chi semina vento…


Oggi in azienda ho la verifica per la certificazione di qualità Iso9000. Sono più di dieci anni ormai che siamo certificati, peraltro io sono il responsabile della qualità, quindi è un argomento che conosco abbastanza bene. Sarà sostanzialmente una formalità, perchè più o meno, le procedure che abbiamo descritte nel manuale sono quelle che applichiamo.

Siamo un’azienda piccola, fra titolari e dipendenti, una ventina di persone. Riesce difficile chiedere a tutti l’applicazione pedante della modulistica e il rispetto dei ruoli, che spesso necessariamente nella realtà di un’azienda artigiana sono intercambiabili. Alcune operazioni cui la norma ci obbliga sono abbastanza ridicole. Quando gliele spieghi, dipendenti, clienti, fornitori… ti guardano con un punto interrogativo evidente sul volto. Allora tu dici: “sai è per la qualità” … allora capiscono, e la reazione può variare dall’accettazione supina, del non capisco ma mi adeguo, alla smorfia di complicità… che implica “ah si, quella stronzata… che tocca fà pe campà…”

Perchè la certificazione? Perché altrimenti non lavori con lo Stato, o i vari enti partecipati a vario titolo.  Quindi essere certificati non è un obbligo di legge, ma quasi.

Ma la certificazione è una garanzia per il cliente, in questo caso lo Stato? No, assolutamente. Infatti si limitano a richiedere il certificato nella documentazione di gara, così come molti altri documenti. Non incide poi minimamente nello svolgimento dei lavori, sia che le cose vadano tutte perfettamente bene sia al contrario se qualcosa andasse male.

A che serve? Se l’azienda funziona benino a niente. A farti funzionare secondo certi standard che sostanzialmente sono burocratici. Apparenza pura e semplice. Se l’azienda è un casino in cui non si capisce niente in teoria imparare a gestirla con un certo metodo potrebbe anche essere utile, all’azienda stessa.  Ma che garanzie apporta al cliente? Nessuna. Se voglio fregare frego comunque, mucchi di carta o meno.

A livello di piccola imprenditoria la certificazione viene vista come una presa per il culo generale. Alla domanda ” a che serve?” la maggior parte degli interessati ti risponderà “a far girare soldi, carta e far mangiare un po’ di gente”

Non è una cosa che si riesce a spiegare alla gente normale. A quelli per cui il lavoro è fare qualcosa che si vede, sia esso uno spostare mattoni o aggiustare motori o fare un conto, parlare di qualità provoca uno sguardo attonito e incredulo.

Le stesse espressioni incredule che vedo quando il consulente per la sicurezza tieni i corsi ai dipendenti, gente che fa lavori pesanti da 40 anni – il consulente per la sicurezza è un laureato che a guardarlo dal fisico e a sentire le mani, il massimo peso che può aver sollevato è quello del suo Iphone – e dice loro che quando sollevano un carico devono flettersi sulle gambe e non piegare la schiena… o altre amenità di questo tipo.

Per carità… gli infortuni sul lavoro sono una cosa seria. Le malattie professionali anche. E’ assolutamente giusto che ci sia attenzione da parte della società civile verso queste problematiche, e che questa attenzione si traduca in leggi.

Però non mi pare che funzionino granché, queste leggi. Per contro, possiamo essere certi che allo svolgimento di un controllo, nell’azienda più rigorosa uscirebbero fuori magagne per migliaia di euro di multe.

Lo stesso può dirsi per gli adempimenti fiscali. Per la normativa urbanistica. Per lo smaltimento dei rifiuti. Poi c’è la legge sulla privacy che ti obbliga a tenere altri registri. E altro. Ogni settore ha le sue specificità.

Molti anni fa, quando uscirono i primi personal computer, condussi una battaglia per l’informatizzazione. Comprai un M24 e un M28 Olivetti. Credo fossimo intorno all’87/88. Con un programma di contabilità che girava in Xenix. Spendemmo circa quindici milioni, per roba che dopo tre anni non valeva assolutamente niente. La Legge di Moore era già stata formulata da ventanni ma chi la conosceva? Non fui il solo ad essere sorpreso dalla velocità con cui i supporti informatici aumentavano le loro prestazioni, ma ancora in più buona compagnia ero quando pensavo che l’informatica avrebbe eliminato la carta e diminuito il lavoro non pagante, ovvero quel lavoro in un’azienda che gira attorno al lavoro produttivo propriamente detto e che si traduce in contabilità, segreteria, archiviazione, scadenziari, ordini… ecc ecc.

Credo di aver vissuto poche predizioni così intrinsecamente errate come questa.

Nel’87 facevamo circa 1200 fatture l’anno, e stavano in 2  faldoni. Avevamo due persone in direzione/amministrazione, facevamo la prima nota a mano e il commercialista ci curava la contabilità. In più pagavano un consulente del lavoro. Nel 2010 abbiamo fatto 1500 fatture, e queste stanno in 14 faldoni. La contabilità la facciamo noi, ma paghiamo lo stesso un commercialista. Paghiamo sempre un consulente del lavoro. Paghiamo anche un consulente per la sicurezza e uno per la qualità. Paghiamo anche qualcuno che ci ritira i rifiuti e ci compila i registri. Paghiamo per le analisi delle emissioni in atmosfera e quelle per le emissioni acustiche. Di persone in amministrazione ne abbiamo cinque.

