Appunti XII


Alla fine, quella che da tempo appariva come unica soluzione possibile per cercare di rilanciare l’economia, ovvero immettere liquidità, che tradotto in soldoni significa stampare denaro, è stata adottata.

Però, essendo ormai l’europa e l’italia governate dai banchieri, l’operazione è stata fatta in modo che le banche ne traessero guadagno.

Se ricordate il documento che avevo riportato nel blog, tempo fa, “Alternativa alla cura Greca del rigor-montis” si auspicava appunto una immissione di liquidità nel sistema, tale da annullare il debito pubblico degli stati:

Sia chiaro a tutti che tutto il denaro viene sempre creato dal nulla, in quanto attualmente è l’unico modo di crearlo, perché non è più emesso con il controvalore in oro, depositato a garanzia.

Ma lo si subordinava ad una volontà politica del parlamento europeo, che ordinasse alla BCE l’emissione straordinaria di moneta (elettronica), con forme tali che gli Stati (ovvero i cittadini) beneficiassero dell’erogazione, e che si potesse orientare l’uso di questo denaro in iniziative economiche virtuose, in grado di imporre dei cambiamenti strutturali nella nostra economia.

Il punto fondamentale era tornare al primato della politica. Ovvero che la governance fosse effettivamente degli Stati e non dei banchieri.

Tutto bello, ma… l’ingenuità politica di questo documento è proprio nel considerare che nell’inverosimile ipotesi che la politica europea fosse stata così virtuosa da elaborare questa Legge, la politica italiana si sarebbe dimostrata all’altezza, usando questo denaro per il bene del paese.  Il che è ancora più inverosimile, tenendo conto complessivamente della classe dirigente che abbiamo prodotto. Così come è andato dimostrandosi in centinaia di rivoltanti esempi che non mi prendo la briga di richiamare alla memoria, essendo ormai parte di un sentire collettivo inequivocabile.

Quando si parla di perdità di sovranità politica, di governo di non eletti, di colpo di stato bianco, relativamente al governo Monti, molti fanno più o meno questa obiezione: la politica italiana si è dimostrata incapace di governare il paese in qualsiasi direzione che non fosse quella del proprio egoistico tornaconto. Il prevalere degli interessi egoistici, nel tessuto sociale del paese, è la degenerazione culturale che ha prodotto questa classe politica. E in questo circuito vizioso siamo oramai sprofondati così in basso da poterne essere tratti solo con un aiuto esterno. Da cui la perdita di sovranità relativa, un male necessario, ancorché si spera, temporaneo.

Purtroppo, questo governo non è al di sopra delle parti, come si vorrebbe intendere definendolo governo tecnico.  E’ forse al di sopra dei meschini litigi personalistici delle parti politiche, dei loro interessi di bottega… ma è anche esemplare rappresentante degli interessi di un mondo, quello finanziario, che non è il Paese.

E’ parte, di questo paese. Parte minima. Anche se rilevante, essendo quella che ha in mano la maggior parte delle leve economiche.

E così, se anche compiono delle azioni necessarie, per l’economia dei paesi europei in crisi, Monti in italia e Draghi alla BCE lo fanno sempre in modo che il mondo che conoscono bene e che rappresentano possano trarne vantaggio.

Che operino di comune accordo è normale. Monti è il rappresentante in Italia dello stesso potere di cui Draghi è rappresentante alla BCE. Quindi non sorprende che le rispettivi decisioni si integrino perfettamente:

 

Il risultato finale del complicato meccanismo messo in piedi da governo Monti e Bce è quello di consentire alle banche private di stampare denaro. Le banche hanno emesso 38,4 miliardi di euro garantiti dallo Stato italiano, se li sono ricomprati e li hanno portati in Bce ottenendo in cambio denaro per tre anni. Quanto pagano le banche allo Stato per la garanzia è un segreto nascosto dietro una formula complessa, ma alla fine il risultato incredibile è lo 0,85% all’anno.

