Iniziano male, finiranno peggio.


Reparti di truppe speciali francesi hanno catturato Gheddafi e lo hanno consegnato ai ribelli.

La notizia comincia a circolare ed era ipotizzabile che le cose fossero andate così. La partecipazione della Nato era stata camuffata ad uso e consumo dei media. Si parlava di intervento di caccia  edi un drone sulla colonna in fuga.

Ovviamente, il tipo di armamento di cui dispone un aereo non permette di andare troppo per il sottile quando si tratta di attaccare una colonna di autoveicoli.  Questi o vengono colpiti, e saltano in aria, oppure riescono a dileguarsi con i loro occupanti.  Reparti speciali americane, inglesi e francesi stanno operando in Libia da prima dell’inizio della rivolta, senza che la cosa venga ammessa ufficialmente.

Fonti israeliani dicono che sarebbe stato ferito e consegnato ai miliziani, che lo avrebbero giustiziato.

E così la guerra di Libia finisce e fra gli attori noti, l’unica figura che ne esca con un po’ di dignità, è proprio quella di Gheddafi, che avrebbe potuto contrattare cento volte, in questi mesi, una resa agiata, ma che ha preferito combattere fino alla fine.

Uno degli ultimi capi di stato di una certa rilevanza internazionale in grado di opporsi per decenni alla spartizione del mondo secondo le regole dei più forti. In grado di elevare il tenore di vita, il tasso di alfabetizzazione, i servizi sociali e sanitari nel suo paese.

Certo era un dittatore, ma a fronte di pseudodemocrazie corrotte dove il dissenso è possibile solo fin tanto che non dia realmente fastidio, almeno qualcosa di buono per il suo paese lo ha fatto.

Come Castro con Cuba. Sono poveri a Cuba, certo. Ma confrontate il livello di vita dei cubani con quello di altri abitanti di paesi caraibici. Pensate a 30 anni di embargo.

Questo non per fare un’elegia delle dittature, tutt’altro.  E’ per dire che cacciando via i ladri dal proprio paese, qualcosa di buono essi sono riusciti a fare.

Anche se i ladri non gliel’hanno mai perdonata e hanno cercato in tutti i modi, continuamente, di nascosto e alla luce del sole, corrompendo e boicottando, assassinando e tramando, di far fallire il tentativo di emancipazione.

Ora la Lybia senza Gheddafi verrà spartita e presa a calci così come è stato preso a calci il suo cadavere.

Non sento motivo di partecipare alla gioia di tutti i democratici del nostro paese che brindano alla fine della dittatura e di questa guerra di aggressione.

Non so quanta giustizia ci fosse, nella Lybia di Gheddafi. So che ha comunque vinto l’ingiustizia.

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8 thoughts on “Iniziano male, finiranno peggio.

  1. E’ difficile trovare del buono nella dittatura di Gheddafi. Non ho idea se su una ipotetica bilancia pesino di più l’innalzamento del tenore di vita, i servizi sociali… oppure le carceri, le fosse comuni, la repressione del dissenso. Premesso questo, non posso che trovarmi d’accordo con ciò che scrivi.
    Qualcuno dice che da ieri in Libia è INIZIATA la guerra…

    • Beh le fosse comuni, da quanto ho letto, non ce ne sono mai state. Quelle di cui si è parlato a inizio guerra, che sono servite alla nato per intervenire sono un falso completo. Repressione del dissenso e carcere sicuramente si. Ma non più di tutte le altre pseudodemocrazie della zona.

      Poi, francamente, a me gheddafi non è che stesse simpatico per niente. Nemmeno lontanamente mi è piaciuto per esempio il ruolo da cane da guardia dell’occidente che si era assunto, ben remunerato, nei confronti del flusso di immigrazione dai paesi africani dell’interno.

      • Mi riferivo alle fosse che “avrebbero” trovato negli ultimi giorni fuori dalle carceri del regime. Su tutte le balle che ci hanno propinato per giustificare l’intervento militare mi pare non ci sia niente da discutere.

  2. Gli americani armavano quelli dell’UCK, in Kossovo, affinché sparassero ai poliziotti serbi, così da provocarli e da suscitare una loro reazione che giustificasse agli occhi perbenisti del mondo occidentale una guerra “democratica”.
    Il Cile di Allende, be’, lo sappiamo tutti, anche se non tutti lo ammettono o se ne sono preoccupati (ricordo inoltre, alla luce delle ultime nostre considerazioni sulla crisi economica e finanziaria, che il prezzo del rame, massima risorsa dei cileni, venne più che dimezzato dal Fondo Monetario Internazionale all’indomani dell’elezione democratica dello stesso Allende).
    E penso addirittura che il fallimento delle esperienze comuniste in Unione Sovietica non sia soltanto da addebitare alla tragica e criminale involuzione dei suoi dirigenti (in primis Stalin), ma anche alla pressione esterna e guerrafondaia condotta dal nostro sempre democratico Occidente capitalistico.
    Tornando alla Libia, mi ricordo pure di Mattei, fatto fuori dai mandanti delle Sette Sorelle (capitale americano e inglese) perché la smettesse d’intralciare i loro piani.
    Su Gheddafi, infine, non so. Certo era da far tacere, dato che di segreti spartiti con i nostri governanti e faccendieri (Berlusconi, Fiat, eccetera eccetera in tutto il solito occidente) ne aveva eccome. E quindi era meglio che non arrivasse a processo.
    Ma non so in che condizioni mi sarei ritrovato io al posto degli insorti libici. Nel senso che a far fuori Mussolini a Dongo non credo abbiano sbagliato.

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