Pensieri in libertà


Non guardo quasi mai la tv, ma ieri e l’altro ieri ho dato un’occhiata al TG. Ho provato una sensazione simile all’imbarazzo nel vedere quelle persone che sabato erano lì a urlare, fischiare e/o gettare monetine e un po’ di voltastomaco vedendo quelle che ieri inneggiavano. In entrambi i casi oggetto della loro attenzione era Berlusconi. Imbarazzo, schifo, disprezzo. Mucchio informe di imbecilli.

Che gente è questa che sente la necessità di essere presente al momento della sconfitta dell’avversario, per celebrarla con lo scherno e l’insulto, in una forma appena mediata del linciaggio, che avverrebbe se nessuno fosse li a trattenere la massa.

Gli altri, quelli immediatamente chiamati per “rispondere”, dalle facce e dai pigli mi sembravano tanto mandati dai servizi d’ordine di cui ancora Storace può disporre, nel tempo libero ultras organizzati di qualche fede calcistica. Spontanei come burattini. Se non a pagamento poco ci manca.

Pupazzi da piazza. Per portare la tifoseria da stadio, la parte più becera di essa, quella che non applaude tanto i propri campioni quanto disprezza e insulta gli avversari, in una situazione di cui pochi, ma veramente pochi, oggi hanno idea delle possibili evoluzioni. E così la semplificano, la sviliscono, la svuotano di altri significati che non siano quelli che la maggior parte della gente capisce: sei pro o contro?

Ma pro o contro a cosa? A Berlusconi, tanto per cominciare. Sì perchè nonostante 17 anni di bugie, di cialtronaggini, di insulti all’intelligenza degli italiani (o forse dovrei dire: di insulti a quella parte di italiani intelligenti) di ruberie, di cricche, di troie e papponi messi in posti di governo, locale e nazionale, di processi, di leggi ad hoc di vario tipo e interesse… c’è ancora gente che lo appoggerebbe. Non deve stupire questo: nonostante ci avesse trascinato in una guerra luttuosa, nonostante la guerra civile, nonostante la fine ingloriosa, c’è ancora gente che inneggia a Mussolini. C’è ancora gente che inneggia a Hitler, o a Stalin. Per cui figuriamoci se qualche carampana, nel corpo o nella mente, non possa guardare verso il bandito di Arcore come verso un faro di libertà.

Va bene. Berlusconi sembra che abbia fatto sto passo indietro. Ma è stata l’opposizione a farglielo fare? No. E’ stata la piazza, il popolo viola, i movimenti? No, tantomeno. E’, né più né meno, come se ci avessero invaso con i carri armati. E voi siete lì ad applaudire la sconfitta del vostro nemico?

Mi sembra penoso.

Non dico di difenderlo. Non alzerei un dito per difendere Berlusconi. Ma riconoscete, se avete un minimo di sale in zucca, la gravità del momento e tacete, perlomeno. Tacete, per carità.  O meglio, incazzatevi, perché siete stati spodestati anche della possibilità democratica di battere il vostro nemico. Un potere più forte, di lui e di voi, è arrivato e lo ha messo da parte. E voi applaudite?

Ma va beh. Questo abbiamo. Così come i commentatori tecnici, su altre trasmissioni tv, che alla domanda: si dice che Monti è uomo di Goldman Sachs, si dice che sia stata la stessa Goldman Sachs a scatenare l’attacco contro i titoli di stato italiani, secondo lei è possibile?

E quello: no no è fantaeconomia… il debito pubblico italiano è un importo così elevato che nessuna potenza finanziaria al mondo potrebbe influenzarlo. E così spazziamo via ogni dubbio e Monti torna ad essere il professore, il Preside della Bocconi.

Quando è ovvio, persino ad un profano, che se sei abbastanza potente, e GS lo è, non occorre fare da soli tutto lo sporco lavoro. Basta iniziarlo. Basta lanciare la tendenza. Il resto del branco seguirà.

Infatti mi chiedo, ma esiste un’altra chiave di lettura oltre questa?

Barnard parla di un progetto tedesco di sottomettere l’europa. Io non ci credo ad un progetto del genere, come se l’alta considerazione di sé, delle proprie forze militari allora e di quelle economiche adesso, fosse insita nel genoma tedesco.  Se ha senso, allo stesso modo, si può dire che pizza mafia e mandolino sono in quello italiano. Barnard nei suoi articoli dice 9 cose giuste e 1 che manda a puttane anche le altre 9.

