Perché sono contrario alla privatizzazione dell’acqua.


Sì, lo so che la questione nel titolo è mal posta.

Il primo quesito propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 (il cosiddetto Decreto Ronchi), relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. La norma stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40% della proprietà. Le società interamente pubbliche cesseranno improrogabilmente entro il 31 dicembre 2011 e dovranno trasformarsi in società miste, con almeno un 40% di proprietà privata. Secondo il comitato promotore il referendum ferma la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici.

Il secondo quesito si propone di impedire, abrogando il comma 1 dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (il testo unico delle leggi ambientali), ai privati di ottenere profitto dalla gestione dell’acqua. Si chiede così di cancellare la possibilità concessa al gestore di ottenere profitti garantiti, caricando sulla bolletta un 7% a remunerazione del capitale investito, senza vincolare ciò a una logica di reinvestimento di questi profitti per il miglioramento qualitativo del servizio. Secondo il comitato promotore il referendum afferma che la gestione deve essere totalmente pubblica e inoltre che non è ammissibile trarre profitto dalla gestione dei servizi idrici.

E’ chiaro che rispondere SI al secondo quesito rinforza la logica del SI al primo, in quanto che senso avrebbe, per un privato, investire laddove non avrebbe utile?

Beh io sono per abrogare queste norme, quindi per il SI al referendum. Il perché è presto detto.

Sono in grado di percepire la sottile differenza fra la privatizzazione parziale delle società legate ai servizi idrici e il concetto di acqua che rimane un bene pubblico.

Ma è una distinzione speciosa.

Cosa mi interessa, ai fini pratici, che l’acqua sia pubblica, quando dalla falda al rubinetto è gestita da privati? L’acqua che piove dal cielo, certo per ora non possono privatizzarla, non possono trarre utili da una distribuzione indirizzata agli utenti. Non possono fisicamente, altrimenti lo farebbero.

Chiariamo quindi questo aspetto fondamentale: gestire l’acqua significa possederla di fatto, dal punto di vista del consumatore finale.

E’ lo stesso discorso che può essere fatto per laghi, spiagge, montagne. Sono beni comuni che debbono rimanere pubblici, a mio giudizio. Come cittadino sono anche disposto a pagare, in qualsiasi forma, alla collettività, ovvero allo Stato, ovvero a tutti noi, per poterne usufruire. In modo da ripagare gli investimenti necessari per i costi di gestione. Ma in un sistema pubblico che funzioni, avrei un controllo, su questi investimenti e su questa gestione.

Se la gestione fosse affidata a privati non avrei alcun controllo.

So bene che gli impianti pubblici sono inefficenti e comportano perdite. La media italiana è del 30-35% con punte di 40-50% al sud e centrosud.

Allora, quelli che sono per la privatizzazione dei servizi dicono che solo i privati, incentivati da un utile onesto (stabilito per legge, in media europea, intorno al 7%) possono garantire l’investimento dei circa 60 miliardi di euro necessari per ammodernare la rete idrica.

I problemi che sorgono a questo punto sono due.

L’utile del 7% non è poi molto. Ma il 7% di cosa?    Costo del capitale investito + costo del lavoro+ 7% di utile d’impresa.  E’ chiaro che alla composizione della tariffa pagata dall’utente concorrono elementi che definire aleatori è poco. Quel 7% di utile è un di più che posso ottenere, certo e stabilito per legge, al di fuori di ogni regola di libero mercato.

I fautori della privatizzazione, liberisti assoluti (e abbiamo visto in questi ultime ventanni a cosa ci abbia portato il liberismo) parlano come al solito di mercato che si autoregola e di illiberalità del referendum che impone la statalizzazione. Ma che mercato libero è quello per cui ad un gestore esclusivista si offre per legge un utile certo del 7% al netto di ogni tipo di costo?

Cioè in pratica quello che si afferma con questo principio è: non importa quanto spendi, se sei un oculato gestore, se investi o non investi, se paghi i tuoi manager stipendi da sceicco, qualunque sia la tua gestione avrai comunque un utile netto del 7% da caricare sulle tariffe. La tariffa potrà essere 100 o 200 o 300 … ma tu sempre il 7% garantito avrai.

E mecoioni, diciamo da queste parti.

Come mai ho il sospetto che i gestori di servizi idrici (che sono grandi aziende multinazionali, mica pizza e fichi srl) abbiano ampiamente foraggiato i nostri politici per una legge di questo tipo?

