11 SETTEMBRE


Il 12 settembre 2001, a caldo, scrivevo questo:

La morte in diretta di persone innocenti è sconvolgente.
Soprattutto nel cuore della città simbolo della massima potenza mondiale.

Eppure… pensandoci bene… perché ci meravigliamo?

Quello che è stato scelto è un modo efficace, ma tecnicamente semplice,  per
colpire quello che nell’immaginario collettivo è un simbolo.

Non servono capacità fantascentifiche.
Occorreva solo tanto, tanto ODIO !

Ci saranno ritorsioni. Certamente.
E’ il ruolo americano nel mondo in questa epoca storica.

E altri terroristi colpiranno ancora, perché è in atto una GUERRA.

Ma chi sono le parti in causa?

Da una parte il mondo libero e dall’altra qualche pazzo finanziato da altri pazzi?

Forse non è proprio così.

….E’ brutto pensare che il fondamentalismo islamico, con tutto il suo portato  “medioevale” (odioso e inconcepibile per noi rischiarati dai “lumi” della  ragione) incarni e canalizzi, in parte del mondo, molti rivoli della rivolta  dei poveri contro i ricchi.

E’ brutto perché a fronte dei diritti elementari di una enorme parte
dell’umanità calpestati dallo strapotere economico-militare occidentale  sembra ergersi qualcosa di ancora più odioso, qualcosa che in giornate come  quelle di ieri ti fa venire in mente una sola cosa: NUCLEARIZZATELI  !

E’ naturale per noi stringersi con chi è più simile a noi.

Ma noi siamo fortunati.
Nati in uno dei paesi più ricchi del mondo,  di una generazione che ha conosciuto gli orrori della guerra solo in TV,  come in un videogame; scalfiti appena (e comunque intolleranti) dalla
disperazione altrui (immigrati, anche criminali)…

Siamo colpiti, commossi, annichiliti dall’enormità dei fatti, rabbiosi nei  confronti di questi beduini che ammazzeremmo volentieri con le mani nude.

Ci scandalizziamo che esseri umani possano fare una cosa del genere.  Pensiamo: NON SONO ESSERI UMANI !

Eppure:  non ci fa riflettere sapere che 1/5 dell’umanità consuma le risorse di 4/5 ?  ci scandalizza o, semplicemente registriamo,  quando nel mondo si muore di  fame, di stenti, di veleni, di malattie, di inquinamento ?

Sono solo pazzi quelli che si danno fuoco o si lasciano esplodere?

Sono ominidi o alieni i bambini africani che a 9 anni armati di machete e  AK47 uccidono uomini, donne e altri bambini?

Sono così lontani da noi…  sono nella giungla …  li guardiamo sugli schermi TV, senza capire, e subito passiamo ad altro…

Ma oggi bastano un paio d’ore per portarti la giungla in casa !

Chi sono quelli che hanno ucciso?
Chi sono quelli (milioni in tutto il mondo) che ieri hanno esultato?

Sono uomini che odiano.
Nemici per noi, certo, inevitabilmente. Ma UOMINI!
E in tutto il mondo ce ne sono. Tanti.

Noi privilegiati abbiamo sentito qualche volta come il potere ti toglie la  voce… e l’inutilità della “politica”, e la forza stritolatrice degli  interessi economici…

e noi siamo privilegiati !!! Figuriamoci come può sentirsi qualcuno nel resto del mondo.

Lo sapete cosa ti dicono? Avete provato per un giorno quello che parte dell’umanità aspetta di provare  (e prova) nella sua intera esistenza.

E’ atroce.  Ma è così.
In innumerevoli parti del mondo.

Ieri abbiamo visto una faccia del male. Ma non è nuova.
E’ la stessa che si aggira per il mondo. Da sempre.

Si vedeva già in quel momento, passate solo alcune ore l’enorme impatto che dal punto di vista psicologico avrebbe avuto quell’avvenimento sull’opinione pubblica occidentale. E’ stato come tirare una riga. Nessuna mediazione, non necessariamente politica, anche mossa da considerazioni umane, etiche, morali, sarebbe più stata possibile in nome della lotta al terrorismo. Il potere ha fatto cadere alcuni veli dietro i quali normalmente si paluda. Non ne ha più avuto bisogno, forte dell’appoggio incondizionato della propria parte di umanità, quella occidentale. Da quel momento è stato possibile praticare ogni tipo di nefandezza verso l’altra parte, quella nemica, disumanata definitivamente da questo atto.

Quanto questo atto sia stato funzionale, cercato, voluto, alcuni dicono addirittura autoinferto e quanto invece sia stato catartico, un passo inevitabile in direzione di uno scontro epocale, non lo so. Sono passati dieci anni ma è ancora presto per dirlo.

