Pensieri notturni


Tutti gli esseri umani – almeno quelli con un’anima(*) di dimensione abbastanza grande – devono affrontare questioni qualilo schiacciare mosche o zanzare, il piazzare trappole per topi, il cibarsi di conigli o aragoste o tacchini o maiali, forse persino cani o cavalli, l’acquisto di stole di visone o statue d’avorio, l’uso di valigie in pelle o di cinture di coccodrillo, persino l’attacco a base di penicellina contro orde di batteri che hanno invaso il proprio organismo, e così via.  Il mondo ci impone in ogni momento dilemmi morali piccoli o grandi – come minimo, ad ogni pasto – e siamo tutti costretti a prendere posizione.

Un agnellino possiede un’anima che conta qualcosa, o il sapore delle costolette di agnello è troppo delizioso per stare a pen sarci su più di tanto? Una trota che ha mangiato l’esca e ora si sta dibattendo all’estremità di un filo di nylon merita di sopravvivere o si deve dare un secco “colpo di grazia” in testa e “mettere fine alle sue sofferenze” così da poter assaporare l’indescrivibile eppure stranamente prevedibile consistenza tenera e friabile dei suoi bianchi muscoli?

Le cavallette e le zanzare e persino i batteri possiedono al loro interno una minuscola “luce accesa” non importa quanto fioca, o è tutto buio “là dentro” (dentro dove?). Perchè non mangio cani? Chi era il maiale la cui pancetta stavo gustando a pranzo?

In ultima analisi, è soltanto perché la forza fa il diritto, e noi umani, grazie all’intelligenza resa possibile dalla complessità dei nostri cervelli e dal nostro essere immersi in linguaggi e culture di grande ricchezza, siamo in effetto potenti ed eminenti rispetto agli “inferiori” animali (e vegetali). In virtù della nostra potenza, siamo costretti a stabilire una sorta di graduatoria delle creature, sia che lo facciamo come risultato di lunghe e attente riflessioni personali sia che, semplicemente, ci lasciamo trascinare dal potente flusso delle masse. Le mucche sono sacrificabili con la stessa tranquillità con cui uccidiamo le zanzare? Vi sentireste in qualche modo meno turbati nello schiacciare una mosca che si sta strofinando le zampette su una parete che dal decapitare un  pollo tremante su un ceppo? E’ ovvio che queste domande potrebbero essere moltiplicate all’infinito, ma mi fermo qui.

Alcuni di noi credono nella pena capitale – la deliberata pubblica soppressione di un’anima umana, non importa quanto ardentemente quell’anima possa implorare misericordia, tremare, squotersi, urlare.

Alcuni di noi, forse quasi tutti, credono che uccidere soldati nemici in guerra sia legittimo, come se la guerra fosse una circostanza speciale che fa restringere le anime dei nemici.

In passato alcuni di noi avrebbero creduto che non fosse immorale possedere schiavi, venderli, comprarli, disperdendo famiglie arbitrariamente al giorno d’oggi come facciamo, ad esempio, per cavalli, cani e gatti.

Alcune persone reigiose credono che gli atei, gli agnostici, o i seguaci di altre fedi o ancora peggio i traditori che abbiano abbandonato “la fede” non abbiano affatto un’anima e siano perciò particolarmente meritevole di morte.

Alcuni di noi (e io sono fra loro) credono che né un uovo appena fecondato né un feto di cinque mesi possiedano una piena anima umana e che, in un certo senso, la vita di una potenziale madre, conti più della vita di quella piccola creatura, per quanto incontestabilmente vivente essa sia.

Tutto il problema è riassumibile con una domanda: dove tracciamo la linea, se la tracciamo?

Cosa è ammissibile e cosa non lo è?

Senza rendercene conto viviamo più o meno secondo i dettami della cultura in cui siamo stati allevati. Per cui in genere accettiamo automaticamente che la linea sia tracciata in un punto determinato. Per noi che siamo cresciuti nella cultura cattolica occidentale il dettato principale è che il creato è stato fatto a nostro servizio e che quindi possiamo servirci a piacimento di tutto ciò che ci circonda, animali, piante, aria e acqua.

