Arlecchino e Pulcinella. Ovvero le tattiche del Partito di Repubblica.


Riporto un articolo – Isolare i Violanti – del blog InfoAut perché l’analisi di Gigi Roggero sul Partito di Repubblica, mi sembra perfetta è del 4 luglio e fa riferimento ai commenti di Repubblica dopo gli scontri in Val di Susa.

Lo abbiamo chiamato da tempo il Partito di Repubblica, e non sbagliavamo. Ma attenzione, non si tratta di un nuovo partito, bensì di un partito nuovo, capace di interpretare la crisi irreversibile della rappresentanza e l’esaurimento definitivo proprio della forma-partito. Come le imprese del capitalismo cognitivo, così il Partito di Repubblica (d’ora in avanti PdR) non pretende di rappresentare, a monte, soggetti o blocchi sociali definiti: agisce invece a valle, catturando passioni e comportamenti, interpretandoli per produrre opinione pubblica e darne dunque, artificialmente, forma organizzata.

Lo abbiamo visto con il movimento studentesco e universitario in autunno, disincarnato e astratto nell’icona del bravo giovane di XL, che ama i libri e la Cultura, indignato con Berlusconi ma non con il sistema di cui é parte integrante, tifoso della costituzione formale e non certo protagonista sovversivo della costituzione materiale, difensore del pubblico e perciò estraneo al comune, un po’ ribelle anagraficamente ma mai rivoluzionario.

E poi sono venute le “donne”, ridotte a categoria sociologica e morale che identifica tutte coloro che se la prendono indistintamente con le corrotte e i corruttori, con le nipoti di Mubarak e il bunga bunga, e non certo con i rapporti di sfruttamento e precarizzazione in cui tutto ciò avviene. Ancora, i referendum: ignorati dal PdR fino alle elezioni amministrative, sono diventati nell’ultimo mese oggetto di una frenetica mobilitazione all’insegna del “vento che cambia”.

Poco conta, dunque, il contenuto specifico: il problema della forma-PdR é usare i movimenti sociali per accumulare opinione pubblica. Non si tratta più, o almeno non solo, di una funzione sostitutiva rispetto al PD, ma di un processo in buona misura inedito. In questo quadro, la rappresentanza é sempre ex post e basata sull’astrazione identitaria: dopo il 14 dicembre il repubblichino Saviano parla a nome dei giovani della sua generazione non solo per condannare i protagonisti degli scontri di Piazza del Popolo, ma per espellerli dalla categoria di giovani di cui lui si é nominato interprete e custode.

E ora vediamo lo stesso meccanismo all’opera in Val Susa. Il PdR, ovviamente, é sempre stato favorevole alla Tav, e tuttavia – dimostrando in ciò indipendenza di azione e progetto rispetto al PD – ha colto nella grande mobilitazione che vi si oppone una possibilità. Ma certo, condizione di ciò era che i No Tav accettassero il ruolo di opinione pubblica anti-berlusconiana e preoccupata per un generico bene comune, o tutt’al più di vittime passive dei gas CS di Maroni.

(…)

… il PdR non è necessariamente avverso ai movimenti, che possono sempre essere trasformati in opinione pubblica in quanto soggetto disincarnato, ma è certamente nemico del comune. Chi non l’ha capito allora, speriamo se ne renda conto adesso.

Veramente questa analisi essenziale mi sembra colga esattamente la dimensione di ciò che è il giornale Repubblica oggi.  Il giornale Repubblica vuol dire anche Espresso, vuole dire Gruppo De Benedetti. Vuol dire una miriade di testate locali collegate praticamente in network.

Il suo scopo principale, negli ultimi anni, appare essere quello dell’antiberlusconismo.  Appare evidente anche a chi di Berlusconi ha una pessima opinione, che l’antiberlusconismo Repubblichino è livoroso, fortemente di parte, e ancorché tragga linfa e sostegno dalla dabbenaggine mista a tracotanza dell’accolita berlusconiana, spesso anche disonesto e sopra le righe.

Voglio dire: a me Berlusconi e la banda che lo circonda, fra giullari, zoccole, malavitosi, affaristi, tardoirrendentisti, mafiosi, camorristi, arrivisti, e compagnia bella, fa sommamente schifo. Tuttavia anche se ne combinano una più di Bertoldo, spesso ho constatato che dalle colonne di Repubblica più che informazione venisse fatta pura e semplice propaganda di partito, battage ideologico.

