Poveri studenti


A me fa ridere (amaro) questa situazione.
Mi riferisco agli studenti e agli scontri dell’altro giorno.

Abbiamo in italia una situazione politica bloccata da ormai molto, troppo tempo.
Abbiamo un paese che alla pressione fiscale che è la terza in europa, inferiore solo a svezia e danimarca mi pare, che hanno però dei servizi sociali e degli stipendi che noi nemmeno riusciamo a sognarci, mentre i nostri sono a livello di terzo mondo.
Abbiamo un tasso di disoccupazione molto elevato, che arriva al 20% fra i giovani. Ovvero 1 su 5 è disoccupato.
Abbiamo le aziende che chiudono. Sia grandi che piccole.
Abbiamo quotidiani esempi di malcostume amministrativo, privilegi, malversazioni, ruberie, parentopoli.
Abbiamo stipendi che per una persona sola che lavora da decenni – non un apprendista – è impossibile pagarsi l’affitto di una casa e sopravvivere contemporaneamente.
Abbiamo pensionati per cui la sopravvivenza alla fine del mese è garantita solo grazie alla carità.
Abbiamo un servizio sanitario che peggiora continuamente.
Abbiamo una scuola, a tutti i livelli dagli asili all’università, che è ormai solo un enorme area di parcheggio per futuri disoccupati (nella stragrande maggioranza).

Abbiamo una classe politica cialtrona, disonesta, al servizio di interessi personali, potentati economici o criminali.
Abbiamo i mezzi di informazione asserviti a questo o a quella parte in causa.

Abbiamo continuamente di fronte, a livello globale (le banche Usa dopo aver provocato il disastro che hanno provocato sono due anni che si spartiscono utili stratosferici esentasse, nel mentre i loro deficit di bilancio furono appianati dai cittadini, così come si sta imponendo a Greci e Irlandesi, e s’imporrà a Spagnoli Portoghesi e ovviamente Italiani) delle ingiustizie sociali mostruose. E le abbiamo anche a livello locale, col teatrino della società dello spettacolo e dei pochi ricchi sempre più ricchi che vivono ad anni luce di distanza rispetto alla stragrande maggioranza della popolazione.

Abbiamo un senso di frustrazione che ci divora. Non abbiamo più nessuno di cui fidarci pensando che tutelerà i nostri interessi. Ovunque ti giri vedi gatti e volpi pronti a raschiarti via anche quel poco che ti è rimasto.

Ebbene, se in tutta questa situazione qualcuno prova a fare l’unica cosa che si può umanamente provare a fare: parlare con altri come lui, farsi vedere, contarsi, cercare di far sentire la propria voce… certo… può farlo. Puoi fare apparentemente tutto:

puoi scioperare (ma contro chi? per chiedere cosa? e poi… scioperare perché l’azienda sta chiudendo? lo sciopero ha un senso quando bloccando la produzione arrechi un danno, ma se la produzione è addirittura eccedente perché l’azienda non è competitiva ed è per questo che vuole chiudere, decentrarsi, delocalizzarsi… contro chi cazzo scioperi?

manifestare? certo. nei percorsi prestabiliti. più o meno invisibile se non a chi ti incrocia per strada e si fa mezzora di macchina in più. tanto… siamo abituati a questa vita di merda nelle grandi città in cui per spostarti casa/lavoro passano via 2-3 ore al giorno. Che vuoi che sia… a chi vuoi che importi?

puoi occupare, certo. puoi fare pure quello. e chi se ne frega.
a chi frega oggi se gli studenti occupano una scuola? possono occuparla anche pure per tutto l’anno… tanto… per quello che hanno davanti… la disoccupazione… che differenza fa se stanno un anno di più dentro scuola piuttosto che diplomati disoccupati?

puoi salire sulle gru… quando scendi… tanto prima o poi dovrai scendere, no? ti dicono bravo e ora che hai risolto?
se sei un extracomunitario però ti cacciano via.

puoi dire che ti ammazzi, come quell’infermiera napoletana madre di una bambina che da mesi non riceveva lo stipendio dalla’ASL, come tutti i suoi colleghi, e disse che si sarebbe tolta 150 cc di sangue al giorno fino a che non l’avessero pagata:
è morta. Ha importato a qualcuno?

