Somme di egoismi


Questa mattina parlavo con un amico della nostra personale situazione economica. Su come la crisi abbia influito sulla nostra vita. Su come è cambiata la situazione nel tempo. Ricordavamo quando eravamo ragazzini, negli anni 70, l’epoca dell’austerity, quando la crisi petrolifera faceva fare le domeniche senza macchina alle famiglie italiane.

Lui mi diceva, dopotutto sono cicli, gli anni 60 del boom, anni 70 la crisi, anni 80 la milano da bere, primi anni 90 mani pulite… e… si è fermato… rendendosi conto che… dov’era il successivo ciclo di crescita?

Sono vent’anni che andiamo sempre peggio.

E io dicevo: solo ventanni? Io mi ricordo che i primi anni 80 ero studente, lavoravo part time 4 ore al giorno. Riuscivo a pagare l’affitto di un appartamento e mangiarci anche (con l’aiuto di mia madre che mi dava cose cucinate), pagarmi la benzina per la 500, le sigarette e anche qualche altra sciocchezza. Certo le esigenze erano poche, ma anche adesso … io non sono mai stato un consumista.

Voglio dire: con uno stipendio part time ci vivevo, pur da studente. Oggi non riesci a vivere con uno stipendio completo, e non da neoassunto, bensì qualificato, dopo decenni di lavoro. Oggi per pagarti l’affitto di una casa, o il mutuo, devi lavorare in due, a tempo pieno. E mi fermo qui… sono sicuro che non ci sia bisogno di enumerare l’elenco delle povertà di oggi.

Negli anni 70 stavamo tutti meglio. Mi sbaglio? Ma anche negli anni 80, e poi 90… e via… sempre peggio. Da quando siamo nell’euro poi la maggior parte delle famiglie italiane si è trovata con un buon 30% di potere d’acquisto in meno. Però da quel momento ci hanno dato i mutui al cento per cento anche per 30 anni. Così tutti a comprare e le case sono triplicate di prezzo e il mutuo (o l’affitto) si porta via uno stipendio pari pari. Ci abbiamo rimesso o guadagnato? Ci abbiamo sempre rimesso, è chiaro. Chi ci ha guadagnato?

L’altro giorno ho fatto una passeggiata nel porto di Nettuno, con mia figlia. Ci sono un mucchio di barche. Se penso che alcune di quelle barche costano milioni di euro mi chiedo, ma come fa tutta questa gente ad avere così tanti soldi?

Perchè se hai una barca da 3 milioni di euro ormeggiata, avrai anche macchine, appartamenti qui e là, gioielli e quant’altro, no? Mica hai una barca da milioni di euro e poi ti sposti con la punto e una casa normale, no?

Ma come cazzo fa sta gente ad avere tutti sti soldi?

Dicono le statistiche che un 10% del paese possiede il 90% della ricchezza.  Beh questa cosa mi fa girare i coglioni di brutto. Non sono comunista, non nel senso marxista-leninista, nel senso dell’ideologia, nel senso della dittatura del proletariato eccetera eccetera… non sono per l’abolizione della proprietà privata, mi sta bene che ci siano differenze economiche. Ma inizia ad essere troppo.

Churchill diceva “Il capitalismo è un’ingiusta ripartizione della ricchezza. Il comunismo è una giusta distribuzione della miseria.”

Beh vorrei vedere non dico una giusta ma una meno ingiusta ripartizione della ricchezza e un po’ meno miseria.

Ma se penso a quel 20% dell’umanità che consuma l’80% delle risorse mi rendo conto che siamo ancora dei privilegiati, ad essere nati in questo paese in questa epoca storica.

Brutta storia il relativismo. Alla fine ti senti impotente perché perdi la forza delle tue ragioni. Ma certo quello che spinge il mondo non è il relativismo, bensì l’egoismo. La somma di egoismi.

Dal particolare al generale… ci siamo messi a parlare brevemente della situazione economica del paese, l’europa, il rischio default Grecia e Usa… e in questo contesto la nostra situazione economica, ovvero la quotidianeità, è apparsa un rifugio. Qualcosa a cui pensare giorno dopo giorno tenendo la testa bassa, i paraocchi ben stretti, perché se pensi alla situazione in cui ci stiamo addentrando c’è da far tremare le vene ai polsi.

