La terra è lontana…


Non sarei così trionfalista come molti oggi, relativamente al discorso dei referendum. Sia nel merito, sia in generale relativamente alla situazione politica italiana.

Nel merito infatti l’istituto del referendum, quando tratta grandi temi come in questo caso, è necessaria comunque una classe politica che successivamente recepisca e interpreti la volontà popolare che si è espressa nel referendum. E questo non sempre è avvenuto.

Se guardiamo infatti l’elenco delle consultazioni referendarie tenute fino ad oggi, ci rendiamo conto, a dispetto della labilità della memoria, che spesso e volentieri le indicazioni nette uscite dal referendum sono state poi disattese negli anni successivi.

Sia in modo plateale e diretto, come la Legge Giovanardi-Fini che scavalcò completamente il risultato referendario del 93 sulla depenalizzazione delle droghe leggere; sia indiretto, vedi per esempio il finanziamento pubblico ai partiti, argomento nel quale “il legislatore” ha trovato modo di chiamare in modo diverso (leggi sull’editoria) la distribuzione di soldi dello Stato, ovvero di tutti, a pletore di movimenti, correnti, gruppuscoli (sempre che graditi alla casta) e quant’altro.

E questa classe politica che dovrebbe recepire e interpretare la volontà popolare, s’ha ancora da fare. E’ lontana. Oltre l’orizzonte. Non la vediamo. Per ora siamo ancora nelle rapaci mani di Berlusconi e la sua corte di plaudenti e oppositori, gli uni necessari agli altri, ancorché gli altri oggi cantino vittoria e si pongano dalla parte dei riformatori del futuro.

I signori del PD, infatti, sono pienamente responsabili, per le scelte fatte negli anni passati, e per quelle non fatte, e per quelle che oggi continuano a fare, dello stato drammatico in cui versa il paese. La loro differenziazione dai berluscolaidi è solo di facciata. Sulle scelte sostanziali sono uguali. Anzi, si potrebbero anche definire più realisti del re.

Intendiamoci, non penso che nei prossimi mesi qualcuno avrà la faccia come il culo per proporre nuovamente la costruzione di centrali nucleari, e questo è senza dubbio positivo, quantomeno per i nostri figli. Ma per il resto, non ho dubbi che volendo non sappiano trovare escamotage che introducano surrettiziamente in altri quadri normativi la stessa sostanza che i quesiti referendari hanno abrogato.

In realtà nei referendum la maggioranza degli italiani ha espresso alcune volontà politiche:

a) non vuole centrali nucleari

b) non vuole privati a gestire cose istintivamente e storicamente considerate pubbliche: l’acqua, in questo caso. Ma potrebbe essere laghi, mare, montagne…

c) la legge è uguale per tutti

Queste volontà politiche fanno a pugni però con gli interessi della casta, di qualsiasi colore.  Non dimentichiamo infatti, le attitudini nucleariste e che le privatizzazioni le hanno iniziate i governi cosiddetti di sinistra. Invece di far funzionare la macchina dello Stato, ovvero gli apparati pubblici inefficienti, li hanno svenduti ai privati (amici loro) con il risultato che non funzionavano lo stesso, che i costi per il cittadino sono straumentati, che i privati hanno fatto il loro bel pacco di soldi dove era possibile, che lor signori politici hanno lucrato con abbondanza nelle transazioni e in prospettiva, piazzando amici, mogli, mariti, fidanzate, figli, nipoti, parenti e affini a ciucciare quattrini nelle aziende privatizzate/private.

Oltre il merito dei quesiti referendari, in generale, stiamo parlando del 55% degli aventi diritto al voto. Significa che c’è un 45% che non ha votato.

In questo 45% c’è sicuramente una parte che ha seguito le indicazioni dei partiti di governo. Poi ci sono quelli che non votano sempre e comunque.

Nel 55% c’è parte di quelli che hanno votato per il governo in passato e parte di quelli che in altre elezioni non votano, perché schifati dalla casta, ma che su temi come questi hanno ritenuto di far udire la propria ragione.

Oltre gli zoccoli duri di entrambi gli schieramenti insomma, l’ago della bilancia è costituito da una percentuale abbastanza minima di elettori che si è spostata, catalizzata da varie argomentazioni, non ultima quella di uno schifo crescente per la classe politica che potesse esprimersi non votando nessuno che fosse rappresentante della stessa.

Sia per la casta politica cosiddetta di sinistra sia per quella cosiddetta di destra (o di centro) nulla è perduto. Se il campanello d’allarme è risuonato abbastanza forte nelle loro riunioni, aggiusteranno il tiro quel tanto che consenta loro di continuare a spartirsi il potere in qualche modo.

Il PD continua a mandare segnali distensivi alla Lega, financo ai Berluscanidi meno appariscenti, perché mollino il loro impresentabile capo e si accordino per rifondare la legge elettorale.

E possiamo star sicuri che la faranno in modo da garantirsi il posto, a scanso di equivoci.

E’ vero che per molti italiani la soglia di tolleranza verso tutte le figure di questo teatrino si è considerevolmente abbassata, nell’ultimo periodo, ma quanti sono quelli che hanno capito che bisognerebbe andare a rifondare completamente la politica, facendo tabula rasa della casta che in alternanza ci ha governati negli ultimi 20 anni?

Fin tanto che “il nuovo” è gente come Fassino, schierato con il suo partito per mandare i nostri aerei a bombardare in Libia, o le forze dell’ordine a bastonare i NoTav in val di Susa, io non vedo alcuna bella speranza. Gli italiani che hanno capito sono sempre troppo pochi e sono più o meno impotenti.

Questa continua ad essere la realtà.

Timidi segnali sì, ci sono stati. Ma sono ancora troppo pochi per dire che l’onda che li spazzerà via sta veramente montando.

Stiamo ancora in alto mare.

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2 thoughts on “La terra è lontana…

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