Allora… se qualcuno si incazza e ad un certo punto non gliela fa più e urla, mandano la polizia, i carabinieri, la guarda di finanza e questi fanno il loro mestiere, come sempre e tutto si risolve con uno scontro fra loro e chi si incazza.
E sono botte, arresti e ci scappa pure il morto ogni tanto.

Anzi, è una buona ricetta (vedi Cossiga 2008)

E allora, nonostante tutto questo, è facile dire che la colpa è dei violenti.
Ma quale violenza?

Siete sicuri di aver visto tutto quello che è accaduto?
Qualcuno ha cercato di arrivare a manifestare sotto al senato, sotto la camera. Per urlare a quei maledetti papponi figli di troia che la misura è colma, che siamo esasperati, stanchi, amareggiati, incarogniti.
Non ce li hanno fatti andare.
Dovevano girare tutti buoni buoni nel percorso stabilito, poi se erano centomila, duecentomila, o mille… importa una sega a nessuno.
Hanno cercato di arrivarci e non ce li hanno fatti arrivare.
Se vuoi lo scontro fisico ci vuole poco a trovarlo.

Parlano di strutture organizzate.
Si, hanno trovato le armi in dei furgoni che erano lì per lavorare: pale, picconi, tondini di ferro. Con questi hanno estratto i sanpietrini per tirarli.
Hanno tirato petardi – petardi! e fumogeni. Hanno usato le bombolette di carnevale per la schiuma.

Che elementi pericolosi. I black bloc.
Ma andate affanculo.

Questi blac bloc hanno rotto le vetrine di una banca.

Di una BANCA!
E’ peggio, in quest’era, che sputare sull’immagine del Re nel medioevo.

A roma ci sono migliaia di negozi, nei percorsi fatti dai cortei.
Pensate davvero che i manifestanti abbiano rotto le vetrine dei negozi?
Si forse qualcuno, magari durante gli scontri i sanpietrini sono finiti su un vetro. Magari ci sono finiti i lacrimogeni.

Pensate davvero che hanno incendiato le macchine?
No. Hanno incendiato, non si sa come hanno fatto, un blindato dela finanza e da quello le fiamme si sono propagate a delle macchine: si vede dalle foto.

Lì in mezzo c’erano ragazzini di 16-17 anni.
Pensate davvero che questi siano strutture organizzate?
E anche se ci sono degli universitari di 20-24 anni… pensate davvero che di questi tempi ci sia gente organizzata per scontrarsi con la polizia?

Ma vi rendete conto dello strapotere logistico, militare, in termini di mezzi, uomini, armamenti, capacità di comando e controllo, che hanno le forze di polizia di uno stato come l’italia rispetto a qualche migliaio/centinaio di studenti incazzati?

Vorrei dire che hanno fatto bene a protestare, a protestare anche con violenza.
Vorrei dirlo ma so che è una strada che non porta da nessuna parte. E’ una strada su cui avranno buon gioco, con la potenza dei media e con la mistificazione, a isolarti e farti passare dalla ragione (storica e sociale) al torto (apparente e falso).

Se mia figlia fosse in piazza capirei le sue ragioni e la stimerei per questo. Anche se come padre le direi che è una strada senza sbocchi, perché nell’odio e con la violenza che ne viene fuori chi si fa male non è mai, MAI, quelli che sono realmente responsabili, ma sempre i poveracci che da una parte e dall’altra vengono posti gli uni contro gli altri, a difesa degli interessi di pochi, a difesa di un sistema che è sempre più ingiusto e condannato al disastro.

Purtroppo non vedo altre strade da percorrere se non la diffusione di una reale e profonda coscienza civile, individuale.
Qualcosa che ci induca come persone, prima di tutto come persone, ad essere diversi, a mostrarsi diversi, rifiutando valori e logiche di questo sistema che altro non è che una macchina per mantenere il potere di pochi.

