Selezione naturale


Il 5 agosto scorso, mentre l’Italia si appresta ad andare in ferie e Tremonti vara la sua manovra, il governo riceve una lettera della BCE, firmata da Trichet e dal suo successore Draghi, che è sostanzialmente un diktat cui il governo cerca di ottemperare. Ma non è in grado di farlo fino in fondo e in un paio di mesi Berlusconi è costretto a rassegnare le dimissioni, sotto un attacco pesantissimo all’azienda italia – per via del quale lui avrebbe certamente resistito, che tanto che gliene frega – e, soprattutto, alle sue aziende: in pochi giorni subisce un salasso di circa 100 milioni di euro.

A eseguire i termini della lettera in sostanza ci pensano direttamente gli estensori. Perché Draghi e Monti sono più che vicini. Sono dello stesso partito, se partito si può chiamare.

Fra i punti qualificanti della lettera c’è la modifica dell’Art. 18.

L’articolo 18 impone l’obbligo della riassunzione per il lavoratore licenziato ingiustamente. Questo articolo prevede che il giudice annulli “il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo” e ordini al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. La norma riguarda gli imprenditori e non imprenditori, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupino alle loro dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque in caso di imprenditore agricolo.

Perché la modifica dell’Art. 18 è tanto importante per Draghi-Monti?

Dice l’addetta Fornero  «La reazione dei sindacati non la capisco, e mi preoccupa anche molto, non sul piano personale, ma per le sue implicazioni per il Paese».

Le implicazioni per il paese.

Dicono che la modifica delle regole del mercato del lavoro è essenziale per la ripresa.

Quando il 22 dicembre l’Istat annuncerà quello che è più o meno il segreto di pulcinella di questi ultimi giorni, ovvero che le previsioni indicano che il PIL decrescerà di 1,5-2 punti percentuali, sarà innegabile ed evidente che siamo in recessione.  E tenete conto che queste previsioni sono ottimisticamente forzate. E’ molto probabile che le stime dovranno essere riviste in peggio, nel corso dell’anno, per effetto delle manovre messe in atto, che richiederanno nuove manocre che provocheranno maggiore recessione e così via.

Di fatto, in una situazione di recessione in atto e dovuta non certo a mancanza di capacità produttiva o di domanda potenziale di lavoro e di consumi, bensì a carenza di liquidità, il governo Monti sta togliendo quel poco di liquidità che ancora restava, così da assicurarsi che la recessione continui e che non se ne esca, e che quindi si crei in breve un’emergenza occupazionale, soprattutto per i giovani, una recessione sicuramente superiore al 2%, un calo delle entrate, un avvitamento fiscale. Monti stesso ha dichiarato che le crisi, le emergenze, sono utili, perché con esse si possono guidare i popoli verso i cambiamenti desiderati.

E così, a quel punto il governo sarà “costretto” a privatizzare e liberalizzare sottocosto per poter pagare stipendi e pensioni, e con questa emergenza potrà semi-regalare i migliori assets nazionali rimasti a quel grande capitale finanziario di cui è emanazione. Il governo dirà, per giustificarsi, che il mancato risanamento, per il quale era stato messo al potere, non è colpa sua, ma dei sindacati e delle lobbies che gli hanno impedito di attuare per intero il suo programma, e che quindi quelle categorie di oppositori dovrebbero essere ora punite con maggiori sacrifici. Alle prevedibili proteste della società civile, è prevedibile come risposta un giro di vita autoritario e poliziesco. (cit qui)

Le implicazioni per il paese di cui dice la Fornero, è che accolleranno all’irresponsabilità dei sindacati, che si oppongono alla modifica dell’art. 18, la mancata crescita.

Il Financial Times, giornale inglese di proprietà Rothschild, quello che un giorno sì e l’altro pure, in coppia con l’Economist, settimanale, bastonava Berlusconi, ha indicato in questi giorni Marchionne come il vero grande riformatore italiano.

Cosa ha fatto Marchionne per meritarsi questa menzione d’onore?  Come dicono a Oxford… ha sfanculato sindacati e confindustria.  Ma è veramente difficile capire cosa gliene freghi al Financial Times se non guardiamo la cosa dal punto di vista globalista:  le grandi aziende sovranazionali non vogliono pastoie come l’art.18.

Le privatizzazioni, altro grande imperativo del diktat BCE, saranno ancora di più un buon affare se i compratori non avranno tentennamente dovuti alla prospettiva di dover combattere con queste antiche leggi italiane.  Se sarà necessario ristrutturare, delocalizzare, dismettere, lo si dovrà poter fare senza problematiche.

Il modello è la contrattazione locale. Il che vuol dire divide et impera. Niente ricorsi al TAR, niente riassunzioni obbligatorie.

Questo è fondamentale per assicurare crescita. Dicono.

In realtà è fondamentale per assicurare che siano solo ed esclusivamente le leggi del mercato quelle che regoleranno il mercato globale.

Tutto ciò che pone limiti locali a queste leggi naturali, che siano frontiere, sovranità nazionali, usi e costumi indigeni, contratti sociali… è qualcosa da eliminare.

Che questo sia lo scopo che si sono dati quelle per niente fantomatiche organizzazioni, o club, come preferiscono definirsi, come il Bilderberg Group o la Trilateral è solo una fortuita coincidenza. Forse.  Che palle… ancora con questi discorsi da complottisti… oltretutto ormai li fanno tutti… anche dal barbiere se ne parla…

Non è che qualche magnate si mette a tavolino e pianifica con crudeltà l’impoverimento delle famiglie italiane. Questa non è altro che una spiacevole coincidenza le cui conseguenze dovranno essere minimizzate quanto più possibile (le conseguenze per lo sviluppo del piano di liberare sempre più i mercati da ogni vincolo devono essere minimizzate, intendiamoci. Non le conseguenze per le famiglie).

