Giustizia, non vendetta.


Leggo questa notizia:

Super incarico dopo la gaffe sul tunnel

Lascia il portavoce della Gelmini. Sarà consulente di Barbara Berlusconi

Si è dimesso Massimo Zennaro, portavoce di Mariastella Gelmini. Conserva l’altro incarico che aveva al ministero dell’Istruzione, quello di responsabile della direzione per lo studente, una delle più importanti.

Questo è l’imbecille che ha stilato (o approvato) il comunicato del famoso tunnel in cui corrono i neutrini da Ginevra al Gran Sasso cui l’italia avrebbe partecipato con 45 milioni di euro.

Si è dimesso, bontà sua, da portavoce del ministro. Ma non da Direttore Generale e dal relativo stipendio di un centinaio di migliaia di euro l’anno. Anzi, andrà anche a fare da consulente culturale a Barbara Berlusconi.

Di solito non commento queste notizie, non perché mi lascino indifferente, ma perché sono troppe. Sono uno stillicidio. Ne arrivano continuamente.

La cosa pubblica è un grosso animale morente con migliaia di parassiti attaccati: avvoltoi, iene, sciacalli, sanguisughe, zecche. E non passa giorno che non se ne abbia notizia, alcune eclatanti, altre meno. Al punto da poter nutrire la certezza statistica che ciò di cui si viene a conoscenza è solo una minima parte del tutto.

Io sono contrario all’apologia della violenza. Sono contrario perché ho vissuto in periodi e situazioni in cui ho potuto toccare da vicino cosa significhi, e non è come nei film o nelle fiction televisive. Sono contrario perché mi appassiona la storia, e le vicende degli uomini, e ho letto e ho guardato negli occhi la gente, e so cosa significhi e non è come nei racconti pieni di retorica e di eroi.

Quando sento qualcuno dire vorrei avere un mitra… vorrei dirgli: ma sei sicuro che sia migliore un mondo in cui gli uomini si parlano con le armi? Perché, come dice la bibbia (?) chi di spada ferisce, di spada perisce

Un concetto banale. Ma molto profondo. Perché è molto facile sparare, quando basta premere un grilletto o un pulsante. Come nei videogiochi. Si può fare senza nemmeno avere un rimorso. Quelli nel mirino possono non essere più reali di un concetto.  Fumetti. Sagome.

Ma poi quando tocca a te essere dall’altra parte. O ai tuoi amici. O alle persone che ami. Sei sicuro che continuerà a piacerti, quel modo di comunicare?

Quando gli altri, i nemici, useranno il tuo stesso linguaggio… quando sarai preso nella spirale della vendetta, e vorrai solo dare sfogo al tuo odio, e gli altri lo stesso… e i nemici non saranno più uomini, ma solo nemici. Quando tutto ciò che ti accomuna all’altro sarà cancellato e resterà solo odio, e paura…

allora non vorrai altro che tornare alla pace.

Allora, quando sei in pace, non inneggiare alla guerra. Sei un pazzo e non sai quello che dici.

E quindi non auguro, verso questa gente, chissà quali vendette.

Penso alle rivoluzioni insediate. A quelle strutture di potere – assemblee popolari, soviet, comitati… – che andavano a vedere chi sei e che cosa facevi prima…

ecco: non mi auguro che li prendano e li mettano al muro, i vari faccendieri, cialtroni, zecche, cortigiani, ladri.

Mi auguro una rivoluzione che gli tolga tutto quello che hanno accumulato nel corso di questi anni e che li mandi a lavorare. Un lavoro vero, con uno stipendio vero. Da andarci in mezzo al traffico, non con le auto blu. Con uno stipendio da doverci fare i conti alla fine del mese, per arrivarci.  O una pensione normale. E chi non sa cos’è, una pensione normale, uno stipendio normale, non sta qui a leggere il mio blog, non ho bisogno di quantificarlo.

Solo questo. Cioè quello che hanno le persone normali.

La fine dei privilegi, piccoli e grandi.

Poi lo so che non durerebbe. Che la casta si riformerebbe. E’ nella natura umana. Ma almeno per un po’… e soprattutto, così come i miei nonni hanno avuto la soddisfazione di vederli impiccati, i vecchi gerarchi, io almeno vorrei avere la soddisfazione di vederli in fila al discount.

Una rivoluzione che fa giustizia, e non vendetta.

Ma so che non sarà così. So che o questi continueranno a fare il loro porco comodo, oppure qualcuno li prenderà e non saranno bei momenti per loro, quelli. E avranno un bel da fare per scomparire, rinnegare, negare, cambiare bandiera: qualcuno che se li ricorderà ci sarà, è certo.

Prima o poi passeranno alla cassa.

 

:::::::::

 

Aggiornamento 5/10/2011

Brutto periodo per l’uomo del tunnel e la sua ministra… affiorano i detriti dello sfacelo in cui hanno ridotto la scuola negli ultimi anni…

articolo di repubblica

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4 thoughts on “Giustizia, non vendetta.

  1. “Mi auguro una rivoluzione che gli tolga tutto quello che hanno accumulato nel corso di questi anni e che li mandi a lavorare. Un lavoro vero, con uno stipendio vero. Da andarci in mezzo al traffico, non con le auto blu. Con uno stipendio da doverci fare i conti alla fine del mese, per arrivarci. O una pensione normale. E chi non sa cos’è, una pensione normale, uno stipendio normale, non sta qui a leggere il mio blog, non ho bisogno di quantificarlo.

    Solo questo. Cioè quello che hanno le persone normali.”

    Che poi in effetti sarebbe la punizione peggiore oggi,

    Si suiciderebbero da soli perchè non la riuscirebbero a reggere.

    basta guardare, quando li mettono in carcere 15 giorni le notizie: “E’ deperito” – “E’ dimagrito moltissimo” – “E’ caduto in depressione” – “Non mangia da giorni” ………

  2. Buzz…ma tu ci credi alle rivolte silenziose, quelle nelle quali questi parassiti si trovano dall’oggi al domani a “lavorare” sul serio?
    questi hanno una rete infinita di amicizie che consentono loro di cadere sempre in piedi…
    questa “gente” fa parte di un sistema che deve essere decapitato…un colpo netto, con un sacco di “morti”…anche ingiustamente…

    • Distinguo sempre fra quello che vorrei accadesse e quello che penso che accadrà. Quello che io mi auguro è quello che ho scritto, quello che accadrà è purtroppo altro.

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