25 aprile


Il 25 aprile si festeggia l’anniversario della liberazione dal nazifascismo.

La prima cosa che mi viene in mente è che sono passati più di 65 anni:  la memoria storica quanto può durare?

Beh i miei genitori se la ricordano, la fine della guerra. Quindi c’è ancora tanta gente in italia che sono stati testimoni diretti.

Poi ci siamo noi, quelli nati negli anni successivi, ma a cui gli altri, i vecchi,  hanno raccontato con immagini vivide, quello che era successo.

Quando mio nonno mi raccontava, negli anni 70,  erano passati poco più di ventanni. Allora mi sembrava un eternità. Oggi mi rendo conto che nella sua testa quelle cose erano vicine, quasi si sovrapponevano con le più recenti.

La memoria rallenta, con l’età. Lessi un bel libro su questo argomento tempo fa…  ma, soprattutto ora che ho anche io un’età,  me ne rendo conto bene di persona.  Le cose di ventanni fa, alla fine degli anni 80, mi sembrano lontane ma…  fino ad un certo punto.

Mio nonno si ricordava la guerra, i nazisti, i fascisti, i partigiani: lontani, ma fino ad un certo punto. Erano ancora nella sua testa, vividi, quei ricordi. E così me li ha passati. Con la voglia di saperne di più, perchè si capiva, da come ne parlava, che non era una cosa da prendere alla leggera, quello che era accaduto.

E così io mi andai a leggere dei libri che ne parlavano. E scelsi da che parte sarei stato io. Mio nonno era comunista. Diventai comunista. Questione di dna. O di imprinting, per dirla con Lorenz.

Comunista non voleva dire un sacco di cose che poi ho imparato nel tempo che essere comunisti si portava necessariamente dietro, e non tutte erano positive, per cui smisi di essere comunista, ad un certo punto.

A quel tempo per me che non avevo ancora ventanni essere comunista voleva dire essere dalla parte dei deboli, essere contro le ingiustizie, lottare perchè gli uomini fossero uguali.

Voleva dire ribellarsi. Avere le dignità di non scappare, di combattere, anche fino a morire. Come i partigiani.

E le bandiere rosse per me erano una cosa che mi faceva salire le lacrime agli occhi, perchè c’era il sangue di chi era morto per la libertà, a farle rosse in quel modo.  Le canzoni dei partigiani le cantavo con il groppo in gola.

Pensavo che io volevo essere come loro. Come Dante di Nanni.

Per me il 25 aprile era una cosa comunista. I partigiani erano i partigiani rossi.

Non era proprio così. E il comunismo non era solo ideale di libertà, uguaglianza e giustizia. Poi oltre Vittorini e Pavese lessi anche Fenoglio. E compresi qualcosa di più. Anche di come ci si possa trovare per caso, da una parte o dall’altra, pur non volendoci stare. E che ci sono momenti nella storia in cui non hai possibilità di astenerti, di starne fuori.

Anzi… più avanti capii che ci sono momenti nella storia in cui comunque ti muovi, qualunque scelta tu faccia, sei fottuto comunque.

Il  mondo non appare più così privo di sfumature: rosso o nero. Non è così semplice capire quale sia la parte giusta. Forse non c’è, una parte giusta per definizione, addirittura.  Fose tutte le parti sono sbagliate e/o tutte hanno le loro ragioni.

Ci si ammala di relativismo che non sarebbe nemmeno una brutta malattia … se poi ogni tanto si tornasse con i piedi per terra, fra le cose semplici dove le ragioni sono molto concrete.

Per esempio c’è poco da essere relativisti, penso… quando vedi gente che lascia la propria terra e i propri affetti per andare per mare verso non si sa quale futuro e senti che qualcuno dice che gli si potrebbe sparare…beh c’è poco da essere relativisti, si fa presto a sapere da che parte sarebbero state… quelle bandiere rosse.