L’assistenza tecnica alla rete informatica ce la facciamo da soli, ma siamo un’eccezione, però paghiamo ogni anno per la licenza e gli aggiornamenti di programmi gestionali e di contabilità.

20 anni fa non eravamo nel medioevo. Si affacciavano gli anni 90. Non stiamo parlando di periodi bui. Eppure se guardiamo quanto la situazione di una piccola-media azienda si sia complicata in questi anni è allucinante. TUTTO si è terribilmente complicato apportando una serie di costi fissi, assimilabili a una vera tassazione occulta della piccola imprenditoria tale da mettere chiunque nella necessità di non rispettare la legge.

Si confida nella fortuna e nei condoni se si vuole sopravvivere.  Ogni tanto ti colpisce un fulmine, a casaccio. Ti capita un controllo dei Vigili, dell’Ispettorato, della Finanza, dell’Arpa, di checazzonesoio… ti becchi una multa e la paghi, sapendo, come coloro che ti hanno controllato, che si sono fermati alla prima cosa che hanno trovato, che se avessero scavato ne avrebbero trovate quante altre ne volevano. Bestemmi e paghi. Essere in regola su tutto è assolutamente impossibile.

In queste condizioni per molti anche evadere le tasse è più di una necessità. E’ normale. E’ questione di sopravvivenza pura e semplice.

Testa bassa e vai avanti. Così fa la maggior parte dei piccoli imprenditori e artigiani. Sperando che il fulmine non ti becchi, che tocchi a qualcun altro. Tartassati, soffocati, la stragrande maggioranza è indebitata con le banche.

Hanno sperato in Berlusconi, pensando che nella sua personale battaglia di libertà imprenditoriale si tirasse dietro anche loro. Ma a parte i condoni, non ha fatto niente altro. Lui troppo preso dai suoi casini, i suoi uomini troppo presi nell’arricchirsi o a sgomitare per il potere.

E ora sono preda di equitalia, dell’agenzia delle entrate, delle richieste di rientro delle banche.

Le piccole imprese sono quelle che danno lavoro a un sacco di gente. E molte, moltissime, sono sull’orlo del fallimento.  Come lo sono molti commercianti.

Per decenni hanno forzato l’economia a girare basandosi sul credito. Hanno imposto mutui e finanziamenti di ogni tipo, per case, investimenti e beni voluttuari. Hanno pompato e pompato per spendere e far girare l’economia.

Era evidente, ad ogni persona con un po’ di sale in zucca, che era un sistema pazzesco. Ma non basta essersene sempre fregati per starne fuori. Io non mi sono comprato casa, ho una macchina che ha dieci anni, non ho mai preso un accidenti a rate. La mia virtuosità me la sbatto sul muso. Perchè se tutto qui intorno va a puttane ci sono in mezzo anche io.

Fra i nuovi poveri non ci sono solo gli operai che hanno perso lavoro, ma anche i piccoli artigiani, i piccoli imprenditori. Un’ulteriore stretta sarebbe mortale. Per molti.

Quale forza politica li rappresenta? Nessuna attualmente. Quando salterà fuori una voce contro tutte queste pastoie burocratiche, fosse anche con parole d’ordine demagogiche, antistataliste, antieuropeiste, antitutto… pescherà i loro voti a piene mani.

Ma per ogni settore della società civile e così.

Leggevo ieri due articoli,

La tracciabilità del moralismo di Massimo Fini

LA CRISI ODIERNA DEL DEBITO, LA GERMANIA HA IL RUOLO DEGLI USA NEL 1931

trattano argomenti diversi… ma è possibile cogliere uno spunto in entrambi…

se ne potrebbero aggiungere altre di riflessioni, su argomenti disparati, e da tutti si potrebbe cogliere il medesimo sentore. Di tempesta.

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3 thoughts on “chi semina vento…

  1. Ho letto tutto e condivido l’ultima parte. Ero convinta che andare contro corrente e vivere in modo virtuoso fosse una salvezza da molte “miserie” umane. Le tue parole mi fan riflettere, ma voglio ancora essere ottimista. Non servirà a salvarsi dalla tempesta ma ad essere soddisfatti del proprio operato si. Buona vita comunque 🙂

    • Soddisfatti? Non lo so. Per rimanere in tema aziendale, nel 96-97 prendemmo una concessione importante. Aver visto lungo ci mise nelle condizioni di poter svolgere un buon lavoro per alcuni anni, prima che il mercato si saturasse.
      Un buon lavoro, fatto con coscienziosità e senso di responsabilità.
      Altri, con la medesima concessione, facevano le cose sulla carta.
      Il nostro ricavo da questo lavoro era circa di un milione di lire al giorno. Parlo di lordo, non utile netto. E ci lavoravano 4 persone.
      A fare le cose sulla carta il ricavo arrivava ad essere circa 3,5 volte tanto. E una persona bastava.

      Per farla breve, in un anno, un’azienda che frodava in quel modo, poteva portarsi a casa, puliti, circa 900 milioni di utile. In tre anni (tanto è durato il periodo delle vacche grasse) oltre 2 miliardi.

      Troppe ne abbiamo fatte di denunce, al tempo. Del tutto inutili. Non potevano fargli nulla. Se le facevano chiudere un ricorso al TAR bastava per riaprire. E comunque, al massimo, con i tempi burocratici che occorrevano, solo dopo 4 anni gli hanno tolto la concessione. E hanno riaperto subito con un prestanome.

      Che soddisfazione hai, ad essere onesto?
      Nessuna. Solo amarezza.

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