…e cresce


Quello che sfugge ai vari commentatori, nonché a molti altri cui evidentemente l’acqua della crisi non bagna il culo, è che le proteste montanti in questi giorni non sono una difesa corporativa di privilegi, bensì l’espressione di un malcontento generale che vede in alcune categorie la punta di diamante solo ed esclusivamente perché si trovano ad avere maggior potere contrattuale.

La differenza fra tassisti, autotraportatori, operai, pescatori, agricoltori è che se i primi scioperano si ferma un servizio pubblico, per i secondi si ferma il paese (nell’arco di alcuni giorni) e per gli altri… beh non frega niente a nessuno.

Le piccole aziende artigiane, che operano nei servizi, nel commercio, non scioperano. Non fanno manifestazioni. Per le problematiche indotte dalla crisi non hanno una controparte. Nè i titolari né gli addetti. Sono sulla stessa barca, in un mare sempre più agitato.

Gli operai delle medie aziende, scioperano solo se le aziende chiudono. Lo sciopero blocca la produzione. Cosa vuoi che gliene frega ad un’azienda che chiude o che riducendo drasticamente il personale di bloccare la produzione? Gli fai un favore. E comunque non può farci niente. Se non gliela fa ad andare avanti (o se il business non è più remunerativo) chiude lo stesso. Hai voglia allora di scendere in piazza, di fare presidi, di cercare visibilità per far arrivare da qualche parte la protesta: non frega niente a nessuno.

Gli imprenditori tartassati da equitalia, hanno un bel darsi da fare per manifestare. Al massimo riescono ad ottenere un po’ di attenzione se sequestrano un dirigente della struttura di strozzinaggio dello stato (come è accaduto in veneto) o se qualcuno mette dei grossi petardi sulle saracinesche… altrimenti nisba.

E così via.

C’è qualcuno che ascolti? Qualcuno che rappresenti nelle sedi istituzionali questo malessere? No. La politica se non è occupata a passare le vacanze alle seychelles ha delegato furbescamente ai tecnici lo sporco lavoro. Anche se non si fanno scrupolo, i più boia fra loro, di invocare interventi di ordine pubblico.

In tal senso si distinguono,  così come contro il movimento NoTav, i PD: “Sin dall’inizio della protesta dei forconi in Sicilia Pier Luigi Bersani aveva chiesto «l’intervento dei prefetti». Ed Enrico Letta s’era addirittura spinto fino al definirsi «scioccato dall’appoggio del governatore siciliano» ai manifestanti.”

I sindacati storici si preoccupano di dissociarsi dalle proteste. I media mainstream fanno riferimento a infiltrazioni mafiose e/o fasciste, oltre ad adombrare chissà quali privilegi di caste inesistenti.

Il fatto è, molto semplicemente, che la gente incazzata s’impegna in una lotta se pensa di avere una qualche possibilità di vittoria. Se pensa cioè che la lotta incida, faccia male in qualche modo. Altrimenti di puttanate simboliche e di vuoti rituali, di cui è piena la storia della pseudosinistra di questi ultimi lustri, ne ha piene le tasche. Non le considera proprio, a meno che non abbia veramente altra scelta. Ma anche così… puoi anche darti fuoco come un bonzo: al massimo strappi un articoletto pietoso. E tutto resta come prima.

No. Le lotte che pagano, e che vale la pena di praticare, sono quelle che colpiscono da qualche parte. Quelle che fanno male.

E hanno un bel dire che questo tipo di proteste, tassisti e autotrasportatori, sono rivolte contro il resto dei cittadini. Sì certo, può anche darsi. Il resto dei cittadini che è in condizioni di fregarsene si sente colpito dal non trovare un taxi. E si sentirà colpito quando non riuscirà a rifornirsi di benzina o troverà gli scaffali dei supermercati vuoti.

Siccome questa tipologia di cittadini si forma le idee sul suo tornaconto personale, a quel punto non starà lì a pensare che se un autotrasportatore sciopera non lavora e se non lavora non guadagna e se non guadagna il primo ad avere problemi è proprio lui e quindi se sciopera un cazzo di motivo dovrà averlo! No. Magari leggerà un articolo di giornale, uno a caso, e allora troverà anche le parole per scagliarsi contro queste caste di privilegiati, tassisti e autotraportatori questa volta, che per salvaguardare i loro sporchi ed egoistici interessi vanno contro al bene comune.

Nemmeno per un istante gli passerà per la mente che non stiamo parlando di ricconi con ville in costa smeralda, macchinone, barche e vacanze da milionari, ma di gente normale quando va bene. E che forse i conti non tornano e che i veri figli di puttana che difendono i propri privilegi non siano fra quelli in sciopero ma altrove. Magari proprio fra quelli che li accusano.

Svegliatevi.

