Appunti IV – Non sono la cura, sono la malattia.


In TV e servizi pubblici similari il governo si fa le sue pubbliche relazioni e magari pure quattro risate grazie a quella che chiamano satira… le chiacchiere che si fanno sui media sono intorno al tema soffriremo si ma è necessario… eh ma quanto ci dispiace che gli italiani soffriranno… ma è necessario… attendiamo che qualcuno abbia la forza di imporre sui media la questione fondamentale, quella di cui si parla solo fuori del parlamento, sui blog e siti antagonisti, o mugugna qualche cane sciolto: perchè stiamo curando i dolori del veleno con altre dosi di veleno?

Il concetto di base è FUORI DALL’EURO E FUORI DALL’EUROPA, o quantomeno, fuori da questo euro e fuori da questa Europa.  Di proposte da discutere ce ne sarebbero parecchie. Tutte mettono al centro della questione il punto fondamentale che l’Italia recuperi la sovranità monetaria come condizione essenziale perché recuperi la sovranità popolare e per uscire da questa crisi facendo si dei sacrifici, ma con equità e soprattutto nella direzione di una ripresa economica.

Dopodiché sarà necessario discutere sul significato stesso della parola crescita. Perchè in un mondo con risorse finite il concetto di crescita infinita è un non sense. Ma oggi, la crisi che attraversiamo, non è ancora una crisi di risorse. E l’austerità cui vogliono condannarci è dovuta ad altri fattori.

Spero cresca in questo paese un movimento trasversale che riesca a porre la questione dal corretto punto di vista.

Che non è quello che ci stanno propinando su tutti i media.

In questo senso porto sul blog due voci cui certamente non può essere imputato di essere pericolosi estremisti.

Uno è l’economista, ex ministro con Ciampi,  Paolo Savona un uomo che se guardate il profilo su wikipedia, vi rendete conto che è del tutto interno all’establishment politico culturale che conta.

L’altro è Antonio Socci, giornalista cattolico, sostanzialmente di area centro-destra, di cui riporto stralci di questo scritto: Non tacere più, Madre Chiesa, ma grida forte e difendi i tuoi figli.

(…)

Da “scienziati” tanto celebrati ci si aspettava che finalmente tagliassero gli sprechi, non la sanità (che è già al lumicino). Dovevano andare a tassare i conti correnti in Svizzera (come hanno fatto Germania e Francia) e non dissanguare ancor più i contribuenti onesti che già sono messi in ginocchio dal fisco.

Avrebbero dovuto finalmente mettere a reddito (magari a garanzia del debito) l’enorme patrimonio pubblico, non affamare le famiglie e colpire i malati, deprimendo ancora di più l’economia.

D’altra parte se questi “professori” fossero economisti così bravi non sarebbero stati a suo tempo così entusiasti dell’euro magnificandolo come la via del paradiso. Quando invece è stata la via dell’inferno.

Adesso sono stati chiamati a sistemare le cose. Ma il timore è che costoro non siano i medici, bensì la malattia. Anche perché è il  rigore monetarista che ha creato il problema, non può essere dunque la soluzione.

(…)

Fra le pochissime voci critiche c’è quella di Giuseppe de Rita, con il Rapporto Censis.

Ha denunciato che la crisi viene dal “non governo della finanza globalizzata”, che siamo ormai “etero diretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l’agenda” e che la politica è “prigioniera del primato dei poteri finanziari”.

In sostanza i cittadini non contano più nulla: “in basso il primato del mercato, in alto il primato degli organismi apicali del potere finanziario”. Così muore la democrazia e anche l’economia perché “la finanza certo non fa sviluppo”.

(…)

E fra le righe degli interventi sparsi qui e là, cominciamo a scorgere i semi di quelli che potrebbero essere i frutti dell’odio, di nuovo, in Europa… quando pensavamo ormai fosse solo un incubo del passato.

Leggiamo Ida Magli, antropologa, area centro destra.

