Il “re del folletto”


Leggo la notizia che costui, tale:

Roma – (Adnkronos) – Eros Ronsini, 33 anni, racconta come è riuscito a raggiungere il primato: ”Impegno, continuità e naturalmente anche un po’ di insistenza. Anche perché nel 99% dei casi la prima risposta di chi apre la porta di casa è un secco ‘no!”’.

è stato premiato dalla nota azienda per avere venduto 1188 aspirapolvere “folletto” in un anno.

Ora io non ho nulla contro questo aspirapolvere, che peraltro usa anche mia madre, decantandone la qualità, pur lamentandosi del costo.

Non avendo un’idea in proposito, facendo una minima ricerchina su google leggo, qui e là, che i prezzi vanno dai 500 euro a 2000 euro completo di tutti gli accessori.  Insomma non è che costa come un pacchetto di patatine, dico.

Un anno è composto da 365 giorni. Le domeniche in un anno mi pare siano 52.

Suppongo che sto cristiano non avrebbe problemi a lavorare anche la domenica, ma magari ce l’avrebbero i suoi potenziali clienti, a riceverlo la domenica. Poi ci sono un pò di feste comandate. Ammettiamo che ha una salute di ferro e non si sia mai ammalato. Che non ha nemmeno preso ferie.  Insomma diciamo che ha lavorato 300 giorni.

1188 diviso 300 fa 3.96 ovvero 4 folletto al giorno.

Allora secondo me stanno dicendo una bella cazzata. Perché, o questo è un capoarea e allora non li ha venduti lui direttamente ma i suoi agenti…. oppure non ci crederò mai che uno riesca a vendere 4 folletti al giorno per un anno di seguito.

Andate a dirle ad un altro, ste cazzate.

Dice che in un anno ha fatto 50.000 km e consumato diverse paia di scarpe. Accidenti. Io ne ho fatti 35.000 e non ho venduto nemmeno un folletto. Anche io ho consumato delle paia di scarpe. Ma nemmeno un accessorio.

Quando odio sta retorica aziendalista!

Leggevo tempo fa che in un call center (chiamano per prendere appuntamenti ai venditori, anche in questo caso sempre di aspirapolveri) frustavano i dipendenti che non avevano buoni risultati.

Ancora qualche mese addietro leggevo di una storia del genere (ora però non la ritrovo) mi pare di ricordare, un’agenzia immobiliare che portava in propri dipendenti ad un corso motivazionale in cui era prevista la prova di camminare sul fuoco. Uno finì all’ospedale e la cosa trapelò.

I corsi motivazionali non sono affatto rari: da questo link:

Numerosi corsi di formazione in tutto il paese usano programmi chiamati “corso della corda” in cui i partecipanti (che sono spesso dipendenti mandati dalla loro azienda) si arrampicano su una piattaforma, un albero o un promontorio. Qui indossano un’imbragatura e vengono fatti precipitare nel vuoto. ….

Altre procedure usate da alcuni programmi di formazione alla consapevolezza per grandi gruppi (LGAT) o loro derivati contemplano procedimenti per umiliare la persona …

Negli anni novanta abbiamo assistito ad un rinnovato interesse per la passeggiata sui carboni ardenti. … e viene loro detto che saranno in grado di attraversare un tappeto di carboni ardenti senza ustionarsi se riusciranno a pensare nel modo giusto, e che dopo la passeggiata sul fuoco nessun incarico sembrerà difficile.

Questi programmi sembrano disegnati per l’esaltazione emotiva dei dipendenti, per far loro sospendere il giudizio e seguire gli ordini dei trainers,…

….  numerosi dipendenti vengono mandati ai corsi nella convinzione che apprenderanno tecniche manageriali o collegate specificamente al loro lavoro. Al contrario si ritrovano in programmi psicologicamente intensi e di forte confronto che si presume li trasformeranno – non si tratta di semplice formazione ma di letterale trasformazione in una razza nuova.

Una razza nuova. Una razza di schiavi, sostanzialmente.

Più grossolanamente in molti luoghi di lavoro, oggi, con il ricatto di stipendi di poco superiori a mille euro, assolutamente non bastanti per una vita dignitosa, eppure unica fonte di reddito possibile in una situazione che non presenta facili alternative, si impongono ritmi lavorativi assurdi e situazioni di ipersfruttamento.

Ma questo non basta. Una persona infelice e depressa non rende. Un venditore triste e grigio non vende. Non da una buona impressione. Deve quindi anche essere felice e contento di fare questa vita dedicata solo ed esclusivamente al lavoro. Così allora rende veramente.

