“non considero niente di più feroce della banalissima televisione”


… è proprio il medium di massa in sé…
nel momento in cuiqualcuno che ascolta dal video,
ha… ha verso di noi un rapporto… da inferiore a superiore…
che è un rapporto profondamente antidemocratico…

Non si parlerà mai abbastanza male della televisione.
L’unica televisione buona è quella spenta.

O, se proprio ci tieni, accesa con la stessa frequenza con cui vai al cinema, o fai altre cose per passare il tempo.
Una, due volte alla settimana.

Il punto non è che tu scelga o meno, che tu sia critico, che tu ritenga di esercitare un filtro.
Il punto è che determina assuefazione. A tutto. Senza che tu te ne renda conto.

Assuefazione ai discorsi stupidi. All’indignazione. Alle belle fiche scosciate. Ai politici che rubano. Ai ricchi che giocano. Al dolore. Alla sofferenza. Alla gioia. Al potere. Alla cultura. Allo sport.

Qualunque sia il tuo filtro, tu troverai grandi dosi massiccie di quello che tu stesso permetti di arrivare a te. E ciò provocherà soddisfazione, assuefazione e anestetizzazione.

Non è migliore o peggiore se eserciti o non eserciti un filtro.
Il punto è che ti da quello di cui hai bisogno. Come una qualsiasi droga. E basta a se stessa.

Se tu hai bisogno di calcio ne hai quanto ne vuoi, ma se hai bisogno di telepredicatori idem. Se hai bisogno del porno ce l’hai, e anche se hai bisogno di sognare vedendo ballare. Tutto ciò che vuoi è lì. Apparentemente a portata di mano, nella realtà fittizia, della stessa natura del sogno.

Ti porta via il tempo. Quelle poche ore di ogni giorno che ti resterebbero per parlare, scherzare, leggere, suonare, giocare…

Solo la tua frustrazione è palpabile.
Perché la tua vita ha solo oltre quel vetro ciò che desideri. Non ce l’hai nella concretezza delle cose.
Sei espropriato persino della tua rabbia, impotente, indignata, espressa solo con gli occhi o qualche inutile parola che resterà lì fra te e lo schermo.

Internet non è la stessa cosa.

Ora sono su internet, per esempio: ma sto scrivendo. Ovvero sto riflettendo e costruendo frasi per esprimere il mio pensiero.
Sono collegato da un paio d’ore e ho dato una scorsa a dei giornali online, (differenza con il giornale cartaceo, secondo me non rilevanti), a dei forum (equivalente di passare al bar e scambiare due parole con degli amici) nel frattempo ho avuto delle telefonate, ho sbrigato della corrispondenza.
Ho internet aperta davanti, è vero… e ce l’avrò fino a stasera, ma alla fine della giornata avrò fatto cose completamente diverse, tramite internet.

dal punto di vista mediologico avrò costruito la mia informazione, invece di riceverla passivamente.
è un pò più di un filtro.

I contatti che ho su un blog, su un forum, sono un’interazione reale.
Ovvero, tralasciando il fatto che conosco fisicamente la maggior parte dei miei interlocutori e frequento spesso molti di loro, anche con quelli che sono solo nomi di fantasia,  sono entità che si riferiscono a me personalmente, che interagiscono con me in base a ciò che io dico loro.

Non è una relazione uno a molti come può essere quella fra personaggio noto e pubblico. In cui si ha alla fine la sensazione di conoscere dei perfetti sconosciuti, delle maschere televisive.

La diversità sostanziale è che operando su internet compi delle scelte, sei parte attiva, componi la rete.
Certo sei solo una piccola parte di essa, piccolissima. Ma come nella vita cui siamo sempre stati abituati.

Se vivo in una piccola comunità sono uno dei cento… conosco tutti. Se vivo in una grande città sono uno di un milione, conoscerò sempre un centinaio di persone, più o meno… gli altri saranno dei perfetti estranei. Entità non più reali di molti con cui interagisco nella rete. Con cui però potenzialmente, potrei approfondire.

La televisione no. Sei solo soggetto passivo. Sei solo un terminale.

Io penso che la Televisione, tutta, indistintamente, sia il male assoluto.
Va eliminata completamente dalla nostra vita.
E’ una conditio sine qua non per pensare con la propria testa.

Le nostre giornate sono fatte di lavoro, d’incombenze, di svago e di tempo, chi più chi meno, dedicato agli “altri”, al sociale. Vicino o lontano che sia.