La nuova Duma

(…) Non è l’aver ceduto la sovranità monetaria che sta riducendo le nazioni al lumicino – ci ripetono instancabilmente i banchieri europei e del mondo intero – ma il fatto che insieme a quella monetaria non avete ceduto anche la sovranità su tutto il resto: il governo finanziario, l’imposizione delle tasse, il sistema pensionistico, la politica estera… Insomma, cosa pretendono le nazioni ? Di essere ancora “nazioni”? Di conservare qualche briciola di sovranità?  Sciocchezze da “maiali” quali siete. L’euro sarebbe stata la più forte delle monete se non avessero voluto metterci le mani i governi nazionali. Imparate dunque, cari miei, dalla prima della classe. La Germania, lei sì che è furba! Non ha avuto che da cambiare il nome alla propria moneta e oplà, eccola a fare affari a meraviglia con tutto il mondo e con la vicina, simpaticissima Russia sopratutto. Non per nulla è stato il suo grande guru Helmuth Kohl a imporre all’euro il valore del marco. E chi aveva la lira, chi aveva la dracma, che non valevano neanche la centesima parte del marco? Sono stati i loro governanti a truffarli e dunque che vogliono? Arranchino, piuttosto. Non è compito dei tedeschi preoccuparsi degli alleati o dei sudditi. Nell’Ue poi gli alleati-sudditi sono tutt’uno: obbediscano e facciano bene i compiti. (…)

e ancora, Antonio Socci:

I TEDESCHI NON RICORDANO

Perfino due grandi statisti tedeschi come Kohl e Schmidt hanno criticato l’assurda rigidità della Merkel (una protestante cresciuta sotto il comunismo della Ddr).

Chi più e meglio del Papa tedesco potrebbe parlare a quel popolo per dirgli che magnanimità e solidarietà converrebbero pure a lui?

Ci sarebbe bisogno di ricordare ai tedeschi che, dopo la Prima guerra mondiale, proprio la feroce imposizione da parte dei vincitori dei “risarcimenti di guerra” scaraventò la Germania (e l’Europa) nella crisi.

Mentre nel secondo dopoguerra – quando i tedeschi avrebbero meritato ben più pesanti ritorsioni – ebbero invece il piano Marshall americano. E convenne a tutti. E’ la prova che proprio la magnanimità costruisce benessere e pace.

Bisognerebbe ricordare agli amici tedeschi che la loro riunificazione (con la parità del marco) in parte l’abbiamo pagata tutti.

E pure che loro pretendono di imporre sanzioni agli altri, ma non le accettano per sé (com’è noto furono proprio loro, con la Francia, a sgarrare sul patto di stabilità nel 2003. E non ebbero penalizzazioni).

I tedeschi non hanno memoria storica. E anche la fissazione della moneta forte, contro lo spauracchio dell’inflazione, non ha fondamenti storici: infatti ad aprire le porte a Hitler non fu l’inflazione del primo dopoguerra, ma la depressione (e la disoccupazione) per la crisi del 1929.

 

Siamo solo agli inizi. Pensate fra qualche mese, quando a questa manovra depressiva e iniqua se ne aggiungeranno altre. Quando ci si renderà conto che non abbiamo evitato di finire come la Grecia, con questa manovra – cosa che ci dicono il nostro presidente del consiglio e il nostro presidente della repubblica – bensì che ci siamo speditamente incamminati proprio sulla strada già percorsa dalla Grecia.  Anche se ovviamente i media continueranno a dirci il contrario, che non c’è alternativa, che è l’unica strada, che i mercati sono bestie feroci, che staremmo male  e finiremmo peggio, senza la cura Napolitano-Monti.

 

 

 

 

 

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4 thoughts on “Appunti IV – Non sono la cura, sono la malattia.

  1. leggo sempre volentieri i tuoi appunti, ma mi aggiungono un mattone di sconforto a quelli che ho già di mio…purtroppo!

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