 

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5 thoughts on “…e cresce

  1. Non ti si risponde prontamente.
    Per quanto mi riguarda, credo sia una sorta d’imbarazzo. Proprio perché le categorie che più si agitano sono quelle per me storicamente suscettibili d’imbarazzo: i taxisti di Fini e Alemanno, i camionisti di Pinochet.
    E, rientrando più in generale nel sistema dei commercianti, ricordo che gli stessi da sempre sono i primi a lamentarsi, a dichiarare “c’è fiacca”, pur arricchendosi. Non furono appunto i commercianti i primi a passare dalle 1000 lire all’euro?
    Ciò non toglie che seguo la cosa, adesso, con più attenzione. Perché potresti anche avere delle ragioni. E potrebbero avere, i taxisti e i camionisti, le loro, di ragioni.
    Non so quanto di preciso guadagnino.
    Sicuramente non censuro da subito certe forme di lotta. Così come non fui affatto d’accordo sul codice di autoregolamentazione degli scioperi. Allora, la CGIL non mi sembra lo incoraggiasse. Mentre oggi quasi lo incensa.
    Comunque sia su un fatto non ci piove: non siamo politicamente rappresentati!

    • Luca in italia siamo tornati ad una fase di prepoliticizzazione.

      La sinistra, o meglio, quello che resta della sinistra, non se n’è accorta.
      Pensano di aggregare “le masse” su parole d’ordine ideologiche. Operano su bisogni secondari, sull’etica. Sono tematiche tipiche di popoli pasciuti, che risolto il problema di sbarcare il lunario hanno tempo e voglia di pensare ad altro.
      Già da tempo in questo quel tipo di sinistra è seguito solo da una fetta di popolazione benestante, piccoli professionisti, garantiti.
      La restante parte dell’ex sinistra invece è una consorteria che si preoccupa solo di consolidare e/o accrescere o difendere (a seconda della fase) la struttura del proprio potere.

      Mi rendo perfettamente conto che le proteste cui stiamo assistendo non hanno alcuna connotazione di classe. Anzi, proprio per il vuoto di rappresentanza politica a sinistra esse rischiano di dare respiro ai peggiori istinti di destra. Purtroppo la storia ci insegna che proprio in queste fasi prendono corpo rigurgiti che sono insieme antistatalisti, xenofobi, nazionalisti.
      Sono consapevole che buona parte della protesta ha delle valide giustificazioni economiche ed è quello che muove le persone. Nessuna solidarietà di classe, bensì somma di egoismi.

      Per questo dico fase prepolitica.
      Siamo tornati alle lotte dei contadini dei primi anni del secolo. Masse disorganizzate che si muovevano per l’insostenibilità delle proprie condizioni, senza alcuna politicizzazione, ricattabili, divisibili, che facilmente venivano messi gli uni contro gli altri.
      La mancanza di un partito, di un movimento, che riconduca le lotte economiche in un contesto politico, che dia respiro e programma alle rivendicazioni è del tutto evidente.

      Guardare queste lotte con sospetto significa perdere il treno della storia. E’ una profezia che sia autoavvera quando pensiamo che queste siano lotte di destra e non le appoggiamo, facendo si che effettivamente da destra diano loro voce, ed esse diventino poi realmente, la base politica di massa della destra.

      Che poi anche su questo ci sarebbe da dire. Non sono più tanto sicuro che in questo momento io non sia più vicino a istanze della destra sociale piuttosto che a questa sinistra fighetta, infida, inane.

      Purtroppo siamo in pochi, a sinistra, in italia, ad avere questa percezione della realtà. E così quello che avverrà è che queste proteste, destinate ad aumentare, conterranno in sé anche elementi poco digeribili per uno “di sinistra”.

  2. salve. sono daccordissimo con Militare. Io sono uno d quelli che dopo tantissimi sacrifici e’ riuscito ad andare fuori con mandato triennale. NON E’ GIUSTO! come fanno a tagliare cosi’, senza un minimo di concertazione gli stipendi della gente? ma cosa credono che i soldi qui li regalano?* Ormai di sinistra: Lei sicuramente e’ uno di quelli che ha sempre le soluzioni nella tasca come tanti ne ho gia’ incontrati nella mia carriera… la cinghia la stringiamo tutti e noi che siamo all’estero gia’ paghiamo tantissime tasse (forse LEi non lo sa’!) ed in piu’ abbiamo lo stipendio in Italia ridotto.Quando ho deciso di mettermi in gioco per questo tipo di mandato l’ho fatto anche considerando il ritorno economico che, con questa decisione totalitaria, non ci sara’ piu’. Ha ragione militare… non ne vale la candela.E’ SEMPRE FACILE PARLARE E DISPENSARE CONSIGLI SULLA PELLE DEGLI ALTRI, QUI HANNO VERAMENTE ESAGERATO.Inoltre mi domando come mai le televisioni hanno parlato di tutte le categorie inserite nel decreto e di noi no? Dobiamo subire in silenzio e dire anche grazie? Lo so che qualcuno lo pensa che noi siamo i ‘privilegiati’ e quindi andiamo copliti… ‘gli amici degli amici…’ SI VERGOGNI CHI LO PENSA E CHI L’HA SCRITTO!!!!!Speriamo non passi questo decreto.

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