Manolo


Dopo un po’ che se ne parla mi sono preso una mezz’ora per ascoltare la sua intervista a La7.

Io non guardo la televisione, quindi la cosa mi sarebbe sfuggita se non se ne fosse parlato, su forum e facebook.  E come al solito quando si parla di Manolo  se ne è parlato schierandosi a livello quasi viscerale, quasi un tifo da stadio.

Non mi sorprende che avvenga per Manolo quello che avviene in ogni campo per tutti i grandi. Per rimanere in ambito alpinistico Messner, per esempio. Ovvero che si determini una polarizzazione, quasi siano impossibili le mezze misure. Sembra che possano esserci solo due posizioni: chi lo ama e chi lo odia.

Sto parlando del piccolo mondo dell’alpinismo e dell’arrampicata, ovviamente, perchè al grande pubblico televisivo sarà importato poco, di Manolo. Al massimo avrà recepito vagamente alcune sue parole e avrà apprezzato quello che è apparso come un sincero sforzo di mettersi a nudo, di riflettere a voce alta, di un uomo comune che ha fatto cose non comuni.

Ma appunto, nella piccola cerchia di coloro che dovrebbero sapere bene ciò di cui Manolo parla, là si verifica la polarizzazione. Da parte di chi lo ha in antipatia si esprime visceralmente una sorta di odio (poi regolarmente negato come tale: chi io? ma no a me che mi frega… è che proprio non si regge…) a contrapporsi a chiunque mostri apprezzamento, per qualche verso, anche minimo.

Tale opposizione viscerale è direttamente proporzionale al grado di frustrazione accumulato nel corso del tempo verso chiunque non ha seguito lo stesso percorso che abbiamo seguito noi, partendo da una base comune, ed è tanto più forte quanto più il percorso viene da lontano.

Nella fattispecie del mondo dell’arrampicata, gli ultimi arrivati, quelli che non vedono Manolo come in rivale possibile, bensì come monumento del passato straordinariamente ancora attivo nel presente, si verifica sincera ammirazione, oppure al limite indifferenza. Nei suoi coevi invece, molto spesso, vera e propria acrimonia, che si esplica con minuziose e serrate analisi del suo dire, financo i suoi sospiri e le sue espressioni, cercando in tutti i modi di scalfirne il mito, la persona, l’uomo, anche lo stesso arrampicatore, laddove è possibile.

E’ chiaro che si tratta di un sentimento composito, fatto di pura e semplice invidia, e frustrazione per quello che lui è e che loro non sono stati e non sono, ma anche di altro.

Frustrazione e invidia che non nascono ora, anzi ora viene negato con tutte le armi possibili del proprio intelletto, ma è profondamente radicato e nasce da decenni di contrapposizione. 

E’ una sorta di autovalorizzazione in negativo (penso che in psicologia si chiamerà in altro modo, io non sono pratico) in cui si ritiene di acquisire valore sminuendo l’eroe, quello amato dalla gente, ponendosi come suo avversario, critico, immagine opposta. Un rifiuto di identificarsi che permette di valorizzarsi, differenziandosi dalla massa.

Quella massa che lo ha sempre interpretato male, “arrampica a mani nude” “arrampichi come manolo” che ha portato tanti arrampicatori a sentirsi identificare in questa mala interpretazione, rifiutandola per quella sorta di snobismo elitario di chi sente di fare qualcosa che fanno pochi, sminuito però dalla popolarizzazione del personaggio Manolo, volgarizzato quasi da quell’immagine costruita dalla pubblicità, dai media. Cui Manolo non si è sottratto (e lo accusano di questo, ovviamente), perchè questo gli ha permesso di viverci, non arricchirsi, viverci.

Da cui la necessità di staccarsi da esso, di prenderne le distanze, di essere altro.

Io non lo ammiro, non lo mitizzo, lui è come me ma io sono meglio se non come arrampicatore almeno come uomo e per dimostrarlo ne cerco puntigliosamente i limiti, le defaillances, le pochezze. Non discernendo l’uomo pubblico, che ci arriva tramite la distorta immagine dei media, dall’uomo privato, che non sarà un santo, come nessuno di noi lo è, essendo semplicemente uomo.

