Appunti XI


Da oggi la BCE lancia un piano di finanziamento alle banche in difficoltà con tassi minimi, 1% fino a tre anni.  Alcuni dicono che si tratti di una specie di gioco delle tre carte: la BCE non può comprare direttamente titoli di stato quindi da i soldi alle banche perché li comprino.

Per esempio:  se una banca prende soldi all’1% e con quei soldi compra titoli al 7% ci fa il suo bel guadagno. E in questo modo si finanzia lo stato in difficoltà, oberato dal debito pubblico.

Sia che le banche comprino titoli di stato sia che forniscano credito alle imprese, come chiede la Marcegaglia, sono comunque soldi destinati ad andare in circolo. Una misura antirecessione, in sostanza. Ma soprattutto una misura salvabanche.

Un interessante articolo in tema:

Mario Draghi ha elaborato un piano per togliere dall’incudine il sistema bancario dell’UE e per tirare una martellata sui rendimenti delle obbligazioni sovrane allo stesso tempo. Il direttore della Banca Centrale Europea ha annunciato di voler lanciare il 21 dicembre un programma emergenziale di assistenza alla liquidità, che fornire prestiti “illimitati” alle banche in difficoltà a tassi minimi (1 per cento) fino a tre anni.

Gli analisti di mercato credono che Draghi stia creando un incentivo destinato alle banche per acquistare obbligazioni sovrane ad alto rendimento dai paesi con problema del debito utilizzando denaro a poco prezzo che prendono in prestito dalla BCE. Se, ad esempio, una banca contrae un prestito per 5 miliardi di euro all’1 per cento e compra lo stesso valore di debito italiano a dieci anni, avrà un guadagno netto del 7 per cento dallo scambio. È un inatteso carry trade, un sussidio diretto dalla banca centrale. I prestiti della BCE sono istituiti per alleggerire gli stress per le banche affamate di liquidità e allo stesso tempo abbassare il costo di finanziamento di quei governi che sono mazziati dalla crisi del debito.

Il piano di Draghi è in effetti una sorta di alleggerimento quantitativo fatto entrare dalla porta di servizio, la principale differenza è che le banche vengono usate come intermediari dell’acquisto di bond. Ma, alla fine dei conti, è la stessa cosa, il che vuole dire che la BCE ha stampato soldi in cambio di collaterali rischiosi che stanno rapidamente perdendo di valore. Il metodo fu già introdotto dalla Fed quando rilevò 1,45 trilioni di riserve di titoli appoggiati sui mutui (MBS) che erano posseduti dalle banche statunitense. Tre anni dopo non c’è ancora alcun mercato per queste fetenzìe indesiderate che hanno gonfiato i bilanci della Fed di oltre due trilioni di dollari.

Draghi ha dovuto mininizzare quello che sta facendo per ragioni politiche. Una qualsiasi voce riguardo un alleggerimento quantitativo farebbe infuriare gli evangelisti dell’hard money alla Bundesbank. E così la BCE ha diffuso un comunicato stampa che minimizza in modo estremo gli impatti e le dimensioni potenziali del programma dicendo che è solo progettato “per sostenere i prestiti bancari e l’attività del mercato monetario”.

Esatto. Draghi deve anche nascondere il fatto che la nuova struttura elude “la clausola di non salvataggio” (Articolo 123) del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea. Alla banca centrale è strettamente proibito di fornire un finanziamento monetario agli stati membri. Me, come abbiamo visto, il programma è destinato a spostare i capitali verso il debito sovrano, fornendo quindi un supporto fiscale ai governi. In altre parole, l’astuto Draghi sta eludendo le regole e sta furtivamente attuando operazioni da “prestatore di ultima istanza. Ce n’è abbastanza per mettere in agitazione parecchie persone a f Berlino.