Un’inezia se paragonata al 5,50 per cento che paga il Tesoro per collocare i Btp con scadenza 2015. Questo il trucco: il ministero delle Finanze non contabilizza come debito la fideiussione rilasciata alle banche “perché si può ragionevolmente sostenere che non sarà mai escussa”. Ma anche le banche non contabilizzano i 38,4 miliardi di debito perché formalmente li collocano sul mercato ma in realtà se li ricomprano tutti e li usano per ottenere i soldi dalla Bce.

Una banca come Monte dei Paschi, che ha emesso 10 miliardi di obbligazioni che si è ricomprata, pagherà 0,85 per cento allo Stato e otterrà, ponendo in garanzia questi titoli 10 miliardi di soldi veri dalla Bce, a un tasso del 1 per cento annuo per 3 anni. Costo totale dell’operazione 1,85 per cento annuo per creare denaro dal nulla. Lo Stato non vincola le banche a sostenere le imprese o a erogare mutui. Questo spiega perché anche banche che non avrebbero immediato bisogno di liquidità hanno approfittato della norma fiutando l’affare: possono investire i nuovi soldi in Btp di pari scadenza (3 anni) ottenendo un profitto netto del 3,65 per cento.


Per la sola Intesa Sanpaolo è un profitto netto di 438 milioni annui, sul sistema un utile potenziale di 4,2 miliardi in tre anni. Mario Draghi, presidente Bce, si è più volte chiaramente opposto alla “monetizzazione del debito degli Stati”. Ma qui sta favorendo la conversione in zecca delle banche, un’operazione mal strutturata perché garantita da titoli che non risultano in nessun bilancio.

Si mette così una bomba nel cuore del sistema finanziario. Se i dati dell’economia reale dello Stato garante dovessero risultare più deboli del previsto, la credibilità della garanzia ne risentirebbe. E di conseguenza quella delle banche e della Bce. Con effetti catastrofici sulla tenuta dell’euro. Nell’art. 8 della manovra finanziaria che rende possibile questa operazione il governo avrebbe potuto inserire alcune condizioni alle banche che avessero fatto richiesta delle garanzie statali, per esempio non pagare bonus ai manager, non distribuire dividendi o annullare le stock option concesse negli ultimi anni. Niente di tutto questo è stato né inserito né pensato né discusso. ( da qui)

 

Parliamoci chiaro: in questo momento se non fanno qualcosa per evitare che una miriade di piccole e medie imprese chiudano, con conseguenze tragiche sull’occupazione, il 2012 sarà veramente un anno orribile, in cui ci avvicineremo a grandi passi allo scenario greco.  Il sistema bancario è in crisi, manca di liquidità, non concede crediti alle imprese, chiede anzi di rientrare dagli affidamenti. Per contro le imprese soffrono di uno stato che non paga i suoi debiti ma esige i suoi crediti, con sanzioni che fanno raddoppiare le somme dovute in pochi mesi e interessi da usura, di un calo generalizzato dei consumi e di un aggravarsi della pressione fiscale.

Le banche sono un anello importante della catena. Senza credito le imprese chiudono. Se chiudono aumentano i senza reddito. Le entrate dello stato diminuiscono. I servizi pubblici tendono a peggiorare fino a scomparire. Appunto: quello che sta succedendo in grecia, purtroppo.  Quindi salvare le banche è necessario, non meno di quanto lo sia salvare ogni altro anello della catena.

E però sarebbe anche necessaria una robusta cura dimagrante, per tutti. Anche per le banche. E invece non sembra affatto sia questa la strada, piuttosto il contrario. Ma se abbiamo dato tutti i poteri a dei banchieri, era pensabile che ragionassero non da banchieri?

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One thought on “Appunti XII

  1. Carino il trucco. Stavo leggendo pure io la cosa su Dagospia. Da grande voglio fare il banchiere. Sempre in piedi cadi 😉

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