L’uomo però in quanto fatto a immagine e somiglianza di dio deve essere rispettato. A meno che non si ponga contro dio. In quel caso, per restituire la sua anima a dio, meglio spedircelo per le vie brevi  (vabbè era così una volta…).

Altre culture invece le linee le tracciano in altri punti.

Io penso che il problema fondamentale di questa epoca non sia la politica, ma la ridefinizione dell’etica.

(*) definisco anima per comodità, senza alcun significato religioso, quel quid che distingue un essere vivente da ciò che non lo è.

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10 thoughts on “Pensieri notturni

  1. Boh, Buzz. Ho voglia di commentare, ché tu al solito mi stimoli. Ma non mi viene un gran che… Preferirei averti adesso qui con me, o essere lì io con te. Aspetterei un po’, ci penserei. Ti riempirei un bicchiere di vino, mi riempirei il mio, guadagnando tempo. E poi magari ti risponderei.
    Prendendoti maledettamente sul serio, perché le tue cose sono serie. Cercando di prendermi, io, il meno seriamente possibile.
    Infine, credo, ti direi: cerco di fare di volta in volta la cosa giusta (tempo fa ne parlasti proprio tu, a proposito di fare la cosa giusta). Nelle condizioni storiche in cui vivo.
    Insomma, non mi fascerei la testa, ma cercherei nondimeno di migliorare per quel poco o tanto che mi è dato di fare.

  2. Eh Luca… nel tracciare quella linea – ti ricordi le tante discussioni in proposito? – iniziano ad arrivare risposte su cosa significhi essere di sinistra.
    Imporsi di vivere in modo etico, tracciare quella linea, è ciò da cui poi necessariamente, conseguentemente discendono le scelte politiche, sociali ed economiche che potrebbero essere definite di sinistra.

    Uso il termine “imporsi” bada bene, perchè penso che il puro istinto egoistico che tende alla propria autoaffermazione, del proprio gruppo sopra altri gruppi, di se stessi nel proprio gruppo, sia del tutto naturale e sia alla base dell’essere di destra.

    Per questa strada stretta passa il superamento delle categorie ormai obsolete di destra e sinistra.

    Mai come in questa epoca abbiamo avuto chiaro che la semplice verniciata superficiale non basta. Che non è l’ideologia quella che cambia l’uomo. Che la vera rivoluzione è quella che avviene nella ridefinizione del nostro rapporto con ciò che abbiamo attorno in un’ottica di rispetto e di non sopraffazione.

    E siamo molto, molto lontani dal poterci arrivare in modo indolore.

  3. La vita di una zanzara vale una goccia di sangue? Ho sempre pensato che se il mio gattino fosse un poco più grande ed avesse fame non ci penserebbe troppo prima di divorarmi, visto che invece io potrei mangiarmelo quando voglio è solo una questione di fame se non l’ho già fatto. Eppure non solo ammazzo involontariamente e costantemente migliaia di esseri con il mio sistema immunitario o semplicemente respirando e camminando ma ammazzo per mia scelta anche persone tutte le volte che faccio il pieno alla mia auto, o compro qualsiasi oggetto fabbricato violando leggi etiche che hanno causato morte e distruzione. O semplicemente tutte le volte che non aiuto il prossimo. Detto questo, per ora puoi stare tranquillo, perché mi sei utile e persino simpatico. 🙂 (è una battuta eh!).

    Tracciamo ogni giorno una linea e penso che purtroppo sia mostruosamente più in la di quanto ci illudiamo che sia.

    • Già. E non è facile porsi il problema. Decidere dove e come restare in equilibrio. Perchè comunque sempre di un equilibrio precario si tratta. Non c’è una posizione stabile da conquistare e da cui poi godersi l’esistenza. In fondo si tratta sempre della vecchia lotta per la sopravvivenza.

    • jag, l’ho scritto in fondo al post

      (*) definisco anima per comodità, senza alcun significato religioso, quel quid che distingue un essere vivente da ciò che non lo è.