Sia chiaro: l’indignazione per questa classe di governo è d’obbligo, per qualsiasi persona onesta. E tuttavia vederla indirizzata a senso unico è indice di disonestà intellettuale, di propaganda fraudolenta.

Viene da chiedersi cui prodest. E certo che l’antica rivalità di De Benedetti con Berlusconi è un ottimo motivo. Ma è credibile l’ipotesi di un gruppo editoriale di tale potenza consegnato mani e piedi all’ipotesi dello scontro personale fra due magnati?

Secondo me no. La rivalità con Berlusconi ha permesso a De Benedetti di fungere da catalizzatore per accorpare interessi di ben più ampia portata. Questo ha consentito al gruppo di crescere praticando antiberlusconismo ma anche proteggendo questi interessi.

Interessi che sono finanziari e politici.

Basta vedere chi è che Repubblica non tocca mai, per capire quali sono. (ne scriverò nel prossimo post)

In questo contesto Repubblica usa i movimenti come contenuti. Li avviluppa nel suo manto. Li usa spremendoli fin dove può. Li rimodella (o cerca di farlo) in modo che non siano in contraddizione con gli interessi che protegge. Li divide se è il caso. Li svuota. Laddove ne assorbe le istanze le svuota assoggettandole alla sarabanda mediatica della notizia sull’onda.

Negli ultimi mesi quante centinaia di migliaia di firme sono state raccolte dalla sua homepage per i più disparati motivi? Ogni due settimane circa, cavalcando la notizia sulla cresta, c’è stata la raccolta di firme. Che fine fanno queste firme? Niente. Non hanno esito. Sono delle finto adunate mediatiche che sfruttano indignazioni spesso pompate ad arte e finiscono lì. Tengono alto il livello di mobilitazione.

Dietro i Repubblichini ci sono le trasmissioni Rai alternative. Quelle dei Fazio, dei Santoro, dei Saviano. Ci sono i comici e i satiri dell’antiregime professionale. Tutti lautamente pagati per fare i fustigatori dei costumi di quelli dall’altra parte della loro. Tutti ugualmente muti sui costumi della propria parte. O bonariamente scherzosi.

A guardarli con occhi disincantati sono talmente evidenti, nella loro partigianeria sciatta e interessata, che si capisce come da decenni Berlusconi resti ai vertici della politica italiana, nonostante veramente sia arrivato a livelli di spudoratezza di rara intensità.

Berlusconi e Repubblica sembrano come Arlecchino e Pulcinella. Se le danno di santa ragione ma la commedia sta in piedi proprio per la loro pantomima.  E noi siamo obbligati ad assistervi. Alcuni fanno il tifo per l’uno o per l’altro, altri si fanno gli affari loro, magari schifati. Tutti abbiamo pagato e paghiamo lo spettacolo, però.

Ma appunto è solo uno spettacolo a nostro uso e consumo. Dietro c’è ben altro. —> segue.

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7 thoughts on “Arlecchino e Pulcinella. Ovvero le tattiche del Partito di Repubblica.

  1. Repubblica, che nei suoi primi anni di vita era per me “il giornale degli insegnanti”, non mi ha mai convinto.
    Preferivo guardare diritto negli occhi, il potere, e leggevo quindi il Corriere della Sera.
    Su Repubblica dovevi arrivare alla fine dell’articolo per capire, a malapena, cos’era successo. Sul Corriere, la notizia veniva esplicitata nelle prime tre righe.
    Svolazzi intellettuali contro il pragmatismo borghese.
    Su altre cose di questa tua riflessione, che mi trovano perfettamente d’accordo, dirò poi…

  2. io leggo repubblica da anni, oramai più per abitudine che altro;

    infatti poi cerco ( nel mio piccolo) di approfondire e/o capire tramite altri canali informativi (anch’essi sicuramente non privi di difetti, questo secondo me va riconosciuto a priori);

    detto ciò, vado 10 minuti fa sull’home page appunto di repubblica, e trovo questo link:

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/12/news/nuclear_express-18914442/?ref=HRER2-1

    ok, è giusto che le cose si sappiano;

    ok, io non sono affatto favorevole al nucleare, anzitutto per motivi puramente tecnici, poi anche per motivi ideologici;

    ok, ma poi ???

    poi, per esempio, cominciano a venirmi in mente una serie di circostanze, di fatti, di ipotesi, di pensieri…;

    dietro l’antinuclearismo di repubblica, ci sarà dell’altro ???

    sorgenia, per esempio ???

