I love drystone


Drystone è Pietrasecca, la parete rocciosa che sta sotto l’omonimo paesino abruzzese. Una parete di calcare … anzi :

Calcare di ambiente non dominato da produttività di alghe verdi e coralli. Grainstone di colore rosso mattone, pervaso da ossidi. Superficie di aspetto mammellonare a piccola scala, con incrostazioni e ciotoletti fosfatici, intraclasti e glaucomie con concentrazioni di piccoli echinoidi irregolari. Formatosi nel Miocene Serravalliano fra gli 11,5 e 13,5 milioni di anni fa.

Questa roccia, sarà per la presenza discreta degli echinoidi, gli arrampicatori l’hanno sempre trovata bellissima.  Io amo particolarmente i ciotoletti fosfatici, li trovo veramente accattivanti.

Fatto è che da decenni Pietrasecca è meta di arrampicatori laziali e abruzzesi. In questa falesia si sono consumate gesta epiche. Uno dei numi tutelari è senza dubbio Marco Baiocco, proprio lui… quello leggendario di blocca baiò che è sempre lo stesso delle splendide libere di “shangai” e “la morte” entrambi 8c.

Ma tanti, tutti gli arrampicatori di zona  sono passati e passano per Pietrasecca. E le vie hanno anche un certo alone di mito, che le rende qualcosa cui avvicinarsi con discrezione e rispetto.  Sono solo linee sulla roccia, segni di magnesite e qualche fix lucente… ma sono opere che a forza di guardarle e di pensarle finisci per amarle. Anche se non ci metterai mai le mani perchè troppo dure per te.

E la storia di quelle linee promana dalla roccia, scende lungo i versanti scoscesi, si spande nella valle. Allora ami il posto e lo trovi bello. Il rumore dell’autostrada diventa come il sottofondo della risacca del mare, le bottiglie rotte ciotoli colorati, i frigoriferi e televisori incastrati fra gli alberi simpatiche e originali attrattive per i nuovi, le buste della mondezza… vorrei dire giocose meduse… ma è dura.

Si perchè una volta non c’era la nettezza urbana. Ma anche i rifiuti non erano quelli di adesso. Dai paesi si buttava tutto giù nella scarpata e i maiali facevano il resto. D’altro canto la plastica mica c’era, all’inizio degli anni 60… i rifiuti erano roba organica, un po’ di carta, qualche barattolo e bottiglia…

poi è arrivata la plastica e i derivati, è arrivata anche la necessità di un servizio di raccolta dei rifiuti, ma per qualcuno le abitudini di un tempo sono rimaste…

e allora ancora oggi qualcuno dal paese di sopra butta giù busta di immondizia. Mica è tutto il paese, per carità. I Pietraseccari al 99,9% non fanno. Purtroppo basta uno o due… che tutti i giorni buttano la loro busta… e sotto è uno schifo (a parte il rischio che a volte qualcuno si è visto volare delle bottiglie vicino).

Gli arrampicatori puliscono… perlomeno molti lo fanno. Ma portarsi via materassi e reti del letto, sedie e altro non è facile. Senza contare quello che rimane appeso sui rami degli alberi a penzolare, agitato dal vento.

Eppure… l’amore per questa roccia è tale che non ci facciamo caso. Ci sono placche, tacche, svasi, fessure, buchi, reglette, canne, piatti… non c’è una via che sia brutta (oddio forse un paio…) per tutte le difficoltà.

D’altro canto… sono solo sassi … ma anche la pietra del michelangelo solo sasso e le sue opere solo pigmenti colorati… è nella nostra testa che ci vediamo altro… diamo significato a forme luci e colori. Noi arrampicatori siamo così… vestiamo linee sulla roccia che vediamo solo noi di significati e le vediamo brillare al buio. E tutto il resto a quella luce trasfigura. Così il rumore dell’autostrada è il mare…

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