Cassa di risonanza


La ricetta dei politici delle banche (nel senso di una classe politica al soldo, o diretta emanazione della banche d’affari)  per il difficile periodo economico che il mondo sta attraversando la conosciamo:

  • cadute e rimbalzi nelle borse in cui fare soldi,
  • tagli feroci alla spesa sociale, licenziamenti,
  • diminuzione del potere d’acquisto dei salari,

In sostanza:  il 95% della gente sempre più povera, il 5% sempre più ricca.

Il loro interesse è mantenere lo status quo, ma paradossalmente non riescono a proteggersi da se stessi, per una sorta di autocannibalismo del sistema regolato solo dalla logica del profitto. Molti di loro hanno da temere da crolli a catena e recessioni, ma altri di loro no, possono guadagnarci. E allora il sistema si avvia sempre più verso il crollo. Sotto le cui macerie resterà soprattutto la gente, in quantità sempre maggiori.

La cosiddetta troika europea è andata a far visita ai greci e incassa un taglio di 30000 posti di lavoro. Oltre che ulteriori tagli. La gente è con l’acqua alla gola. I governanti temono proteste.

Anche negli USA  il movimento di protesta contro wall street sembra stia conquistando proseliti. Articoli anche qui

In Italia siamo troppo abbagliati dal problema Berlusconi, per renderci conto della situazione. Al punto che oggi Berlusconi è un ostacolo bello e buono agli intendimenti degli estensori della lettera diktat, di Draghi e Trichet, mentre i successori non vedono l’ora di assumersi l’onere (e il proficuo onore) di iniziare-continuare l’opera di massacro sociale, tutti uniti: alte cariche dello stato, parti sociali, partiti democratici, confindustria, in nome dei sacrifici necessaria (per salvare le banche in crisi e continuare a far fare soldi a quelle che in crisi non sono).

 

Io penso sia giusto, in questo momento, far circolare l’idea che NON DOBBIAMO PAGARE IL DEBITO PUBBLICO.

Se questo significherà anche fuori dall’euro e fine dell’europa così come la conosciamo, tanto meglio. Questa Europa è l’europa dei tecnocrati e delle banche, e non quella dei cittadini.

Ritengo quindi giusto far circolare questa informazione:

 

Documento finale dell’assemblea svoltasi il 1° ottobre al teatro Ambra Jovinelli di Roma, approvato all’unanimità (meno 2 astenuti e 2 contrari) dalle/dai 700 partecipanti all’assemblea nazionale delle/dei firmatari dell’appello “Dobbiamo fermarli.

Noi partecipanti all’assemblea del 1° ottobre a Roma: “Noi il debito non lo paghiamo. Dobbiamo fermarli” ci assumiamo l’impegno di costruire un percorso comune.  Tale percorso ha lo scopo di affermare nel nostro paese uno spazio politico pubblico, che oggi viene negato dalla sostanziale convergenza, sia del governo sia delle principali forze di opposizione, nell’accettare i diktat della Banca Europea, del Fondo Monetario Internazionale, della Confindustria e della speculazione finanziaria.

Vogliamo costruire uno spazio politico pubblico, che rifiuti le politiche e gli accordi di concertazione e patto sociale, che distruggono i diritti sociali e del lavoro. Vogliamo costruire uno spazio politico pubblico nel quale si riconoscono tutte e tutti coloro che non vogliono più pagare i costi di una crisi provocata e gestita dai ricchi e dal grande capitale finanziario e vogliono invece rivendicare sicurezza, futuro, diritti, reddito, lavoro, uguaglianza e democrazia.

Vogliamo partire dai cinque punti attorno ai quali è stata convocata questa assemblea

  1. Non pagare il debito, far pagare i ricchi e gli evasori fiscali, nazionalizzare le banche
  2. No alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra, no alla corruzione e ai privilegi di casta
  3. Giustizia per il mondo del lavoro. Basta con la precarietà. Siamo contro l’accordo del 28 giugno e l’articolo 8 della manovra finanziaria.
  4. Per l’ambiente, i beni comuni, lo stato sociale. Per il diritto allo studio nella scuola pubblica.
  5. Una rivoluzione per la democrazia. Uguale libertà per le donne. Parità di diritti per i migranti. Nessun limite alla libertà della rete. Il vincolo europeo deve essere sottoposto al nostro voto.

Ci impegniamo a portare i temi affrontati in questa assemblea diffusamente in tutto il territorio nazionale, costruendo un movimento radicato e partecipato. Così pure vogliamo approfondire i singoli punti della piattaforma con apposite iniziative e con la costruzione di comitati locali aperti alle firmatarie e ai firmatari e a chi condivide il nostro appello. Intendiamo organizzare una petizione di massa sul diritto a votare sul vincolo europeo.

