Siamo briciole.


Primo post dell’anno. Ci ho pensato un bel po’.  E’ che mi sono stancato di fare la Cassandra.  In questi giorni ho letto molto, e molto ci sarebbe stato da scrivere. Ma mi pareva come aggiungere la mia voce ad un coro che è ormai cantato da molti. D’altro canto ormai le cose non le vede solo chi non le vuol vedere, o ha il culo talmente parato da fregarsene.

Il quadro complessivo a grandi linee è chiaro. Qualche anno fa abbiamo cominciato a sentir parlare di globalizzazione. Di delocalizzazione.

Per la maggior parte di noi questo voleva solo dire scoprire con sorpresa di aver acquistato al supermercato delle pere la cui provenienza era il Chile. Ed erano anche buone. I biscotti tedeschi. Le arance e i pomodori spagnoli. Poi i negozi cinesi.

La roba cinese costa pochissimo in confronto alla nostra. La metà della metà.  Alcuni anni fa rivendevo dei prodotti: erano fabbricati in Italia, li compravo a 800 euro e rivendevo guadagnando il 15-20%. Mi hanno offerto prodotti dalle caratteristiche simili a 400 euro. Potevo venderli a 700, meno di quanto li pagavo prima e guadagnare di più.  Su quel prezzo di 400 euro c’era anche il guadagno dell’importatore, mentre prima li prendevo direttamente alla fabbrica.  La qualità? Nulla da dire.

E questo valeva anche per altri prodotti che ho avuto occasione di conoscere nel mio mercato o in altri contigui: a quanto so, non era un’eccezione.

Fra le aziende, chi era abbastanza grosso da poterlo fare, si era già spostato producendo direttamente dove conveniva.  I loro prodotti, con marchio italiano, o europeo, erano in realtà fabbricati in altre parti del mondo dove la produzione costava niente. Altre aziende sono diventate da produttori importatori, ma è stato solo un modo per ritardare la fine. Il mercato agisce con la logica della selezione naturale: si sviluppano le strutture che hanno un senso, quelle inutili muoiono.  L’economia su scala globale in questa fase favorisce la concentrazione delle produzioni in grandi imprese in grado di operare in ambito sovranazionale. In pochi anni le strutture ridondanti a livello locale vengono spazzate via.

Infatti, un calo delle vendite conseguente ad un calo dei consumi generalizzato in un dato paese, dal punto di vista della grande impresa sovranazionale può essere facilmente assorbito e compensato da un aumento delle vendite in altri ambiti locali. Sul piano locale ovviamente gli effetti sono ben altri: disoccupazione in primo luogo.

La gran parte della ricchezza del pianeta è nelle mani di imprese sovranazionali in grado di spostare i propri centri di produzione (e di profitto) laddove è più conveniente.  Non è il sistema di produzione e accumulo della ricchezza capitalista che è in crisi: sono in crisi i luoghi fisici ove esso è nato e cresciuto, perché sono diminuiti di importanza.

La ricchezza anzi continua ad accumularsi in maniera spropositata: solo che è sempre più concentrata. Il capitalismo è diventato ipercapitalismo e ha tagliato nel suo stesso corpo, nelle sue stesse radici, tutto ciò che non era in grado di evolversi.

Dicono tutti che la crisi è provocata dalla supremazia della grande finanza sulla produzione industriale. In parte indubbiamente è vero. Ma io penso che di base il problema sia proprio la produzione globalizzata che distrugge le economie locali. Il problema finanziario esiste, ma è fluttuante. Si formano e si distruggono enormi interessi, ma in fondo, il problema sono sempre le cose materiali, dove e come vengono fatte. Perchè le cose materiali sono cibo, sono oggetti, sono energia, sono utensili, sono cose che servono per fare. E fare ci serve per vivere. Per mangiare, farsi un tetto, un letto.

Le conseguenze sul piano sociale sono che non esistono più le vecchie care nette categorie di una volta: la classe operaia, la borghesia, l’imprenditoria. Prima sono stati tutti macinati nel grande polpettone denominato ceto medio. Quindi non esistono più nemmeno le politiche che queste classi ispiravano. Dopodiché, non essendo ben definiti i limiti orizzontali di un ceto basso e un ceto alto, il ceto medio viene sempre più costretto verso il basso, ad avvicinarsi ai livelli di vita di quello che una volta era definito terzo mondo.