Ma se non si diventa maggioritari, in questa rivoluzione silenziosa, se non ci si sottrae in massa dalla logica di consumo, di merce e di emozioni, oggi dominante, si avrà sempre e comunque motivo per essere frustrati e sentirsi perdenti.

Il male non può generare la sua soluzione. I problemi non possono essere risolti dalla stessa logica che li ha determinati. La rivoluzione impossibile è prima di tutto cosa individuale, che diventa collettiva come somma di comportamenti individuali.

Altre soluzioni non ne esistono. Anche se questa appare tanto difficile da praticarsi da risultare utopica.

Ragionevolmente, guardando la cosa su scala planetaria, è difficile essere ottimisti.

Appare improbabile qualsiasi ipotesi se non, a seguito del progressivo depauperamento delle risorse, il drastico abbassamento delle condizioni di vita laddove esse erano floride e su vasta scala guerre sempre più estese per il controllo delle risorse residue.
Il che comporta la costituzione di elite di potere tendenzialmente sempre più militarizzate impermeabili alle pressioni sociali.

Il resto, su scala locale, discende da ciò. Con il respiro lungo della storia.

………

………

Per finire, cito da carmillaonline

Due mondi si sono telescopati oggi, a Roma. I media hanno immediatamente conferito il titolo di “guerriglia criminale” agli uomini e alle donne che attaccavano i blindati e davano fuoco alla dorata città dei regali di Natale.
Nel palazzo, si celebrava una cerimonia classica: c’erano un po’ di Cesari, c’erano un po’ di Bruti, c’erano scherani di una parte e dell’altra che si agitavano per qualche pugno di dollari.
Io, che pure sono ormai lontana dal credere che scatenarsi in piazza possa cambiare le cose, mi sono ritrovata a sorridere, a fare il tifo per i giovanotti e le giovanotte in passamontagna.
Non servirà a niente, ma ogni tanto è edificante vedere che l’ordine è messo sottosopra, ascoltare altro che il gingle mielosissimo che ci viene ammannito con fervore quotidiano. Le buone intenzioni di ogni oratore, i pii propositi avanzati ovunque, lo sdegno contro ogni brutalità. Tra una petizione per la condannata alla lapidazione e l’accendersi di candeline contro le guerre, la realtà in immagini sembra costretta dentro a spot pubblicitari per viaggi esotici.
E sono arrivati questi barbari, che dio li benedica, a mettere fuoco alle polveri. A ricordare che siamo impastati di violenza perchè ci nasciamo e ci cresciamo dentro, che lo vogliamo o meno.
Che il mostro è mite solo se lo guardi da una scrivania, protetto da una buona barriera di privilegi.
Che mentre l’etnia dei predatori legali si dilania per ripartirsi diversamente il bottino, un’altra gente s’incazza e va in guerra di resistenza.
Magari per poche ore, magari pagando conseguenze che saranno certo amare, ma l’attacco, d’inverno, al palazzo è stata una scena grandiosa.
Guerriglia criminale… chissa se il vispo giornalista ci farà anche l’esempio di una guerriglia perfettamente lecita, magari ne ha viste.
Non facciamo scempio di questo gesto bello compiuto proprio mentre se ne svolgeva un altro immondo, con schiamazzanti carognette in giacca e cravatta che si rubavano il portamonete a vicenda.
Non ci mettiamo a recriminare o a trovare ragioni sociologiche da una parte e dall’altra.
Per una volta, ammiriamo l’estetica.

di Paola De Luca

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One thought on “Poveri studenti

  1. Concordo in tutto e per tutto. Soprattutto concordo con il tono con cui lo hai scritto.
    Siamo davvero incazzati, noi che lavoriamo e ci facciamo il culo, di dover mantenere col nostro lavoro una lunga sequela di privilegiati, mascalzoni, ladri ed evasori delle tasse.
    Basta, la misura è colma.

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