leggendo qui e là…


In Germania per uscire di casa e studiare all’università un ragazzo percepisce un assegno di studio di 500-600 euro. Gli affitti delle case, non in nero, sono sotto i 300 euro. Soldi che poi verranno resituiti allo stato, al primo stipendio, senza interessi. E’ lo stato che investe nel futuro (sono 2 miliardi di euro), per avere dei lavoratori qualificati, dei ragazzi motivati nel costruirsi un domani senza dipendere da altri che non le proprie capacità.
(…) una ragazza a Parigi raccontava della sua esperienza: 1300 euro di stipendio, per un lavoro regolare, con cui pagarsi l’appartamento e gli studi. Se non hai soldi, vai davanti ad uno sportello e chiedi un prestito allo stato. In base all’appartamento e alla tua situazione. E questo vale anche per gli studenti stranieri, considerati una ricchezza per la Francia.  da (REPORT- GENERAZIONE A PERDERE)

In Italia, non so in altre città, ma qui a Roma leggo gli annunci e chiedono 270-300 euro per un letto in una stanza da due.

D’altro canto, gli affitti in estrema periferia partono da 600 euro.

Il salario medio in Italia è di 1.054 euro. All’estero 1.568. (stessa fonte di cui sopra)

Oltre la metà delle pensioni erogate dall’Inps, precisamente il 50,8%, non arriva a 500 euro al mese. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale dell’istituto. La quota sale al 79% se si considera la soglia dei 1.000 euro lordi mensili. (Rapporto INPS)

Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) “sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale”. Si tratta di un valore superiore alla media Ue che è del 23,1%. Il rischio povertà riguarda circa 7,5 milioni di individui (12,5% della popolazione).

Mentre 1,7 milioni di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione e 1,8 milioni (3%) in un’intensità lavorativa molto bassa. Si trovano in quest’ultima condizione l’8,8% delle persone con meno di 60 anni (6,6% contro il valore medio del 9%). Solo l’1% della popolazione (circa 611.000 individui) vive in una famiglia contemporaneamente a rischio di povertà, deprivata e a intensità di lavoro molto bassa. (Più ombre che luci nel rapporto ISTAT 2011)

Roma, 24 mag. (TMNews) – Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è scettico sui dati Istat sul rischio povertà, che toccherebbe un italiano su quattro. “So che ci sono i poveri – ha affermato Tremonti – ma francamente credo che quella rappresentazione sia discutibile. Molto può essere fatto ma risulta da tutte le statistiche che in questo decennio la ricchezza non è scesa ma è salita”.

“Leggo – ha spiegato il ministro rivolto alla platea presente in Senato alla presentazione del rapporto della Corte dei conti sulla finanza pubblica – che uno su quattro è povero, alzi la mano chi è povero. È un campione di fallacia statistica? Non credo – ha aggiunto – e credo che alcune rappresentazioni di vita reale escludano tratti di questo tipo”. (da qui)

Può darsi, che come dice Tremonti, la ricchezza, misurata in termini statistici, sia salita.

In questi anni, dal 1998 al 2007, i salari sono cresciuti del 0.1%. I profitti delle imprese sono cresciuti tra il 9 e il 10 % l’anno.

Sai ched’è la statistica? È na’ cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c’entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co’ la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perch’è c’è un antro che ne magna due.

Ironia a parte… di quali imprese si parla? Non di certo delle piccole imprese; non, di certo, degli artigiani. Queste stanno cercando di sopravvivere. E non sempre ci riescono. La piccola imprenditoria sta reggendosi come le famiglie italiane, sul risparmio accumulato. Ma anche queste risorse stanno finendo.

Come dice Claudio Martini in questa bella analisi pubblicata su “appello al popolo”:

(…) il vero propulsore dell’economia del nostro paese, che come è noto si chiama Pubblica Amministrazione. Attraverso appalti e concessioni, ogni amministrazione locale controlla una larga fetta delle attività produttive del proprio territorio, divenendo così interlocutrice privilegiata dei ceti affaristico/imprenditoriali. Tale interlocuzione avviene per il tramite di tangenti, corruzione, finanziamenti illeciti. (…)   il perdurante spostamento di ricchezza da pare dei contribuenti verso l’intreccio di interessi del ceto politico con quello affaristico non può che frustrare la contabilità degli enti locali, che si trovano così sprovvisti di adeguate risorse. Le amministrazioni si trovano così di fronte a due opzioni: o tagliare la spesa corrente, o aumentare, nei limiti di legge, la pressione fiscale sui propri amministrati. In genere vengono adottate entrambe le misure. Ciò ha come conseguenza il diradarsi dei servizi sociali e l’imposizione dei più vari balzelli.  (…) Come si può vedere, quello sopra descritto è un meccanismo che si auto-alimenta, perfetto e coerente in tutte le sue parti.  L’entropia del sistema è rappresentata dal sedimentarsi di inefficienza, illegalità, diseguaglianze; i suoi presupposti nonchè “prodotti di scarto” sono soggezione, arbitrio, incultura, degrado. Senza trascurare il consumo del territorio da parte dell’edilizia sovvenzionata, vero volano della nostra decadente economia. Questo meccanismo è la manifestazione, a livello di amministrazione locale, di un metodo di governo, uno schema di distribuzione dei redditi, un insieme di rapporti sociali, che non mancherà di condurre l’Italia alla sua fatale destinazione, quella di essere un grande paese del Terzo Mondo.