Io, tecnicamente, diffido di gran parte delle teorie complottiste. Ma ritengo credibile pensare che gli uomini di Al Qaeda siano stati lasciati liberi di agire. Agevolati. Magari il risultato è stato superiore alle aspettative.

Di attacchi false flag per schierare l’opinione pubblica e usare come pretesto per successive ritorsioni se ne conoscono molti:

Ll’Incidente di Gleiwitz nel 1939, Reinhard Heydrich della Germania Nazista costruì ad arte un “attacco polacco” per mobilitare l’opinione pubblica tedesca, e per fabbricare una giustificazione falsa per l’invasione della Polonia (1939). Questo avrebbe dato inizio alla Seconda guerra mondiale.
L’episodio di Mukden, del 1931, quando funzionari giapponesi costruirono un pretesto per annettere la Manciuria facendo esplodere una sezione di ferrovia. In seguito, produssero la falsa affermazione per cui sarebbe stato rapito uno dei loro soldati nell’episodio del ponte Marco Polo, come scusa per invadere la Cina.

Nel 1939, l’URSS bombardò il villaggio di Mainila alla frontiera con la Finlandia, diffondendo poi la notizia di molte vittime. L’episodio fu utilizzato come giustificazione per attaccare la Finlandia.

L’Operazione Northwoods, pianificata ma mai eseguita, da parte di gruppi di funzionari di alto livello del governo statunitense, era finalizzata a inventare pretesti per una guerra contro Cuba, e includeva scenari come la simulazione del dirottamento di un aereo passeggeri facendo cadere la colpa su Cuba, oppure atti terroristici contro immigrati cubani negli USA, da rimproverare a terroristi castristi.

E altri se ne sospettano: ad esempio molti pensano (sulla base di elementi concreti, c’è un’ampia letteratura in merito) che i servizi d’informazione americani lasciarono compiere l’attacco giapponese a Pearl Harbour,  non facendo nulla, pur essendone a conoscenza, per prevenirlo e contrastarlo. Allo scopo di indurre nell’opinione pubblica americana un forte odio antinipponico.

Sono passati dieci anni e sono seguiti l’afghanistan, l’irak, la libia. La cancellazione del popolo palestinese da parte israeliana è continuata.  L’episodio delle torri gemelle sotto questo profilo è stato molto funzionale alle strategie occidentali di dominio.

Ma se lo sia stato sul serio,  se abbia rallentato o deviato il corso della storia, o se al contrario lo abbia accelerato, non è dato saperlo, ora. La crisi degli Usa, e di seguito dell’Europa, è stata forse all’inizio rallentata dalla grande giostra economica messa in movimento dall’industria bellica. Ma questa enormità di risorse che sono venute meno ad altri settori di importanza vitale a lungo andare non significheranno una sorta di svuotamento dall’interno della grande potenza Usa?

Così sembra, negli ultimi anni.

Ma noi, seppur coinvolti, non possiamo far altro che stare a guardare. Anche se siamo su quel pullman, per usare la metafora di un paio di post fa, non possiamo né scendere né deviare il percorso del conducente, anche se non lo condividiamo.

La storia, il caso, fortunatamente o sfortunatamente, fate voi, ci ha messo da questa parte. Il paradosso è che questa parte non ci piace quello che fa. Ma non riusciamo a farci niente. Solo, almeno, pensarlo e, forse ancora per non molto tempo, dirlo.

Condivido, in buona parte, e pubblico:

DI FRANCO PIPERNO
looponline.info

Quella mattina di settembre a New York, un mattino qualunque sotto un sole smarrito che già ha il sapore d’autunno, il formicolio sub umano della megalopoli – la grande Babilonia – l’oggi che si annuncia non diverso da ieri; poi, inatteso, in poco più di un’ora, lo svelamento, l’apocalissi: le Twin Towers, le Torri Gemelle che, avvolte dentro un fumo nero, implodono su se stesse quasi fosse argilla: l’odio arabo che chiama dal cielo l’americano ”middle class” e gli dice di buttarsi giù dal grattacielo perché è giunta per lui la morte – la fine dell’immunità dalla strage che cala sibilando dagli spazi aerei, privilegio di cui gode da tempo, da troppo tempo, New York; e con essa il paese dove sventola la bandiera a stelle e strisce.

Il codice retorico nordamericano ha rapidamente metabolizzato l’evento: un vile attentato dei terroristi islamici agli States per l’azione di libertà e pace che gli USA svolgono, generosamente e da più di mezzo secolo, globalmente, in tutto il mondo. “Enduring Freedom” ha proclamato il loro presidente. L’elaborazione mediatica del lutto s’è svolta sulla ricognizione dell’identità perduta dei corpi straziati, il pianto sconsolato di migliaia di parenti ed amici, il fatale eroismo del solito pompiere raccontato dall’immancabile collega sopravvissuto, gli attestati televisivi di lealtà alla bandiera rilasciati dall’arabo americanizzato – il tutto avvolto nella micidiale polvere di titanio contenuto nei meta materiali adoperati per costruire le due Torri. La falsa coscienza dell’America, l’ideologia, qui ha operato al massimo della sua potenza occultante.