Un contrapporsi per misurarsi, per valorizzarsi: se lui è tanto celebrato, io che mi scaglio contro di lui, mentre il mondo lo osanna, varrò almeno quanto lui, agli occhi di qualcuno; mi pongo come antitesi, quindi come suo corrispettivo.

Ciò non è assolutamente negativo, figuriamoci. Io sono il primo a pensare che non si debba mitizzare nessuno. Perché tutti siamo uomini, quand’anche ci riuscisse per caso a fare cose eccezionali, restiamo comunque uomini, con le nostre paure, i nostri limiti, le nostre insicurezze, le nostre ambizioni… e spesso la molla che fa scattare grandi imprese non è umanamente così grande come ciò che poi produce… anzi… spesso è una piccola necessità di rivalsa, di farsi accettare, o anche, un disperato grido di aiuto, se non una pulsione autodistruttiva mancata…

dietro quante imprese mirabolanti si celano delusioni d’amore, solitudini, egoismi, narcisismi…

Mitizzare chiunque è stupido, e chi mitizza va incontro a delusioni, quando il suo eroe gli apparisse per quello che è: solo un uomo, niente altro che un uomo.

Ma proprio per questo, si deve all’uomo rispetto. E’ uno che è riuscito a vivere facendo quello che lo appassionava. Non si è arricchito, ha vissuto e vive nella sua valle una vita di persona comune, anche se ha fatto cose non comuni.

Lasciatelo stare, no? Che fastidio vi da, a voi, alla vostra vita, Manolo? Quando lo conosceste come persona, come essere umano, potreste forse farvene un’idea come uomo. Ma così… per un’intervista che non è tecnica, è per un pubblico di gente che guarda da lontano, segnarne i sottili distinguo facendo le pulci alle sue parole… è semplicemente patetico.

Insultare l’uomo pubblico per autovalorizzarsi è un comportamento un po’ infantile. E quando reiterato, da uomini adulti, sembra tanto che rispecchi la frustrazione per  il fallimento della propria esistenza (non perché le esistenze falliscano o meno, ma semplicemente perchè si pensa che lui abbia avuto, stia avendo quello che anche noi avremmo voluto avere e non abbiamo avuto: notorietà, mito, grandi imprese, interviste, una vita dedicata alla propria passione… non so… qualunque cosa sia) ed è una sorta di mitizzazione al contrario.

Così come quelli che lo mitizzano in positivo sbagliano, perché celebrano il proprio narcisismo, quello che loro vorrebbero essere… quelli che lo attaccano alla cieca celebrano la propria frustrazione, per quello che loro avrebbero voluto essere e non sono stati.

Non importa quale sia la loro vita oggi, potrebbe essere felice, potrebbe essere migliore di quella di tanti altri, potrebbe essere molto meglio di quella di Manolo stesso. Non importa.

Lui ha avuto quello che loro avrebbero voluto avere e non hanno avuto. Lui è stato ed è Manolo. E loro lo odiano perchè si odiano.

Mi fanno un po’ pena, francamente. Sono così trasparenti, nei loro  indispettiti commenti.

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13 thoughts on “Manolo

  1. uff…
    come puoi immaginare, non sono d’accordo. Anche perché – suppongo
    – tra quelli che hanno attaccato, secondo te “alla cieca”, Manolo per via di questa intervista dalla Bignardi, includerai me. Dunque io sarei invidioso ecc.
    Mah, sai che ti stimo e tutto il resto, però in questa tua analisi, che ho letto con attenzione, non mi ritrovo.
    La mia reazione su quella intervista è stata meditata nei giorni successivi, ripensando ai contenuti e ai toni. Ripensando soprattutto a quel suo trovarsi a suo agio sotto i riflettori. Che me lo rende istintivamente antipatico.
    Di solito argomento le mie tesi, giuste o sbagliate che siano, e l’ho fatto anche in questo caso. Non mi piace invece chi mi interpreta nell’animo: “Tu scrivi questo perché la tua psicologia è portata all’invidia…” eccetera. Preferirei che fossero interpretate, cioè comprese (e poi magari discusse) le mie parole. Per cui, se affermo ad esempio che Manolo ha detto cose false (non è l’ “inventore” dell’arrampicata libera; la sua vita non è stata incentrata sul pericolo), discutiamo su questo. Ammesso che poi ne valga la pena.
    Mi sono preso pure troppo spazio… Ciao!

