Controcanto: Mladic


Leggo in giro, non solo sui media mainstream, ma anche da commenti di persone che normalmente cercano di costruirsi un’informazione piuttosto filtrata, nel senso di attenta e ragionata, che il giudizio su Mladic è pressocché unanime.

Dovrebbe far strano, quantomeno, che Mladic sia criminale di guerra, insieme a Karadzic e Milosevic, ovvero rappresentanti della Serbia, ovvero coloro che hanno perso la guerra, contro coloro che li hanno ricercati e/o imprigionati o e/o giudicati, mentre nessun criminale di guerra è stato annoverato fra le altre fazioni in guerra.

Afghanistan, Irak, Libia… per citare i più recenti ed eclatanti, evidentemente non insegnano niente, e coloro che sono assolutamente non credibili in queste circostanze, lo sono assolutamente in questa.

Strano.

Eppure, su Srebrenica molto è stato detto da voci non allineate, e non solo Serbe.

Basterebbe un po’ di sano scetticismo e una minima volontà di informarsi, prima di preparare corda e sapone per accorrere ad impiccare il boia.

Io avevo scritto qualcosa in proposito ai tempi dell’arresto di Karadzic: “la storia è un incubo da cui cerco di destarmi” .

Potrei ancora aggiungere abbastanza per poter affermare che Ratko Mladic non è un boia, non è un genocida, è un generale che ha combattuto una guerra e l’ha persa contro forze soverchianti.

Se ci fosse giustizia non sarebbe da perseguire o, se fosse da condannare, per i morti che ha sulla coscienza, allora dovrebbe esserlo quanto i corrispettivi generali Nato e i loro comandanti in capo, oltre a ovviamente comandanti bosniaci, croati… eccetera.

Lungi da me ogni retorica militarista: non sto dicendo che Mladic sia stato un patriota o un eroe. Non è questo il punto di vista che ho sulle guerre.

Sto dicendo che Mladic non ha fatto nulla di più di ciò che ogni altro militare avrebbe fatto al suo posto.  E se non vi piace quello che ha fatto, lo capisco. Ma è la guerra.

Forse dalle nostra case comode, davanti al televisore, in occidenti, ci stanno abituando a pensare alle guerre come una cosa umanitaria. Gli altri sono cattivi e noi tocca andare lì a dirgli di smetterla di essere così cattivi. E glielo diciamo bombardandoli.  E già che ci siamo, visto che proprio non si poteva farne a meno, ci prendiamo di fatto il paese che questi cattivi non sono in grado, è evidente, di amministrare. Per il loro bene, sia chiaro.

 

In rete non si trova molto, in lingua italiana, ma qualcosa si trova. Buona parte proviene da fonti serbe o filoserbe, ovviamente, dato che sono gli unici ad avere a cuore la questione. In occidente ci si accontenta del mito costruito ad arte dalla propaganda e le notizie dei media di allora si danno per verità storica, senza rifletterci molto sopra.

Nel 91 prendemmo tutti (più o meno) per buone, le informazioni sui massacri dei kuwaitiani da parte degli irakeni, che portò alla prima guerra umanitaria: la liberazione del kuwait dagli invasori irakeni. Buona parte di quella storia sarebbe da riscrivere, ma tant’è.

Nelle vicende dell’ex iugoslavia, idem. Le uniche informazioni che ricevevamo erano dai media. Internet non esisteva ancora.

Oggi vediamo abbastanza facilmente quanta disinformazione esiste nell’informazione ufficiale. I media occidentali cosiddetti main stream, tutti nessuno escluso, sono schierati sulle veline delle intelligences che allestiscono scenari in cui le grandi potenze potranno operare scelte politico-militari convenienti, col supporto entusiastico o rassegnato dell’opinione pubblica.

Col senno del poi dovremmo ripensare un po’ alla questione: ci hanno detto la verità su Srebrenica? Ci hanno detto la verità sui Serbi cattivi?

Come dicevo, c’è molta informazione di parte serba – giustamente – in rete. Ma siccome è di parte questo in qualche modo la rende sospetta, anche se, una lettura almeno sarebbe il caso di darla, anche per sapere cosa dicono quelli che la guerra l’hanno persa, per non lasciare che la storia, come sempre, la scrivano solo i vincitori.

Ma prendo un libro, poco conosciuto, scritto da uno svizzero: Alexander Rodin, Srebrenica — die Geschichte eines salonfahigen Rassismus (Srebrenica – la storia del razzismo da salotto ) di cui un sunto tramite intervista, da qui

“Dopo 14 anni che investigo i fatti che ebbero luogo a Srebrenica nel 1995 posso attestare che in quella enclave non vi è stato nessun genocidio di musulmani — il mito sul massacro di musulmani è stato inventato dallo scomparso leader di guerra musulmano bosniaco Alija Izetbegovic e dall’allora presidente USA Bill Clinton (…) ho raggiunto la conclusione definitiva che non vi fu nessun genocidio. Nel luglio del 1995, mentre la città veniva conquistata dalle forze serbe, persero la vita circa 2.000 musulmani — non 8.000 come pretende la macchina della propaganda musulmano bosniaca, con il sostegno di certi politici e media occidentali. Quei 2.000 caddero in battaglia contro l’esercito serbo, mentre stava sfondando verso Tuzla. Il “genocidio di Srebrenica” è un’invenzione di Izetbegovic e Clinton…