Il nostro ecosistema economico si riequilibra quindi: la ricchezza diminuisce laddove prima era concentrata e aumenta dove prima non ce n’era. Se qualche centinaia di milioni di cinesi e di indiani iniziano a stare meglio di come stavano qualche decennio addietro, stiamo peggio noi. Alla fine è il conto della serva.

Questo processo è irreversibile. Coinvolge gli abitanti degli USA e di tutti i paesi europei, chi più chi meno. La Germania sembra salvarsi, attualmente, solo perché gode del boom della ricostruzione dell’ex DDR, avviato negli anni 90, ma anche in questa espansione i salari medi tedeschi sono diminuiti, dal 2000 ad oggi. E certo la Germania non può (e non vuole) permettersi di pagare il conto di altri.

Il processo può essere lento o subire brusche accelerazioni.  Si interromperebbe se venisse a mancare l’energia che oggi è prodotta in massima parte dal petrolio. Ma non è augurabile e nemmeno appare una possibilità prossima ventura.  Il suo corso potrebbe essere modificato da una guerra, ma è un processo globale, e la guerra dovrebbe essere allo stesso livello. Anche questa non mi sembra un’ipotesi augurabile.

In ogni caso non sarà comunque indolore né incruento.  E’ in corso negli ultimi anni, un massiccio drenaggio della ricchezza accumulata dai popoli europei e americano.  Vedi, ad esempio, questo articolo, e questo.  Lo scopo sano dovrebbe essere quello della redistribuzione interna, per alleviare il peso della crisi indotta dal riequilibrio globale. In realtà in massima parte gli Stati esattori sprecano queste risorse e una elite si appropria di esse.

Il risultato è un progressivo deterioramento delle relazioni umane, conseguenti al peggioramento delle condizioni di vita. Il deterioramento investe ovviamente anche le istanze istituzionali democratiche, che vengono svuotate di significato così come la sovranità popolare. Le cialtronesche classi dirigenti, quando anche volessero e fossero in grado di elaborare un’alternativa, non potrebbero, ridotte al rango di meri esecutori di ordini.

In questo contesto bisognerebbe avere l’onestà di mandare messaggi impopolari, come quello che il mondo così come lo abbiamo conosciuto è finito e che dobbiamo adeguarci a quello attuale, prossimo venturo. Volenti o nolenti. Meglio volenti però. Ma sarà nolenti. Perchè la gente non vuole rendersi conto e nessuno vuole assumersi la responsabilità di dirlo a chiare lettere.

Leggo che nel giro vorticoso del consumismo natalizio le vendite sono rimaste al palo, ad esclusione degli acquisti di gadgets tecnologici.

Qui da noi ancora si spende un miliardo di euro per comprare aipad aifon et similia. In Usa si svenano per comprare armi da fuoco. In Grecia vende benissimo il libro “Le ricette della fame”. Forse il messaggio nella maggior parte della popolazione italiana non è arrivato ancora abbastanza forte è chiaro. O forse, come dicono, la ricchezza media degli italiani è alta. Il debito privato basso.

Sono buone notizie per chi intende rastrellare il massimo possibile dal risparmio degli italiani. Vuol dire che ancora c’è da raschiare via grasso.

Per quanto mi riguarda io ho preso atto di questo cambiamento epocale e vedo che la strada che si sta percorrendo è quella del si salvi chi può. Non credo nemmeno lontanamente a vagheggiate rivoluzioni. Certo mi piacerebbe… che qualcuno appendesse per i piedi un bel po’ di gente. Ma questo a parte la soddisfazione personale, non sposterebbe i termini della questione.

Bisogna risparmiare e tagliare il superfluo. Rivedere la nostra economia domestica. Fare attenzione a dove comprare, cosa e quando. Dal punto di vista imprenditoriale, considerando che probabilmente un sacco di imprese saranno costrette a chiudere, dovremo tagliare su molti costi accessori: ad esempio essere in regola su tutta quella pletora di leggi e leggine che comportano costi per consulenze e quant’altro. E sicuramente la tendenza ad evadere quanto possibile le tasse e i balzelli che ci opprimono sotto varie forme aumenterà: non per fare la bella vita ma per sopravvivere.

Così come aumenterà, all’opposto, l’imponente macchina deputata ad incassare con ogni mezzo. Visto che il mercato del lavoro va modificandosi. Leggevo questa inchiesta su l’Espresso: i negozi chiudono e chi può si ricicla nell’ambulante o nel lavoro a domicilio. Ovviamente in massima parte a nero.

