Commemorazioni


Leggo in questi giorni di due commemorazioni. Quella di via d’amelio, l’attentato con auto bomba a Paolo Borsellino e la sua scorta e quella dei fatti del G8 a Genova.

Nel primo caso chi ha a cuore le sorti di questo paese, non può non ricordare con graditudine un magistrato e i cinque poliziotti della sua scorta, morti difendendo la legalità di questo Stato.  Nel secondo caso, sempre avendo a cuore le sorti di questo paese, non si può non ricordare con sdegno l’opera delle forze di polizia alla scuola Diaz e dintorni e, anche, le sentenze della magistratura piuttosto pilatesche che hanno permesso se non assoluzioni, prescrizioni e condanne minime, tanto da rendere possibili poi delle promozioni che somigliavano più a premi che condanne per una legalità oltraggiata.

Ho ben presente questa dicotomia.

Ho vissuto, nella mia vita, sia la brutalità insensata e cieca delle forze dell’ordine, sia la stima incondizionata per l’operato di alcuni fra loro.

Ho conosciuto servitori dello stato con etica e correttezza esemplari, verso cui nutro la stima più alta. E ho conosciuto anche esseri abietti, la cui etica era di infimo ordine. Che non definisco naturalmente criminali solo perché ho conosciuto anche criminali galantuomini. Se mi passate l’ossimoro.

Spesso nella vita è la casualità, che ci fa trovare da una parte o dall’altra. La casualità di nascere in una certa famiglia, in un certo quartiere, di frequentare certe amicizie, di essere felice o non con una certa donna.

E’ anche la casualità dell’educazione che riceviamo, dei valori che ci hanno passato,  che ci fa essere persone d’onore oppure no. Che si indossi una divisa o meno.

Per questo, mi sono reso conto che ogni generalizzazione che facciamo è un grave errore.

E’ chiaro che riconoscendo, ad esempio, le valide ragioni delle istanze democratiche poste dai manifestanti in valsusa, non posso che condannare i comportamenti delle forze dell’ordine in quelle circostanze. E ho ben presente come funzionano l’istinto alla difesa, lo spirito di corpo che ci fa scattare per un amico colpito, il non vedere l’essere umano con le sue ragioni,  ma la divisa, o la bandiera, dall’altra parte come nemico. Capisco i meccanismi di alienazione che sono alla base di due schieramenti nemici contrapposti. Capisco tutto ciò. Dico solo che è un gravissimo errore, per chiunque voglia veramente cambiare le cose, sottovalutare la necessità di superare questa divisione.

Dall’altra parte, quale che sia la parte, ci sono innanzitutto uomini. Simili a noi molto più di quanto non siano diversi.

La polizia è la stessa. Quella che muore in via d’amelio e quella che carica in manifestanti in valsusa. Fanno il loro mestiere, il loro dovere, sapendo che è un mestiere rischioso e anche pericoloso. E c’è chi lo fa con etica e chi meno, perché sono uomini. Ma appunto uomini. E la considerazione deve restare tale sempre e comunque.

Da una parte e dall’altra, verrebbe da dire. Ma in ogni caso deve restare, questa considerazione, fra coloro i quali vogliono provare a cambiare le cose.

Perchè, parliamoci chiaro, la necessità del cambiamento in questo paese, la vedono e la sentono anche molti di quegli italiani che vestono una divisa, quale che sia. E ogni cambiamento, in questo paese, non può prescindere dal loro appoggio.

Non si può fare, senza di loro. E di molti altri.

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10 thoughts on “Commemorazioni

  1. Completamente d’accrodo figurati. La mia esperienza è la stessa. Manganelli a casaccio che volano in piazza e amici che stimo e che vestono la divisa faticando come me ad arrivare alla fine del mese.

    Certo è che il livello si sta abbassando gravemente in tutti i settori della vita pubblica. E spesso chi veste una divisa ha anche un’arma nella fondina. Quindi le responsabilità e l’etica civica dovrebbero in loro essere ancora maggiori che negli altri. Cosa che ormai accade raramente.

    Mi dispiacerebbe rendermi conto un giorno di vivere in un posto molto simile alle grandi metropoli latinoamericane che ho conosciuto viaggiando. Dove alle volte era preferibile evitare la polizia più dei criminali. Quelli veri … non quelli gentiluomini … 🙂

    • Indubbiamente, purtroppo, può essere così. Anche la polizia non può essere migliore della società che la produce.

      Ma appunto, il gravissimo errore è quello di vederla come altro da sé, disconoscendone ciò che accomuna le persone, aldilà di quella divisa che in certi momenti sembra divida, mentre in altri si invoca perché ci difenda.

      • Io invece non riesco a vederle, le cosiddette “forze dell’ordine”, che come il braccio armato del potere.
        Gli uomini di scorta a Borsellino, Borsellino stesso, sono le eccezioni. Ed eccezioni sono i bonari e umani commissari di quartiere, a cui ti rivolgi se ti è capitato un guaio e devi sporgere denuncia.
        Ma nella mia esperienza prevalgono di gran lunga, sull’insieme di queste forze dell’ordine, l’odio verso i manifestanti e chi non ci sta a subire l’oppressione dei potenti. Menano, appena possono, e menano di gusto.

  2. Esperienza condivisa, ma bisogna andare oltre. Perché quelle che tu chiami “eccezioni” sono in realtà le stesse persone. E’ un problema che ci riguarda tutti. Sia “noi” che “loro”, qualunque sia il “noi” e il “loro”. Quando si vede l’altro disumanato, semplicemente nemico, ci si rapporta ad esso come tale.
    La sua umanità viene disconosciuta. E’ ciò che rende possibile con facilità sparare su degli uomini, in guerra o altrove. Solo obiettivi. Poco più che bersagli mobili.