Nel mese di dicembre, a conclusione di questo percorso a cui siamo tutti impegnati a dare il massimo di diffusione e partecipazione, verrà convocata una nuova assemblea nazionale, che raccoglierà tutti i risultati e le proposte del percorso e che definirà la piattaforma, le modalità di continuità dell’iniziativa, le mobilitazioni e anche eventuali proposte di mobilitazione e di lotta.

Intendiamo costruire un fronte comune di tutte e tutti coloro che oggi rifiutano sia le politiche del governo Berlusconi, sia i diktat del governo unico delle banche. Diciamo no al vincolo europeo che uccide la nostra democrazia.

Chi non è disposto a rinviare al mittente la lettera della Banca Europea non sta con noi.

Questo fronte comune non ha scopo elettorale, ma vuole intervenire in maniera indipendente nella vita sociale e politica del paese, per rivendicare una reale alternativa alle politiche del liberismo e del capitalismo finanziario.

Questo fronte comune vuole favorire tutte le iniziative di mobilitazione, di lotta, di autorganizzazione che contrastano le politiche economiche liberiste. Questo percorso si inserisce nel contesto dei movimenti che, in diversi paesi europei e con differenti modalità e percorsi, contestano le politiche di austerità e la legittimità del pagamento debito a banche e imprese.

Su queste basi i partecipanti all’assemblea saranno presenti attivamente anche alla grande manifestazione del 15 ottobre a Roma sotto lo striscione “Noi il debito non lo paghiamo”.

 

 

Riporto l’articolo di Giulietto Chiesa, del 29 settembre, dato che lo condivido pienamente.

DEBITO PUBBLICO LO PAGHINO LORO

Oggi in Grecia i cittadini hanno occupato le sedi dei ministeri. Sono assolutamente convinto che la situazione stia degenerando e la responsabilità di questa degenerazione politica sta interamente nelle mani dei governanti europei e del Fmi. Siamo all’inizio della fine del patto sociale che ha retto l’Europa e l’intero occidente inclusi gli Stati Uniti d’America, il Canada etc..
Di fronte a questa rottura che non è stata provocata dalla gente, ma è stata provocata dal collasso in corso del sistema finanziario, ci sono soltanto due possibilità:

1) La gente si arrende, ma per molti sarà perfino difficile arrendersi, perché ci annunciano di fatto che dovremo drasticamente tagliare il nostro reddito e non ci spiegano neanche perché. E non ce lo spiegano perché non hanno modificato nulla delle cause che hanno creato questa situazione, non hanno cambiato le regole di una finanza impazzita, ci dicono che dobbiamo pagare, ma non ci spiegano cosa è accaduto che ci ha portato a questa situazione.

2) La gente reagisce e io credo che reagirà dappertutto, anzi devo dire con molta franchezza: me lo auguro perché è giunto il momento in cui dobbiamo difenderci da una vera e propria aggressione. In Italia si sta progettando una prima manifestazione in concessione con l’Europa che avverrà il giorno 15 ottobre, io per esempio a questa manifestazione intendo partecipare.

Naturalmente anche qui si apre un bivio molto drammatico, perché da un lato la gente reagirà come io penso e non si arrenderà, dall’altro lato in queste situazioni ci possono essere due diverse situazioni reali che si presentano sul terreno: la prima è che questi movimenti siano orientati e guidati verso una soluzione e che spingano per una soluzione positiva, ma purtroppo non vedo una guida, perché in questo momento per esempio in Italia ma anche in Europa, tutti i partiti, le forze politiche esistenti si schierano dalla parte del Fmi e dell’Unione Europea così come è in questo momento, non c’è una reale opposizione, per cui la domanda che io mi pongo è: chi guiderà questi movimenti? Perché senza una guida possono diventare anche molto duri e molto aspri. Se no diventa una vera e propria furibonda rivolta, qualcosa di simile a quello che è già accaduto a Londra durante questa estate. Naturalmente non me lo auguro, vorrei che i movimenti producessero una proposta, sto lavorando in questa direzione, per delle proposte realistiche ma anche molto esplicite che partono per me da una dichiarazione di partenza: questo debito non va pagato, perlomeno non lo deve pagare la gente, questo debito deve essere pagato da coloro che lo hanno creato e cioè in Italia in particolare da coloro che non hanno pagato le tasse e che stando al potere non le hanno fatte pagare ai ricchi, ai mafiosi e hanno esercitato il loro potere con un voto di scambio elargendo benefici che erano superiori alle possibilità del paese per essere mantenuti al potere, quindi hanno ingannato la gente. Questo debito è un debito in larga parte inaccettabile e giuridicamente insostenibile. Vogliamo un audit generalizzato, un dibattito pubblico e addirittura un referendum per decidere cosa è questo debito, come lo si paga, chi lo deve pagare, che riforma fiscale bisogna fare, che modifiche sostanziali del reperimento del reddito, cioè nella politica delle tasse di questo paese etc.. Fino a che non ci sarà un chiarimento su questo, i poteri politici italiani non hanno il diritto di chiedere alla gente di pagare questo debito!

