ritocchini a fin di bene


Leggo – anzi, ascolto… visto che si tratta di un video – che statisticamente in un colloquio di lavoro, la prima impressione di chi ci valuta viene influenzata per il 51% dal nostro aspetto pertanto, in questo periodo di crisi, sono sempre di più quelli che si rivolgono al chirurgo plastico per affrontare competitivamente un colloquio di lavoro.

Gli interventi vanno dai 250-300 euro per botox e piccoli inestetismi fino a migliaia di euro.

Nel video dice che nel periodo successivo alla crisi del 29, in america si registrò un aumento dei consumi di ciprie e rossetti.

In pratica, in un generale stato d’insicurezza sociale, aumentando la selezione naturale, si cerca di affinare le proprie armi.

Ognuno ha le proprie, ovviamente. Ci sarà chi s’impegna maggiormente nello studio? Probabilmente si. Ma nella civiltà di veline e tronisti, grandi fratelli e isole dei famosi…

“La bellezza è un potere, va usata”

Lo ha detto Nicole Minetti, che si erge, spero fuori tempo massimo, a maitre à penser di questa italia in cui intorno ai ventanni si va dal chirurgo estetico per prepararsi ad un colloquio di lavoro.

“La bellezza non è una qualità minore, ma un punto di forza.” continua la consigliera regionale lombarda in forza al pdl.

Beh, non è una novità.  Insomma, sappiamo perfettamente che un aspetto fisico gradevole possa aiutare in ogni relazione sociale, quindi anche quelle lavorative. Dopotutto, ci si mette a dieta, ciclicamente. Dopotutto, per un colloquio che si ritiene importante ci si veste dignitosamente. Una volta si metteva il vestito buono.  Si tende a dare una certa idea di se stessi.

L’abito non fa il monaco, certo. Ma vedere come uno mostra se stesso,  può essere abbastanza indicativo di ciò che egli ritiene che lui stesso dovrebbe essere, per dare una buona impressione di sé.

E allora s’intravede lo squallore del modello culturale che trapela da quello che si ritiene essere il vestito buono, con ragazze e ragazzi della generazione del mai-lavoro per cui proporsi al meglio è più o meno vestirsi come per andare in discoteca.

Per un colloquio di lavoro si va dal chirurgo plastico e magari ci si veste da zoccola.

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3 thoughts on “ritocchini a fin di bene

  1. L’ennesimo pretesto per “curare” le insicurezze più che gli inestetismi. Se dovessi valutare qualcuno per un lavoro, il ricorso alle pratiche estetico-chirurgiche sarebbe un aggravante.
    Belle…ma indecise?? Bocciate!

  2. C’è un handicap ancora più pesante dell’aspetto fisico per una donna in cerca di lavoro: la maternità!
    Quando avevo 20 anni ho portato in giro più di un centinaio di curriculum, ho ottenuto una cinquantina di colloqui solo per la “bella presenza” e solo una manciata per quel motivo unito all’esperienza lavorativa ma nessuno mi ha assunto dopo aver saputo che avevo un figlio, anche se affermavo di avere nonni e baby sitter.
    Il primo lavoro (stagionale) dopo la maternità l’ho ottenuto per il metodo classico: amica di amici, gli altri perchè ho mentito sulla maternità.
    A 28 anni ho avuto la proposta per il mio attuale impiego, il titolare mi ha vista lavorare in un chiosco e mi ha trovata efficiente e meticolosa, era la prima volta che mi si assumeva a tempo indeterminato solo per le capacità!

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