Hanno una visione dall’alto. Si preoccupano che l’ecosistema nel quale agiscono funzioni al meglio, dal loro punto di vista.  E’ essenziale far agire la selezione naturale. E’ fondamentale eliminare parchi e riserve naturali che impediscono il libero movimento di cacciatori e prede. Se dei territori si impoveriscono, beh… si passa ad operare su altri, se le popolazioni che ivi vivevano non trovano più sostentamento, beh impareranno a nutrirsi d’altro, o a spostarsi, o scenderanno di numero… nessuna protezione, nessuna limitazione. Questo è il loro mondo ideale.

E stanno pian piano riuscendo a costruirlo.

Immediatamente alla Fornero è arrivata la sponda di Barroso, oggi. “Bisogna riformare il mercato del lavoro per agevolare l’ingresso dei giovani”.  Il che mi pare sia in contraddizione con il dato che età della pensione viene elevata sempre di più, no?

Detta così è demagogia pura. Ma se la vediamo dal punto di vista delle selezione naturale nel mercato del lavoro le cose non sono più così in contraddizione.

Infatti, un pensionato è un costo sociale. Un disoccupato lo è di meno. Se alzo i limiti dell’età pensionistica, non devo versare pensioni. Nel frattempo, se rendo più facile il licenziamento, introduco una competitività nel mercato dell’offerta di mano d’opera, tale che porterà senza dubbio ad abbassamento dei costi e un innalzamento della produttività. Le aziende sceglieranno i migliori per loro, i più validi, i più disponibili, i più forti. Quelli che creano meno problemi, che si ammalano di meno.

Selezione naturale appunto.  E il resto? si arrangino.

Avete presente quel documentario che hanno mandato nei cari canali, da un po’ di anni, sugli gnu al fiume che vengono attaccati dai coccodrilli?

Ecco. E’ il libero mercato, bellezza. E’ la selezione naturale.

E guardate gli gnu. Quando uno di loro viene attaccato scappano, tutti insieme. Poi tornano. Di nuovo vengono attaccati. Scappano. Tornano, perché devono bere. Così come la gente deve lavorare. E stanno lì a farsi massacrare, come è sempre stato.

E loro, i coccodrilli, lo sanno.

E lo sanno bene anche i nostri padroni, che alla fine staremo tutti lì a farci massacrare.

Come scrive giustamente l’acuta Debora Billi qui

… Serpeggiano voglie di ribellione, da parte dei medesimi soggetti. Quante volte, negli ultimi tempi, ho sentito insospettabili padri di famiglia vaneggiare di Brigate Rosse, bombe, corda e sapone, o lettere minatorie. Sembrano caduti all’improvviso tutti i tabu della classe media. Ma la conclusione è sempre la stessa: con un sospiro si sentenzia che il popolo non si ribellerà mai. Perché? Perché “stiamo ancora troppo bene, il pane non manca”.

Questa storia mi convince poco. Mi sembra un’altra di quelle frasi fatte, senza fondamento. Ho dimenticato degli studi di storia molto più di quanto ricordi, ma mi pare che gli ultimi millenni non siano esattamente costellati di rivoluzioni proletarie. Nel Medioevo la popolazione stava da schifo, eppure non cane ha alzato la testa. Il pane mancava davvero, e non solo quello. Durante l’Impero Romano gli schiavi avevano proprio poco di cui rallegrarsi, ma l’unico ad aver avuto da ridire è stato Spartaco e ancora se ne parla. Schiavismo e fame hanno regnato indisturbati per secoli, il vero ritratto del vivere umano, insieme a gabellieri, scherani e altri sopraffattori. In Irlanda, alla fine dell’800 sono morte di fame 4 milioni di persone ma nessun potente è finito impiccato al palo più alto.

Allora cosa ci ha condotto a ritenere convintamente che non appena prova un languorino allo stomaco, il popolo corre a rovesciare i tiranni che lo affamano? A me pare una bella favola novecentesca, forse un mito legato alle grandi rivoluzioni socialiste, alle falci e martelli, a quell’unica narrazione che ha alimentato i sogni di milioni di affamati trasformandosi in immarscescibile speranza di riscatto. Contro ogni logica, peraltro, anche perché la fame porta spesso all’ignoranza e si sa, l’ignorante subisce e non sa reagire. Al massimo, assistiamo a qualche fiammata locale subito repressa nel sangue o nella riprovazione della stampa tutta.  …

Così,è lecito concludere che la pancia piena non si ribella, e la pancia vuota neppure. Restano i sogni, e resta il rimandare la sete di giustizia ad un domani che però non verrà.

 

 

 

 

 

 

 

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4 thoughts on “Selezione naturale

  1. Durante il boom, i datori di lavoro costringevano le maestranze a lavorare molto oltre il limite orario previsto, per ricavare fino all’ultima goccia di surplus dal loro lavoro. Ma quando la recessione inizia e non hanno più un mercato per le loro merci, non esitano a chiudere le fabbriche, come fossero scatole di fiammiferi, e a buttare una parte della loro forzalavoro in mezzo alla strada, mentre sfruttano al massimo chi rimane. L’impasse del capitalismo è tale che la disoccupazione non avrà più carattere congiunturale ma sarà sempre più un elemento organico o strutturale. Un uomo o una donna che ha più di 40 o 50 anni potrebbe non lavorare più nel corso della propria vita, mentre molte persone qualificate che perdono il lavoro saranno costrette a fare lavori non qualificati o sottopagati per sopravvivere.

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