Il tempo che possiamo dedicare all’informazione è limitato.
La quantità fisica d’informazione che possiamo assimilare nell’arco di tempo a disposizione è un tot. Variabile da individuo a individuo ma, comunque, limitato.

Dedicando del tempo alla tv di fatto abdichiamo ad altri, la scelta di cosa ricevere. Nella migliore delle ipotesi, questi altri avranno fatto delle scelte loro. Nella peggiore, saranno argomenti artatamente studiati per manipolare.

E sto parlando di TUTTO. Informazione, svago, gusti, bisogni, argomenti d’interesse.
Non solo.
La quantità di informazione ricevibile è limitata, dicevo.
Ne arriva molta, di diverso tipo, il livello di saturazione è presto raggiunto senza alcun approfondimento reale.
Si resta in superificie, su tutto.

Così le idee che sembrano formarsi nella nostra mente, indotte perlopiù, sono anche vaghe e imprecise. Quando su molti argomenti farsi veramente un’idea propria vorrebbe dire dedicare tempo. Leggere. Sapere. Studiare.
Questo tempo che ci viene sottratto, potrebbe essere dedicato a noi.
A leggere, a parlare, a studiare, a esprimerci. A dipingere, a suonare, a scrivere, a comunicare. A fare.

Potrebbe anche essere dedicato ad informarsi seguendo però il filo dei nostri pensieri. I nostri bisogni e le nostre curiosità.
E, anche, di fatto, depotenziare progressivamente uno strumento di controllo. Il più potente sia mai stato inventato.
Il più funzionale.

Tu ritieni di star scegliendo quello su cui informarti. Guardi le trasmissioni che ti interessano.

Ma qualsiasi argomento scegli, se poi cerchi di approfondirlo per conto tuo, con libri, letture, siti web, analisi, studi, ti rendi conto che ti è stato presentato in TV è vero al 25% e il resto è falso e manipolazione.

Tu pensi che qualcuno ti stia democraticamente presentando ciò che avviene in un dato posto del mondo, o nel tuo paese, le decisioni che si stanno prendendo che cambieranno la tua vita. Non è vero.

Qualcuno ti sta presentando:
a) la sua idea di quello che sta accadendo
b) la sua idea di audience tramite quello che sta accadendo
c) qualcuno NON ti sta presentando altro che invece potrebbe essere PIU’ importante o almeno quanto importante quello che stai vedendo.

Tu prendi il tempo che dedichi alla TV, meno è e meglio stai, e dedicalo ad informarti su internet, a leggere, quando trovi un argomento che vale la pena di approfondire, ad altre attività che possono gratificarti.
Esprimi te stesso, anzichè diventare un contenitore che qualcuno riempie.

Tu non sei padrone di quello che ti mettono nella testa.

L’inerzia non è una giustificazione, è proprio quello su cui contano.
Tu spegnila.
Poi annoiati.
Dopo un pò che ti annoi, qualcosa da fare ti verrà in mente.

:::::

Ancora PAsolini:

Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?

No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i “figli di papà”, i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari – umiliati – cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di “studente”. Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello “televisivo” – che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale – diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre.

(Pierpaolo Pasolini, “Corriere della Sera”, 9 dicembre 1973)

Io, fra le altre cose, nel tempo che non guardo la televisione, dipingo. I miei quadri non saranno altro che macchie di colore sulle pareti della mia casa. Ma sono cose che faccio io.

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5 thoughts on ““non considero niente di più feroce della banalissima televisione”

  1. molto bello questo paesaggio, rob! 🙂
    e no, la televisione non me la toccare !! – sennò, quando stiro che sento? 😀
    firmato: la casalinga disperata che occasionalmente si impossessa di me
    ( sono d’accordo su tutto, compreso pasolini naturalmente )

  2. Che bello quel video di Pasolini.
    Complice un guasto inatteso e un antennista in fuga sono ormai quattro mesi che non accendo la TV, se non per qualche dvd. Non ne avverto affatto la mancanza ovviamente.
    Già la vedevo poco o nulla, ma quello che mi colpisce di più ora è questo squisito silenzio. Che si riempie di pensieri o degli scambi con le persone che ho scelto di accogliere in casa, o di musica, o dei rumori tenui del quotidiano.
    Mi piace il quadro. E’ sereno. Mi fa piacere che sia questo che emerge con la pittura adesso per te.

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