La protesta cresce


Sono strani giorni questi.

Ci sono rivolte, qui e là. Però bisogna andarsi a cercare le notizie, perchè i media mainstream non ne parlano. Questa mattina per trovare delle notizie sullo sciopero in sicilia ho dovuto scorrere la homepage di Repubblica fino ad oltre metà.

In basso, fra gli strascichi delle notizie di cronaca di qualche giorno fa anche sul Corriere della Sera.  Idem per “La Stampa”.  Su “IL Mattino” di Napoli, niente.  “La Nuova Sardegna” nemmeno.

Ho capito che i giornali di queste cose non parlano. Se sono costretti a parlarne mettono in risalto gli aspetti che tendono a provocare un impatto negativo sul loro pubblico.

Così la Repubblica, sulla questione taxi:

Oltre la foto dello striscione, che viene poi ripetuta (cosa che avviene raramente) nell’articolo all’interno, guardate le parole usate: “blocco” “rissa” “danneggiate”.

Per il lettore di Repubblica, mediamente progressista e di sinistra, quella foto fa identificare in modo automatico la protesta dei tassisti come fascista. Aldilà delle loro ragioni, che a quel punto sono ininfluenti, essi sono una controparte sociale.

Un sottoprodotto di questa politica è peraltro proprio quello di spingere queste istanze sociali dalla parte opposta. E’ chiaro: anche se originariamente c’erano alla base della protesta solo problematiche economiche e non politiche, a sentirti dare del fascista e sentire che a quel punto ti ascoltano da destra (altro paradosso: se la sinistra ti da addosso allora ti ascolta la destra, e viceversa, a prescindere dai tuoi argomenti, solo per strumentalizzare)  … magari alle prossime elezioni il voto lo dai a destra.

Me la ricordo bene, questa cosa, anni fa a Roma, nelle proteste contro le vendite delle case degli enti pubblici che arricchirono Tronchetti Provera (regalo del governo D’Alema): l’unico ente che ascoltava la gente era la regione lazio di Storace. Poi Alemanno diventà sindaco di Roma. Chissà perchè?

Tornando all’oggetto del post: per la Sicilia invece, le parole chiave sono: “disagi” “incidenti” “accoltellato” “blocco”.

Abbiamo un blocco politico, quello che faceva nominalmente opposizione al precedente governo che fattesi togliere le castagne dal fuoco (leggi cacciare Berlusconi) da Merkel e BCE è scomparso all’ombra al governo tecnico salvaitalia, a giochicchiare su nomine e equilibri interni mentre la corazzata mediatica che lo supportava tiene sotto controllo la situazione sociale, indirizzando il gregge dell’opinione pubblica a formarsi idee convenienti.

La situazione in Sicilia è pesante.  Il Giornale di Sicilia non può nasconderlo e deve anche usare una certa equità.

Quelli che Repubblica chiama “blocchi” il GdS li chiama “presidi”.  “L’autista accoltellato al blocco stradale” di Repubblica, diventa “Lentini manifestante accoltellato”.

Sono modi diversi di dare le notizie. Come per i taxi, o le proteste antiequitalia. Per il blocco dei media mainstream se proprio se ne deve parlare si cercano gli elementi per dimostrare che la protesta è settaria, corporativa, fascista. (Nel mentre la sinistra fighetta “cerca faruk” in cervellotiche campagne autopromozionali distanti dal paese reale almeno quanto dal buon senso.)

In questo modo si può prendere le distanze da essa agevolmente e restare in pace con la propria coscienza di democratici. La riottosità mentale che si cela nel ragionamento “i sacrifici devono farli tutti, chi protesta sono quelli che non vogliono perdere i propri privilegi” è evidente. Chi lo fa sono proprio quelli cui i sacrifici pesano meno. Quelli cui le manovre economiche e la recessione non sta togliendo l’indispensabile, ma, forse, solo intaccando minimamente il superfluo.

Tutti quelli, al contrario, che sentendo il terreno franare sotto i piedi si agitano e protestano diventano dei facinorosi, dei violenti, nella migliore delle ipotesi strumentalizzati.

Le categorie che stanno tirando le fila della protesta sono i lavoratori autonomi, i piccoli imprenditori. I tassisti, gli autotrasportatori, gli allevatori, gli agricoltori, i pescatori. Non è la classe operaia.