Se il piano di prestiti alle banche per acquistare obbligazioni sembra particolarmente tortuoso, è perché lo è davvero. Draghi sta cercando di costruire una plausibile negabilità per le sue iniziative. Ma i politici sanno cosa sta succedendo. Basta ascoltare cosa ha detto il presidente francese Nicholas Sarkozy quando la BCE ha rilasciato il suo primo annuncio. Questo viene dalla Reuters:

Il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha detto che l’aumento di dotazione di fondi della BCE significa che i governi dei paesi come Italia e Spagna possono contare sulle proprie banche per acquistare le loro obbligazioni. “Ciò significa che ogni stato può affidarsi alle proprie banche, che avranno liquidità a loro disposizione”, ha riferito Sarkozy ai giornalisti alla riunione di Bruxelles. (Reuters)

Capito? Sarkozy sa cosa sta succedendo ed è d’accordo. Probabilmente si sta anche immaginando che i prestiti non verranno mai ripagati totalmente. E come potrebbero ? la gran parte del debito che la BCE accetterà è stato massicciamente inflazionato negli anni della bolla. I prezzi del debito sovrano potranno abbassarsi come successo ai prezzi delle case negli Stati Uniti. In altre parole, non saranno restituiti. La BCE verrà soffocata da una gigantesca e puzzolente sfilza di asset tossici, come gli asset-backed securities (ABS) con una sola A, tra cui figurano i mutui per l’acquisto di case e i prestiti alle piccole imprese. Alla fine le perdite verranno passate ai contribuenti dell’eurozona proprio come le perdite della Fed verranno passate ai contribuenti statunitensi. Non ci sarà alcuna differenza.

Nel frattempo, Draghi avrà portato un po’ di respiro all’affannato sistema bancario dell’UE e posticipato la sua morte certa. È degno di nota il fatto che i mercati finanziari sono al momento congelati e le banche non sono in grado di vendere azioni; per questo sono effettivamente diventate distretti della BCE. Solo la settimana scorsa le banche dell’UE hanno preso a prestito 292 miliardi di euro dalla BCE con altri 41 miliardi di finanziamenti a un mese. Se non ci fosse l’ancora di salvezza della banca centrale, il sistema sarebbe già in agonia.

Quello che sta accadendo alle banche dell’UE avvenne anche alle banche statunitensi dopo lo scoppio della bomba a tempo dei mutui subprime. Quando la loro scorta di titoli basati sui mutui (mortgage-backed securities, MBS) ha dovuto subire una serie di downgrade, la loro protezioni sui capitali si stava deteriorando e i bilanci andavano in rosso. Molte delle maggiori banche della nazione erano tecnicamente insolventi. Poi arrivarono il TARP e il QE1 e poi sapete il resto. Questo è il motivo per cui Draghi sta facendo del suo meglio per fornire alle banche una pronta infusione di liquidità. La situazione sta peggiorando giorno dopo giorno e i politici non sono stati in grado di attivare con successo una qualsiasi delle tre strutture proposte per i prestiti di emergenza: l’EFSF, l’ESM o la struttura da 200 miliardi di dollari del FMI. Tutte e tre sono ancora in fasi diverse di incubazione, e per questo Draghi ha l’onore dell’azione.

Ovviamene, la cosa più logica da fare sarebbe riconoscere che eravamo in presenza di una mostruosa bolla dei prezzi degli asset e agire di conseguenza; ridurre il valore delle obbligazioni in mano ai possessori, falcidiare i detentori di azioni, ristrutturare le banche e fornire sostegno al debito garantendo tassi di interesse sostenibile. Ma ciò non accadrà mai, perché la grande finanza ha un controllo asfissiante sul sistema, e questo è il motivo per cui Draghi – un ex direttore di gestione di Goldman Sachs – sta tirando le file. Non ci sarà nessuna ristrutturazione bancaria o nessun haircut, soprattutto se Draghi non ne fa mai menzione, ma solo altri salvataggi fino a distanze siderali.

Quindi, quanti collaterali farlocchi si prenderà la BCE?

Bene, secondo il blog del Financial Times (FT.Alphaville), ci sono circa 7,1 trilioni di euro di prestiti alle grandi e alle piccole e medie imprese nei bilanci delle banche dell’eurozona. E sono sette trilioni con la “T”. Ecco un estratto dal post:

[…] Pensavamo che avrebbe condiviso con voi i pensieri di Goldman su quanto valutare questi prestiti concessi alle grandi e alle piccole e medie imprese come collaterali. È una quota molto al di sotto dei 7,1 trilioni di euro, ma si tratta comunque di un grosso cambiamento:

