la decrescita obbligata


Questo video è stato girato da dei giornalisti, inoltratisi nella zona di Fukushima.

E’ inquietante vedere kilometri di territorio lasciato dall’uomo, le strade vuote, le case abbandonate. I soli che girano sono animali: cani, mucche, lasciati lì dai loro padroni, si suppone a morire, di morte più o meno lenta.

Ci sono i segni del terremoto e, più avanti, quelli del maremoto. E poi la centrale, che sparge nell’aria e nell’acqua, ininterrottamente, la morte invisibile ormai da quasi un mese e continuerà a farlo probabilmente per molto tempo.

Ogni riflessione su questo argomento apre diverse strade. Avevo già scritto di come tutta la conoscenza scientifica e tecnologica del mondo sembra essere completamente impotente di fronte al mostro che si è svegliato (il riferimento a Godzilla è d’obbligo, l’analogia fin troppo evidente).

Sembra ormai abbastanza chiaro che il disastro nucleare di Fukushima sia peggiore di quello di Chernobyl. La differenza è che Fukushima continua, e fino a che potrà arrivare nessuno lo sa con certezza, perché la situazione non è affatto sotto controllo.

Stanno cercando di fare del tutto, sicuramente, ma…  purtroppo, il tutto che possono fare, non è abbastanza.

Il disastro di fukushima quasi scompare, per ora, di fronte alla catastrofe dello tsunami. Eppure… le conseguenze che potrà avare nel tempo sull’economia e la salute giapponese non sono ancora calcolabili. Basti pensare alla radioattività nel mare, in una zona che viveva dell’industria della pesca.

Esistono ancora scenari peggiori.

In questo articolo si prospetta la possibilità di un’esplosione nuclare. In questo caso le conseguenze a livello locale sarebbero terrificanti, a livello planetario gravissime.

Per contro… abbiamo assistito alle dichiarazioni dei nostri governanti…sul fatto che l’Italia è una zona sicura… che non si sono mai verificati tsunami e nemmeno terremoti come quelli giapponesi.

A sbugiardare la loro ottusa ignoranza ci vuole poco… (vedi qui e qui ) ma tant’è… la menzogna per questi è come una religione. L’unica che osservano.

Quindi… in cosa vogliamo sperare… in un rinsavimento? Impossibile.

Ma in fondo il punto è un altro.  La possibilità di immaginare il futuro, le conseguenze delle nostre azioni, è ciò che distingue veramente l’uomo dagli animali. Questa capacità di astrazione dal presente, di traslare se stessi nel futuro è un portato della acquisita coscienza di essere coscienti. E’ quella che la genesi chiama la conoscenza del bene e del male, per cui l’uomo perse lo stato primigenio, quello istintuale e animale, per ottenere in cambio la sua natura (e la sua sofferenza).

Noi contiamo su questa capacità di predire conseguenze nefaste e di evitarle. E tuttavia si può dire che forse a volte questo si verifica a livello individuale: tendenzialmente cerchiamo di evitare di metterci in situazioni pericolose.

Ma quasi mai si verifica a livello collettivo. Vedasi a tal proposito le guerre, ad esempio.

A livello collettivo siamo come dei lemming. La specie va in quella direzione e gli individui sono costretti ad uniformarsi. Sono portati dal fiume in movimento.

In questo non ci differenziamo dagli animali. L’unica differenza è che molti di noi sono coscienti, sono consapevoli di quello che accade e tuttavia non possono far nulla. Siamo lemming che sanno di star andando verso il baratro, ma non possiamo fermarci.

Che beffa. Perlomeno gli animali non se ne preoccupano e vivono il presente senza troppi patemi. Noi invece si e nonostante questo siamo fregati lo stesso.

Avete presente un branco di erbivori… crescono e si moltiplicano finché le risorse sono disponbili, fino a consumarle tutte. A quel punto si spostano e vanno a consumarle altrove. Quando non ci sono più luoghi dove spostarsi e/o magari le condizioni sono mutate, ad esempio per una siccità, muoiono di fame.  Finito il branco di erbivori. Questa è la regola della natura.

In fondo, è inutile parlare di decrescita. Nessuno ti ascolta, i lemming continuano sul loro percorso. L’unica decrescita possibile è quella obbligata. Una radicale cesura, certamente non voluta, ma ineludibile.

Questo mi fa venire in mente quel filmato. Una società ce sta tornando indietro. Un futuro prossimo venturo che assomiglia ad un passato oscuro che pensavamo relegato lontano.

Il cielo blu, i prati, il mare stesso, gli animali… sono gli stessi. Ma senza di noi.

A chernobyl dopo 25 anni la vita è diversa, ma continua. Senza di noi.

 

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