Vogliono una razza di schiavi felici.

Ma felici di cosa? di poter essere schiavi. E di essere i migliori fra gli schiavi.

Non sarà il caso del signore in questione, il “re del folletto”… ma spiegatemi come cazzo si fa a vendere 4 folletti al giorno per 300 giorni l’anno.  Già sarebbe bravissimo al limite del sovrumano, se ne vendesse 300, altro che.

Insomma, non ci credo alla notizia. Ma anche come panzana ha il suo scopo. La folletto si fa pubblicità ovviamente, infatti io gliela sto facendo, perché ne parlo. Ma nell’articolo si introduce surrettiziamente il concetto di elogio dello schiavo esempio “di un’Italia che lavora, suda e si dà da fare”.

Come se tutti quelli che non vendono 1200 folletto in un anno siano dei nullafacenti che si meritano precariato e insicurezza sociale.

Ma andatevene affanculo.

work less, live (climb) more.


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13 thoughts on “Il “re del folletto”

  1. a proposito di insistenza, domenica ero a casa con collo e schiena bloccati, e per la prima volta da anni mi hanno citofonato dei testimoni di geova… iniziando con “buongiorno, siamo qua a parlare del dolore…” mi è partito un “mavaffaculova’…” 😀

    anni fa alla prima fiera a cui ho partecipato a Miami, assieme a quello che sarebbe potuto essere un nostro distributore in quella zona, ho notato l’estrema diversità fra noi e loro. loro “catturano” quasi “predano” il malcapitato che passa davanti allo stand, mentre noi si sta lì, tranquilli a chiaccherare, se qualcuno è interessato entra e chiede se no si fa i cavoli suoi.

    trovo odioso insistere, faccio fatica ad insistere pure quando dovrei farlo.

    ah… oggi alle 10,30 dopo 240 gg di attesa ho quelli dell’enel che attaccano l’impianto fotovoltaico alla rete, loro sì che seguono i dettami anglosassoni cari alla folletto :S

  2. Che poi… l’ambiente delle fiere e dei venditori l’ho frequentato per anni. Ci sarebbe… da scriverne. Mi viene in mente “the big kahuna” ma è solo un aspetto della cosa.

    E’ una vita di merda, ma a qualcuno piace farla, perché riesce a ritagliarsi in essa spazi di libertà che non potrebbe avere con un lavoro regolare, tragitto casa-lavoro, figli a scuola, sabato domenica sul divano eccetera…
    ma spesso… che squallore…

    e tutti quelli che ho conosciuto allora, che erano più grandi di me, li ho visti finire con una qualità della vita di merda, oppure direttamente in obitorio, infartuati, ictus, eccetera. Malattie dovute al troppo fumo, al troppo bere, al troppo mangiare, alle troppe puttane, o altra roba per tenersi svegli.

    Quella non era etica del lavoro e non c’entrava, in questo post. E nemmeno voglio buttare merda su una categoria intera. Ho conosciuto anche brave persone. Ma la maggior parte… bleah

  3. Io partecipo attivamente a due fiere, mi piace l’incontro con le persone, detesto i curiosi, gli animali da fiera, quelli a cui alla fine non frega nulla di essere lì se non essere attratti maniacalmente dal gadget “gratuito”…

    Poi sì alcuni aspetti della fiera sono decisamente pesanti, spesso preferisco l’allestimento e il disallestimento. Non disdegno le cene però 😀

    Ovvio che, a parte una volta ogni tot anni quella del Mobile, non frequento Fiere per curiosità fuori dal mio settore…

    Tornando in tema, io non riesco a capire perché tutti debbano avere per forza fretta??? Sono un disordinato cronico, ma non demando le mie disattenzioni agli altri facendo fretta per forza! Tutta sta frenesia non la capisco, non la condivido, non ha senso… Tutto urgente, ma perché? Cazzo organizzati…

  4. leggendo questo post, mi è tornato in mente in film di alcuni anni fa, che si chiamava “tutta la vita davanti”;

    al netto di alcune leggerezze per lo più cinematografiche, l’ambiente rappresentato era anche quello dei venditori e dei call center, l’ultima frontiera dello schiavismo moderno;

    • e non commento gli applausi confindustriali per non andare fuori tem
      a, ma solo per questo motivo……………………….

      • si ho preferito tralasciare di commentare una vicenda di cui conosco poco (le dinamiche dell’incidente alla thissen) ché a prima vista anche a me sembra esagerata la condanna per omicidio volontario… ma non conoscendo il merito preferisco tacere… e tuttavia dubito che la conoscano bene quelli che hanno applaudito l’intervento della marcegaglia, comunque del tutto fuori luogo, con una frase buttata lì così in modo piuttosto estemporaneo.