Il libro presenta le prove che dimostrano che 2.000 musulmani che hanno perso la vita a Srebrenica sono caduti in battaglia. Per essere in grado di pretendere che fu commesso il “genocidio” e dal momento che non avevano i corpi sufficienti per sostenere la pretesa iniziale di presumibilmente 8.000 musulmani uccisi, hanno elencato come vittime di Srebrenica numerosi combattenti musulmano bosniaci che sono morti molto prima della conquista di Srebrenica o che vennero uccisi in altre battaglie durante la guerra civile, dal 1992 al 1995. La lista delle presunte vittime di Srebrenica contiene anche i nomi di quelli che sono ancora vivi. Nelle elezioni bosniache del 1996, le liste elettorali contenevano circa 3.000 musulmani bosniaci che erano anche elencati come “vittime di Srebrenica“. Ciò sottolinea ulteriormente il fatto che il cosiddetto Tribunale dell’Aia non ha ancora nessuna prova del “genocidio di Srebrenica“. Invece, conta sulle affermazioni del croato Dražen Erdemovic, provate essere assolute menzogne, come ha dimostrato nel suo ultimo libro il giornalista bulgaro Germinal Civikov.

L’ex portavoce della NATO Jamie Shea nel 1999 ha enfatizzato che, senza la NATO, tanto per cominciare, non vi sarebbe nessun Tribunale dell’Aia. Ha asserito che la NATO ed il Tribunale dell’Aia sono “alleati ed amici“. Tra gli altri, l’esempio che conferma la sua affermazione è il caso del [Colonnello] Vidoje Blagojevic, condannato ad un lungo periodo di prigione a causa dei fatti di Srebrenica anche se è assolutamente innocente e non ha fatto del male a nessuno. Così, la NATO punisce i suoi avversari attraverso il Tribunale dell’Aia mentre, allo stesso tempo, protegge i suoi alleati.

Credo che il sito più esaustivo in proposito, sia questo.

Il “massacro di Srebrenica” è il più grande trionfo del lavaggio dei cervelli rispetto alle guerre dei Balcani. Altre asserzioni e menzogne hanno giocato il loro ruolo nei conflitti Balcanici, ma comunque hanno occupato un rango modesto nel repertorio propagandistico rispetto alla menzogna sul massacro di Srebrenica, che le sorpassa tutte per il suo potere altamente simbolico, nonostante la concorrenza di tante altre falsità (Racak, il massacro di Markalé, il rifiuto serbo di negoziare a Rambouillet, i 250.000 morti di Bosnia, la conquista della Grande Serbia come elemento motore delle guerre Balcaniche). Ed Herman, professore universitario americano, (ZMAG- USA)

Non siete obbligati a leggerlo, ma se volete pronunciarvi sulla questione, fatelo. Altrimenti sospendete almeno il giudizio, visto che le cose non sono andate così come ve le raccontano.

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8 thoughts on “Controcanto: Mladic

  1. Davvero interessante, hai fatto benissimo a postarlo. Ci sono troppi argomenti preconfezionati, troppo di già pronto e consumato senza aver alcuna idea di cosa sia.

  2. Bisogna lasciar aperta sempre una porta al dubbio. Il problema è che siamo pigri. Ma si, in fondo, chi se ne frega di Mladic. E’ più comodo prendersi la verità preconfezionata che faticare per informarsi.

    Ci sono molti casi in cui è impossibile conoscere la verità; ma ce ne sono anche molti in cui le altre versioni sono lì, a disposizione, anche se la voce dei vinti è sommessa. Basta fare un piccolo sforzo e, non dico la verità, ma un qualcosa che più gli si avvicina, qualcosa di meno disonesto e ingiusto, è possibile ascoltarlo.

    Io, per naturale disposizione, cercherò sempre di dare voce a chi ne ha di meno. Anche se la mia stessa voce è ben poca cosa.

    • condivido lo spirito e l’impostazione delle tue affermazioni;

      la porta aperta al dubbio, eh, è un dovere non sempre facile da assolvere, l’importante è provarci sempre.

  3. farà la stessa fine di Milošević?
    il tribunale dell’AIA, grazie alla sua morte improvvisa (a pensar male non si sbaglia quasi mai) dopo quasi 6 anni di processo, non è mai riuscito a produrre una sentenza sui crimini contestati.

  4. Perfetto compagno.

    Ho lasciato anche io il mio commento al post fin troppo ingenuo della stimatissima (per quanto mi riguarda) Rita Pani.

    Ho visto che partiamo fondamentalmente dallo stesso documento di Herman.

    Saluti rossi,
    classe

  5. Pingback: Il reato di opinione | VociAlVento

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