webcrazia


Da Repubblica

Attesa a Londra la sentenza nei confronti di Joanne Fraill: mentre era giurata in un processo per droga, ha fatto amicizia sul social network con un’imputata rivelandole in chat notizie che dovevno rimanere riservate. Rifare il processo cosetrà 7 milioni di Euro.

Sono sempre di più i giurati che mentre è in corso il processo discutono su facebook della causa in corso e affidano poi il loro giudizio di colpevolezza o meno ai “mi piace” dei loro amici.

La costituzione islandese si decide su facebook

La nuova carta costituzionale dell’Islanda si sta scrivendo in parte su internet, sui social network. Dei 320mila cittadini, due terzi hanno un profilo Facebook, ed è lì che il lavoro della Commissione Costituzionale viene vagliato, discusso, integrato, modificato.

(…)

Il coinvolgimento dei cittadini – con il crowdsourcing in rete – è cominciato l’anno scorso, quando al forum 950 cittadini sono stati scelti a caso per partecipare a una giornata di dibattito sulla futura Costituzione. Se la commissione la spunta, la nuova carta, pronta entro luglio, verrà sottoposta a referendum confermativo senza correzioni da parte del Parlamento, l’Althing.

L’idea di base è rivoluzionaria: coinvolgere i cittadini all’inizio e non alla fine, con il referendum confermativo. Il risultato, dice Thorvaldur Gylfason, ha superato le aspettative. “C’è molto entusiasmo per quello che stiamo cercando di fare, i cittadini hanno aggiunto parecchio al nostro dibattito: i commenti sono stati d’aiuto e hanno avuto un effetto positivo“.


Queste sono solo due notizie, rispettivamente, di oggi e di ieri. Ma ultimamente sempre più spesso si legge di decisioni che riguardano cose magari meno ufficiali e importanti, che vengono prese tramite consultazioni su facebook.

Ma ne ricordo uno stillicidio. Alcuni giorni fa leggevo, ma non riesco a ritrovarlo, del palinsesto di una radio (network nazionale)  fatto tramite facebook.

Certo sono diverse, le considerazioni che ispirano le due notizie di cui sopra.

Sulla questione della Costituzione Islandese infatti esiste una commissione che dirige, vaglia, ascolta. In ogni caso – si presume perlomeno – l’elaborazione del tutto è affidata a persone qualificate.

Se è indubbiamente vero che un’osservazione di buon senso può venire da tutti, nessuno escluso, è pur vero che un dettato costituzionale dovrebbe essere elaborato da persone che hanno un background di studi e di esperienza tale da renderli la scelta migliore possibile. E in questo caso sono questi, che alla fine decidono cosa presentare all’approvazione finale.

Diverso è il discorso relativo ad un giurato in un processo.

Un giurato è una persona che non necessariamente deve sapere di legge. Viene chiamato ad assistere al processo dall’inizio alla fine, e in ultimo, gli si chiede di esprimere un giudizio, di colpevolezza o innocenza. Dovrebbe essere isolato in teoria, dalle pressioni ambientali, dai media, dall’opinione pubblica.  In questo caso invece si verifica esattamente il contrario.

 

Ma, in generale… mi lascia perplesso, invece di entusiasmarmi, questa democrazia dal basso.  Ho in mente l’esempio della televisione, del cinema, dell’editoria, in cui progressivamente, l’andare verso il gusto del pubblico, è significato un progressivo livellamento verso il basso.

Ma questo discorso può essere fatto su tutto. La cultura, la lingua, lo sport.  E’ un circuito che si autoalimenta: se si fa qualcosa con lo scopo che piaccia ai molti, o meglio ancora, se i molti, a maggioranza, decidono come deve essere fatta questa cosa, si verifica un appiattimento, che è un impoverimento, perchè taglia fuori tutto il resto, e che viene ad essere l’unica rappresentazione della realtà.

Proprio perché unica, questa rappresentazione è ancora più forte. Si autogiustifica.

Il vocabolario italiano ha più di centomila lemmi.  Un giornale sportivo se la cava con 500. Come scrivevo qui il 64,9% degli italiani sa leggere ma non di capire quello che legge.

E’ una falsa idea di democrazia, quella per cui ciò che incontra il favore di molti debba per forza essere positivo e intangibile. Non voglio affermare il contrario. Non aspiro ad una società guidata da una elite, che poi si trasforma facilmente in oligarchia.