  2. Si si. Includo anche te bibo. Ti includo fra quelli che si sono distaccati dal personaggio manolo insofferenti alla popolarità del personaggio, che rifletteva distorcendo un mondo che sicuramente ami moltissimo, quello dell’arrampicata, ma che anche tu, come tutti gli arrampicatori, sentono come elitario, in fondo in fondo alla propria anima.
    Anche se poi sei troppo intelligente per non distaccarti da questo e sapere che di elitario non c’è nulla.
    Eppure, la contrapposizione al personaggio non nasce oggi. E non è una contrapposizione all’uomo, è una contrapposizione al personaggio appunto, che diventa proprietà dei media e della gente “normale”, e ti ricopre, ti fa perdere identità. Per questo la necessità di prenderne le distanze e l’inizio di un’acrimonia che poi si rivela nel tempo.

    Perchè parliamoci chiaro bibez… in quell’intervista manolo non ha detto assolutamente nulla di particolare, ha parlato di sé stupito esso stesso della sua vita, a 53 anni, guardandosi indietro e vedendo come era passata velocemente, superandolo.
    Non ha detto nulla per cui sarebbe da additare al pubblico ludibrio, o alla gogna.

    Da gente che è di questo mondo, quello di Manolo intendo, avrei potuto sentir dire che forse non ha detto niente di particolare… e che le parole che ha detto erano da persona comune per persone comuni… e che il mito non ha senso…

    ma non, al contrario, tutto quel viscerale sentimento rancoroso che ho visto esprimere.

  3. Sulle questioni “non è l’ “inventore” dell’arrampicata libera; la sua vita non è stata incentrata sul pericolo”
    la prima cosa l’ha detta la bignardi, lui ha fatto un sorriso ed è passato oltre. cosa doveva fare, mettersi a disquisire su tutto il movimento che da VII grado in poi, da R.Karl in poi ha portato all’arrampicata libera? Certo non sarà stato l’inventore… (ma esiste, se non nella semplificazione giornalistica, tale figura?? ) ma certo è stato, Maurizio Zanolla, uno di quelli al centro, di quel movimento. O non vuoi riconoscergli nemmeno questo?

    La seconda… beh… io mi ricordo delle vie in montagna, di Manolo. Una per tutte: Supermatita, al Sass Maor, del 1980 se non sbaglio. Che ha tutt’oggi pochissime ripetizioni. Ti dice niente questo?

    E aldilà delle realizzazioni eclatanti, quelle che hanno fatto storia all’epoca, c’è uno stile di vita, che forse non è nemmeno del tutto conosciuto, ma certo non si può dire che abbia fatto il tranquillo impiegato.

    Questo è quello che chiamo “fare le pulci” in effetti. Puntualizzare frasi ed espressioni, come venga dato a cesare ciò che non è di cesare. Con una contabilità da ragionieri che dimostra, aldilà di ogni ragionevole dubbio e ogni dichiarazione in tal senso, che c’è dell’altro, dietro.

    Si, ti ho letto anche sul forum che non vuoi essere interpretato e vuoi parlare dei punti specifici, ma i punti specifici sono fuffa, e da soli non possono spiegare il tuo interessamento. Per questo uno è portato a cercare, genericamente, l’altro.
    Dico genericamente, e non ovviamente parlando dello specifico Bibez. Che magari è distante anni luce dalle mie elucubrazioni pseudopsicologiche.
    🙂 ciao.