  5. Ho seguito qualcosa della sentenza thyssen e ho ancora qualche dubbio, non tanto sulla giusta condanna ai vari implicati, ma sull’aver introdotto il “dolo eventuale”.

    Spada di Damocle sulla testa di tutti noi, anche in ambiti ben lontani dal lavoro. Teoricamente si presterebbe benissimo nel mondo dello sport in montagna… Ma mi sto informando. Oltre ad essere datore di lavoro sono pure Responsabile della Sicurezza e assicuro che la 81 sia una gran porcata, fatta male e in alcune parti inapplicabile. Infatti è un continuo fiorire di correzioni.

    Su Confindustria non mi pronuncio, certo non rappresentano noi piccoli, anzi mi sto chiedendo chi rappresentino veramente.

    • La L. 81 la conosco bene ed è in massima parte un guazzabuglio inapplicabile nella sua complessità.
      Le aziende, e gli stessi dipendenti, ne hanno un’impressione come di una liturgia praticamente inutile.

      Non ho ovviamente alcun titolo per parlare di sicurezza relativamente a comparti e settori specifici dei quali non so nulla, ma credo che in generale basterebbe del sano buon senso.
      IL suddetto buon senso, è chiaro, è difficile inculcarlo nella testa di certi minus habens… – nulla può in questo senso anche la legge più dura – e in quella di chi pensa solo ed esclusivamente al profitto… – ma verso questi perlomeno quella delle dure sanzioni dovrebbe essere una lingua che intendono… però come sempre bisognerebbe che i controlli sull’applicazione della legge avvenissero con più regolarità.

      Sul concetto di “dolo eventuale” è un concetto giuridico strano, se lo si guarda per certi versi appare di buon senso, per altri assurdo. E’ applicato, portando all’accusa di “omicidio volontario” negli incidenti stradali in caso di guida sotto effetto di alcool e droghe.

      Certo se la guardi dal punto di vista dei parenti della ragazza investita sulle strisce dal tipo fatto perso di cocaina e alcool è pienamente sostenibile; se la guardi da quello del tipo che ha bevuto forse un po’ troppo alla cena con gli amici e si trova coinvolto in un incidente nel quale si ha buon gioco affermare dato il tasso alcolemico che non fosse in grado di evitarlo… appare spropositato.
      E’ chiaro che sta al giudice, interpretare e quindi applicare la categoria giuridica, ma mi sembra un margine di discrezionalità un po’ troppo ampio.
      Non so.

      • Il “non so”, che ti quoto e faccio mio, è il maggiore dei nostri problemi qua in Italia.

        Non abbiamo chiarezza su quasi nulla, ai corsi, che siano per la Sicurezza o per il SISTRI o altro, l’unica cosa che è sempre sottolineata è la sanzione, che di solito è amministrata come una roulette russa, a chi tocca tocca…

        Il buon senso, di mio, di nostro, si cerca di applicarlo… Per il resto, ti riquoto, non so.

  6. Si, la legge è la sanzione.
    Nel senso che per stupidaggini assolutamente formali ti ritrovi facilmente con multe assurde, di migliaia e migliaia di euro, che però, se le paghi senza contenzioso, si riducono.
    Lo Stato arriva e ti mazzuola. La logica è: le prime cose che trovo … tanto lo sappiamo entrambi che più scavo e più trovo. E ci credo… con le leggi assurde che abbiamo, per cui per aziende di 5 dipendenti dovresti avere:
    – consulente fiscale
    – consulente del lavoro
    – consulente per la qualità
    – consulente per la sicurezza
    oltre ad occuparsi internamente di svariati registri, comunicazioni, adeguamenti, ecc ….

    per cui alla fine i costi aziendali sono tali da metterti fuori mercato, e allora tutti cercano, chi più chi meno, di limitarsi all’indispensabile, in quello che il limite del buon senso ti dice essere indispensabile… ma per la legge comunque non basterà perchè per irregolarità formali, registrazioni fatte in ritardo ti becchi multe che ti fanno parlare da solo… … e allora c’è chi con meno buon senso e più stomaco peloso … non fa assolutamente nulla… tanto a quel punto rischia lo stesso di chi fa quasi tutto meno che l’assurdo…

    e così è premiato chi fa il meno possibile, e non chi fa il più possibile.
    perché tanto poi arriverà un condono tombale, e se ti beccano … beh… sei stato sfortunato… uno su mille… paghi sta multa, ridotta, e ti è andata bene così.

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