Meglio sarebbe, questo periodo, non avere molta fantasia. Non ipotizzare scenari. Non immaginare possibili sviluppi. Perché non c’è una sola cosa, una sola, cui attaccarsi per avere speranza.

No, non sono pessimista. Tendenzialmente non lo sarei. Ma voi vedete un modo per uscire da questa situazione senza un evento traumatico per la specie umana?

 

Riflettevo sull’articolo di Feltri su cui ho scritto ieri.  Stupido e spregevole. Ma oggi, parlando con questo amico, ho avuto la sensazione netta di come i nostri riflessi siano condizionati. Non serve sentirsi sparare addosso, o essere deportati in un campo di concentramento. Anche in questa fase storica, avendo la sensazione netta, io credo che più o meno tutti, se alziamo gli occhi da quello che facciamo e cerchiamo di guardare lontano, ci rendiamo conto che di strada davanti non se ne vede.

La cosa ci spaventa al punto che riabbassiamo velocemente lo sguardo e continuiamo a navigare a vista. Che altro possiamo fare dopotutto? Da soli.

E’ paradossale che invece non saremmo soli. Siamo tutti nella stessa situazione. Tutti sulla stessa barca. Esattamente come i ragazzi dell’isola di Utoya. Ma reagiamo individualmente. E individualmente non vediamo strade possibili, allora chiniamo la testa e facciamo finta di non vedere.

Ma appunto: una somma di egoismi non è un totale. Restano egoismi.

Mi chiedo che aria si respirasse in europa negli anni 30. Dopo la crisi di wall street che si era propagata nel resto del mondo. Mentre guerre scoppiavano qui e là, coinvolgendo quasi 500 milioni di persone. Mentre Hitler saliva al potere in germania. Mentre in Spagna stava per infuriare la guerra civile.

Non vorrei leggere le ricostruzioni degli storici. Vorrei leggere i diari della gente comune. Vorrei sapere come ci si sente quando il mondo che hai conosciuto tutto intorno a te sta per crollare. Per riconoscere i segni. Oppure per avere speranza.

Quello che più angoscia è il fatto di avere una figlia. Avrei voluto che la sua vita fosse migliore della mia, come ogni genitore. E invece vedo tutti i presupposti per il contrario. Spero di sbagliarmi. Il mio ottimismo oggi è proprio nella speranza di sbagliarmi. Che in fondo io sia solo un pessimista. Che ce la caveremo anche questa volta, più o meno.

Quantomeno, egoisticamente, spero che la bufera incombente non soffi qui al massimo della sua potenza.

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7 thoughts on “Somme di egoismi

  1. Ci rifletto spesso su questa questione…
    Spesso penso che una delle differenze tra le famiglie odierne e quelle degli anni 70/80 che con un solo stipendio pagavano il mutuo e portaano avanti più di due figli è quella della “priorità” dei bisogni e delle spese.
    Ed è una cosa che si nota anche guardando i film di qualche anno fa, gli arredi e le abitudini delle famiglie italiane ritratte.
    La domanda è “cosa è strettamente necessario”?
    Senza dubbio il costo della vita è aumentato, il mercato immobiliare sta raggiungendo vette spaventose (e lo so, tra un paio di mesi “festeggio” il mio secondo anno di mutuo e tra i miei amici/coetanei sono l’unica ad esserselo caricato sulle spalle, come sono anche l’unica a non aver prenotato per le vacanze estive in nessun albergo.

    Le priorità sono farsi la vacanza, fare vita mondana, vestire in maniera “adeguata”… la prioprità, io vedo, per molti è manifestare vari status symbol, non farsene mancare nessuno.

    Abbonamenti a Sky, smartphone cambiati ogni 6 mesi, … non sono bruscolini.

