Fukushima, un monito? no di più: un’anticipazione.


Il neologismo inglese prequel, sinonimo di antefatto, seppur considerato una aberrazione etimologica dai linguisti, viene usato sempre più correntemente nel linguaggio cinematografico per indicare un film che presenta dei personaggi e degli eventi cronologicamente antecedenti all’ambientazione di un altro film precedentemente girato. Dice wikipedia.

In questo senso dico che è un’anticipazione.

“Come tutti gli altri anche gli abitanti di Fukushima hanno il diritto di evitare l’esposizione alle radiazioni e di vivere una vita sana. Non lo pensa anche lei?”.

Il burocrate ribatte che “il governo ha fatto quanto possibile per cercare di ridurre il livello di radiazioni” e poi, incalzato dai presenti, fornisce finalmente una risposta scioccante al quesito: “Non so se avete quel diritto”.

E’ riportato  su questo articolo di Repubblica.

Non so se avete il diritto di sopravvivere.

E’ una risposta onesta, in effetti. Il lato positivo è: “finalmente un politico che dice la verità”. Peccato che quello che dice non potrà piacerci, per quanto amore possiamo avere per la verità.

Forse sarebbero necessari più politici come questo: in Grecia, per esempio. Senza troppi giri di parole.

La soluzione definitiva per mettere in sicurezza Fukushima non ce l’ha in tasca nessuno. Si naviga a vista, in una situazione che il genere umano non si è mai trovato ad affrontare. Si aspetta probabilmente che il corium e il reattore si raffreddino abbastanza per permettere di fare qualcosa: magari un sarcofago come a Chernobyl.

Resta il peroblemino che nessuno vuole affrontare. L’acqua viene versata nei reattori, diventa radioattiva, esce dai buchi: ma non è affatto detto che finisca tutta negli edifici della centrale nucleare. L’acqua scorre, si infiltra, impregna: portandosi dietro tutto il suo carico radioattivo.

Il sacrofago modello Chernobyl a Fukushima non basta, ci vorrebbe una barriera anche sotto ai reattori: o almeno sotto il reattore numero 1, ritenuto da questo punto di vista più problematico. Troppo caro, dice la Tepco: non se ne parla nemmeno. (fonte)

Insomma, il mostro è vivo e non può essere ucciso, né addormentato, né reso inoffensivo. Oltre a rendere impossibile la vita negli immediati dintorni della centrale, le radiazioni vengono portate dagli elementi atmosferici attraverso il pacifico, verso gli USA in Australia, in Europa Centrale. Nei prossimi anni conteremo i morti, e come per Chernobil, non si metteranno d’accordo sul numero.  Ma saranno milioni, probabilmente. Ma in fondo siamo tanti al mondo. Anzi troppi.

Ma probabilmente, di fronte ad un impero in disfacimento che conta qualche decina di migliaia di testate nucleari a disposizione dei suoi generali il problema fukushima sarà come un secchio d’acqua buttato in cortile mentre il fiume straripa.

 

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2 thoughts on “Fukushima, un monito? no di più: un’anticipazione.

  1. la crudezza di tutto questo e l’impotenza che dobbiamo constatare mi fa guardare con tenerezza a tutti gli sforzi che quotidianamente faccio per conservarmi in buono stato di salute…
    come quando vado al lavoro in bici respirando l’aria “lombarda”…non esattamente pulita…

  2. L’altro giorno ho vissuto un certo momento e ti ho pensato, Buzz, a proposito di quello che io definivo criticamente il tuo pessimismo e che invece, in quello stesso momento, mi è parso onesto realismo.
    Ho pensato anch’io a mia figlia, agli attuali casini e mi sono detto: “stringiamoci”.
    Ho cioè pensato agli affetti, a quello su cui potevo ancora intervenire.
    Come mi sembra avessi tu scritto qualche post fa.
    Ritenevo, quel tuo accenno agli affetti, riduttivo. Io, che ho sempre pensato che non c’è liberazione e rivoluzione personale senza che sia anche liberazione e rivoluzione di tutti.
    Ma giusto perché siamo dei privilegiati qua in Occidente, rispetto al mondo intero, possiamo ancora permetterci qualche singolo tentativo di cavarsela
    Una sorta di ammortizzatore sociale basato sui legami famigliari o amichevoli. Qualcosa tipo un aiuto contingente, un appartamentino per esempio che la nonna lascerà in eredità alla nipotina.
    Poi, però, saranno cazzi!
    Continuiamo quindi a discuterne (ottimismo della volontà, speranza nel futuro?), perché è sempre più necessario individuare una via di uscita collettiva a questo suicida modello di sviluppo.
    E sono sempre più d’accordo con te sull’analisi della politica attuale, partiti della pseudo-opposizione compresi, interessi velati cui mirano compresi.

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