la bugia democratica


Leggevo su questo blog un articolo di Giovanna Cracco “L’uomo massa e suo fratello al voto” di cui consiglio la lettura integrale e riporto alcuni passi.

Innanzitutto si apre con un incipit di P.P.Pasolini “La maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per propria natura, brutalmente repressivo” che lo riassume perfettamente.

Nel 1992 l’Ocse lancia la Ricerca internazionale sulle competenze alfabetiche della popolazione adulta (International Adult Literacy Survey IALS) a cui partecipano solo dodici Paesi; nel ’96 avvia la seconda ricerca (Second International Adult Literacy Survay – SIALS) a cui aderiscono altre nove nazioni, tra cui l’Italia; l’indagine si conclude nel ’99. Il quesito a cui l’Ocse cerca una risposta non è ‘questa popolazione sa leggere?’ ma ‘quanto e come sa leggere?’. Viene coniata la definizione di “competenza alfabetica funzionale o letteratismo” (….)    Lo scopo è quello di misurare una competenza e non le conoscenze possedute (…)

La ricerca stabilisce tre tipologie di competenza alfabetica – testi in prosa, grafici e calcoli – e per ognuna cinque livelli. Di questi, il primo è al limite dell’analfabetismo, al di sotto della soglia di illetteratismo, il secondo rappresenta un limitato possesso di competenze di base; qui si inserisce l’importante linea di demarcazione indicata dall’Ocse che individua, nei primi due livelli, quella quota di popolazione che dovrà usufruire di percorsi di formazione per essere messa nella condizioni di possedere “una piena cittadinanza nel XXI secolo”. Pena il ritrovarsi come il popolo analfabeta dei secoli passati, che abitava passivamente una società in cui norme e leggi scritte da altri sopra la sua testa regolavano la sua vita, senza che esso fosse in grado nemmeno di leggerle. Perlomeno quel popolo non votava, viene cinicamente da concludere, e riconosceva la propria ignoranza.
Perché, neanche a dirlo, la situazione italiana fa spavento. Un terzo della popolazione non supera il primo livello, un terzo si ferma al secondo, un terzo raggiunge gli ultimi tre. Nella comprensione di testi in prosa – la prova metteva a disposizione articoli di giornali, riviste, pubblicazioni a stampa e depliant – il 34% si ferma il primo livello, il 30,9% al secondo, il 26,5% al terzo e solo l’8% raggiunge il quarto e il quinto.

L’indagine dunque evidenzia che il 64,9% degli italiani è in grado di leggere ma non di capire ciò che legge: riesce a estrarre da un testo un’informazione che vi si trova esplicitata (primo livello), la trova anche quando deve compiere alcune semplici deduzioni perché il documento contiene dei distrattori (secondo livello), ma non è in grado di trovarla se è contenuta in diversi paragrafi e non in una sola frase (terzo livello), se il testo è abbastanza lungo, se l’informazione è astratta (quarto livello) e se lo scritto è denso e contiene distrattori plausibili (quinto livello).

Continua poi con considerazioni molto interessanti sulla televisione e sui nostro politici, sempre pronti a farsi scudo della volontà popolare, del popolo che li ha votati.

Mi sono andato a cercare poi qualche commento su un vecchio saggio (del 61) che ricordo però estremamente attuale: “Fenomenologia di Mike Bongiorno” di Umberto Eco. Ne ho trovato uno che condivido pienamente, ai fini del discorso che volevo fare. Anche di questo riporto alcuni passi:

[…] quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l’unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.

Leggendo questo capoverso nel 2010, nonostante l’autore si riferisca a Mike, il pensiero non può che andare ad alcuni leader politici, che racimolano consensi abbassando sempre più il livello del loro linguaggio e delle rivendicazioni che promuovono. Di essi si dice che siano “radicati nel territorio”; io penso piuttosto che abbiano sapientemente sfruttato l’opera livellatrice della televisione (che per definizione non ha nulla di legato al territorio) esplicitata con maestria nell’ultima frase di questa citazione. Se la classe dirigente è l’espressione della società che la produce, ritengo che non ci si possa stupire di fronte a certe esternazioni volgari o provocatorie dei nostri politici di massimo livello: essi non fanno altro che imitare i propri elettori per suscitare empatia in loro, piuttosto che proporsi essi stessi come modelli trainanti degni di indicare ad altri la strada. Inutile sottolineare come non sia certo la prima delle due opzioni a promuovere un vero miglioramento della politica, quale che sia la forma che possa assumere.

Ciò che collega questi due argomenti è ovviamente la televisione, il principale strumento di controllo e dominio mai inventato dall’uomo.  Potrei poi citare a questo proposito altri miei post: “Come la TV danneggia le facoltà mentali“non considero niente di più feroce della banalissima televisione” (pasolini) ma è un discorso fatto e rifatto, sostanzialmente inutile.

Infatti, chi guarda la televisione, è perfettamente convinto di essere immune da ogni tipo di condizionamento e assolutamente in possesso di tutte le sue qualità mentali.

Esattamente mi ricordano molti dipendenti da alcool, eroina o altre droghe, del tutto convinti di essere loro a controllare ciò che assumevano, anziché il contrario. Come questi minimizzano l’uso e la necessità, e operano sottili distinzioni sul come e il perchè.