Ma l’ignoranza ha sempre reso i popoli schiavi. E’ la cultura, è la conoscenza, che li ha liberati. O li ha resi più liberi.

Invece, sempre di più, la tendenza è verso l’appiattimento generalizzato. E poco conta, che una minoranza riesca ad emergere, se le decisioni sempre di più saranno prese a maggioranza e la maggioranza sarà di stolidi.

Si viene così a creare una forbice: da un lato il gregge, dall’altro i pastori, pochi, quelli che posseggono gli strumenti per indirizzare il gregge. In mezzo, impotenti, quelli che non sono gregge e non vogliono essere pastori. Outsiders nel senso più completo del termine. Invisibili. Ancorché probabilmente la parte megliore del paese.

 

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2 thoughts on “webcrazia

  1. La questione della giurata o_O O_O O_O sono scioccata!!! ma non mi surano almeno il Q.I. ai giurati??!!
    ma non venivano tenuti lontani dal mondo per tutta la durata del processo???!!!
    Allora eliminiamo del tutto i processi e diamo il via al mercanteggio “colpevole o innnocente” su Facebook, a ricordare i tempi in cui “chi volete, Gesù o Barabba?”

    Per la Costituzione islandese…
    Dici bene, la democrazia dal basso deve (dovrebbe) partire da una premessa ineliminabile: la conoscenza.
    Conoscenza che non la da nè la laurea nè il diploma, purtroppo.

    La nostra Carta Costituzionale è di una bellezza e modernità che mi stupiscono ogni volta, o anche il codice penale, per quanto partorito in epoca fascista, ha (nelle parti non ritoccate di recente, e naturalmente dopo aver espunto le norme pro-regime) una linearità e un’accuratezza che oggi non riusciremmo ad ottenere. Dei buoni pastori hanno scritto quelle norme!

    il rischio quando si interroga la base della piramide è che “il popolo” (o il gregge) non sia abituato a vedere al di la del proprio naso, che non abbia la visione di insieme, che invece ha (si spera) chi è alla guida. Legiferare sulla base di quello che sta bene a 300.000 cittadini singolarmente considerati, anche io dubito fortemente possa andare bene anche per quegli stessi 300.000 cittadini considerati come gruppo. Un po’ come i controlli in aereoporto post 11/9… siamo tutti d’accordo che vengano intensificati, ma, per carità, che non mi facciano perdere tempo al check-in!!!
    Basare una Carta Costituzionale sulle riflessioni dei più getta una grossa ombra sulle minoranze, che di solito una carta costituzionale dovrebbe essere orientata a tutelare in primis!

    Tornano al nocciolo della necessaria conoscenza alla base della democrazia diretta. Proprio ieri in stazione con degli amici parlavo della necessità di fare SUL SERIO educazione civica nelle scuole, e non solo alla scuola elementare.
    Non è possibile che io, persona che studia che cerca di essere informata, non abbia potuto capire il 70% delle notizie del TG prima di aver terminato il primo anno di giurisprudenza e dato l’esame di diritto costituzionale.
    Non è possibile pensare che se non avessi intrapreso questo tipo di studi quelle notizie avrei continuato a non capirle del tutto! E non è pensabile che un domani, non conscia dei minimi basilari principi che reggono il processo penale, se mi avessero chiamata come giurato avrei potuto essere sfiorarata dall’idea di sciorinare su facebook questioni di questo tipo!!!!

    Certo per fortuna ci sono le persone che si infromano per proprio conto, ma… non è compito dello stato anche assicurarsi che i giovani ne capiscano le basi del suo finzionamento??? Non dovremmo contare di più sullo Stato che persegue il bene comune, e meno sugli sforzi di pochi? La mano invisibile non funziona e lo sappiamo da tempo.

    L’ignoranza fa comodo ai governanti.
    e interrogare degli ignoranti un giorno potrebbe portarli a giustificarsi dicendo: “ma come? lo avete voluto voi??!” (mi torna in mente Barabba!)

    Mi auguro per l’Islanda e gli Islandesi che i loro governanti siano persone di senno, e che la popolazione goda di una buona conoscenza.

    Scusa mi sono dilungata e forse sono andata fuori dal seminato!

    Sciau

  2. No no sono tutte considerazioni assolutamente condivisibili. In particolare il discorso sul “volere della maggioranza”. In genere le maggioranze sanno far valere i propri interessi da sole. ma chi tutela le minoranze?

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