Imparare dalla Valsusa


Dopo le manifestazioni di inizio luglio, gli scontri, le roboanti dichiarazioni dei politici tutti e delle varie figure istituzionali di governo o meno… la gente della Valsusa ha continuato imperterrita, senza cedere di un millimetro, la sua lotta.

La cricca ci ha mandato gli Alpini della Taurinense, a presidiare il cantiere. Il movimento ha risposto con gli ex alpini. Per i media non ci sono black bloc e anarcoinsurrezionalisti da demonizzare… è talmente evidente che NoTav vuol dire gente, come tutti noi. Padri e madri di famiglia, figli, cugini, nipoti, ex compagni di scuola, colleghi, parenti lontani. La gente. Quella che incontri per strada. Quella che vedi uscire dalle chiese la domenica, oppure dal cinema, oppure andare da Ikea o al discount per fare spesa.

Sono lì tutti i giorni e gli fanno sentire che quella è casa loro. Non gli basteranno le dichiarazioni di intolleranza e gli spiegamenti di truppe. Dovranno mantenere il controllo del territorio ora per ora, giorno per giorno, mese per mese. Perché loro non molleranno.

Non ne sto parlando, ultimamente. Ma sono pieno di ammirazione per questa gente. Per leggere delle iniziative che stanno mettendo in pratica meglio affidarsi alla loro voce anzichè, ad esempio, quella di Repubblica, che ancora non ha ben capito come sta girando il vento. Magari ad un certo punto inizierà a cavalcare la questione come per il nucleare e l’acqua. Per ora prepara dossier ma anche articoli che tutto sommato non riescono a nascondere la grande determinazione di queste persone.

Nel resto del paese aumenta la massa degli sconcertati. La morsa della crisi inizia a farsi sentire anche laddove non era mai arrivata, portata dai prezzi dei carburanti, la parte emergente di un iceberg di aumenti diretti e indiretti. E sarà sempre peggio.

Lacrime e sangue è la ricetta di Tremonti e sangue e lacrime è quella di Monti (già advisor di Goldman Sachs) prossimo presidente del consiglio, protetto di Prodi (ex consulente di Goldman Sachs ) e ben visto da Draghi,  ex presidente Goldman Sachs Europe, “un vile affarista che vendera’ l’economia italiana” come lo definì Cossiga, ora presidente della BCE e prima Governatore della Banca d’Italia.  Monti è anche appoggiato da De Benedetti, storico sodale di Prodi, e padrone della corazzata Repubblica-Espresso. Nonché da Paolo Mieli del Corriere della Sera (Intesa San Paolo), e, sembra, anche Maroni. E anche i pidì, D’Alema, Bersani, Letta… disposti a tutto per tornare nelle stanze dei bottoni.

E’ solo questione di tempo, in un modo o nell’altro riusciranno a scalzare il gran puttaniere.

Ma hanno un dubbio: se lo sostituiranno nei prossimi mesi con qualche gioco di palazzo, anche con un governo di unità nazionale (o comunque lo chiameranno) avranno di fronte circa un anno e mezzo prima della scadenza naturale della legislatura. In questo anno e mezzo, rischiano di dover prendere provvedimenti talmente impopolari da perdere le successive elezioni, e non avere molto tempo per mettere in atto l’opera di spoliazione definitiva delle risorse del paese con la promessa manovrona finanziaria e una nuova legge elettorale che li metta al riparo da sorprese di outsiders.

Meglio quindi far peggiorare ulteriormente la situazione, con qualche ulteriore scandalo e andare ad elezioni anticipate in primavera e dopo avere tempo 4 anni per attuare la politica di liberalizzazioni e privatizzazioni, con svendita alla finanza internazionale di imprese e beni primari, come negli anni 90.

[su questi argomenti rimando a tal proposito al post “dietro le quinte” di questo blog o a questo altro, interessante]

In ogni caso, Monti o Tremonti, farà poca differenza. Saranno bastonate da tutte le parti, sia economiche, nella sgangherata copertura della spoliazione che chiameranno “manovra necessaria per abbassare il debito pubblico” coadiuvata da “attacchi della speculazione internazionale”, sia fisiche, quando qualcuno cercherà di far sentire la propria voce in piazza.

Perchè, non illudiamoci, nessuno di questi signori avrà le palle che hanno avuto gli  islandesi (che cattivo esempio da censurare… ne avete avuto notizia, sui giornali?) ultimamente, o quelli argentini a suo tempo.

Nessuno avrà il coraggio di dire: il debito alle banche? non lo paghiamo. Che fate, ci invadete?

Voci ce ne sono, ma non trovano un centro attorno a cui aggregarsi.

(…)

Noi il debito non lo paghiamo: su questo slogan occorre costruire un fronte di opposizione sociale con tutte le forze disponibili. La costruzione di un tale fronte è l’unica speranza di contrastare i sicuri effetti negativi che una crisi paragonabile a quella greca avrebbe per l’Italia. È infatti evidente che una tale crisi in Italia, in mancanza di forze che si oppongano ad essa in nome del superamento dell’attuale organizzazione economica e sociale, potrebbe avere solo due esiti possibili: o la disperazione totale, e di conseguenza l’imbarbarimento “molecolare” del paese, o una svolta reazionaria, magari gestita dalla Lega o da suoi spezzoni, con la possibile rottura dell’unità del paese.

da “L’italia nella crisi

(…)

Le privatizzazioni, le liberalizzazioni, la mercificazione di tutto sono il prezzo da pagare per la stabilità dell’Europa delle banche. E non è un caso che la manovra del governo italiano, un attacco durissimo alle condizioni di vita e al salario di tutti noi, sia stata elogiata a Bruxelles, così come è stato elogiato l’accordo interconfederale che distrugge contratto nazionale e democrazia. Quest’Europa delle banche ci è totalmente nemica e per questo dobbiamo combatterla. Non ci sarà libertà, non ci saranno diritti, non ci saranno eguaglianza e giustizia, né tantomeno ci saranno cambiamenti nel modello di sviluppo e nell’economia, fino a che la dittatura delle banche governerà e fino a che i governi europei avranno molta più paura di un verdetto di Moody’s o di Goldman Sachs piuttosto che dell’indignazione e della rivolta dei popoli.

Questo è il punto: dobbiamo fare paura a chi comanda. Devono avere più paura delle nostre lotte che dei verdetti della speculazione finanziaria mondiale, solo così fermeremo l’attacco alla nostra civiltà che viene dalla dittatura bancaria. La rivolta contro questa Europa, assieme a tutti i popoli d’Europa, è l’appuntamento vero per l’autunno.

da “L’europa delle banche è il nostro nemico

E si oscilla fra pessimismo ed ottimismo della volontà (bello l’articolo e i commenti).

In questo momento la resistenza della gente della Valsusa è veramente quello che tiene accesa la speranza.

Forse non tutti quelli che si sono impegnati nel movimento referendario che ha spiazzato il potere, sia quello che lo contrastava sia quello che ha cercato di cavalcarlo, hanno compreso quanto sia importante per tutti noi la loro lotta.

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