    Io so che con lo stipendio minimo ed “in bilico” del mio fidanzato, il rimborso spese di 200 euro che prendo io per 12h lavorative al gg (sto investendo sul mio futuro, pare) e le 300€ che prendo dai miei per l’affitto di un locale per aiutarmi con il mutuo, riesco a pagare mutuo, bollette, tasse… riesco a vestire in maniera decorosa e ogni tanto a comprare qualche libro.

    Se spendessi 50€ mensili per la palestra, 30€ mensili per Sky, 200€ mensili per le uscite e le bevute ogni we con gli amici, 25€ mensili dall’estetista, 35 dal parrucchiere… la casa me l’avrebbero già bella e sfilata da sotto il culo (scus per il francese).

    La crisi c’è è indubbio, ma da quello che io vedo intorno a me c’è anche una scala di priorità molto diversa da quella a cui sono abituata io o le famiglie di qualche anno fa.

    Forse perché io sono cresciuta in un paese di campagna… chissà… ma mi sento “diversa” sia da quelli di città che quelli di “campagna” al momento.

    bah.

    • Ci sono cose che abbiamo guadagnato e cose che abbiamo perso. Mi spiego: ancora negli anni 70 l’indispensabile era più abbordabile, il superfluo meno. La casa in affitto potevano permettersela anche i single al primo ingresso nel mondo del lavoro (anche se allora il concetto di single non era lo stesso di adesso), una macchinetta anche. La vacanza era a poche decine di km da casa. Si lavorava il sabato. La domenica andare al mare portandosi il pranzo era normale. L’elettronica non esisteva, al massimo il “mangianastri”.
      Poi, assicurate le cose primarie, ci è stato offerto il superfluo, moltissimo superfluo. Ci hanno convinti che il superfluo fosse necessario, sia a noi stessi sia all’economia: la faceva crescere.
      Le cose non si riparavano più, da un certo punto. Non conveniva. Si spendeva meno a cambiarle: più nuove, più potenti, più belle, più funzionali.
      Hanno iniziato i computers, negli anni 80. Il vecchio pc funzionava ancora ma era vecchio. La stampante con la linguetta di plastica rotta? quella linguetta costava 70.000 lire, la stampante nuova 90.000.
      E così via. Anche le automobili: è iniziato il concetto di “contributo per la rottamazione”. Ovvero lo stato ti dava i soldi per buttare via una macchina che funzionava, se ne compravi una nuova. La scusa era quella del minor inquinamento. Non è vero. Era per far tirare l’industria dell’auto.
      E così via per tutto, sotto la spinta dell’elettronica, ovvero di ciò che era collegato ai computers.

      Così il prezzo del superfluo scendeva, diventando alla portata di quasi tutti. Anzi scendeva proprio per questo motivo: economia di scala.

      Ma qualcosa in questo meccanismo si è inceppato. Mercati globali, concorrenza, costo delle materie prime che aumenta per la penuria delle stesse. Paesi che ne risentono in un modo e paesi in un altro.
      Ma invece di assecondare il rallentamento, invece di fermarsi hanno rilanciato, hanno incentivato la crescita soffiando sui consumi e sul credito. Soffia e soffia il palloncino si è dilatato e ora da qualche parte scoppia, ovunque è al limite.

      Nel frattempo anche il mercato delle cose necessarie aveva seguito quello delle cose superflue. E così ora non ti puoi permettere né le cose superflue né quelle necessarie.

      Ma questa cosa non è livellata. Non ci si capisce niente. Perché di ricchezza risparmiata, in giro, ce n’è. Famiglie che mantengono il figlio studente o precario fino oltre trentanni ne esistono molte.
      Fra persone che sembrano appartenere ad una identica fascia sociale, trovi quelli che si possono permettere (loro?) gadgets vari e “superflui” ma anche gente che fatica ad arrivare alla fine del mese, sul serio. E’ tutto liquido. Non esistono confini netti, chiari.

      Ma stiamo rinunciando sempre più a quel superfluo.

      E quindi, altro problema, esistono un sacco di persone che si sono inventate in questi anni dei lavori che giravano sostanzialmente sulla circolazione del superfluo. C’è un mucchio di gente che vive (va) facendo cose che permettevano ad altri di spendere i loro soldi per cose tutto sommato poco utili, che sono le prime cui si rinuncia.