E ovviamente i mezzi a disposizione dello stato per cercare di aumentare le proprie entrate aumenteranno: la questione relativa ad Equitalia, nonché la quasi eliminazione del contante nelle transazioni, che non servirebbe a niente senza un controllo capillare dei conti correnti (vedi cervellone “serpico”)  sono tutti segnali della direzione che sta prendendo lo scontro sociale, spostato dalle piazze imbandierate al chiuso delle case e/o le aule dei tribunali, soli alle prese con cartelle esattoriali implacabili.

Che fare?

Comprarsi un paio di galline e metterle sul balcone, per avere l’ovetto fresco, potrebbe essere un ottimo investimento. E prepararsi ad una sorta di illegalità diffusa, cui saremo costretti, prima o poi.  Capite quello che volete.

Certo è inutile scrivere sui blog. Per cui basta articoli di questo tipo. Scriverò di altro, se avrò modo e voglia.

Avevano ragione i Maia in fondo. E’ un ciclo, quello che si sta chiudendo. Un’epoca, quella che volge al tramonto. Non fa piacere esserci in mezzo, al gran fiume della storia, come piccoli sassolini. Briciole.

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11 thoughts on “Siamo briciole.

  1. Che tristezza. Un mondo schizofrenico alle cui regole dobbiamo sottostare dolenti E nolenti. Il mercato entità astratta cui profitti vanno a persone vere, il consumismo, si perchè se non consumiamo c’è la crisi. Federico Rampini ha fatto una giusta osservazione: il Mercato è un insieme di regole finzanziare create dall’uomo: non è intoccabile, non si è creato da solo e non è dio. L’uomo può cambiarne le regole quando vuole.

    Qui tutti però, nel tentaivo di risolvere il problema contingente, si fanno le domande e si danno conseguentemente le risposte sbagliate. Fanno cose sbagliate e ce le propinano come misure di massima urgenza per mettere i conti ( di chi poi, non certo quelli del pensionato e manco i miei) in sicurezza.

    Io dico: ma possibile che tra questi Statisti, e geni della finanza mondiale, nessuno si sia fatto le domande giuste?

  2. c’è una crisi in corso, feroce, che sta facendo “morti” ovunque…
    chiudono aziende, lavoratori lasciati a casa, stritolati dai mutui accesi con le banche, che della crisi se ne fottono e pretendono l’incasso…
    Equitalia che pretende il pagamento delle tasse “dovute” per poter pagare il faraonico stipendio al sui direttore…
    Nella crisi, quando il lavoro cala e calano i guadagni, si cerca di contenere i consumi, di ottimizzare tutto l’ottimizzabile, si abbassa di un grado il riscaldamento domestico…
    tutto questo cozza violentemente con gli sprechi delle pubbliche amministrazioni che spendono i nostri soldi per scaldare gli edifici pur tenedo le finestre aperte…
    Quando c’è crisi e calano i guadagni si riducono anche gli stipendi (da imprenditori), ma nella pubblica amministrazione, nel settore bancario tutto questo non accade: gli stipendi sono fissi e se le risorse non sono sufficenti, si aggiungono nuovi balzelli e nuove tasse, per sottacere lo stratagemma delle amministrazioni comunali che diventano inflessibili anche contro il volo delle mosche, distribuendo multe a pioggia…
    In tutte queste disparità di condizione c’è qualcosa che non funziona, qualcosa di profondamente ingiusto…
    La crisi se c’è, ci deve essere per tutti…altrimenti le bombe ad Equitalia continueranno a fiorire…

    p.s.: non smettere di scrivere…sarebbe un peccato…

    Ciao Marco

    • Si, c’è una vera e propria ferocia nelle istituzioni con multe, interessi usurari, sanzioni, sequestri. Gli servono soldi, e li vogliono.
      E’ indubbiamente vero che in italia c’è molta evasione, ma bisogna cominciare a distinguere.
      Alcuni studi parlano di una pressione fiscale sulle imprese pari al 58%. Sono studi seri, non cazzate e si riferivano alla prima metà del 2011. A questo 58% vanno aggiunti una serie di oneri che non sono da considerare imposte, ma che gravano in quanto obbligati per legge. Ogni azienda, piccola o grande che sia, paga almeno un commercialista/fiscalista. Ché orizzontarsi nella pletora di leggi, leggine e circolari che viene emessa ogni anno è impossibile (si parla di oltre 60000 norme e/o interpretazioni ogni anno).Ogni azienda paga un consulente del lavoro, se ha dipendenti. Paga un consulente per la qualità, e un certificatore per la stessa, se vuole lavorare con il pubblico. Paga un consulente per la sicurezza. Fa compiere corsi ai propri dipendenti: antincendio, di pronto soccorso. Paga in varie forme lo smaltimento di rifiuti. Paga l’adeguamento a normative ambientali, di sicurezza sul lavoro, per le emissioni di fumi e acustiche. Paga visite mediche.
      Io capisco che il professionista evasore che denuncia 30.000 euro di reddito quando in realtà guadagna 200.000 e compra auto di lusso, appartamenti e barche vada sanzionato…. ma vedo anche che le imprese artigiane in massima parte se non evadono chiudono. E se non si sbrigano a chiudere lavorano a debito con le banche.