I gestori di servizi idrici sono gli stessi che spesso si occupano di energia, di gestione rifiuti, di nucleare, eccetera.

Il secondo punto è: l’efficenza della rete dovrebbe essere garantita dall’interesse dell’investitore. Ovvero: io, Stato, non sono in grado di gestire la rete, perché i miei dipendenti non sono incentivati, ti affido i servizi, e siccome tu ci guadagni, ti converrà far si che la gestione sia oculata, attenta, ogni litro d’acqua perso sarà per te una perdita di denaro.

I più (falsamente) ingenui arrivano a dire: se prima perdevano il 50% dell’acqua e l’acqua costava 100, poi ne perderemo solo il 15%-20% (perdite considerate accettabili) e l’acqua, pur con l’utile del virtuoso privato, potremmo anche pagarla di meno. E la risibilità di tale affermazione si evidenzia da sé, basta guardarsi attorno.

Però, in luoghi dove l’acqua non arriva, dove viene razionata a qualche ora al giorno, con uno spreco minore i cittadini ne trarrebbero beneficio, dicono.

Si può darsi. Ma anche no.

L’esperienza delle privatizzazioni, negli ultimi 10-15 anni (avviate dai governi definiti di sinistra, vorrei ricordare) insegna l’esatto contrario. Non c’è un campo in cui la situazione (leggi fruibilità e/o costi) per il cittadino sia migliorata.  Dalle case, alla sanità, dalla scuola, all’industria, dalla gestione dei rifiuti, a quella dell’energia.  Nella migliore delle ipotesi il servizio è migliorato per chi poteva permetterselo e peggiorato per le fasce meno abbienti della popolazione (che tendono ad aumentare).

E’ aumentato il divario della distribuzione della ricchezza. Pochi sempre più ricchi, molti sempre più poveri.

Io preferisco che l’acqua si sprechi, piuttosto che vada ad ingrassare i profitti dei soliti. E non per mera cattiveria… ma, semplicemente, perchè è un enorme potere – ulteriore – in mano ad aziende che sono ormai più potenti degli Stati stessi.

E’ lo stesso principio di collettività, di Stato sovrano, che viene svuotato, nel momento in cui si svendono le proprie risorse fondamentali. Ci si mette, sempre di più, in mano a strutture sovranazionali che operano a livello globale e che sempre di più avranno diritti, di fatto, di vita e di morte, su intere popolazioni.

E’ già così, in buona parte del mondo, è sempre di più, così.

L’acqua nei prossimi anni sarà per il mondo più importante del petrolio. Affidarla alle multinazionali è un suicidio. Una cecità politica mostruosa. Spiegabile solo con la logica che qualcuno già da ora, sta lucrando su questa svendita.

Lo Stato investa i miliardi di euro che dovrebbe investire per TAV-Torino Lione e Ponte di Messina per ammodernare la rete idrica.

Annunci

13 thoughts on “Perché sono contrario alla privatizzazione dell’acqua.

  1. Mi immagino se se pure la sanità fosse totally privata, e pure l’istruzione, e altri innumerevoli servizi…. già soltanto che per esempio io mi devo far quattro assicurazioni obbligatorie l’anno….ahahahah; ptaticamente vivi per pagare servizi altrui; c’è chi ne rimarrebbe schiacciato.

    rimarrebbe solo l’aria. ahahahahahahahahah

  2. direi che meglio di così la questione non poteva essere commentata;

    aggiungo solo, ma per pura e semplice informazione, che in alcune zone del sud italia si arriva a perdite del 70 %;

    e che dare la gestione totalmente privatistica del ciclo integrato dell’acqua in certe regioni, sempre del sud, significa di fatto consegnarla ancora di più nelle mani delle mafie.

    • Ad un certo livello d’investimento il capitale, anche se di origine criminale, si ripulisce,
      il profilo operativo aziendale diventa non dissimile da quella di una multinazionale.
      Sono equiparabili: qualunque sia l’origine entrambe perseguono il profitto.

      Prendiamo la gestione della Tepco della centrale di Fukushima: quanto è stata criminale?
      Una mafia avrebbe fatto peggio?

      Ad un certo livello non c’è più differenza.

      Quindi è ovvio, che per il profitto si sia disposti per esempio, a falsificare analisi e quant’altro.

  3. Comunque la tendenza futura parrebbe proprio andare nella direzione della “privata liberalizzazione” del tutto, tra 20 anni chissà come saremo.