Credo che la Grecia è “molto vicina” all’Italia, anche se la struttura del debito pubblico privato delle aziende greche è diverso nella struttura di quello italiano: sotto un certo profilo noi siamo peggio, nel senso che abbiamo un debito statale più alto di quello greco, e di gran lunga. In un altro senso stiamo meglio perché abbiamo un più alto risparmio delle famiglie etc. Però la situazione è pressoché identica dal punto di vista di quello che sta accadendo. Il taglio al tenore di vita che si sta chiedendo a greci, italiani, spagnoli, portoghesi etc. è un taglio che non è sopportabile dalla gran parte della popolazione, ci saranno milioni di persone gettati letteralmente allo sbando. Ho il sospetto che presto saremo vicini alla Grecia anche nella protesta, di fatto la manifestazione del 15 vuole proprio unificare, dare una piattaforma comune a tutte queste proteste.

Cosa penso del “finto” broker che è finito sulla BBC?
In questo caso è caso un incidente involontario, il giovanotto, mi sono letto l’intervista che ha rilasciato a Forbs, è un uomo che fa il suo mestiere, giovane ma molto esperto, è un operatore indipendente, non parlava a nome di nessuno e questo gli ha consentito di dire cose che nessuna delle istituzioni direbbe, cioè ha detto la verità, bastava guardare la faccia dell’intervistatrice, il suo sconcerto per capire che questo giovanotto è uscito dal politically correct e ha detto cose che in realtà nell’ambiente sanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di dirle. Le fonti ufficiali, anche i giornalisti ufficiali che scrivono di economia, stanno molto attenti a non dire le cose vere e quello che ha detto lui è che i governi non contano niente perché conta Goldman Sachs. E allora, ripeto, per quale motivo io dovrei pagare un debito che di fatto è stato deciso da un gruppo di banchieri mondiali che sono al di fuori del controllo di tutti e che operano per una speculazione gigantesca che potrebbe determinare il crollo superiore a quello del 29/30? Perché dovremmo pagare questo debito se questa gente, com’è stato detto da questo signore niente popò di meno che alla televisione più importante dell’Inghilterra, la Bbc, perché dovremmo pagare un debito se questi signori faranno un sacco di soldi sul fatto di mettere sul lastrico centinaia di milioni di famiglie? Questa è la verità che sta accadendo e quindi lo dobbiamo ringraziare, è un ingenuo, un giovanotto molto simpatico che pensava di dire delle cose, ha detto nell’intervista che poi ha rilasciato, “volevo raccontare la verità, volevo che la gente si preparasse”. Grazie, lo ringraziamo molto. Ha detto delle cose che nessuno avrebbe detto, un incidente informativo ogni tanto dice un pezzo di verità!

 

 

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2 thoughts on “Cassa di risonanza

  1. Di queste assemblee ne ho fatte diverse. Ho preso treni. Ho pagato di tasca mia biglietti. Ho fatto servizi d’ordine. Ho preso il manganello sulle spalle …. insomma, penso che il 15 me ne andrò a scalare e starò a guardare incuriosito. 🙂
    Spero veramente che ne esca qualcosa di costruttivo e non solo i soliti pugni alzati e le magliette scolorite con Che Guevare e la falce e il martello. Che ormai mi mettono una certa malinconia.
    In caso sarò pronto a ricredermi. Coem sempre.
    Ciononostante la parola d’ordine de “Il debito non lo paghiamo” la considero sacrosanta. E se fossi stato in loro avrei puntato solo su quella. Il punto 4 ad esempio è la solita retorica …

    • Anch’io, ho molta diffidenza. Ma che qualcuno che non sia velleitariamente antisistema inizi ad individuare il vero padrone sovranazionale, la grande finanza come nemico di riferimento, aldilà del gioco delle marionette della politica nazionale, lo trovo positivo.

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