  4. Vabbé sul forum me la sono presa particolarmente con Bradipo perché era un po’ di tempo che continuava ad attribuirmi (pur col beneficio del dubbio) intenzioni e sentimenti che andavano ben oltre le mie parole…
    Venendo invece a noi. Tu dici che Manolo ha parlato con semplicità, da persona comune, io dico che ha parlato con affettazione, cioè con il mestiere e la consuetudine di chi è portato da anni in palmo di mano (giustamente anche) da tutta una tribù di gente che lo venera. Serate, proiezioni, interviste, quante ne avrà fatte?
    Però ci sono personaggi molto, molto più famosi di lui che sanno mostrare maggiore umiltà (che per me equivale a una forma di cortesia, di educazione, e anche di intelligenza), e se gli dici “ma tu sei il migliore, il più figo del mondo”, loro sorridono, ringraziano – e però aggiungono pure “ma no! ma cosa dici, ho fatto del mio meglio, ma ce ne sono tanti!”.
    Tra i grandi, in qualsiasi campo, ci sono i simpatici e gli antipatici. Quelli che sanno che la vanità è anche la “qualità di ciò che è effimero” (lo dice il dizionario), e quindi praticano l’ironia (e l’autoironia). Poi ci sono quelli che invece credono in loro stessi fino in fondo.
    Mi viene in mente, come tipico esempio ai miei occhi di narciso antipatico, Nanni Moretti.
    E potrei dirtene altri, nel mondo dello spettacolo o dello sport.
    Non capisco come mai se invece parlo di arrampicata, e di Manolo, improvvisamente dovrei provare acrimonia e perdere l’obiettività. Perché è il mio campo? La mia passione?
    Non so. Non mi pare. Tutto questo per me è uno svago.
    Diciamo che in quell’intervista io vedo delle cose, tu delle altre.
    Forse è una questione di gusti, o di sensibilità.
    La differenza sta nel fatto che tu fai un’ipotesi circa il mio presunto malanimo (o invidia) verso Manolo. Tu ritieni insomma che c’è “dell’altro”.
    Se pensi questo, non posso farci nulla. Più che dirti che non è come dici tu, non posso fare.

    • Anche io provo la stessa antipatia istintiva per il personaggio Nanni Moretti, ma proprio per questo non cerco di “motivarla” spulciando quello che dice e interpretandolo malevolmente. So, e penso anche tu sappia, meglio di me, che le parole sono contenitori in cui ci si possono mettere dieci cose e un altro ne trarrà dieci diverse; che il nostro stato d’animo nei confronti di un interlocutore ci dispone positivamente o negativamente, nell’interpretazione delle sue parole, dei suoi gesti, della sua mimica facciale.
      Io dico “nanni moretti” mi è antipatico… e lo scrivo pure… e preferirei francamente che i suoi film non fossero interpretati da lui, perchè l’antipatia che provo per lui si riverbera sulla sua opera, che invece trovo sia geniale, impedendomi di godermela.
      Ma sono consapevole di avere un problema “personale” probabilmente, molto probabilmente, basato su preconcetti, ché magari se lo conoscessi come persona cadrebbero totalmente e allora capirei certe espressioni, certi modi di fare che oggi si risolvono in me in quella antipatia. E’ il problema di questo tipo di relazione a senso unico con il personaggio pubblico, nella quale sei costretto a completare (e lo fai basandoti su tue esperienze pregresse che nulla hanno a che vedere con la persona in questione: magari nel caso di Nanni Moretti io in passato ho conosciuto uno che gli assomigliava e che trovavo antipatico e allora sposto su di lui la mia antipatia) la visione tratteggiata che ti si presenta.

      Ma di tutto questo sono consapevole. Tengo ben lontano il mio giudizio sull’uomo Nanni Moretti. Mi astengo. Perché so che non sono in grado di darlo. Nè in positivo né in negativo, perché non lo conosco.

      Nessuno ti nega il diritto di dire che Manolo ti sta antipatico, figuriamoci. Dico solo: limitati a questo.Accettalo per quello che è, un sentimento istintivo che nasce chissà dove e quando e lascialo lì. Perché cercare di motivare cogliendo nelle sue parole le prove della giustezza della tua antipatia è un accanimento piuttosto risibile, nel contesto in cui si verifica (l’intervista).

      Ciao.