      E’ quello che è accadudto negli ultimi anni. Ora tutti ce l’hanno con le banche. Per carità, l’ho scritto e riscritto in questo blog, dei meccanismi perversi del credito. Ma la realtà è che le piccole e medie imprese è da anni che non sono più competitive e sono andate in perdita. Pur evadendo tasse e balzelli per quanto è possibile farlo.
      Si è messa una pezza tramite gli affidamenti bancari, che sono cresciuti anno dopo anno.
      Le imprese sono rimaste aperte, mantenendo occupazione e servizi, grazie al credito delle banche.
      Cattivi imrpenditori? Certo.
      Ma se questo è quello che hai sempre fatto e lo strangolamento è continuo, con mani che stringono da più parti, speri sempre che prima o poi le cose migliorino, e che sia solo un momentaccio. Nel frattempo vai avanti con i soldi delle banche.

      Quando il volume di affari è diminuito per via della crisi è arrivato il redde rationem. Le banche quando vedono il conto che si ferma stabile al limite del fido o che sfora, ti chiedono che succede. Se vedono che sei fermo ti chiedono di movimentare il conto. Dopo un po’ ti chiedono di rientrare.

      Le banche hanno prestato soldi. Hanno acceso mutui a tassi vantaggiosi. Hanno fatto gonfiare la bolla immobiliare. Tutto vero.
      Ma i soldi li abbiamo chiesti noi.
      Gli affidamenti li abbiamo usati noi.

      Dal di fuori verrebbe la voglia di fare un discorso crudo: si tagli quello che non riesce a stare in piedi per conto suo. Come una potatura radicale, su una pianta malata.

      Ma su quella pianta malata ci siamo tutti. Ci viviamo. Il sistema è tossicodipendente: non puoi togliergli la sua droga all’improvviso. Morirebbe.

      E ognuno è coinvolto. E’ una catena in cui ognuno è parte di un anello. Quale che sia il suo ruolo.

      Se le imprese pagassero tutte le tasse, fossero totalmente adempienti nei confronti delle normative, se, in una parola non si barcamenassero fra l’assolutamente necessario e il consigliabile, quanto dovrebbero far pagare i loro servizi e/o prodotti?

      Chiuderebbero perchè non sarebbero competitive.
      Sul mercato internazionale in assoluto ma anche su quello interno, con competitori che invece si barcamenano.
      E se la competizione per assurdo fosse solo sul piano nazionale, di quanto dovrebbero salire gli stipendi, i salari, per permettere alla gente di acquistare quei prodotti/servizi che aumenterebbero del 30-40% come minimo?

      La maggior parte della gente vive con pensioni, salari, stipendi che è fra gli 800 e i 1300 euro. Il che vuol dire che da single non puoi permetterti nemmeno un affitto. Nemmeno una cazzo di casa per viverci dentro, la maggior parte della gente si può permettere. A meno che non si accoppi e porti a casa due stipendi. O abbia una casa di proprietà, comprata magari dai genitori, quando si poteva.

      Vi rendete conto che è tutto il sistema del cazzo che si regge come un fottuto castello di carte tirato su da uno sotto acidi?

      E’ tutto storto e tutto si appoggia e sopravvive sulle altre storture. Vai a raddrizzare una cosa prima di tutto quella parte muore. Dopodiché a catena crolla e muore tutto il resto.

      Ci abbiamo messo 50 anni a costruire questa mucchio di letame. Strato dopo strato. E ora che la merda è arrivata al naso di quelli di altezza media (perché i bassi è da un bel pò che respirano saltellando) con chi ce la prendiamo?
      Con quelli che hanno dato le ultime palate…

  3. No Robuzz, accidento dai, non smettere proprio tu.Io che posto poesie e canzoni, che sparisco, ci può stare, ma tu, no, tu no. E’ leggendo te che mi è tornata la voglia di scrivere sul blog. Nun lo poi fa.