    • Io penso che le cose vadano in questo modo:

      1) l’inchiesta nasce dal basso. il giornalismo romantico. al reporter arriva la notizia. indaga. scopre. si presenta in redazione con un possibile articolo.
      qui possono accadere sostanzialmente due cose:
      a) l’articolo non rompe i coglioni a nessuno di forte e importante. gli si da il via senza nessuno scrupolo.
      b) l’articolo rompe i coglioni a qualcuno che è meglio non toccare. lo si blocca.

      in mezzo a queste due ipotesi ci sono possibili mediazioni, ovviamente. Per esempio se rompe i coglioni ma la cosa è troppo grossa per essere taciuta, la si può presentare in sottotono, dando modo ai diretti interessati di dire la loro, presentandoli bene o non troppo male … eccetera. Si può sviare il giornalista. Si può fare in modo che capisca che se vuole fare carriera deve essere un po’ politico….
      (in questo modo peraltro sono i leccaculo, quelli che vanno avanti. con una specie di imbuto al rovescio in cui ad ogni livello superiore si trovano i più asserviti e/o ammanicati al potere)

      2) l’inchiesta nasce direttamente su imbeccata da parte di soggetti interessati e oggettivamente alleati del giornale. Questi soggetti possono essere gruppi industriali e/o politici e/o organizzazioni più o meno ufficiali di questo o altri stati. In questo caso si prende un giornalista ben inserito in organico, gli si fornisce fonte e materiale, il lavoro già fatto, e quello si occupa di fare da megafono. In pratica la vecchia tromba della questura. Il passatore di veline. In questo contesto la campagna che il giornale mette in atto può anche essere del tutto fondata e avere una sua dignità. Ciò non toglie che nasce per fare un favore a qualcuno. Il problema è chi strumentalizza chi.
      Perchè se fai il cane da guardia verso i nemici del tuo padrone, e al tuo padrone fai fare quello che gli pare, allora sei appunto solo un cane da guardia.

      In questo caso, si sta sparando ad un piccione morto. Il nucleare è finito, in italia. Essere antinucleari in questo momento conta più o meno come una dichiarazione di principio. Deve essere quindi una notizia del gruppo 1 a) ovvero che non rompe i coglioni a nessuno e in cui il giornale può perfino apparire come qualcosa di seriamente impegnato a fare giornalismo di informazione.
      Se poi fa comodo pure a qualcuno… ben venga. Un favore da ricambiare. Un inserzionista pubblicitario in più.

      E magari nel frattempo si tace su altre importanti questioni.

      Non che questa inchiesta sia fasulla o non sia importante sapere queste cose. Intendo dire che non è per via di questo tipo di inchieste che si qualifica la linea editoriale. La quale è fatta anche di molti punti 1 b) e direttamente di punti 2.

  3. E che dire di quei comici cosiddetti “progressisti”, tipo Bisio e gli altri della catena di montaggio di Zelig, che con la scusa di non poter lavorare altrimenti guadagnano sia sbeffeggiando benevolmente il loro padrone e sia con la pubblicità del padrone stesso?
    Per non parlare della satira all’Antonio Ricci o delle inchieste delle Iene, dove si triturano i maghi o gli imbroglioni dilettanti e il vero capo della malavita ci si limita a prenderlo in giro per i trapianti di capelli o per le scarpe col tacco.

    • E’ la satira di buon gusto e politicamente corretta, la quale di fronte al ladro matricolato lo prende in giro per come veste, e lo stupratore per la pettinatura, l’assassino per l’accento… La satira che sorvola la sostanza del problema per piluccare con grazia nel campo delle sciocchezze.

      E’ quasi sempre funzionale al potente il quale si fa anche prendere in giro ricavandone simpatia per come accetta la battuta, la quale non è mai altro che un simpatico buffetto, quando costoro meriterebbero sputi in faccia.

      Perché la satira è violenta e corrosiva, anche sgradevole e disgustosa. Almeno quanto lo sono le malefatte di coloro che dovrebbero essere messi alla berlina.

      Non sono nemmeno l’equivalente moderno dei giullari che vivevano alla corte dei potenti, che almeno questi erano sì bonari e adulatori verso i propri padroni, ma anche feroci verso gli avversari di questi.

      I nostri invece non si espongono più di tanto, tengono famiglia. Piangono e paventano cacciate e intanto lavorano nelle tv che definiscono occupate dal nemico, guadagnando bei soldi.

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