  5. minuto 4.20 Bignardi: “… Tu sei l’uomo che ha cambiato l’idea dell’arrampicata… Perché tu da molto giovane, a 17 anni, hai cominciato ad arrampicare, hai lasciato gli scarponi, hai messo delle scarpette molto leggere e hai cominciato ad arrampicare a mani nude…”
    Manolo: “sì è vero, è una delle cose più straordinarie che mi sia successa nella vita”

    🙂

    • poteva rispondere probabilmente in cento modi diversi. lui ha colto in questa frase solo l’aspetto che forse per lui contava di più: il fatto di essersi trovato a diciassette anni ad arrampicare…di cui ancora oggi, come ha detto, si sorprende, non avendo dietro le spalle né tradizione né ambiente. Sarà stata la casualità. Lui era bravo nel far ginnastica, qualcuno lo avrà portato a provare ed è scoccata la scintilla. E lui di questo ancora non si capacita, di come un evento casuale possa imprimere svolte definitive e assolute alla tua esistenza.

      Questo mi pare molto più importante che specificare “non non sono stato ‘solo’ io a cambiare l’idea dell’arrampicata” … “no, il concetto di arrampicare a mani nude è un po’ ridicolo” o altro.

      Tu invece ci vedi, grazie al tuo filtro, non so… supponenza, iattanza, arroganza…
      avresti voluto che precisasse non so cosa.

      Io mi sono fatto la mia idea sull’uomo Manolo. Perchè è quasi automatico farsela, di un personaggio pubblico. Non nego che sarie curioso di conoscerlo, non fosse altro per sapere se quello che intuisco corrisponde alla realtà. Ma in fondo conta poco, lui ha la sua vita e io la mia. Lo capisco perfettamente, e provo simpatia istintiva, quando dice che guardandosi dietro gli sembra che certe cose che ha fatto non siano capitate a lui, ma ad altri. Conosco la sensazione. Forse è comune, ad una certa età. Conosco perfettamente lo stupore di sapere che la vita a volte si decide per eventi casuali. Conosco la sensazione di sapere di essere stato fortunato, ad essere vivo. E conosco quella di essere felice di poter godere della propria vita, piccola, continuando a fare quello che ti piace. Per te.
      Sento l’uomo Manolo molto vicino, sia pur nella diversità della nostra esistenza. Provo empatia per ogni parola che dice in quella intervista e sono consapevole che questo filtro “positivo” potrebbe essere furoviante, almeno quanto il tuo, negativo.

      E proprio per questo però, sento la necessità di opporlo. 🙂

      • Non ho avuto nessuna voglia o intenzione di fare le pulci a Manolo. Ho visto i primi 5-10 min di intervista, poi ho messo un film (era il motivo per cui ho acceso il televisore). Lì per lì mi ha colpito solo la sua disinvoltura davanti alle telecamere, e il tono compiaciuto. Ammetterai che la cosa è un po’ anomala per il semplice uomo di montagna sbarcato nel salotto televisivo di Milano.
        Il giorno dopo, a freddo, mi sono detto “certo Manolo, ma che cazzo gli ha raccontato alla Bignardi, o quantomeno ha lasciato che lei raccontasse…”.
        Ho scritto un po’ su FB e un po’ su Fuorivia i miei pensieri, cercando di chiarirli anzitutto a me stesso (è una delle ragioni per cui scrivo). Mi piace ragionare, mi piace essere sempre critico. Non lo faccio apposta o per posa. Mi viene.

        Da questo, a quello che mi hai attribuito tu (e Bradipo 🙂 ), ce ne passa. Ci sei andato un po’ pesante dando a me e ad altri del “patetici” (“Mi fanno un po’ pena, francamente. Sono così trasparenti, nei loro indispettiti commenti”)
        Ma questa è “casa tua”, quindi fai gustamente come ti pare.