La realtà è questa, purtroppo.

Una massa di ignoranti incapaci di elaborare pensieri più complessi di una frase di sei-sette parole si uniforma bovinamente alle indicazioni del mezzo che riempie la loro esistenza e li controlla, vota e questa viene chiamata democrazia.

Penso da tempo che la democrazia, proprio perché nel livellamento verso il basso regna la stupidità, permettendo a chi sa e vuole approfittarsene di determinare a proprio vantaggio il corso degli eventi, non è più quel sacro intangibile dogma che si supponeva qualche tempo fa.

La democrazia è diventata un simulacro, una vuota rappresentazione di se stessa. In realtà è un gioco noioso in cui le elite dominanti devono impegnarsi per dare una parvenza di legalità al loro agire: fanno in modo che la gente pensi quello che vogliono loro, gli basta quel 20-30% di massa che capisce solo alcuni concetti semplici e ripetuti, ancorché smaccatamente falsi e/o incoerenti e/o impraticabili, e poi si fanno votare/legittimare da questa massa. E la chiamano democrazia.

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4 thoughts on “la bugia democratica

  1. Spaventoso.
    Non avevo mai riflettuto sulla “fenomenologia del Mike” però effettivamente ora capisco il motivo per cui, ” a pelle” non mi è mai piaciuto!!! E mi fa pensare un po’ a Tarantino che giustifica il perché Superman, nelle vesti du Clark Kent è un inetto, imbranato, occhialuto insicuro di se… non per mascherarsi al meglio fingendosi l’esatto opposto di quello che è, un superumano, ma perché lui gli uomini li vede così.
    Siamo così (per la maggiro parte).
    E mi ritorna in mente anche il blog di una ragazza che nel suo primo post, come dichiarazione d’intenti, disse esplicitamente che post ed articoli più lunghi di un palmo della mano non li prendeva nemmeno in considerazione perché troppo lunghi per la sua soglia di attenzione. Onesta, ma non per questo lodevole.

    é anche vero che cerchiamo di fare il meno fatica possibile e in tutto: meglio rimanere ignoranti che sforzarsi di capire, costa meno fatica; meglio piangesi addosso e lamentarsi che non c’è lavoro, piuttosto che rimboccarsi le maniche e darsi da fare; meglio ripetere come pappagalli frasi (brevi) dette dal famoso di turno, che sforzarsi di partorire un pensiero personale.
    E questa pigrizia mentale è il motivo per cui gli stessi politici si limitano a dichiarazioni brevi, d’effetto come titoli di giornale, senza preoccuparsi del contenuto a spiegazione della frase/spot. Lo sanno che ai più basta questo. Lo sanno che i più non chiederanno di più. E per far si che nessuno chieda o pretenda qualcosa di più la cultura (quella vera) viene disincentivata da tutti i fronti.

    E le capre si accontentano… e votano.
    Che tristezza infinita.

    • Una conseguenza di ciò è una sorta di filtro verso il basso, per cui ciò che emerge è la mediocrità, autolegittimata e autoreferenziale, il che genera un movimento ad escludendo verso tutto ciò che non è uniformato, che viene guardato con sospetto e con rancore, in quanto diverso.

      A meno che non sei abbastanza cinico da adottare la famosa massima latina “vulgus vunt decipii, ergo decipiatur”… ed è quello che fanno.

  2. Abbio leggiuto;

    Facendo una analisi, a livello di politica italiana; questo meccanismo lo hanno scoperto, capito e applicato, gli attuali governanti italiani; mi riferisco ovviamente ai “Berlusconiani”.
    Sarà che quel movimento nasce proprio dalla TV e da chi ha sempre studiato….proprio a livello psicologico…. il telespettatore, che in questo caso potrebbe essere rinominato “televotatore”; per trarne profitto commerciale, audiance, annessi e connessi.

    Hanno vinto, hanno saputo sfruttare ciò; l’involgarimento della politica, l’imbarbarimento dell’etica e le aggressioni sfacciate (vedasi ultimi episodi Moratti, Santanchè) forse sono voluti, magari sono meccanisi studiati a tavolino perchè funzionano sul “televotatore”.

    Forse.

    Perchè io non lo so di certo, ma potrebbe essere, una cosa però è certa che la sinistra a questo non ci è arrivata, hanno ragionato ancora con un metro più etico della politica, un metro passato, e “l’altra parte” glila ha fatta sotto il naso, e macina consenso sfruttando questa, Neo Ignoranza.
    In effetti, può essere così, mentre 60-70 anni fa l’ignoranza era l’analfabetismo….e la conquista era insegnare alla gente a leggere e scrivere…… ora questa neo ignoranza è l’apaticità intellettuale, anzi, l’apaticità critica.

    In parole povere e ovvie, oggi non serve più saper soltanto leggere e scrivere (cit. spartaco)

  3. questa neo ignoranza da dove nasce ce lo dovremmo prima o poi domandarcelo da dove tutto ebbe inizio ,chi e il responsabile o chi sono ,ma non fermiamoci alla televisione e troppo semplice e riduttivo, io sono unneo ignorante e mi piacerebbe sentire qualche vostra opinione sull argomento , premetto che lavoro di sera e la televisione non la guardo mai,

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