E’ ovvio che le economie più forti tendano ad imporre il proprio gioco. Per come vanno le cose nel mercato, sarebbe strano il contrario. Ma parliamoci chiaro: qualcuno di voi può dire, in tutta onestà, che le cose in Italia andavano/vadano bene? E i giochi si chiudono forse in europa? Nello scacchiere globale, che ruolo gioca il Grande Decadente Impero d’Occidente in continua e spietata lotta contro le economie emergenti e le potenze antagoniste?

Il declino di questo paese è evidente. Sui motivi possiamo discutere. Possiamo farli risalire a questo o quel motivo. Ma è un dato di fatto, percepibile a pelle direi, da tutti, ognuno nel proprio ambito, che le cose stiano peggiorando sempre di più. La macchina dello stato è inefficiente, nella classe politica e dirigente nel suo complesso tende ad emergere il peggio. Da troppi anni. La cosa pubblica sta andando in malora. Era pensabile continuare in questo modo?

E’ ovvio che no. Ed è ovvio che chi è più forte imponga le proprie regole. In realtà quello che è accaduto è stato che l’Europa, che è in particolare in questo momento, francia e germania, ci ha detto:  se non siete capaci di governarvi vi commissariamo, perchè il vostro sfacelo crea problemi anche a noi.

Il problema è che l’europa è in mano ai banchieri. Alla finanza internazionale. E quindi noi finiamo sotto tutela della finanza internazionale. La quale opererà, o tenterà di farlo, in modo che da non ledere gli interessi delle economie più forti, cercando di limitare i danni che il problema italiano potrebbe provocare, e contestualmente, perché quella è la sua natura, così come quella dello scorpione è pungere la rana, farà i suoi buon affari in questa che è diventata una privata riserva di caccia. Insomma: hanno messo la volpe a guardia del pollaio e vediamo tante galline che applaudono.

Se la deutsche bank si libera in pochissimo tempo di 7 miliardi di euro di titoli di stato, è chiaro che la cosa non può essere avvenuta senza il placet della politica tedesca. Ma la banca tedesca, essendo intossicata di titoli greci, ha messo sul mercato prima che fosse troppo tardi i titoli italiani, dando il via alla valanga. Una politica italiana più forte avrebbe trattato e tenuto botta. Ma un governo impegnato a elaborare leggi ad personam o a pensare ai beati cazzi suoi, ovviamente è inadeguato ad imporre un punto di vista italiano. Subisce. E come una bestia ferita finisce per essere azzannato da tutti i predatori.

Bene, ora avremo un altro governo. Lasciamo per un attimo da parte l’umiliante realtà che ci sia stato imposto.

La cosa non è così semplice, perché abbiamo un parlamento inetto e litigioso, un paese con i nervi scoperti e l’acqua alla gola, e un governo che dovrà compiere scelte pesanti, dicono impopolari, diciamole antipopolari. Un governo che i partiti hanno interesse di appoggiare perché gli tolga le castagne dal fuoco, ma con un’occhio alle elezioni prossime venture in modo da non perdere consensi elettorali,  mettendogli continuamente bastoni fra le ruote in modo eclatante o meno evidente.

Si apre una fase di equilibrio che molti elementi potrebbe far crollare.  I mercati non torneranno magicamente a posto all’esordio del governo Monti. L’interesse sui titoli di stato italiani resterà alto. Perché questa è la natura dei mercati. Le misure antipopolari si attueranno. La Bce comprerà titoli in quantità ma non illimitata. Cercando di favorire la crescita ma non troppo, perché è interesse di chi ormai ci tutela mantenere il paese sotto pressione.

Il problema è che in un sistema che a livello globale mostra la corda, da tempo, per tenerlo in piedi comunque si tende a via via a sacrificare le parti più problematiche  e oggi tocca a noi. Questa soluzione è un tentativo di rallentare la fine annunciata. Non si sa se riuscirà e per quanto.

Se avessimo avuto un governo forte, la vittima di turno dopo la Grecia sarebbe stata la Spagna, o anche la Francia. Avendo i Berlusconi, i Bossi, i Brunetta, i Romano, invece, è toccato a noi.

Io sono per le soluzioni radicali, e improponibili(?). Uscire dall’europa e dall’euro. Perchè uscirne con le proprie gambe è meglio che uscirne scaraventati fuori in volo quando questa insostenibile situazione esploderà, inevitabilmente.

