Appunti III


E’ arrivata dunque la prima parte dell’opera del governo dei banchieri. Dico la prima parte perché ovviamente altre ne seguiranno.  I partiti politici, ognuno credendo di coltivare il proprio orticello elettorale, recitano il loro ruolo e fanno cerchiobottismo. Tanto è assodato che voteranno la manovra, punto e accapo.

Il punto è che, stando in europa e nell’euro, non si può fare altro che quello che ha fatto Monti. Anzi, ha fatto troppo poco. Certamente non basterà.

Cioè, ha tagliato e raggranellato dove poteva, ma la detraibilità dell’IRAP come misura per la crescita è terribilmente poco. Per la condizione in cui si trovano le aziende italiane è un palliativo.

La situazione dell’Italia la si può guardare, oggi, da dentro o da fuori il sistema. Se la guardi da dentro, e Monti con il suo governo, non possono che guardarla da dentro, visto che sono diretta emanazione di quel dentro che è l’europa e l’euro – ovvero di quel sistema costruito anni fa e che ora sta rivelando tragicamente tutta la sua fragilità – l’unica strada che potevano percorrere è questa.

Ma la mia sensazione è che questa non sia altro che la manovra preparatoria. Chirurgicamente sono andati a prendere quello che potevano laddove il prelievo non generasse direttamente e immediatamente un peso sul sistema produttivo del paese.  L’effetto della mancata indicizzazione delle pensioni dai mille euro in su per esempio, lo si sentirà appieno nei prossimi anni, non ora. E’ fieno in cascina destinato a crescere.  Dal gennaio 2012 infatti l’aumento delle accise sui carburanti, e da settembre 2012  l’aliquota IVA al 23% . Già solo questi due elementi faranno correre l’aumento dei prezzi. Allora sì che il blocco delle pensioni tornerà (porterà) utile.

Poi c’è una piccola patrimoniale, senza chiamarla così, che è data dalla reintroduzione dell’ICI con forte differenziazione fra prima e seconda casa. Più tasse e balzelli vari, sul lusso… macchine potenti, barche, aerei, elicotteri…  che non so quanto apporteranno ma, credo, poca roba. Poi c’è qualche liberalizzazione, di nessun effetto sulla cassa del governo e nemmeno in positivo  sul portafoglio degli italiani.  Checché se ne dicesse infatti, è dimostrato ampiamente che le liberalizzazioni degli anni scorsi hanno apportato per lo più aumenti considerevoli di costi – vedi assicurazioni -.

Un po’ sottotono passa anche una norma salvabanche: “fino al 30 giugno 2012 è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane, con scadenza da 3 mesi fino a 5 anni, o a partire dal 1° gennaio 2012 a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite”.

In tutto ciò non occorre essere dei geni delle scienze economiche per rendersi conto che non basta. Che anzi, tutte le misure che tagliano spesa e aumentano tasse, comunque vogliano definirle, hanno effetto recessivo. Che anche guardando le cose da dentro il sistema se l’Italia non riprende a crescere è fottuta.

Quindi?

Niente. Il governo fa la sua parte per trovare soldi tartassando i cittadini. Il mercato farà il resto, tartassando i cittadini.

Ma è possibile uno sguardo dal di fuori?

E’ possibile in linea del tutto teorica, elaborando un programma che veda lo smantellamento del castello di carte chiamato Euro. Programma che per essere meno doloroso possibile dovrebbe essere elaborato di comune accordo con i partner dell’Euro.  Il che oggi appare del tutto impensabile.

Stiamo andando dritti verso la catastrofe e nessuno sembra essere in grado di fermare la macchina messa in moto. Anzi rilanciano: parlano di unificazione fiscale europea.

In questo articolo  si riprendono le analisi critiche sull’Euro di insigni economisti, fatte in tempo non sospetto. Non stiamo parlando di oscuri blogger complottisti, ma di premi nobel.

Ma in italia attualmente nessun partito di massa, a parte la Lega, è in grado di elaborare una proposta politica seria in tal senso. E la Lega la elaborerà inserendola nel quadro secessionista.

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