Il motivo è semplice: oggi, paradossalmente, essere operaio è un privilegio. Con la massa di disoccupati e precari che preme, mantenere il posto di lavoro è già un miracolo. Figuriamoci lottare per migliorarne le condizioni.

E una volta licenziati, laddove le aziende chiudono, si diventa altro.

Le partite iva sono l’ultima spiaggia di chi cerca d’inventarsi in una nuova attività per sbarcare il lunario. Il più delle volte questo significa vivacchiare, arrabbattarsi. Non conosco nessuno che a fare il tassista si sia arricchito. Idem per gli autotrasportatori. Anzi sono lavori pesanti, e se devi guadagnare perché ti servono soldi, diventa un lavoro massacrante, che puoi fare per un periodo breve della vita, qualche anno al massimo.

E così molti oggi sono in queste condizioni. Lavori precari dove capitano, quando capitano. Spesso molto duri. Ci si arrangia evadendo le tasse, davvero pesanti e troppe, non per farsi la barca o la macchina di lusso, ma per l’indispensabile.

E’ vero, per molti l’indispensabile è anche il gadget tecnologico. Il telefonino ultima generazione. L’oggetto che gratifica di una vita di merda. Che fa sembrare più dolce da mandare giù la pillola-rospo. Ma la sostanza non cambia.

Si è indotti a comprare l’aifon o a idolatrare un jobs, a diversi livelli di cultura, così come si è indotti a pensare che queste sono rivolte fasciste, che gli altri sono i privilegiati, che la colpa di tutto sia sempre altrove.

Oggi sono tutti lì ad accapigliarsi sul naufragio della Costa. Un popolo di marinai e croceristi. Anche chi ha portato al massimo il pattino discute sulle rotte e sui doveri dei comandanti. Si immedesimano nel comandante della guardia costiera e affogherebbero di sputi quello della Concordia.

Con quanta maledetta superficialità si emettono giudizi. La stessa superficialità con cui si vive.

Siamo briciole, scrivevo qualche giorno fa. Aggiungo, siamo briciole sul pavimento. I media tirano secchiate d’acqua e ci buttano da una parte all’altra. Sulla superficie di quel pavimento.

Bisogna aggregarsi e resistere a queste secchiate d’acqua. Cercare le informazioni e diffonderle è essenziale come primo passo.

Riporto il comunicato del movimento siciliano “forza d’urto“.

Non mi sembra un movimento strumentalizzato e/o fascista.

Per contro, a titolo di esempio, non sarà nemmeno una delle situazioni più eclatanti, riporto una interrogazione parlamentare di Italia dei Valori, su Mastrapasqua, presidente dell’Inps nonche di altre 23 poltrone varie sparse qui e là e che solo per la vicepresidenza di Equitalia incassa ogni anno 465.000 euro.  Sui media, di questo non c’è traccia.  Dal Blog del sen Elio Lannutti

La realtà è che esiste una casta dominante in questo paese. Fatta da politici, boiardi di stato, banchieri, manager privati, industrialotti, giornalisti, editori, finanzieri. Questa casta per certi versi intercambiabile possiede partiti e media, gestisce aziende pubbliche e private, comanda le forze dell’ordine, controlla in buona parte i sindacati, orienta gran parte dell’opinione pubblica.

Poi esiste il paese reale, in buona parte preso a farsi i cazzi propri, in una perenne lotta a gomitate per stare meglio del vicino o del collega. Paese reale che non è migliore moralmente della casta che lo governa. Ma che quando, un settore dopo l’altro, sente l’acqua arrivare alla gola, protesta.

Il terrore della casta è che questa protesta si saldi, si estenda e che divenga sovversiva. E quanto più essa si estende tanto più può diventare oggettivamente sovversiva, nel senso letterale di sovvertire lo stato di cose esistente. Rovesciarlo. Perché sempre più difficile da tenere sotto controllo, isolare e circoscrivere.

E non c’è bisogno che siano movimenti organizzati che si muovano all’unisono. Bastano le istanze locali e la frequenza con cui si sta arrivando alla protesta, per far sì che i focolai aumentino su tutto il territorio nazionale, rendendo sempre più difficile il controllo militare della questione.