Ma per quanto nei mesi successivi prevedo che queste parole d’ordine diverranno pane quotidiano per movimenti di diverso tipo, è una cosa che non si farà, perché tali scelte sono proprie di governi forti e autorevoli. E noi non ne produciamo. E poi, in ogni caso, non ce lo permetterebbero. Subiremmo l’escalation dei mezzi a loro disposizione per impedircelo, a noi o a chi altri avesse questa idea: TUTTI i mezzi, nessuno escluso.

Temo che questo sarà il cavallo di battaglia di Berlusconi nei prossimi mesi.  Quello che potrebbe consentirgli di risalire la china dei sondaggi, ammesso che abbia il tempo, fra un processo e l’altro.  Nazionalismo, antieuropeismo. Si sposano perfettamente con il localismo della Lega, il revanscismo della destra. Per contro, il solito centro sinistra, con dietro le spalle un esercito di persone che non staranno né con gli uni né con gli altri. Per motivi diversi, come ora del resto. Impotenti, divisi, carne da macello. Così mentre se oggi si votasse sarebbe veramente la fine del berlusconismo e un pesante ridimensionamento della Lega, gli viene data in questo modo la possibilità di riorganizzarsi, anzi di raccogliere il malcontento che necessariamente scaturirà dalle politiche antipopolari del governo tecnico.

Ancora una volta quello che resta della sinistra italiana mostra tutta la sua inettitudine, cecità politica, mancanza di una prospettiva storica e una lungimiranza che non va oltre il bieco calcolo di guadagno personale. Grazie alle loro mancanze il nano politico Berlusconi è riuscito ad apparire un gigante. Ovviamente non potevano essere diversi da se stessi. Se c’era una scelta sbagliata da compiere era inevitabile che la compissero.

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3 thoughts on “Pensieri in libertà

  1. Sono nettamente d’accordo con la prima parte del tuo ragionamento. E puoi anche tu immaginare quanto abbia sperato, in tutti questi anni, nella fine politica di Berlusconi. Quanto abbia atteso le sue dimissioni.
    Finalmente sono arrivate, sabato sera. E insieme a quanti gioivano o brindavano, là dove mi trovavo al momento, mi sono limitato a un sorriso (meglio, a un sorrisetto…).
    Volevo che Berlusconi, quest’incubo degli ultimi trent’anni (perché non basta la politica, c’è pure tutto il male che ha prodotto con le sue TV nel costume e nella cultura degli italiani), cadesse perché la maggioranza degli elettori avesse aperto gli occhi, o perché finalmente fosse stato inchiodato in un qualsiasi dei suoi processi, magari quello per i reati sessuali.
    Volevo che fosse “svelato” e sputtanato.
    No, si è dimesso per inziativa della speculazione finanziaria. E ciò è pericolosissimo.
    C’è davvero poco da esultare.
    Ricordo, l’ho ricordato altre volte, che le difficoltà di Salvador Allende cominciarono ben prima dell’11 settembre 1973. Inziarono subito per lui e il suo governo di sinistra, democraticamente eletto. Allorché il Fondo Monetario Internazionale deprezzò sensibilmente, dopo la sua elezione appunto, il prezzo del rame, massima risorsa cilena.
    Quindi, occhio, a ‘ste cose!!! A chi fa il bello e il cattivo tempo!!!

    Sulla seconda parte, su Monti: ha parlato di equità e di patrimoniale. E di ICI. Mmmh, non mi convince. Voglio vedere se toccherà anche la finanza, la sua scarsa tassazione e la sua assenza di regole nel mercato. Voglio proprio vedere.
    E infine, concordo pure sul pericolo che Berlusconi, con la sua portaeri mediatica che tuttora possiede, cominci a cavalcare la lotta all’euro. E che gli si lasci tale cavallo di battaglia. Che per lui, al solito, sarebbe soltanto strumentale. Ma, se non ancora del tutto giusto o convincente, ahinoi efficace a questo punto.

    • Purtroppo, caro Luca, siamo impotenti. Capire non ci mette al riparo.
      Ho sempre pensato con orrore, e per questo sono vegetariano: e se il barlume della consapevolezza brillasse negli occhi di un maiale, o di un vitello, sapremmo riconoscerlo? Se fosse altissima, la sua filosofia, e le sue considerazioni morali migliori delle nostre, ciò lo salverebbe dal finire a quarti appesi ai ganci del macello? No, se non avesse voce.
      E noi che pur la abbiamo, nella cacofonia del miliardo di voci che nessuno ascolta, è come se fossimo muti. E allo stesso destino del porco avviati.

  2. Pingback: Pensieri in libertà- Rivistaeuropea

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