Guardando al domani…


Ieri mentre lavoravo tenevo in sotto fondo la pagina da cui venivano trasmesse in diretta le immagini degli scontri ad Atene.

L’audio basso. Quando sentivo un aumento del clamore mi affacciavo.

Oggi nel parlamento greco si vota realtivamente alle nuove misure di austerità. Ed è il secondo giorno di uno sciopero generale che, come dicono i media, sta paralizzando il paese.

Il governo che sta inzeppando rospi a ripetizione in gola ai greci è ovviamente a guida socialista. Dico ovviamente perché è chiaro che per scongiurare il rischio di brusche soluzioni di continuità nelle relazioni internazionali si preferisce affidarsi alle forze politiche che ancora godono di rimasugli di credibilità nel ceto medio devastato dalla crisi.

Un po’ quello che, è ipotizzabile, accadrà qui, non appena riusciranno a scalzare Berlusconi, con un governo presumibilmente tecnico appoggiato più o meno da tutti, che compia lo sporco lavoro di far accettare al paese le ulteriori misure di austerità e/o manovre finanziarie, tassazioni patrimoniali, prelievi forzosi su conti correnti o quello che si inventeranno per cavare soldi agli italiani.

Staremo a vedere.

Quello che mi faceva pensare, però, è che in Grecia non da ieri, ci sono state molte giornate di scontri nelle piazze. A vedere le immagini notavo come se il livello di scontro, o il livello di violenza, non seguisse un modello parossistico, con un crescendo continuo fino ad un decremento immediato per la risposta della polizia.

C’era una fila di poliziotti protetti da scudi, caschi e ammennicoli vari, armati apparentemente solo di manganello, che in file abbastanza flessibili contenevano i manifestanti. Parlamentavano, guadagnavano e perdevano terreno, tuttavia senza trascendere.

Volavano sassi e oggetti vari. Veniva lanciato qualche lacrimogeno, che i dimostranti rilanciavano, e partiva qualche molotov, che i poliziotti saltavano, senza scomporsi troppo.

In effetti, una molotov è una cosa abbastanza impressionante quando si vede nelle fotografie, e un’arma utile quando di voglia incendiare qualcosa, ma contro uomini a piedi abbastanza freddi da vederla arrivare e scansarla al momento in cui esplode, è meno pericolosa di un sasso, o di una biglia d’acciaio lanciata con una fionda.

Insomma, nessuna isteria, né da una parte né dall’altra.

Probabilmente la polizia ha ordini di contenere senza reagire, in modo da evitare in ogni modo di esasperare gli animi. La notizia di morti, per esempio, in certe circostanze, potrebbe avere un effetto dirompente e tragico.

Però, anche fra i dimostranti sembra non esistere alcuna strategia che tenda ad innalzare lo scontro.

Si vuole esercitare una pressione politica sul governo tramite lo sciopero e le manifestazioni, ma non c’è la volontà politica di una qualche organizzazione o partito di sostituirsi al governo stesso.

In questo modo, gli scontri sembrano più frutto della rabbia di singoli, che si ritrovano in gruppo in piazza a manifestare e a sfogarsi battagliando con la polizia, che il frutto di una precisa volontà politica, che potrebbe avere un tornaconto sia da una parte che dall’altra, di alzare la tensione.

In questo modo si va prefigurando in europa, in particolare per l’italia, una vera e propria via greca.

Ovvero: accettare lo scontro sociale endemico, che nasce da situazioni spontanee, e che non ha alcun possibile sbocco politico, per il semplice motivo che manca una forza in grado di organizzare e dirigere la rabbia, elaborando un programma politico che preveda la conquista del potere.

Non sto parlando di rivoluzione. Di conquista del potere tramite insurrezione.  Semplicemente, mi sembra, che in grecia come in italia, non esiste una forza politica credibile con un programma di governo, tale che possa definirsi alternativa ai partiti che siedono attualmente in parlamento. Tale che possa guidare la gente che manifesta verso delle decisioni alternative a quelle che questi governi prendono.

 

E’ immaginabile che questa situazione debba essere transitoria. Che qualcosa dal caos emerga.

Sperando sia qualcosa di buono.

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4 thoughts on “Guardando al domani…

