Qualcosa da leggere nel weekend…


Scusate per la lunghezza del post, con i suoi link annessi e complementari. Ma è venerdi. Ci sarà tutto il weekend per leggere e approfondire la questione, volendo.

 

Ormai quasi un anno fa, più precisamente il 17 novembre 2010, Paolo Savona scriveva questo articolo su “Il Foglio”

Nella storia delle nazioni, Italia compresa, giunge sempre il momento di fare scelte importanti, come anche di cambiarle. Per stare alla storia moderna, ricordiamo che gli Stati Uniti hanno voluto nel 1944 l’Accordo di Bretton Woods e lo hanno abbandonato nel 1971. La Francia postbellica è entrata nella Nato, ma si è data la sua force de frappe. L’Italia fascista scelse di allearsi con Germania e Giappone, per poi schierarsi con i paesi alleati, aderendo dopo la guerra a tutti i Trattati che hanno caratterizzato l’assetto istituzionale dell’area occidentale; nel 1992 ha firmato il Trattato di Maastricht ed è entrata nell’euro fin dalla sua nascita, accettando il vincolo esterno nella promessa di un futuro migliore che non si è realizzato; anzi stringe la corda attorno al collo che si è volontariamente posta.

Nell’indisponibilità a completare il disegno di un’Europa “politica”, la Germania, ben sostenuta da Regno Unito e Francia, persegue la strada di un rafforzamento dei vincoli fiscali, dopo aver delegato interamente la sovranità monetaria. Un acuto osservatore delle vicende europee, Nicola Verola, in un articolo pubblicato su Aspenia, ha giustamente sottolineato che la governance europea, nell’impossibilità di assumere natura politico-democratica propriamente definita, ha ripiegato su una governance “delle regole”, che l’autore considera utopica come forma di governo dell’Unione. Il disegno di Europa unita, se vuole sopravvivere, non può se non poggiare su un futuro di sviluppo. Conviene ammetterlo brutalmente, le regole attuali e quelle proposte sono utili solo a una Germania capace di accumulare squilibri di bilancia superiori a quelli della Cina. A detta di Stati Uniti e Germania, nel mondo ci sarebbero squilibri buoni e squilibri cattivi, ma non sappiamo quale sia il criterio di scelta; o, meglio, sospettiamo che sia quello solito di chi conta di più sul piano militare ed economico.

Di recente il presidente francese Nicolas Sarkozy si è affiancato alle richieste di Angela Merkel proponendo regole fiscali più stringenti in contropartita della creazione di un Fondo monetario europeo che istituzionalizzi quello di stabilità finanziaria, deciso nel maggio scorso; questo Fondo è sotto forma di banca localizzata in Lussemburgo, opera fuori dall’assetto ufficiale europeo per aggirarne le regole e scade nel 2013.
I favorevoli alla riforma di un Patto di stabilità rinforzato ben sanno che se si passa dalle procedure consuete, che comportano la ratifica dell’accordo, vi sarà sempre un paese (o anche più d’uno) che lo respingerà, rendendola inattuabile; vanno perciò cercando lo stratagemma di farla approvare direttamente dai capi di stato. Dal governo delle regole si passa al governo del loro aggiramento. L’Italia si troverà di fronte a uno di quei momenti storici che richiedono una scelta importante; se la soluzione sarà quella di sostenere, com’è stato detto, che la riforma proposta non ci danneggia, non è proprio una bella risposta.

Anche se si fa finta che il problema non esista, il cappio europeo si va stringendo attorno al collo dell’Italia
. E’ giunto il momento di comprendere che cosa stia effettivamente succedendo nella revisione del Trattato di cui si parla e nella realtà delle cose europee, prendendo le necessarie decisioni; compresa quella di esaminare l’opportunità di restare o meno nell’Unione o nella sola euro area, come ha fatto e fa il Regno Unito gestendo autonomamente tassi di interesse, creazione monetaria e rapporti di cambio. Se l’Italia decidesse di seguire il Regno Unito – ma questa scelta va seriamente studiata – essa attraverserebbe certamente una grave crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salutari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti. Si aprirebbe così la possibilità di sostituire a un sicuro declino un futuro migliore attraverso il reimpossessamento della sovranità di esercitare scelte economiche autonome, comprese quelle riguardanti le alleanze globali. Lo ripeto, non nuove nella storia.
Questo non significa uscire dalle regole del Wto, ma dall’overdose di quelle europee, che hanno esaurito la loro spinta propulsiva per la nostra economia e, anzi, si vanno rivoltando contro. Per far ciò occorre costruire una solida base razionale e un impegno politico forte, ossia aprire un nuovo orizzonte nell’asfittico dibattito interno.

© – FOGLIO QUOTIDIANO

di Paolo Savona

Paolo Savona non è certo una figura di rivoluzionario. Tutt’altro, direi. Basta leggere il suo profilo su wikipedia.

Perché riporto questo articolo? A parte che da allora Paolo Savona non ha più scritto praticamente nulla, o almeno, non se ne trova traccia in rete, è tanto per dire che non sono solo degli esagitati sollevazionisti, cultori del tanto peggio tanto meglio, a pensare a percorrere questa strada.

Ma come rispose Giorgio La Malfa a Paolo Savona “Da lungo tempo penso che un paese governato seriamente potrebbe scegliere la strada suggerita da Savona. ” In un paese governato seriamente, certo. La cosa, purtroppo, non ci riguarda. E così appena pochi mesi dopo, na imponente svendita di titoli di stato italiani, 7 miliardi di euro circa, da parte di Deutsche Bank (di cui Giuliano Amato è senior advisor in italia… ooops) ha dato inizio alla crisi del debito pubblico italiano.

grafico spread german - italy

La Consob mise anche sotto osservazione Deutsche Bank,  che passò da un valore di 8,01 miliardi, al 31 dicembre 2010, a 997 milioni del 30 giugno 2010, ma la cosa non sembra aver prodotto dei risultati (sono ironico).

Cosa accadrà ora? C’è un buon articolo di Paolo Barnard che tralasciando le contumelie solite con cui si scaglia contro chi non reagisce… (mi piacerebbe sapere che dovrebbe fare secondo lui la gente … ) nei punti del paragrafo Le Soluzioni prospetta scenari abbastanza realistici.

Io vorrei aggiungere qualcosa… quello che si rischia ad uscire dall’euro e non pagare il debito è abbastanza chiaro. Saranno comunque lacrime e sangue. Per farsene un’idea leggiamo le fosche profezie dell’altra campana, in questo articolo che ironizza su chi propone questo tipo di soluzione.

E’ chiaro che al punto in cui siamo arrivati non esiste in nessun modo una soluzione indolore.

L’unica differenza fra una strada e l’altra è quella delle prospettive, ovvero dello scopo per cui fare sacrifici.  Per Goldman Sachs o per rifare dell’Italia un paese sovrano?

 

 

 

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One thought on “Qualcosa da leggere nel weekend…

  1. interessanti sia l’articolo di paolo Barnad sia l’articolo di Mario Seminerio. Mi sento abbastanza in linea con il secondo: uscire dall’Euro come si fa ? Cosa potrebbe succedere ai miei titoli di stato agli Euro che ho in banca ? Sono esistiti in passato casi di grandi paesi che abbandonano una moneta per adottarne una nuova ?

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