  4. In linea di massima sono d’accordo. C’è un solo problema … e sai che è un po’ il mio pallino … sul blog ne scrivo spesso … il problema è la lotta eterna fra il nostro istinto (represso da qualche parte nella corteccia interna), quello del mammifero, e il nostri assetti culturali (quelli che chiamiamo società). Questi ultimi ci accalcano gli uni sugli altri come insetti.

    E il nostro dramma diventa identitario. Perdiamo l’orientamento.

    Penso che questo passo sia a monte di quello che proponi tu. O magari contemporaneo. Dobbiamo prima tornare in equilibrio con la nostra natura profonda per poi riuscira ad elaborare in equilibrio un nuovo senso etico.

    Sono stato vegetariano per quasi 16 anni. Per i motivi di cui parli tu. Ma poi ti rendi conto che tracciare la linea e rispettarla è complicatissimo.

    Un esempio. Non voglio consumare troppo (oggetti, energia, ecc) perché pernso sia etico rispettare l’ambiente. Quindi vado al mercatino sotto casa e compro capi economici. Poi leggo l’etichetta è c’è scritto Made in Madras. Mi informo e capisco che quei capi costano poco perché li fanno bambini indiani progionieri di schiavisti di ogni risma. E mi accorgo che su questo pianeta qualunque cosa costa poco, in realtà per altri costa molto.

    Forse che non siamo e non possiamo essere esseri etici se non in realtà numericamente esigue? Che siano i numeri a rendere impossibile l’etica e il rispetto? Tutte le unità di produzione (tanto per capirsi) collaborative e baste sulla redistribuzione, il rispetto e l’aiuto reciproco che mi è capitato di studiare o conoscere sono basate su numeri bassi che insistono su territori ampi. Non penso sia una coincidenza. 😉

    • Già sono completamente d’accordo. La strada “sbagliata” è stata imboccata quando abbiamo smesso di essere cacciatori-raccoglitori per essere agricoltori.
      Ma ora è un po’ troppo tardi per tornare indietro.

  5. Non mi convince il principio che l’autoaffermazione sia di destra.
    Perché nel mondo che vorrei, partendo da un’educazione e da un’esperienza personale di sinistra, la cosa mi sta bene.
    Coniugare l’uguaglianza e la realizzazione di sé, this is the problem: lo sappiamo e ne abbiamo già parlato.
    Aiutare, rispettare… e non sedersi però.
    Tipo: io cerco di fare libri al meglio delle mie possibilità, e sono contento se avranno successo. Ma non mi presterei ai sotterfugi di mercato (contradditorie sponsorizzazioni, furbeschi finanziamenti pubblici, opportunismo verso i consumatori: leggi topoguide del cazzo, raccolta di vie ferrate, mode o quant’altro) per raggiungere questo risultato.
    E’ una ricerca, o come dicono le donne un “percorso”. Voglio realizzarmi, ma mai a scapito degli altri e, soprattutto, di me stesso. La linea, l’etica, dev’essere prima di tutto interiore, così da potersi relazionare al meglio di fuori.
    Poi non è che si sia perfetti, si sbaglia anche, i traguardi possono essere grandi o piccoli. Ma il percorso è quello.

    • Non è che l’autoaffermazione sia di destra.
      E’ che i principi fondanti della destra prendo spunto e forza “logica” dalla considerazione che la natura altro non è che un ambiente in cui vince il più forte e il più adattato, a scapito del più debole. Ed è oggettivamente vero.
      Partendo da questo assunto si desume il principio etico che è la forza che fa il diritto, sia nei rapporti fra individui che fra quelli fra gruppi o stati.
      Qualsiasi forma sociale che vede il prevalere di alcuni uomini a scapito di altri è quindi giustificata, perché se alcuni sono in alto e altri sono in basso questo altro non è che lo specchio del loro effettivo valore.

      Essere di sinistra vuol dire rovesciare questo assunto. Credere nel primato dell’etica. Della scelta rispetto all’istinto. Non passi sopra a tutti e tutti pur di affermarti. La tua non è cieca volontà di potenza. Tu medi. Tu sei capace di fermarti.

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