controcanto (osama bin laden)


Il mondo, cioè quello che conosciamo noi, quello dei media mainstream, l’EurUsa, la civiltà occidentale… esultano per l’uccisione di Osama Bin Laden.

Tendenzialmente, per quanto mi riguarda, non ritengo scontata nessuna delle verità proposte in questa storia, dall’11 settembre 2001 in poi. Non quelle ufficiali, ma nemmeno quelle alternative sull’autoattentato.  Considerando che non sono in grado di accedere a fonti di prima mano, ritengo impossibile, per me, arrivare a delle certezze. Lo schierarsi per una o l’altra delle innumerevoli verità sarebbe poco meno che un atto fideistico del tutto privo di fondamenta.

Certo ritengo plausibili alcune ipotesi, altre meno.

Una fra tutte, alla luce dei dieci anni passati, è che la civiltà occidentale non ha bisogno di azioni false flag per dare inizio ad una guerra. Gli basta il controllo dei media, incluso internet, di cui gode, per preparare nell’opinione pubblica, l’appoggio per ogni tipo di operazione. L’importante è che i cittadini americani ed europei vengano toccati poco o per niente nella loro vita privata, dopodiché si può far loro credere ed accettare di tutto. Basta che la vita per loro continui a scorrere più o meno uguale a prima e far leva su quei paludamenti chiamati “democrazia” e “diritti umani” per giustificare qualsiasi cosa: guerre e operazioni militari in ogni parte del mondo.

Insomma per quanto mi riguarda credo che la storia che dietro l’attacco alle Twin Towers ci fosse l’organizzazione cosidetta  al qaeda mi sembra plausibile. Perché no, dopotutto? Con quello che gli americani in particolare e gli occidentali in generale hanno fatto nel resto del mondo, facendo il bello e il cattivo tempo per decenni, montando e smontando governi, costruendo o appoggiando infami dittature, perché dovrebbe essere strano che qualcuno li odi e cerchi di attaccarli come e dove possibile?

Non è nemmeno strano che ciò avvenga a leadership panraba, visto che gli arabi hanno soldi, più sicuramente di africani o afghani. E che indossi gli abiti religiosi dell’islam, visto che appunto è la religione dominante in quelle parti del mondo più depredate dall’occidente e che gli altri, l’occidente, sia sostanzialmente cristiano. Quindi antagonizzabile.

Che poi qualcuno non abbia controllato troppo, o anzi abbia facilitato l’azione contro le torri gemelle, magari sottovalutandone l’effetto, è certamente possibile… ma insomma poco cambia.

Che gli americani sapessero in anticipo dell’attacco giapponese a Pearl Harbour e che lo abbiano lasciato avvenire per giustificare l’entrata in guerra, è possibile, ma la sostanza resta che sarebbero entrati in guerra comunque, in ogni caso.

La sostanza in questi dieci anni è che gli americani e gli occidentali si sono accorti che passato lo spauracchio URSS, che ha bloccato lo scacchiere internazionale per qualche decennio dopo Yalta, non potevano fare impunemente quello che volevano del mondo perché qualcuno aveva deciso di portargli la guerra in casa.

Quella stessa guerra che loro avevano portato direttamente o indirettamente in molti paesi del mondo, arricchendo ed esaltando il tenore di vita del cittadino occidentale, gliela portavano nelle loro strade, nelle metropoli per definizione: New York, Londra…

solo che se sei privo di un essercito regolare che può essere sconfitto sul campo dalla schiacciante mostruosa superiorità tecnologica, se combatti nascondendoti colpendo dove e quando possibile, diventi un terrorista, un criminale comune, da arrestare e condannare o giustiziare sul posto.

Questione di rapporti di forza. Non ho dubbi che gli eserciti e i capi occidentali possano essere considerati tali, viste le loro azioni sulle popolazioni di molti paesi al mondo. Ma la storia, e la cronaca, la scrivono i potenti, i vincenti.

Per cui, con tutti i possibili distinguo, di cui mi rendo conto benissimo, questa mattina quando ho ascoltato alla radio la notizia, ho pensato a Che Guevara.

