Il bluff di Papandreu


C’è qualcosa che non quadra, in questa storia del referendum in grecia.  A leggere le varie notizie che si susseguono sembra che questa decisione Papandreu l’abbia presa da solo. Anche quella di destituire e sostituire tutti i vertici delle forze armate.

Ma vi sembra logico?

Alcuni commentatori, Debora Billi per esempio, la intende in un modo che viene ben riassunto nel titolo del suo articolo: “Papandreu tiene cojones“. In sostanza avrebbe messo le mani avanti, in senso patriottico, per il bene della Grecia. Evita un possibile colpo di stato e contemporaneamente obbliga anche eventuali successori ad andare al referendum.

Non mi convince molto come ipotesi. Staremo a vedere, ma che senso ha, dopo aver ingoiato rospi per mesi e subito i diktat della troika, questo tirare fuori i cojones all’improvviso?  L’unico motivo che mi viene in mente è che in una situazione senza via d’uscita, non voglia passare alla storia come il politico che ha venduto il paese agli stranieri, dovendo preoccuparsi fino alla fine dei suoi giorni, ma che con una mossa dell’ultim’ora, pur sapendo che non andrà mai a buon fine, abbia voluto riprendersi la faccia.

Insomma: “ho fatto quello che mi chiedevano, ma alla fine ho provato a rimettere il destino dei greci in mano ai greci, non me lo hanno permesso…”

Perché secondo me è chiaro che questo referendum non lo faranno fare. In un modo o nell’altro, non lo faranno fare.

Altri commentatori affermano, al contrario, che quello di Papandreu sia stato una mossa obbligata proprio dai padroni europei (Nato), quando avendo informazione che si stesse preparando un colpo di stato in questi giorni di G20, hanno imposto di sostituire i generali in odore di golpe con altri di provata fede atlantica.

Questa ipotesi mi pare ancora più fantasiosa e non spiega comunque la mossa del referendum. Se Papandreu ha abbastanza forza politica per sostituire i vertici delle forze armate, non si vede perché non dovrebbe averne per continuare a gestire la situazione così come ha fatto fin’ora. Una situazione sotto il profilo dell’ordine pubblico sicuramente preoccupante, ma ancora sotto controllo.

Io penso, al contrario, che i vertici delle forze armate siano stati sostituiti perché in una situazione politica di un governo con una maggioranza risicatissima, e una situazione di ordine pubblico preoccupante le tentazioni golpiste, debbono essere piuttosto forti.  Certo un governo forte e dal polso fermo in Grecia, attualmente, farebbe comodo a diversi paesi europei. E’ immaginabile che una soluzione di questo tipo non sarebbe stata certamente vista con sdegno, in francia, in germania, in gran bretagna… in italia…

Secondo me Papandreu ha sostituito i vertici delle forze armate per salvarsi politicamente.

Essere un capo del governo esautorato, il capo del governo che ha piegato la testa a tutte, o quasi tutte, le richieste straniere, oggi come oggi malvisto dalla maggioranza della popolazione greca, avrebbe voluto dire firmare la sua condanna a morte politica.

Non avrebbe avuto più alcuna credibilità: inviso al popolo greco e inviso ai padroni stranieri.

In qesto modo, con un colpo di coda, invece di subire passivamente ha agito. Cinicamente. Da politico consumato.

Il referendum non ci sarà, perché Papandreu sarà costretto a dimettersi. Il golpe ci sarà, anche se inavvertito, perché il governo che verrà sarà formato sotto dettatura dei padroni europei. Papandreu però avrà salvato la faccia. Potrà dire: io ci ho provato.

Staremo a vedere, questa è la mia ipotesi.

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2 thoughts on “Il bluff di Papandreu

    • Beh mi sembra di averci preso. Diciamo che è stato “convinto”. Ma non bisogna mica fargli credito di chissà quale soprassalto di dignità quando aveva lanciato l’idea del referendum… non bisogna dimenticare che erano mesi che chinava la testa sotto i padroni europei. Ha solo fatto finta, come dicevo, per salvarsi la faccia, un minimo.

      La cosa veramente rilevante però, non è l’ondivago Papandreu, e nemmeno che il popolo di un paese sovrano sia stato privato della possibilità di esprimersi, democraticamente, sul proprio destino. Agli esportatori di democrazia ci siamo abituati, in questi ultimi 20 anni.
      La cosa rilevante è che questo avvenga ai danni di un paese europeo, democratico.

      Mi viene in mente quello che fu fatto alla Cecoslovacchia nel 1938.

      La differenza fra allora e oggi è che allora qualcuno ad opporsi, ad Hitler, seppur ancora fino a quel momento solo sulla carta, ci fosse. Ricordo la famosa frase di Churchill, nel discorso alla camera dei comuni, a seguito degli accordi presi con hitler e mussolini dai governi inglese e francese:
      « Regno Unito e Francia dovevano scegliere tra la guerra ed il disonore. Hanno scelto il disonore. Avranno la guerra. »

      Anche oggi, come allora, abbiamo il disonore.

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