        Forse in parte ci siamo chiariti. Poi ognuno resterà della sua idea. Per me uno che nella vita ha fatto arrampicata sportiva (campandoci, impresa non da poco) ma in tv vuole passare da alpinista (fa più figo), e che nega valore al senso di un’esperiena che è stata collettiva (anche qui, il mito del “solitario” funziona meglio, come sanno bene i dittatori), non piace. Che si chiami Maurizio Zanolla o Pinco Panco.
        @fab: per fare un accenno a cosa è stata la nascita del nuovo alpinismo (anni ’70) o su cos’è l’arrampicata sportiva, ci vogliono 4-5 minuti, non 4 ore. Ma forse era poco televisivo, poco fico. Insomma Manolo è come tutto il resto che passa in TV. Forse proprio per questo non mi piaciuto, e se c’è stata un po’ di delusione affettiva (come insinua Roberto) derivava da quest’ultimo fatto.

    • io rispondo qui pechè sul forum questo argomento è stato massacrato nel solito gioco di chi cell’ha più lungo, e non si riesce più a dire niente.
      Tu bibez hai citato esattamente la frase che dovrebbe far capire lo spessore dell’intervista.

      Non si tratta di un giornalista esperto del settore, e un alpinista; bensì di un giornalista che di scalata non capisce un ‘h’ nei confronti di una persona che negli anni passati ha lasciato una impornta non per ciò che realmente ha fatto in arrampicata, quanto per essere il primo a farlo in televisione a tutte le ore con la pubblicità della sector.

      Il concetto è che se Manolo avesse dovuto correggere e spiegare ogni domanda della Bignardi, avrebbe dovuto tenere una lezione di 4 ore sull’alpinismo italiano-mondiale, e non avrebbe avuto senso, anche perchè sarebbe comunque stato attaccato perchè avrebbe comunque tralasciato qualcuno o qualcosa.
      E sicuramente anche da gli autori del programma non volevano questo.
      Volevano presentare quel ragazzino che scalava a mani nude nella pubblicità della sector tanti anni fa, e lui, a parer mio, si è prestato, con leggerezza, con simpatia, e mostrandosi perfettamente a suo agio.
      Chiaramente Manolo se sta sulle palle ai molto, ci sta da tempo. Magari questa uscita in tv ha solo amplificato questo sentimento. A me sinceramente la sua persona non fa ne caldo ne freddo, ma ho trovato molto piacevole l’intervista, e soprattutto fruibile da un pubblico che di arrampicata sportiva non capisce una mazza.
      Anche se rendetevi conto che st’arrampicata non è più tanto elitaria come si pensi, basta vedere che ogni giardinetto per bambini ha almeno una paretina! 😀

  6. Beh io quelle cose che dici di aver visto non le ho viste. La disinvoltura non è certo una colpa. La “velocità” del mezzo televisivo, nel quale si compendia un’esistenza in una manciata di minuti, nemmeno.
    Infatti la tv non la guardo.
    Il passato da alpinista non mi risulta se lo sia inventato.

    E certo la tua idea su Manolo non te la sei formata in questa intervista, che peraltro dici di aver ascoltato per meno di un terzo.

    Quindi non mi sembra azzardato affermare che tu possa aver interpretato nel modo in cui hai interpretato in forza di un filtro negativo, formatosi altrove (nel tempo e nello spazio).

    A te, nello specifico, come scrivevo sopra, ho attribuito il fastidio per Manolo per la popolarizzazione, con tutto ciò che di negativo comporta in termini di massificazione dei concetti, degli stili, dei modi e la necessità di distinguerti in tal senso.
    Ho peraltro affermato che potrei benissimo sbagliarmi, ma che posso ipotizzare (o se preferisci, insinuare)… perché non leggo ancora nelle tue parole qualcosa che mi giustifichi realmente la tua posizione. Anzi… ora che mi dici che hai visto 5-10 minuti di intervista lo penso ancora di più.

    Trovo patetici altri, dalle posizioni più rozze, non te.

    🙂 ciao.

  7. Riguardo al discorso “casa tua”…
    si, ovviamente è così.

    E’ il mio salotto ma i miei ospiti possono dire quello che vogliono.

    E’ chiaro che non tutti potrebbero essere miei ospiti, ci sono anche persone con le quali mi rifiuto di parlare “a prescindere”. E’ il motivo per cui non scrivo più sul forum.

  8. ho vista l’intervista a manolo – e ho pensato subito a te, rob! 🙂
    posso dire una cosa da profanissima delle arrampicate? che palle, manolo! 😀

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