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7 thoughts on “La protesta cresce

  1. come è vero il fatto che oggetti inutili gratifichino delle vite di merda,calcola che ieri una persona mi stava facendo vedere il suo telefonino che addirittura possedeva l’anemometro,al che io gli ho chiesto se tante volte praticasse delle attività in cui poteva tornargli utile,e lui mi risponde ”no,però non si sa mai”.
    poi del fatto che agli italioti piaccia pontificare su ogni tipo di tragedia dovendo per forza trovare l’eroe e il cattivo è storia vecchia,si pensi solo alle tragedie in montagna,tutti danno giudizi su tutto senza avere la minima cognizione di causa sui fatti e sui fattori che influenzano determinate scelte in situazioni ”particolari”.
    nello specifico della tragedia del giglio,faccio l’avvocato del diavolo,il comandante della guardia costiera ha dato ordine a quello della nave mentre era seduto in ufficio ,il sottocapo,quello con la gamba rotta definito eroe perchè dichiara di aver calato delle scialuppe,addirittura si parla dell’ammutinamento dell’equipaggio che senza ordine del comandante procede all’operazione di evacuazione….in piu’ c’è da aggiungere che se tutte le operazioni di evacuazione fossero avvenute come previsto e imorti fossero stati di meno,quasi certamente la colpa sarebbe stata data ai soccorsi e qui di nuovo a dare giudizi,come se tutti i giorni facessimo certe operazioni.
    in tutto questo casino se proprio devo prendere delle parti non posso far altro che stimare i professionisti che aprono varchi con le cariche e quelli che con l’elicottero cercano di salvare quel poco che resta.

    • Si. Sul fatto della nave, pur con molta cautela, senza quella drasticità che sembra accompagnare chi è sempre assolutamente convinto, fanaticamente, dei suoi giudizi, non ho potuto fare a meno di pensare, ascoltando quella telefonata, che gli uomini diversi, opposti, che apparivano ai capi opposti della conversazione… può capitare… può accadere… che possano trovarsi, in men che non si dica, in ruoli opposti. Uno fastornato, insicuro, balbettante, l’altro deciso, assertivo. Quanto sia facile in circostanze particolari vestire entrambi gli abiti, passare velocamente da uno all’altro… può saperlo solo chi qualche circostanza particolare l’ha vissuta. Parla di onore gente che molto probabilmente di onore nella sua vita non ha traccia.

      Non mi interessa schierarmi, condannare, giudicare. Probabilmente il disastro è avvenuto come sempre accade per una serie di circostanze, errori umani e casualità, che si sono concatenati in quella direzione infausta. Non sto dicendo che si tratta di mera fatalità. Ma ho il sospetto che si scoprirà che in questo paese sciatto e superficiale, cialtrone e pressappochista, la normalità era pericolosamente contigua alla situazione che la casualità ha spinto oltre il limite.

      E anche sulle proteste, oggetto dell’articolo, non nobilito gran parte di esse. La gente è la stessa.

  2. Buzz…sarà pure solo fumo… ma ogni volta che sento parlare degli stipendi faraonici di Mastrapasqua e Befera, Gabellieri di Stato, faccio un salto sulla sedia e freno a stento un moto di stizza… e facilmente riesco a capire chi invece il moto di stizza non riesce a frenarlo e lo trasforma in altro…..

    • Io mica ho detto che è solo fumo. Ho detto che è solo un esempio. Penso siano molte purtroppo queste situazioni. Esiste un tot di persone, un 2-3% del totale del paese che vive molto ma molto al di sopra della restante parte. E sono quelli che vengono a farci i discorsi sui sacrifici…

      E’ chiaro che quando cominci ad avere seri problemi ad arrivare a fine mese quando vieni a conoscenza di queste cose ti incazzi come una bestia.

  3. No..il pericolo non sono una serie di focolai scoordinati…ma il virare verso un populismo fomentato da una parte politica, che fino adesso è stata nell’ombra che che potrebbe venire allo luce quando un partito maggiore ne ha bisogno…un pericolo populista come la germania hitleriana o il fascismo di primo pelo in italia..hai capito quale è il problema maggiore?

    • Purtroppo lo pavento da tempo questo pericolo. Soprattutto perché le uniche forze politiche che ascoltano queste proteste non possono vantare certo una solida base democratica. Anzi.

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