Il problema è che gli uomini sono solo uomini. Ci sono gli eroi e ci sono i piccoli uomini che si ritrovano da una parte o l’altra della barricata più o meno per caso. E quando le cose poi le fanno gli uomini … le idee scolorano, diventano secondarie, prevalgono gli interessi individuali.

Le idee a quel punto non sono più idee, diventano bene che va utopie. E chi è così fesso da correre dietro a delle utopie?

Anche perchè con la scusa dell’utopia, dell’Idea, qualcuno ti fotte. E il mondo in fondo sembra essere diviso fra quelli che fottono (pochi) e quelli che vengono fottuti (la maggioranza) e ti chiedi se alla fine il senso non sia propriamente questo e basta, pesce grande mangia pesce piccolo.

Non ci sono ideali ed etiche. Solo il diritto del più forte. Così sembra.

Ma poi ti ricordi che questo lo dicevano “loro”. Quelli con la croce uncinata. Quelli che siccome pensavano di essere i più forti avessero il diritto naturale a prendersi tutto.  Misero a ferro e fuoco l’europa, il mondo. Portando se stessi e gli altri ad essere come bestie. Più feroci, delle bestie.

Allora ti ricordi Primo Levi, la sua domanda: “se questo è un uomo”. E ti chiedi proprio questo alla fine, cosa sia “essere uomini”. Se è solo dominare gli istinti da bestia per convenienza e poi lasciarli liberi appena si abbia un vantaggio, o impunità.

Speri che non sia così.  Speri, vorresti, che non sia solo questo, essere uomini. Speri, come in “La strada” di McCarty, che qualcuno, nella desolazione, continui a portare il fuoco.

Allora in fondo pensi che senza troppa retorica, senza troppa enfasi, senza ricordare idee politiche, senza pensare a quello che poi è diventato… questa festa ricorda quelli che hanno avuto una speranza. Quelli che hanno lottato e sacrificato se stessi per una vita migliore.

E pensi che questa festa sia attuale, senza retorica, fino a che qualcuno questo fuoco, questa speranza, continuerà a portarla. Ovunque sia. Anche a Gaza.

Buon 25 aprile.

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6 thoughts on “25 aprile

  1. Invece secondo me questa è una festa da nascondere.
    Una festa da mettere nel cassetto.
    Una festa che non meritiamo.
    Una festa ora deturpata. Strumentalizzata.
    Ci si dovrebbe fare un esame di coscienza collettiva chiedendoci se questa ricorrenza è festeggiata perchè ha un significato, o solo perchè c’è.
    Una coppia divorziata non festeggia l’anniversario di matrimonio. Un poplo come il nostro, ignavo e disgregato, non dovrebbe festeggiare l’evento che lo rese una sola entità.

    Io la penso così, spero ci sarà di nuovo motivo per andare fieri del 25, e riaprire quel cassetto.
    cià

    • E certo che hai assolutamente ragione, vedendo l’italia oggi. Verrebbe sicuramente voglia di nasconderla, una ricorrenza del genere, in quanto ormai priva di significato.

      Però, perlomeno per quelli per cui ha ancora un significato, nella testa di ognuno se non in piazza…vale la pena che esista. Che tristezza sarebbe se fosse ufficialmente cancellata.

      • tranquillo non sarà mai cancellata, anzi ne riparliamo tra 10 anni, quando diverrà festa religiosa per qualche motivo che ancora non immaginiamo.. vedi prima maggio.

  2. poichè dipende da noi – insegnanti ” comunisti ” – il 25 aprile è un punto fermo nel racconto delle cose e dei fatti. sono nata 11 anni dopo la fine della guerra che non è tantissimo, ma è bastato per ” salvarmi ” da una guerra assurda che mio padre ricorda alla perfezione. alle elementari la maestra ci insegnava la canzone del piave e le canzoni partigiane. il 25 aprile era il 25 aprile, senza discussioni. tutto veniva studiato nei particolari e, da non credersi, s’era ai tempi della democrazia cristiana…

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