Poco o nulla accomuna Ernesto Che Guevara e Osama Bin Laden, come storia umana personale, come ideali, come azioni compiute. L’unico tratto comune è la lotta contro l’imperialismo Usa.

Mi sento lontano dall’integralismo islamico. Estremamente lontano.

E tuttavia non posso non riconoscere la grandezza di qualcuno che ha sfidato per anni un potere assoluto, mortale, pervasivo e spietato, dall’immensa superiorità tecnologica. Non posso non vedere in esso un eroe romantico, forse l’ultimo di questo tempo, in cui finiremo tutti ad essere tracciati in ogni movimento ed espressione di pensiero, immediatamente resi inoffensivi, neutralizzati, isolati, come elementi virali.

Perchè, nonostante apportatore di valori che nella mia cultura sento come negativi, la morte di Osama Bin Laden salutata come una vittoria dei valori occidentali mi sembra rappresenti un piccolo ma significativo peggioramento per il mondo?

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3 thoughts on “controcanto (osama bin laden)

  1. A prescindere dalle analisi che hai svolto, che restano interessanti, mi sento di condividere le sensazioni che ho avuto stamattina alla notizia.
    In realtà non so bene cosa provo, forse un senso di “ingiustizia” mentre gli americani accalamano che “giustizia è stata fatta”.
    Certo , il loro punto di vista è quello di cittadini di uno stato in cui esiste la pena di morte per chi uccide, uno stato che è stato vulnerato dai noti attacchi terroristici e che ha punito finalmente il colpevole.
    Il mio punto di vista è quello di una persona che ripudia la pena di morte, ripudia l’uso della forza, ripudia le violazioni di sovranità e le ingerenze tra stati sopratutto quelle nascoste sotto i vessilli di missioni umanityarie, di pace e contro il terrorismo organizzato.
    Almeno cio si prenda la responsabilità delle proprie azioni e delle motivazioni realmente sottese.
    Dicevo, a parte tutto questo che sembra quasi scontato dire, io sento un profondo senso di ingiustizia sentendo di uno stato che si arroga il diritto di uccidere un uomo, proprio o di altro stato cittadino.
    Questa sensazione non riesco a togliermela di dosso, come non riesco a togliermi di dosso la sensazione di immensa violazione della dignità come uomo di Saddam Husseim quando fu catturato e mostrato al mondo intero in mutande e trattato come una scimmia allo zoo.
    Le mie non sono valutazioni volte a “giustificare” nè l’una nè l’altra parte, ma ho la sensazione che stiamo perdendo cognizione dei limiti di ciò che “è lecito fare”, non solo in Italia (fare le leggi a proprio comodo non è lecito) sia nel mondo.
    E poi… la sensazione che questo gesto non porterà a conseguenze rosee accompagna “allegramente” il tutto.
    mah.

  2. Nemmeno io rileggo prima di inviare … infatti spesso poi modifico gli orrori… 🙂
    Si, condivido le tue osservazioni, ricordo il profondo senso di non giusto che provai ai tempi della cattura di saddam hussein, così come oggi provo la stessa cosa per quello che stanno/stiamo facendo in libia. Ogni volta che vai a fondo alle verità ufficiali, che spesso altro non sono che verniciate superficiali… (ché tanto nella loro arroganza non si preoccupano di alcuna smentita) trovi che la realtà è stata sapientemente artefatta allo scopo di costruire opinioni di massa che possano autogiustificare qualsiasi azione.

    La guerra spietata in corso per mantenere il dominio sul mondo da parte dell’occidente non conosce zone franche e timeout. Esistono solo gli interessi nazionali, in subordine quelli dei nostri alleati, più o meno potenti.

    Noi siamo occidentali e volenti o nolenti continuiamo a godere i frutti di questo predominio. La ricchezza depredata è ciò che permette il mantenimento del nostro tenore di vita.

    La nostra fortunata nascita ci ha messo da questa parte, ma un po’ ci consapevolezza basta, a dare il vero nome alle cose. E sicuramente mi irrita, vedere il nome delle forze speciali usa associate al concetto di giustizia.

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