      Figurati, io ho sempre visto questo consumismo come fumo negli occhi. Ne sono contento.
      Ma questo non vuol dire che poi io stesso non ne risenta. Perché appunto la contrazione dei consumi, la disoccupazione, eccetera eccetera… hanno effetti deleteri anche sul mio lavoro e alla fine, anche se consumo poco, anche se mi accontento di poco, veder erodere anche quel poco dà fastidio.

      • È l’assurdo approdo del capitalismo, trasformarci da cittadini a meri consumatori finanziatori delle imprese. Un mezzo su cui arricchirsi e non persone . Uno schifo

  2. PS:
    dal mio punto di vista la somma di egoismi può portare solo allo sfacelo totale.
    Bisogna educarsi ad una visione ampia, alla visione della comunità come ente con bisogni diversi e non esponenziali della somma dei singoli… ma questo credo di averlo già scritto nel tuo blog! 😉

  3. Pep,

    Queste situazioni portano, probabilmente, ad un eccessivo atteggiamento “difensivo” della propria-proprietà privata, c’è sempre più gente che ragiona, magari solo verso i “pari livello o <"……: "toccami il mio orticello, che mi son costruito con tanti sacrifici; e ti distruggo".
    O perlomeno, per chi sta vivendo questa transizione e la vede, vede perdere il suo benessere. Potrebbe incidere anche sulle direzioni dell'ideologie politiche di gran parte delle persone.
    Magari si acutizzeranno, gli scontri…finanziari, politici e non, tra nazioni per salvagurdarsi. Difficile fare ipotesi.

  4. Esiste anche un’enorme differenza nel vivere in città o in provincia.

    Per le barche, metà o più di quelle che avete visto appartengono a banche o leasing che non sanno più dove sbattere la testa per disfarsene… poi “ricchi” ve ne sono ancora, ma sempre meno, soprattutto se sono manager d’industrie e non di banche o finanziarie.

    Se gli anni ’80 sono stati euforici, dal 2001 al 2007 c’è stato un boom di “benessere” ancora maggiore e di fatturati alle stelle in alcuni settori, così repentino, infatuante, accecante che troppe persone e aziende non hanno capito e non sono state in grado di gestire.

    Si cresceva almeno del 30% all’anno, chi non è stato in grado di tenere i piedi ben saldi a terra e programmare spese ed investimenti si ritrova con un 2008 terrificante ed insostenibile. Secondo me le Banche hanno sbagliato ad aprire il credito in maniera oscena a tutti indistintamente, certo è vero, ovunque (fuori l’automotive di massa) si cascava bene, ma nella maggior parte dei casi mancava sostanza. E adesso si paga tutti l’estasi della crescita troppo veloce.

    Qualcosa ha drogato il mercato mondiale per una decina d’anni, ma si è sgonfiato tutto in pochi giorni e nessuno era pronto a questa bruschissima frenata.

    Quello che più mi spaventa è che tutti quei posti di lavoro creati nell’impeto del momento sono persi, tagliati via come rami secchi e non vi è ancora nessuno sbocco per reimpiegare quelle persone… Per non parlare dei tanto osannati tagli selettivi proposti da alcuni, tradotti sono almeno un paio di milioni di posti pubblici da stornare… e dove li mettiamo???

    Sono al solito pessimista, spero di sbagliarmi…

  5. ………………………………… Clap Se un sindacato fa i conti sulla gestione delle Societ Partecipate della Regione Siciliana 41 tra consorzi ed SpA le sorprese non mancano. Lo studio stato realizzato grazie allelenco pubblicato sul sito del Ministero per la Pubblica amministrazione e linnovazione che riguarda la Sicilia dove sono descritti i costi di 26 societ e 35 consorzi…..Le societin house della Regione Sicilia presentano partecipazioni in quota di entit differenti. Al contrario il Quarit il consorzio italiano artigianato di qualit registra un onere da parte della Regione di 300 mila euro e una partecipazione pari al 96 per cento.

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