  4. Ed ecco cosa scrive Massimo Mucchetti sul Corriere (http://www.corriere.it/editoriali/11_giugno_09/mucchetti-demagogia-su-acqua-editoriale_67c19fd0-9256-11e0-92af-982eb6e0ff41.shtml):

    I due referendum sull’acqua affrontano in modo sbagliato e demagogico due problemi veri, aperti dal decreto Ronchi sulla privatizzazione dei servizi idrici convertito in legge dal governo Berlusconi con voto di fiducia, contrari Pd, Idv e Udc, e da un altro decreto del 2006.
    La propaganda referendaria denuncia la privatizzazione dell’acqua. Ma è una forzatura. Il decreto Ronchi, l’abbiamo scritto nel 2008 e lo ribadiamo oggi, non tocca la proprietà delle risorse idriche. L’acqua è un bene pubblico e tale resta.

    Un bel vaffanculo glielo vogliamo dire?
    Come giustamente hai osservato, che mi frega se un bene rimane pubblico quando per fruirne devo forzatamente passare da un servizio privato? (a meno che l’astuto giornalista abbia un pozzo in mezzo al soggiorno o usi disporre dei secchi sul balcpne quando piove). E consiglia di votare no per evitare il rischio degli extraprofitti monopolistici… come se non si fosse già visto che questo accade paro paro nel privato.

    Poi il genio si pone il problema di quei comuni in cui la gestione è già mista, lamentando in caso di vittoria del sì una gestione a due velocità; certo, sarebbe colpa del referendum, non di quanto hanno iniziato a privatizzare ad cazzum.

    E conclude parlando di servizio privato “temperato da una forte Autorità”… sì, certo, la fata turchina ad esempio. Si è visto come le forti autorità temperano la brama di profitto.

    Pagliaccio. Solo per aver letto questo articolo uno dovrebbe votare SI e SI, senza nemmeno leggere i testi del referendum.

    • Hai ragione. Ho letto anche io, per farmi un’idea, qui e là, da fonti di diversa impostazione politica, la ragioni dei “privatizzatori”. Non mi convincono per niente, alcune sono francamente risibili.

      In teoria, anche essendo antinuclearista convinto, la problematica relativa alle future necessità di energia è quella che sulla carta lascia maggiori dubbi. Infatti penso sia possibile a poche persone, oggi, avere un quadro completo delle potenzialità delle fonti energetiche alternative, della diminuizione e conseguente aumento di costi della produzione di petrolio, del fabbisogno di energia in tendenza, eccetera. Non ho dubbi sul quesito relativo al nucleare, perché pensare alla gestione di una tale bomba in mano ai cialtroni che abbiamo prodotto come classe dirigente, alla irreversibilità dei danni, al non risolto problema delle scorie, me la fa escludere costi quel che costi.

      Ma sull’acqua proprio non è possibile avere dubbi. No alla privatizzazione (ovvero SI ai referendum) e BASTA.

      La Nestlè, una multinazionale di quelle che si occupano di tutto, e non proprio con correttezza, propone la creazione di una borsa dell’acqua, come per il petrolio. Già nel 2000 controllava il 30% del mercato.

      Comprendere il senso della sua proposta
      http://www.agoravox.it/Proposta-shock-della-Nestle.html
      è esplicativo di come le cose andrebbero sviluppandosi con i servizi idrici in mano ai privati (ovvero multinazionali).

      • Questa frase è bastata a scatenare le mie più grasse risate:
        Secondo il presidente della Nestlé, «quando la domanda aumenta, il mercato reagisce e la gente comincia a usare la risorsa in maniera più efficiente».

        p.s. sul nucleare la penso come te: non sono in grado di valutare bene le alternative ma sono certo che far gestire il nucleare a questa banda di pagliacci equivale a mettere un flacone di nitroglicerina in mano ad un malato di parkinson.

  5. anno 2035: l’acqua è salita a 120$ al barile, proteste dei distributori che scendono in piazza. La polizia è dovuta intervenire con i campi di forza per contenere la folla.

    anno 2037: Scoperte ingenti risorse di acqua nel sottosiuolo di Marte, è guerra tra le due multinazionali per rivendicazione della proprietà del pianeta rosso, trapelano notizie che abbiano radunato attorno all’orbita truppe di mercenari e contractor, la tensione è alta le nazioni unite dei continenti e il vaticano lanciano messagi di pace.

  6. ma ragionando arragionando…. Qualche tempo fa, ricordo, qualche espertone o scienziatone di turno disse che in futuro ci saremo fatti guerra per l’acqua. LIBIA 2011 BENVENUTI NEL FUTURO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...