Io non metto in dubbio, per carità, che sia sempre preferibile il meno peggio. Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli… non so molto delle loro persone e non li giudico in quanto individui. Sono certo comunque che il ceto politico che essi rappresentano è quello che ha condotto il Paese dove è ora, con la complicità e il beneplacito di buona parte del paese, del resto.

Il sistema dell’Appalto è assolutamente bipartisan. Qualora uno dei partiti della casta si opponga ad un progetto è solo perché non ha sufficenti garanzie di entrare a far parte in quello specifico caso del sistema di smistamento di tangenti, favori, scambi.

Il PD è schierato contro il Ponte di Messina perché la torta in quel caso se la spartirebbero in massima parte i politici di destra. E’ invece, in perfetto schieramente bipartisan, d’accordo con i lavori della Torino-Lione, perché i suoi uomini e le sue imprese sono ben inseriti in quel giro d’affari da 20 milardi di euro.

A Milano per l’expo 2015:

  • 1.700.000 mq di superficie per realizzare il sito dell’Expo adiacente all’attuale Fiera di Rho-Pero
  • 2.100.000 mq di superficie per possibili strutture di servizio e supporto all’Expo sull’area ex-Alfa Romeo di Arese
  • opere ricettive per un fabbisogno stimato di 124.000 posti letto al giorno
  • opere per la mobilità per far viaggiare i 160.000 visitatori al giorno previsti e le merci del caso, tra cui la TAV, la terza pista di Malpensa, la Pedemontana e la Bre.Be.Mi.
  • 3,2 miliardi di Euro di costi diretti per realizzare il sito dell’Expo e tutto ciò che serve all’evento (di cui 1.400 milioni di denaro pubblico)
  • svariati miliardi di Euro (si suppone pubblici) per realizzare le altre opere suddette. (fonte)

Ieri il presidente della Provincia di Torino, Saitta, Partito Democratico, se la prendeva con i manifestanti NOTAV della Val di Susa, che minacciavano di bloccare il giro d’italia: “E non dimentichino che nel 2006 quando tentarono di bloccare la fiaccola, rischiarono le botte” (fonte) La fiaccola sarebbe quella delle Olimpiadi di Torino.

A proposito: quanti soldi abbiamo buttato, come Stato, quindi cittadini, per quell’evento? e che fine hanno fatto quegli impianti? vediamo…

Stessa situazione di quanti “eventi”? Chi non ricorda, nella propria città, di strutture costate un patrimonio e quindi abbandonate dopo l’evento, e ormai fatiscenti?

Essere contrari a questo tipo di eventi e opere pubbliche,  sbandierate come necessarie per tenere alto il nome dell’Italia e invece solo utili a veicolare enormi flussi di denaro pubblico nelle casse della casta politica-industriale, a scapito dei servizi sociali, dell’istruzione, della sanità… sta diventando un imperativo.

E su questo bisogna essere estremamente chiari, non c’è alcuna differenza, fra i politici di professione.

Il rendersi conto di questo, per molti, sta portando verso l’astensione.  E’ il dato saliente di tutte le ultime elezioni. L’astensione cresce.

Eppure, l’esperienza USA insegna, al sistema non interessa affatto la questione dell’astensione. Anzi, potrebbero anche favorirla, facendole tenere come appunto negli USA, anche in giorni lavorativi. In fine dei conti votassero anche il 25 % degli aventi diritto, loro si giocherebbero comunque la partita sulla base delle percentuali e i vincitori roclamerebbero tronfi, di avere la maggioranza del paese. I motivati a votare potrebbero essere pagati, in qualche forma. E così la politica sarebbe ancora di più quel fenomeno autoreferenziale e distaccato che è già.

Grandi maggioranze numeriche, escluse (o autoescluse, fate voi) dal gioco democratico in cui singoli individui qualcuno occupato a cullare velleitarie speranze di vendette rivoluzionarie nei loro sogni più confusi, di fronte all’ultima vessazione e/o ingiustizia evidente, cercano ognuno per sé il modo di cavarsela dal grande naufragio di questo barcone che è l’Italia.

Perché tanto non illudiamoci. Questi non rinsaviranno, di fronte allo sfascio e all’impoverimento del paese. Avranno la faccia come il culo di venirci a chiedere ulteriori sacrifici, lacrime e sangue, per uscire dalla crisi, per continuare a crescere, per abbassare il debito, nel mentre continuano a succhiare come sanguisughe.

C’è bisogno di un’alternativa radicale, in cui i concetti di destra e sinistra siano realmente superati. In cui contino altri valori etici. Una società che tenda ad altri obiettivi. E servono movimenti, persone, gente… che si impegni, e che sia altro, rispetto a questi.

E dovremo tornare a votare, allora. Perché non c’è altra strada da percorrere.

Perchè troveranno sempre, loro, qualche povero disposto per soldi a sparare contro altri poveri.

Intanto… vediamo come stanno andando le cose in Grecia dove in pratica lo Stato è stato commissiarato.  Infatti, oltre ad un programma di tagli sulla spesa pubblica (che significa come sempre meno istruzione, sanità, infrastrutture, tagli a stipendi, più tasse) Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea e Banca Centrale Europea hanno richiesto (anzi, si dice: apprezzerebbero) l’insediamento di una commissione svincolata dal governo con esperti stranieri, che proceda alle privatizzazioni.

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