visto ma che mi toccherà, visto l’età dei due ragazzini con cui convivo :-))Multisala bandite anche da noi perchè: piccole, affollate, con mezzora di pubblicità (controllato orologio alla mano) compresa nel prezzo e quindi PAGATA profumatamente. Meglio aspettare i film al vecchio cinema dell’oratorio con la pellicola da "accomodare" alla dimensione dello schermo e i ragazzini che rumoreggiano e commentano ad alta voce le azioni della battaglia.Certo che dopo aver letto la tua analisi, mi accorgo che mai avrei potuto interpretare con gli stessi risvolti psicologici-social-politici la storia degli allieni depredati dagli astuti marines, visto che la mia attenzione è di solito catturata dall’insieme della storia, dell’animazione, dalla musica e dai dialoghi. Insomma dal film vero e proprio, perchè anche se quasi sempre mi immedesimo, poi quando esco mi vien sempre da dire: "…in fondo è un film".In futuro mi sentirò condizionata assistendo ad una proiezione. Già sorrido pensando alla "Principessa e il Ranocchio"…secondo te…il principe nero…che messaggio subliminale nasconde??Se mi posso permettere non sono molto daccordo con °KOI ° quando dice che il cinema italiano è diventato lo zimbello nel mondo, io continuo a vedere ottimi film che mantengono alta la nostra fama: Tornatore, brizzi, veronesi…

  4. Non so "la principessa e il ranocchio" , non l’ho visto. So però che i film risentono sempre del comune sentire del tempo. L’invasione degli ultracorpi negli anni 50 ad esempio, in piena era maccartista, era un’evidente allegoria dei pericoli dell’infiltrazione comunista nella società americana. Rambo, segnava la fine del senso di colpa per il vietnam. Ma è un discorso lungo. Koi, non ti scusare mai, qui, di "essere pesante". :-)Penso che esprimere idee e concetti complessi richiede un certo numero di parole. Non si vede perchè non usarli, dato che sono gratis. Ciao e grazie di aver scritto.

  5. scusami signoraingiallo ma avatar non puoi proprio vederlo all’oratorio, no, per piacere!:-((non ha nessun senso perdersi la visione in 3D!sono d’accordo in parte con te, roberto. certo il film pecca di candore, secondo me, tutto è troppo scontato. però non così furbetto, come lo fai tu. anche perchè cameron ha dato prova di vedere le cose del mondo ad una certa maniera con alien e con i primi due terminator. ma vale la pena senz’altro vederlo – la trama ricordava balla coi lupi, non trovi?

  6. si, fra i tanti anche a me ha ricordato balla coi lupi. solo che lì finisce male. d’altro canto, non era una favola, balla coi lupi, ed era difficile falsificare la storia.non è furbetto, dici?pensi che in un momento come questo per gli USA gli avrebbero permesso di investire centinaia di milioni di dollari in qualcosa che non fosse ottimista e a lieto fine? lui voleva fare questo film. nel senso di "fare" costruire inventare legare limare stupire, la storia era elemento di secondo piano. la storia è roba che lo riguarda poco, suppongo. cameron è un ottimo artigiano. un artigiano che deve peraltro gestire budget enormi e rispondere alle esigenze degli investitori.e come dice il capoprogetto nel film: "c’è una cosa che spaventa gli investitori più di una cattiva pubblicità: un trend negativo degli utili"…

  7. Ciao, sono Alberto, studio scienze dei beni culturali indirizzo cinema e stò preparando la tesi.Per quanto riguarda il cinema italiano concordo con chi sostiene che quello di oggi è lo zimbello di sè stesso; sicuramente qualche film interessante è stato prodotto ma nulla di paragonabile al grande cinema degli anno d’oro quando l’Italia faceva scuola in tutto il mondo (es: 8 1/2 di Fellini, Il Ferroviere di Germi, Ladri di biciclette di De Sica, anche alcuni film interpretati da Ugo Tognazzi).Purtroppo il decadimento del cinema italiano non è frutto esclusivo delle nuove generazioni di registi, furono infatti alcuni rappresentanti della vecchia guardia a dare il via a produzioni di minore qualità per incassare meglio.Oggi in Italia è venuta meno quella fantasia/poesia che ha caraterizzato i lavori passati, non a caso oggi funziona il genere comico-trash dei Vanzina e Co. o il falso realismo legato al mondo della mafia e criminalità.A Signora in giallo – Tornatore è un regista un pò surrealista e buone cose le ha fatte ma su Veronesi non sono daccordo… vedi Il mio west.Saluti

  8. Ciao Alberto, grazie del tuo intervento.Io penso che ogni tipo di produzione artistica sia frutto della cultura che la produce. Nel caso del cinema, in cui occorrono tanti soldi, la cultura non può essere che quella dominante, quella che ha in mano il mercato. Obiettivamente viene da chiedersi allora un paese come l’italia, oggi, a quali valori possa attingere per creare qualcosa che non sia cialtronesco intrattenimento similTV o alleggerimento alla "cesaroni" nel migliore dei casi. Quando mai, nella storia, una società in decadenza e sfacelo ha prodotto opere d’arte? Sono altri, i periodi storici in cui si sente la necessità di dire a gran voce qualcosa, e l’Artista interpreta questa necessità condensando nella sua opera lo spirito del tempo.E’ un discorso lungo, ovviamente, in cui a generalizzare si rischia di banalizzare. Ma sono d’accordo sul fatto che il cinema italiano sostanzialmente non esiste. La cultura dominante in italia oggi non ha nulla da dire, ognuno è troppo occupato ad arraffare quello che può, per pensare ad altro.

  9. E ora che faccio? Lo vado a vedere, non lo vado vedere! A sentire due miei amici… ne sono rimasti addirittura "incantati"…mah…. di sicuro non passo due ore e mezzo con gli occhialini in 3D….ma tu dai una spiegazione che va oltre il film stesso…bravo, come sempre… 😉

  10. L’ho visto, in 3D (e fastidio agli occhi a seguire). Immagini bellissime, ma la trama è a dir poco irritante. Ho visto film d’animazione con trame e personaggi molto più sfumati e complessi. Ma alla fine sentivo commenti tipo: meraviglioso, lo voglio subito rivedere, capolavoro. A me è venuto solo da dire, stizzita: è una c***** pazzesca. Con tutti questi soldi e in un film così lungo qualche riga in più di dialogo per rendere un po’ più "tridimensionali" i caratteri e le scelte dei personaggi potevano anche trovare il modo di aggiungerla. Per non parlare della colonna sonora noiosa e già sentita mille volte (Titanic, ma non solo). Non credo affatto che questo film resterà nella storia come certi dicono, ma è prevedibile che inauguri un nuovo tipo di film d’azione: perché accontentarsi di esplosioni e scene di lotta in 2D quando puoi vedere scintille e frammenti che ti arrivano addosso, mostri sbavanti che escono dallo schermo e così via? Ma essendo un genere che mi interessa poco, predomina il senso di fastidio per questo scatolone luccicante così vuoto al suo interno. La prima scena di volo e gli esserini fluttuanti e filamentosi me li ricorderò a lungo però. Davvero belli.

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