  1. Pingback: Guardando al domani…- Rivistaeuropea

  2. Grazie, come spesso mi capita di volertelo dire, anche per questo tuo contributo.
    E già, mi sento orfano. Senza punti di riferimento nelle forze politiche organizzate in Italia.
    Nel mio percorso sono stato tradito da quasi tutti i miei dirigenti. A parte uno, Luigi Vinci, di cui non so più nulla e che forse è troppo vecchio o stanco per darsi ancora da fare.
    Per mia fortuna non sono mai stato stalinista. E nemmeno del PCI.
    Ma so che non basta, perché pure Marx, pure Lenin, qualcosa devono averla cannata di brutto se poi è successo quel che è successo al movimento socialista e internazionalista.
    Comunque sia la mia esperienza in Avanguardia Operaia, dal 1971 al 1977, con le sue analisi primitive, la sua immaturità, il suo settarismo persino, mi fortifica tuttora. E’ stata una strada e, con le dovute correzioni di studio e di rotta, mi sento sempre su quella strada.
    Ma i dirigenti…
    Ci metto inoltre Adriano Sofri, che non mi dispiaceva, come la sua Lotta Continua. Ci vedevo troppo spontaneismo, ma una carica e una voglia di trasformazione invidiabili e diffuse. Quel che rimprovero, nel mio piccolissimo, a Sofri, non è certo il fatto che LC gli sia sfuggita di mano. E non vado a mettere in aggiunta il naso nel suo travaglio giudiziario. No, là dove mi sono sentito voltare le spalle è stata la sua sorte di flirt con i socialisti (socialisti?) di Craxi.
    Non mi è andata meglio con i leader più prossimi a me, in ogni caso, come già accennavo.
    Così che dopo AO non sono più stato un attivista meritevole. Nel senso che dopo quell’esperienza non avevo più come riferimento un organizzazione o un partito in cui mi riconoscevo, bensì qualcosa che mi era il meno lontano possibile.
    E, di stagione politica in stagione politica, passando da Democrazia Proletaria a Rifondazione, queste forme organizzate di dissenso o alternativa, mi sono diventate sempre più lontane.
    Bertinotti, per esempio: svendere l’8% alle elezioni per una poltrona!
    E di Vendola, adesso, cosa vuoi che ti dica? Non credo più al leaderismo e a una politica orientata dai mass media. Perché è ciò che da qualche tempo ha fatto emergere proprio lo stesso Vendola, oscurando il resto degli ex comunisti (che ad ogni modo si sono oscurati anche da soli).
    Che alternative politiche e sociali ha realizzato nella sua Puglia, per esempio? O si è adeguato, pur con toni democratici, all’ordinaria amministrazione.
    Grillo? Lasciamo perdere. Basta con i “personaggi”!
    Di Pietro, ahah, l’ho pensato anch’io, dopo la sua sortita sulla Legge Reale: ma come hanno fatto a cascarci in così tanti?!
    Insomma, tutto questa mia confessione per dirti che sento proprio il bisogno di qualcuno di cui fidarmi e non ce l’ho. Finisce che per la prima volta non voterò.
    Non mi sento assolutamente rappresentato.
    E tengo d’occhio questi movimenti, sperando ma non intravedendo ancora uno sbocco che mi soddisfi.
    Le tue riflessioni e gli ulteriori contributi (tipo quelli di Tengri e altri), da un po’ di tempo in qua, invece li leggo con partecipazione. Mi schiariscono le idee e mi danno fiducia che, sì, siamo orfani, ma non siamo soli.
    Ah, siccome qui è un casino correggere eventualmente, dato che balla tutto il riquadretto dei commenti, lascio così. E perdonatemi anche la lunghezza.

  3. Non capisco cosa sia accaduto ieri in grecia. Cioè gli scontri fra servizio d’ordine del pc e anarcoinsurrezionalisti, (come li chiamano i giornali). Cioè non capisco perché il partito comunista e i sindacati del pame, che pure stavano scioperando, e che non fanno parte della maggioranza, si siano schierati con la polizia a difesa del parlamento, caricando gli altri dimostranti.

    Storicamente, non è la prima volta che questo accade, con esiti ben più rilevanti… basti pensare alla spagna del 36.
    Ma questo a grandi linee… mi sfugge completamente invece la situazione specifica.

    In Italia, visto che il PD non ha più servizi d’ordine armati di stalin, si “limitano” a dare indicazioni politiche, come quando in valsusa premevano per mandarci l’esercito.

    Non c’è niente da fare… ha ragione berlusconi, paradossalmente, la vocazione antilibertaria dei comunisti emerge anche quando di comunista non hanno più niente. Gli rimane solo la parte peggiore dello stalinismo.

  4. Per fare certe cose (leggi: controriforme) in Italia, diceva Agnelli, ci vuole un governo di centrosinistra. Che tenga a bada i “suoi”.
    E in effetti: controriforma dlle pensioni, introduzione dei lavori precari, eccetera, chi ha cominciato a farli?
    I nostri comunisti o ex comunisti storici hanno cercato spesso di farsi belli nell’essere più realisti del re, a partire dalle legislazioni repressive e dalla “fermezza” dello stato fino all’imminente quadro che comporterà una politica di contenimento e oppressione di quelle che un tempo erano definite “masse” proprio da parte del futuro centrosinistra. Aspettiamoci privatizzazioni e tutto quanto abbiamo fin qui analizzato che porterà soldi, con la scusa di affrontare la crisi, nelle tasche di determinati poteri forti.
    Ma per fare una politica di destra, la gente, finora, ha dimostrato di preferire appunto la destra. Sicché sarà un altro fallimento di questa pseudosinistra.
    Di loro, di questa pseudosinistra, sul piano della simpatia e della coerenza, non mi dispiace soltanto la Bindi. Ed è il colmo!
    Così, molto probabilmente, non li voterò. Non hanno una vera alternativa.

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