    Io non faccio un discorso “cristiano”. Faccio un discorso politico.
    Dico che se per cambiare le cose occorre la violenza, allora bisogna riflettere su due elementi fondamentali:
    a) che tipo di società nasce, dalla violenza.
    b) a che livello di malessere sociale occorre giungere, perché la gente abbandoni la vita che fa per accettare una vita intrisa di violenza. ovvero: a che punto vale la pena?

    Il contraltare di questo discorso, considerando che gli altri hanno il potere e la legalità la fanno loro e che le forze dell’ordine sono deputate al mantenimento della legalità, e che in una democrazia disattesa esistono forti possibilità di trovarsi dall’altra parte della barricata…occorre pensare ad un modo di non contrapporsi ad esse. Un modo per superare le divisioni. Una tensione costante a non rappresentarle come nemico.

    Un altro drappo rosso, ricordi?

    Aldilà di considerazioni etiche, non esiste la possibilità di cambiare realmente le cose senza il concorso di larghe parti della società. Uomini delle forze di polizia compresi.
    E’ una conditio sine qua non.

    • Ti avevo risposto d’impeto e d’istinto, ma m’immaginavo una tua controreplica diversa. Sento che tu sei alla ricerca di qualcosa di nuovo e non mi perdo una riga delle tue riflessioni.
      Ma io non riesco a mettere in soffitta certe categorie di pensiero. Certo, non sono così stupido o acritico da pensare che la rivoluzione, a questo punto, sarà comunista. In ogni modo, tra le categorie di pensiero di cui accennavo prima, non credo sia superata quella dell'”odio di classe”. E i poliziotti, per me, in quanto rappresentanti e difensori (armati) del potere costituito, stanno dall’altra parte. Così come i magistrati, adesso sulla cresta dell’onda, ma, ma…
      Un’altra di quelle categorie di pensiero? “La cultura dominante è la cultura della classe dominante”. Vale a dire che gran parte dei tuoi pensieri sul post di qualche giorno fa sono per me già inquadrati, internet o non internet.
      Una terza? “La religione è l’oppio dei popoli”. Quanto mai attuale!

      • Dici bene. Sono alla ricerca della strada stretta che concili le esperienze contraddittorie della mia esistenza. Se mai esiste.
        Conosco le strade che non portano da nessuna parte però.
        Quella dell’odio di classe, ad esempio, non è nemmeno una strada, figuriamoci se può portare da qualche parte.
        Non è nemmeno una strada dico, perchè: definisci classe, oggi, in questo paese. E ammesso tu ci riesca. Definiscimela dal punto di vista globale. E trovami le oggettive convergenze tra vari punti da collegare.

        I poliziotti, certo, sono la difesa armata della legalità costituita, la quale può essere emanazione di una cricca che nega anche le regole basilari della democrazia. Ne abbiamo avuto decine di esempi, nella storia. Ma nella storia mai abbiamo avuto un mondo con le caratteristiche di questo. E interpretando il presente con le categorie del passato si rischia di perpetuare sempre gli errori del passato, in un presente diverso.

        Certo è difficile trovare nuove strade, se ci affidiamo soprattutto alle vecchie forme di lotta, alle quali il potere sa benissimo come rispondere, anche sfruttando questo tipo di contraddizioni.

  3. quanta maturità e saggezza in quello che scrivi e come è vero il discorso della casualità..spesso si tende sempre a cercare delle spiegazioni logiche e razionali a comportamenti e scelte.

  4. A voilte ci penso….
    Ultimamente spesso, di prendere ed andare a vivere in un paese onesto, per poter vivere senza impazzire, dove non hai sopra la testa questo “macigno di frustrazione” che deriva da questa sesazione di impotenza del cittadino, che oltretutto non è più una sensazione, è una presa di coscienza della realtà; o dove puoi avere il lusso di immaginarti e programmarti un futuro, senza dover pensare anche ai futuri salti mortali e trucchi da prestigiatore; …disillusione.

    Ci penso sempre ogni tanto, e il bello che è…. che sono pensieri di un giovane.

  5. Parlo per esperienza personale, cercando di essere il più obbiettivo possibile. Ho conosciuto un uomo la cui bontà ed onestà spesso veniva scambiata per stupidità, io stesso pur ritenendomi un giusto comprendo che non potrò mai eguagliarlo. Lo ricordo agli inizi degli anni 70 passare da casa, posare il casco e lo scudo nell’ingresso e dirigersi in cucina a gran passo, che con gli anfibi il pavimento tremava, per baciare mia madre. Ricordo che era stato forzatamente richiamato e da lì a poco, appena possibile, si sarebbe per la seconda volta dimesso dall’arma, non l’ho conosciuto abbastanza per capirne il vero motivo, posso intuirlo.

  6. Grazie a tutti per i commenti. E’ un argomento molto difficile da affrontare, si tende a liquidarlo o con un rigido legalismo o con rivoluzionarismo velleitario. La prima posizione è sbagliata secondo me perché è giusto ascoltare i dettami della propria coscienza, anche quando cozzano con le regole. E se la polizia è chiamata a far rispettare quelle regole lo scontro può essere inevitabile. La seconda è sbagliata perché perde di vista la nostra umanità, ed è sbagliata perché oggi, pensare di impostare una rivendicazione politica sulla base di un braccio di forza sul piano militare è infantile e velleitario.

    Occorre trovare altre strade.

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