  4. Dicevo che è inutile scrivere post di questo tipo. Che scriverò di altro. Non facciamo altro che rimbalzarci da un blog all’altro notizie deprimenti. Ormai che siamo nella merda lo sappiamo tutti, è inutile starselo a ripetere. Tanto allo stato delle cose la soluzione dei problemi che ci troviamo ad affrontare è individuale.
    Forse in futuro diventerà collettiva. Ma credo che si dovrà toccare il fondo. In molti dovremo toccare il fondo, per mettere in moto soluzioni collettive. Oggi non è così.
    Oggi se perdi il lavoro ci metti una pezza con la famiglia, se ce l’hai. E se non ce l’hai ti arrabbatti come puoi, o ti ammazzi.
    Ieri alla macchinetta del caffè uno che lavora con me se ne esce dicendo “bisognerebbe mettergli una bomba a quelli, per stare meglio” ce l’aveva con i politici. Gli ho detto, certo se qualcuno li facesse saltare in aria non mi dispiacerebbe, ma ho forti dubbi sul fatto che staremmo meglio.

    Voglio dire: ora la gente ce l’ha con i politici. I quali sono colpevoli sicuramente. Ma sono diventati il capro espiatorio. Ce l’hanno con i politici perché vedono la loro sicurezza messa in pericolo e pensano che sia colpa dei politici. Però tutti vorrebbero tornare a fare quello che facevano prima. Voterebbero chiunque gli prometta che potranno continuare a fare quello che facevano prima.

    Il problema è questo: la gente non ha ancora capito che il problema è nel sistema di cui hanno fatto parte e che rimpiangono. Non ha ancora capito che siamo noi che dobbiamo cambiare; che se oggi siamo a questo punto è perché quel sistema era sbagliato, e quei politici ladri e cialtroni sono niente altro che ciò che quel sistema produce. Quindi la nostra espressione. Noi stessi.

    Molti forse lo hanno capito. Ma la maggior parte no. E quelli che lo hanno capito sono legati alla stessa corda.

    Non si tratta di arrendersi, caro Luca. Si tratta di dover aspettare che i più capiscano. Se mai accadrà.
    Per contro ho la consapevolezza che scrivendo su questo blog non parlo a loro, ma a noi. Che ce la cantiamo e ce la suoniamo, più o meno inutilmente.

    Allora forse meglio parlare d’altro. Magari ci daremo dei consigli su come risparmiare risorse. Su come riparare il frigo da soli. Su come coltivare l’orto.
    Almeno queste sono cose utili.

  5. Sono stata assente dal Blog per due anni, ma non sono stata con le mani in mano. Ho partecipato ad un progetto di cultivazione di Orti Urbani, ci siamo ripresi il parco abbandonato e coltiviamo. Coltivando ho capito che si, avere un pezzetto di terra, è l unica cosa che potrebbe davvero aiutarci.

  6. Certo tutto condivisibile, è il momento di prepararsi al cambiamento in atto. Ma sinceramente trovo molto utili le tue lucide riflessioni sul mondo economico e un po’ mi dispiace.
    Ma mi adeguo al nuovo corso del blog, piccole “illegalità” per sopravvivere: Ho messo un motorino elettrico alla ruta della bici, mi porta per più di 50Km a più di 30 all’ora, comodissima, spostarsi non costa nulla, niente bollo assicurazione carburante, nessuna emissione… peccato che sia Illegale, se mi fermano rischio il sequestro e 1800€ di multa…

    La gallina sul balcone, è da tempo che lo dico, ma in famiglia mi prendono per pazzo:-)

    • Perchè è illegale? suppongo perchè non paghi bollo assicurazione e quant’altro visto che il motorino la equipara ad un ciclomotore…

      ecco… queste sono le cose che pubblicherei volentieri sul blog 😉

      • Illegale per 3 motivi:

        -supera i 25 Km/h
        -ha l’acceleratore, posso usarla anche senza pedalare (il sensore di pedalata si può montare ma è scomodissimo perché non è modulabile, poi è un’idiozia perché potrei fare finta di pedalare girando i pedali a vuoto…)
        -supera di poco 250W la mia è sui 350W circa

        Questi sono i requisiti per avere una bici a pedalata assistita perfettamente legale, ragionevoli, ma a mio parere poco sfruttabili nella pratica, avresti una bici più pesante con prestazioni inferiori a una bici muscolare… se sei allenato a 30 all’ora ci vai…
        Per farla diventare ciclomotore andrebbe omologata, cosa quasi impossibile come puoi immaginare.

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