Dal report di Goldman: “Non è chiaro quanti di questi 7,1 trilioni di dollari alla fine verranno considerati collaterali. Ciò dipende in primo luogo dal limite dimensionale (per i prestiti individuali) e dal rating minimo IRB [Internal Rating Based] […] ma le prime aspettative sono per una quota che va tra 20% e il 50% di prestiti alle grandi aziende che verranno presi come collaterali, prima che vengano praticati gli haircut.” (“Let there be credit claim collateral”, ft.com/alphaville)

Quindi la BCE potrebbe decidersi a una grande espansione dei propri bilanci, forse per una cifra pari ai tre trilioni di euro di fanghi tossici e senza mercato che andrà a ripulire dai bilanci delle banche. Nel frattempo, le banche dissipatrici che hanno provocato il macello con i loro prestiti avventati e una povera gestione del rischio faranno soldi scambiando i titoli italiani e spagnoli ad alto rendimento con prestiti a basso tasso di interesse dal dissimulatore Draghi.

Ci sono in ogni caso gli scettici, quelle persone che non credono che la magia miracolosa di Draghi spinga le banche a comprare più debito sovrano. Date un’occhiata l’International Finance Review:

È improbabile che le banche vengano in aiuto dei paesi appesantiti dal debito, e molte hanno già in progetto di ignorare le pressioni politiche per dover utilizzare il denaro a poco prezzo fornito dalla Banca Centrale Europea per finanziare gli acquisti di obbligazioni sovrane. […]

Bruciate dalle perdite con la Grecia e sotto scrutinio degli azionisti, le banche hanno tagliato le proprie esposizioni verso i debiti sovrani più deboli d’Europa nei mesi recenti. I banchieri di primo piano dicono che taglieranno ancora, malgrado le pressioni per utilizzare i prestiti a lungo termine ora messi a disposizione dalla BCE per comprare il debito governativo come parte di carry trade sancito ufficialmente.

“Quando gli investitori ti chiedono costantemente cosa hai sui libri contabili e il consiglio di amministrazione ti dice di ridurre la tua esposizione, non conta niente l’aspetto economico dello scambio”, ha detto il tesoriere di una della più grandi banche europee. “Se comprerò obbligazioni italiane? No.”

Questo punto di vista riecheggia i commenti del direttore esecutivo di UniCredit Federico Ghizzoni, che questa settimana ha detto ai giornalisti nel corso di una conferenza stampa che usare il denaro della BCE per comprare debito governativo “non sarebbe logico”. La banca è stata tradizionalmente una dei maggiori acquirenti di titoli di Stato italiani, e ne ha quasi 50 miliardi sui propri bilanci.

Un simile approccio ha inferto un duro colpo ai politici europei, che avevano sperato nell’utilizzo del denaro della BCE da parte della banche per poter guadagnare dal carry trade, aiutando nel frattempo i governi.” (“Banks resist European pressure to buy government”, IFR)

Ma, anche se il tortuoso salvataggio di Draghi potrebbe funzionare, non si tratta di un affare già fatto. Le banche sono sempre più restie dal caricarsi di bond governativi che stanno rapidamente perdendo quota. Le banche dell’UE sono già appese a un filo per i 650 miliardi di euro di passività solo per quest’anno. Ci vogliono sprofondare ancora di più?

Forse sì e forse no. Non lo sappiamo per certo fino all’avvio delle Operazioni di Rifinanziamento a Lungo Termine di Draghi (LTRO) del 21 dicembre. Sarà quando i nodi giungeranno al pettine.

Se il piano avesse successo e se gli interessi sui debiti sovrani dovessero calare mentre il sistema bancario viene lentamente nutrito fino a tornare in salute, in quel caso le azioni di Draghi saliranno di molto. In effetti, è lui l’uomo più potente in Europa perché sarà in grado di dettare la politica economica semplicemente aggiustando la quantità di debito sovrano che accetterà come collaterale dalle banche. Questo è l’obbiettivo nascosto di questa struttura di emergenza per la liquidità, quello di mettere la grande finanza in posizione privilegiata così da poter imporre misure di austerità al cilicio alle nazioni inguaiate dal debito grazie alla manipolazione forzosa dei rendimenti dei bond. È un modo infallibile per travolgere i governi rappresentativi e per affidare le leve del potere ai banchieri non eletti. Ma allora, non c’è proprio niente di nuovo, giusto?

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