Ciao Walter


E’ morto Walter Bonatti, e mi dispiace come per una persona cara.

E’ stato un mito, una leggenda dell’alpinismo, ma soprattutto un uomo come pochi. Dimostrandolo nell’arco di una vita, in ognuna delle sue scelte, sempre improntate ad un’etica cristallina.

Che la terra ti sia lieve Walter.

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3 thoughts on “Ciao Walter

  1. un Uomo da ammirare, ha saputo capire quando aveva raggiunto il massimo ed era giunto il momento di lasciare l’alpinismo;

    non è una cosa da tutti secondo me;

  2. Mi si perdoni la debolezza di questo peccato da immortalità, ché avendo io toccato l’immortale ne approfitto.
    Ma Walter Bonatti è stato per davvero il mio primo mito, dei pochi miti comunque sia, vivente.
    Da bambino mio padre mi portava alle sue serate. Mi regalò “Le mie montagne” e ricordo che lessi il capitolo sul Pilone Centrale per ben tre volte di seguito, piangendo tutte e tre le volte.
    Ritagliai anch’io gli articoli di Epoca. Feci un quadro a olio tratto dalla foto di un crepaccio del Bianco. Un quadro venutomi coloratissimo e piattissimo, senza profondità, perché ero un cane.
    Poi, tre o quattro anni fa, me lo vedo entrare in casa qui a Cimolais, Bonatti, insieme alla sua compagna Rossana Podestà.
    Ho una foto dell’incontro, ma non so e non posso scansionarla.
    C’intrattenemmo per un’oretta nella mia famosa cucina, quella per cui mi si prende in giro ma che è a ogni modo l’unico locale della casa sempre caldo, essendoci una stufa a legna.
    Ero emozionato come non mai.
    E lui l’ho trovato semplice e sereno. La Podestà mi tranquillizzava sul casino che c’era in giro. Il solito casino che la Nutellina di Fuori Via definisce “vissuto” per bontà d’animo. Sempre la Podestà mi diceva che con le sue nipotine era addirittura peggio.
    A Bonatti ho persino proposto di fare un libro assieme, con tutte le sue vie. E lui non ha rifiutato, mi ha solamente avvertito che aveva l’esclusiva con la Baldini Castoldi e che avrei dovuto chiedere l’autorizzazione a loro oppure andare su da lui vicino a Chiavenna per intervistarlo e scrivere io in prima persona.
    Mi diede la sua mail, ma non ho più avuto il coraggio di disturbarlo.
    Parlammo anche del K2, su mia sollecitazione, e a tu per tu ripeto che l’ho trovato semplice e sereno. Mi ha chiarito le cose riguardo alla sua insistenza “storica”.
    Non gli mostrai il mio quadro, ovviamente.
    E ci salutammo.
    Tra gli alpinisti per me più grandi della storia – gli altri due sono Paul Preuss, scomparso troppo presto, e Reinhold Messner, troppo potente mediaticamente e finanziariamente – Walter Bonatti resta il più grande.

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