Ma l’America non è solo quella che compare in televisione. Noam Chomsky, uno dei quattro intellettuali per il quali l’onore degli States può ancora salvarsi, visitando le rovine di Ground Zero, colto da una pietà inane, ha avvertito che da quel groviglio dantesco di carne che mescolava alla rinfusa i cadaveri degli assassini e delle loro inconsapevoli vittime, s’alzava un lamento, un coro abissale di milioni d’anime che ancora vagano come spettri non avendo trovato una degna sepoltura: i tedeschi di Dresda, gli italiani di Firenze, i giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, gli arabi di Bagdad, tutti civili e tutti innocenti allo stesso titolo dei newyorkesi.

Nell’emozione onirica di Chomsky v’è più verità che nell’analisi di migliaia di esperti, giornalisti o accademici che siano. Infatti, se adoperiamo Il criterio di McNamara – il segretario di stato americano all’epoca della guerra nel Vietnam – che misura la produttività del complesso-militare industriale attraverso il rapporto tra il numero di morti inflitte al nemico rispetto a quelle subite, si vede che, per quanto riguarda la guerra di Bush, siamo ad un rapporto cento ad uno; nettamente meglio di quanto fossero riusciti a fare i nazisti che, nella rappresaglia, si limitavano a dieci per uno; e tuttavia, occorre riconoscerlo, ancora lontani dal record che detengono i cittadini dello stato ebraico: per ogni israeliano ucciso vengono condannati a morte almeno mille palestinesi, anziani, donne, bambini, senza favoritismi per nessuno.

Insomma, per il criterio di Mac Namara, gli arabi sono ancora in credito di alcune centinaia di migliaia di morti civili.

A dieci anni di distanza la stampa americana continua a rappresentare quell’evento come un vile attentato su persone inermi senza alcun giustificato motivo. Rimuovono, appunto, ciò che è stato fatto dagli americani nel Medio Oriente: una rete fitta di basi per proteggere i corrotti regimi di quei paesi, e assicurarsi così il controllo militare delle grandi riserve petrolifere. Chi non sta a casa propria?

Quanto alla viltà dell’agguato, come si fa ad onorare i mercenari americani che per mestiere uccidono, utilizzando i droni per non correre alcun rischio; uccidono, per la mercede, esseri umani che non hanno alcun motivo di odiare; mentre andrebbero considerati vili quel pugno audace di intellettuali – alcuni di loro avevano perfino superato l’esame di fluidodinamica­che, utilizzando dei temperini, si impadroniscono di quattro enormi aerei di linea, facendo fronte agli equipaggi e a centinaia di passeggeri, per uccidersi ed uccidere, schiantandosi sui quei mostri di vetro e cemento simboli dell’impero americano?

Qualsiasi possa essere il vincolo di fraternità culturale che lega la sorte dell’ europeo all’ americano, è del tutto evidente che l’ammirazione dell’uomo libero , non scevra da raccapriccio, va agli insorti e non ai mercenari – il coraggio temerario del corpo umano che si fa beffa della potenza tecnologica e la rivolge contro coloro che l’ hanno fabbricata.

Per questi ed altri motivi, noi, l’undici di settembre, nel decennale di quell’evento dalla bellezza sublime, chineremmo, se solo le avessimo, le nostre bandiere per pietà verso gli americani morti per caso e ad onore degli intellettuali arabi – a noi, per altro ostili, ma certo umani, troppo umani – che hanno spappolato gli aerei catturati contro le Torri Gemelle, condensando, in quel gesto collettivo, la volontà generale delle moltitudini arabe.

Manca ancora la parola del poeta che racconti questa impresa da eroi maledetti. In ogni caso, quel che è certo è che l’undici di settembre a New York, come la decapitazione di Luigi Capeto, l’assalto bolscevico al Palazzo d’Inverno, la Sorbona occupata nel ’68, la caduta del muro di Berlino, è una rappresentazione icastica che farà nido nell’immaginario collettivo, perché segna la fine di un’epoca e ne annuncia una nuova.

A dispetto tanto delle anime belle quanto degli ipocriti che hanno sentenziato prematuramente l’impotenza controproducente della violenza collettiva.

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2 thoughts on “11 SETTEMBRE

  1. io penso ad un altro 11 settembre, pur con il dovuto rispetto per chi è morto nel 2001: io penso al 1973, a santiago del cile, e a tutto quello che ne è conseguito e derivato.

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